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    ERNST LUBITSCH

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    Messaggio Da Frau Blucher il Gio Lug 12, 2012 4:12 pm

    Ernst Lubitsch

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    Data nascita: 28 Gennaio1892 (Acquario), Berlino (Germania) Data morte: 30 Novembre 1947 (55 anni), Los Angeles (California - USA)

    Regista tedesco. Per molti anni ha coltivato il vezzo di dichiararsi nato a Vienna, ma in realtà è un berlinese autentico, che mentre studia al Sophien Gymnasium segue anche un rinomato corso di recitazione. Non frequenta l'università perché a diciannove anni viene chiamato per un ruolo di rilievo dal celebre M. Reinhardt, con il quale rimane per qualche tempo. Accetta in seguito la proposta per qualche piccola parte nel cinema, e finisce con lo scoprire un intero mondo espressivo, tanto che, a partire dal 1915, comincia a curare lui stesso la regia dei film in cui recita. Dirige e interpreta una miriade di commediole piuttosto esangui, che si lasciano ricordare soprattutto per i nomi degli interpreti (O. Oswalda, il grande E. Jannings, e più tardi P. Negri). Con quest'ultima riesce a centrare il bersaglio una prima volta con Sangue gitano (1918), moltiplicando il successo l'anno seguente con Madame Dubarry (1919), storia di passione e morte ambientata al tempo della Rivoluzione francese. Nello stesso anno ottiene molti consensi anche con La principessa delle ostriche, e soprattutto con La bambola di carne. Quest'ultimo film appare attraversato da una punta di inquietudine. Un giovane, spaventato dal matrimonio, preferisce una bambola meccanica a una moglie vera, ma la notte delle finte nozze una ragazza in carne e ossa gli si infila nel letto. Pur nelle tonalità farsesche, il regista esplora la tematica del «doppio» e gioca con il rapporto tra l'umano e l'artificiale occhieggiando le ossessioni dell'espressionismo, dalle quali è però distante per temperamento. Curiosamente, data la sua propensione ai temi brillanti, è con Anna Bolena (1920) che trova un solido equilibrio tra elementi tematici e valori formali, mettendo in scena personaggi storici di una certa forza espressiva (grazie soprattutto all'interpretazione di Jannings, un Enrico VIII strabordante). Gira in seguito altri film, oscillanti tra dramma storico e parodia di costume, prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1923, anticipando di una decina d'anni la fuga di molti suoi colleghi cineasti dalla barbarie incipiente del nazismo. A Hollywood la sua prolificità non si smentisce. Il suo primo film, Rosita (1923), è subito seguito dal brillante Matrimonio in quattro (1923). Tenendosi sempre su toni scanzonati, tipici della commedia, comincia a realizzare una grande quantità di film, tra i quali La zarina (1924), Tre donne (1924), Baciami ancora (1925), Il ventaglio di Lady Windermere (1925), La vita è un charleston (1926), Il principe studente (1927), Il principe consorte (1929). In questi ultimi già appare impresso nei canoni della sua commedia il segno di una peculiarità irripetibile: quel tocco leggero e al tempo stesso ficcante, il celebre «tocco alla Lubitsch», finalizzato al puro divertimento. L'arrivo del sonoro sembra esaltarne la personalità: realizza film deliziosi come Montecarlo (1930), L'allegro tenente (1931), Un'ora d'amore (1932), e soprattutto Mancia competente (1932), strepitoso nel fuoco di fila dei dialoghi, effervescente ma anche intriso di un certo retrogusto amarognolo che proviene da uno scenario di finti splendori e false illusioni. Il film a episodi Se avessi un milione (1932) – diretto da vari registi sotto la sua supervisione – è un concentrato di umorismo e ironia, con qualche fendente di satira graffiante, come quella che esplode – proprio nel segmento da lui direttamente firmato – nella sonora pernacchia dell'umile impiegato sparata in faccia al padrone dopo aver ricevuto, appunto, un milione di dollari. In Partita a quattro (1933), con arguta impudenza non si fa scrupolo di mettere in scena un sapido triangolo senza sesso tra uno scrittore, un pittore e un'attraente fanciulla, che si dipana, si scompone e si ricompone, con l'intervento di un quarto incomodo. In La vedova allegra (1934) sconvolge i codici della vecchia operetta e aggira la censura con astuzia straordinaria, disseminando il film di situazioni piccanti e di battute al vetriolo. Alla metà degli anni '30 è ormai un maestro della commedia, misura il tempo filmico con precisione maniacale, esibisce un gusto della burla irridente e della battuta pungente con pochi eguali. Costruisce tuttavia mondi pieni di lustrini dichiaratamente artefatti. E in realtà i suoi film lasciano trasparire un che di acidulo. Nel 1937 gira Angelo, un film un po' fuori dalla sua misura, costruito sul fascino enigmatico di M. Dietrich, seguito subito dopo dalla girandola farsesca, e un po' inconcludente, di L'ottava moglie di Barbablù (1938). Dirige i suoi attori con mano consumata ottenendone il massimo; è infatti l'unico che riesce a far ridere fragorosamente perfino G. Garbo in Ninotchka (1939), irresistibile satira del comunismo sovietico, ma anche di certi inconsistenti modelli di vita occidentali. Tutt'altro che una presa di posizione ideologica, il film è uno dei lavori più raffinati in cui si manifesta il tocco dell'autore, dove ogni personaggio appare nel suo rovescio: Ninotchka, severa ispettrice bolscevica, innamorandosi di un aristocratico rivela il suo lato gioioso; quest'ultimo, brillante fino alla frivolezza, lascia affiorare il suo risvolto romantico- riflessivo. Nel successivo Scrivimi fermo posta (1940) la sua vis comica si fa sottile e sfumata, e si carica quasi di un velo di tristezza (forse perché la seconda guerra mondiale è cominciata). Quell'incerto sentimento (1941), pur sempre a tratti sofisticato e brioso, è invece un film meno brillante, quasi un lavoro di passaggio che precede una delle opere più satiricamente dirompenti di tutta la sua filmografia, Vogliamo vivere (1942). Quasi a voler smentire l'accusa di ignorare i drammi e le tragedie del tempo, ambienta il film durante l'occupazione della Polonia e allestisce un feroce sbeffeggio del nazismo degno di Il grande dittatore (1940) di C. Chaplin. Gira ancora Il cielo può attendere (1943), Scandalo a corte (1945), il frizzante Fra le tue braccia (1946) e infine La signora in ermellino (1948), opera che non riesce a portare a termine, poiché muore dopo nove giorni di riprese (gli subentra O. Preminger, non accreditato).



    Fonte: MyMovies


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