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spettacolo a 360 gradi con incursioni in altro


    LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

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    Kim Winchester
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Ven Lug 21, 2017 8:38 pm

    APUMA ha scritto:
    Kim Winchester ha scritto:Bravissima!!!!!
    L'ho letta tutta d'un fiato!   E quindi stai certa che la rileggerò di nuovo con calma!!!
    Ottima storia. Precisa in tutti i suoi riferimenti.
    Per curiosità, quanto hai impiegato a pensarla e scriverla?
    A scriverla diversi giorni, colpa anche del caldo che non aiutava; a pensarla direi, bé, era diverso tempo che mi frullava per la testa!!!
    Bravissima!!!!  Attendo la prossima!   Ma prenditi tutto il tempo che ti occorre!  faje
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Ven Lug 21, 2017 8:38 pm

    APUMA ha scritto:
    Kim Winchester ha scritto:Bravissima!!!!!
    L'ho letta tutta d'un fiato!   E quindi stai certa che la rileggerò di nuovo con calma!!!
    Ottima storia. Precisa in tutti i suoi riferimenti.
    Per curiosità, quanto hai impiegato a pensarla e scriverla?
    A scriverla diversi giorni, colpa anche del caldo che non aiutava; a pensarla direi, bé, era diverso tempo che mi frullava per la testa!!!
    Bravissima!!!!  Attendo la prossima!   Ma prenditi tutto il tempo che ti occorre!  faje


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Frau Blucher il Sab Lug 22, 2017 8:26 am

    Premetto che la lunghezza un po' mi spaventava, ma è davvero una bella storia, ben studiata e ben scritta, brava Apuma! hiphiphurrà applauso ok2 Pulcinodance Cheerleader PinguHop StayinAlive


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Sab Lug 22, 2017 9:07 am

    Frau Blucher ha scritto:Premetto che la lunghezza un po' mi spaventava, ma è davvero una bella storia, ben studiata e ben scritta, brava Apuma! hiphiphurrà applauso ok2 Pulcinodance Cheerleader PinguHop StayinAlive
    Grazie Marmottina, grazie!!! TiAmooooooo TiAmooooooo TiAmooooooo TiAmooooooo


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da annika il Sab Lug 22, 2017 4:20 pm

    Ho appena finito la seconda parte, che dire? Dovrebbero prenderti come sceneggiatrice a Spn... Complimenti Apuma
    applauso applauso applauso applauso


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Dom Lug 23, 2017 7:48 am

    annika ha scritto:Ho appena finito la seconda parte, che dire? Dovrebbero prenderti come sceneggiatrice a Spn... Complimenti Apuma
    applauso applauso applauso applauso
    Grazie Annika cara! grazie monkeykiss TiAmooooooo


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da haronermy il Lun Lug 24, 2017 12:29 pm

    io ormai sono sempre più convinta che se gli showrunners si scocciassero, potresti sempre rimpiazzarli 
    davvero davvero brava Roby perchè molto coerente con la serie, sembrano sempre dei veri e propri episodi  Zi zi zi e questo non è da meno, anzi posso immaginare la fatica per metterlo tutto per iscritto  scampata
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Lun Lug 24, 2017 1:54 pm

    haronermy ha scritto:io ormai sono sempre più convinta che se gli showrunners si scocciassero, potresti sempre rimpiazzarli 
    davvero davvero brava Roby perchè molto coerente con la serie, sembrano sempre dei veri e propri episodi  Zi zi zi e questo non è da meno, anzi posso immaginare la fatica per metterlo tutto per iscritto  scampata
    Grazie! TiAmooooooo Grazie Sara per le tue belle parole!!! PinguLove


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 04, 2018 2:33 pm

    - Titolo Fan Fiction: Squilli di Tromba
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom : Spartacus Sangue e Sabbia - Gli Dei dell'Arena - Vengeance - La Guerra dei Dannati.
    - Timeline : La storia si svolge dopo la fine della Seconda Stagione (Vengeance) e prima dell'inizio della Terza Stagione (La Guerra dei Dannati).
    - Sommario: Commedia.
    - Spoiler: Se non avete visto la Serie fino alla conclusione della Seconda Stagione astenetevi.
    - Personaggi: Gannicus, Crisso, Spartacus, altri...
    - Disclaimer: I personaggi delle Serie Tv di Spartacus non mi appartengono (sto a rosicà per questo!), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.



    Squilli di Tromba

    Quella era davvero una bella giornata! A memoria non se ne ricordava una così, il cielo era di un azzurro magnifico, l'acqua del ruscello risplendeva come uno specchio, limpidissima e fresca come poteva esserlo solo in Primavera, l'erba era soffice e profumata, non c'era niente che lo disturbasse, si poteva dire, in modo assoluto, che quella era la giornata PERFETTA!
    Lui non si mostrava mai troppo romantico, era un guerriero, combatteva per il suo popolo, ma soprattutto per la sua donna, ma in giornate come quella che stava passando ogni cattivo pensiero veniva dimenticato; era la giornata giusta per riposare, stando steso sull'erba, con le gambe incrociate, le mani dietro la nuca, ad ascoltare gli uccelli che gridavano il loro canto d'amore...e fu proprio questo che lo fece leggermente sussultare, l'amore; che importanza aveva se era ancora pomeriggio, era un ottimo momento per fare l'amore, con la sua amata sposa. Senza più pensarci si alzò, si stiracchiò e inizio a camminare spedito verso la sua casa; oltrepassava le altre capanne, salutando con un cenno della mano o della testa, ma il suo pensiero era per lei, solo per lei, sempre per lei, nessuna avrebbe mai e poi mai preso il suo posto nel suo cuore, era spacciato, lo aveva capito nel momento stesso che lei gli si era concessa, l'aveva stregato "bé, è una sacerdotessa" pensò tra se, ma sarebbe stato suo anche se fosse stata una semplice contadina, era destino.
    Si fermò, il suo sguardo si spostò lontano, verso quella bella figura slanciata che veniva verso di lui, i capelli neri smossi da una lieve brezza, la bocca carnosa, le gambe snelle, la pelle abbronzata, qualche passo e avrebbe baciato quelle labbra, toccato quella pelle, amato quel corpo...
    - Spartacus! - disse la donna con una voce così roca e profonda che sembrava provenire da una grotta buia e fredda.
    - Oh Dei! Sura, stai bene? -
    La sua sposa lo guardava con aria interrogativa.
    - Spartacus? - anche questa volta la voce fu roca e all'uomo aumentarono i battiti del cuore, cos'aveva la sua voce? E perché lo chiamava così?!?
    - SPARTACUS?!?!? - gridò con tutto il fiato in gola!
    - Non è il mio NOME!!!! -
    Spartacus scattò improvvisamente smanacciando una mano nel vuoto, che andò a colpire invece un viso, pieno di peli spinosi, fino a sentire una specie di ringhio animalesco.
    - Cosa stai facendo Spartacus? - gridò l'uomo.
    - Crisso...?... - disse Spartacus, rendendosi conto di trovarsi in una tenda.
    - Già, sono io e tu mi hai appena dato uno schiaffo! - grugnì Crisso l'indomito Gallo.
    - Ma falla finita Crisso, cosa vuoi che sia uno schiaffo. Pensa se avesse afferrato la spada, allora sì che ci saremmo divertiti! - pronunciò l'uomo vicino a Crisso.
    - Chudi il becco Gannicus, non voglio le tue opinioni, d'accordo? -
    Gannicus fece spallucce, lui non era tipo da rissa.
    - Scusatemi, stavo...ehm...dormendo. - disse Spartacus ormai sveglio.
    - Sì, ma sembrava che tu stessi avendo un incubo, ti muovevi continuamente, chiamavi la tua sposa... - continuò il Gallo.
    - ...la mia sposa... -
    - Bé, in verità non sembrava un incubo, non all'inizio almeno, sembravi invece un animale in calore, sono quasi certo di averti sentito fare le fusa. - disse Gannicus con aria sorniona.
    - Lo vedi, i tuoi pareri sono sempre strani, NESSUNO li vuole ascoltare, nemmeno Spartacus! -
    - Io dico solo la verità, eri molto eccitato!! - ripetè il Celta alzando e abbassando velocemente le sopracciglia.
    - Ti dico che era un incubo! -
    - Era un bellissimo sogno! -
    - Incubo! -
    - Sogno! -
    - INCUBO!!!! -
    - STOP! - disse Spartacus - avete ragione entrambi, era un bel sogno... -
    - Erotico, vero? -
    - ...era...ehm...un sogno, poi è diventato un incubo. Niente di più, niente di meno. - concluse il Capo dei Ribelli.
    - Che peccato, volevo i particolari. -
    - Chiudi quella boccaccia Gannicus! - ringhiò nuovamente Crisso.
    - Io...preferisco tenere i particolari per me. - disse Spartacus, non avrebbe mai detto a Crisso di aver sentito sua moglie con la sua voce e che lui si era spaventato a morte.
    - Forse è meglio se ce ne andiamo. - affermò Gannicus - hai dormito poco stanotte, sempre davanti a quelle mappe, mangiando anche poco ci scommetto. Possiamo occuparci dei Romani in un altro momento. Riposati un po'. -
    Spartacus apprezzò moltissimo la preoccupazione dell'amico e acconsentì.

    I due amici uscirono dalla tenda del Portatore della Pioggia e si incamminarono verso il grosso del campo dei Ribelli.
    - Posso farti una domanda? - disse Gannicus.
    - Basta che non sia una richiesta sul fare una gara a "chi ce l'ha più grosso", perché stai mettendo in imbarazzo molti guerrieri, li hai già scandalizzati con la gara a "chi ce l'ha più lungo", alcuni sono ancora molto scossi, voglio dire, così li colpisci nel loro punto debole, sei un po' crudele. A me non interessa, questi giochetti non mi spaventano, io sono sicuro di me stesso e tu lo sai, è una cosa naturale per uno come me, basta chiederlo a Naevia, lei ti può confermare che è tutto a posto da quelle parti lì. -
    - ...va bene... - Gannicus voleva già chiudere quella discussione, Crisso parlava così tanto del suo "amichetto" che il Celta, ADESSO, aveva qualche dubbio sulla sua virilità, ma era un'altra cosa che gli interessava - ...ma Spartacus si chiama davvero Spartacus? -
    Crisso si bloccò di colpo, si voltò verso il Celta e alzò un sopracciglio.
    - Che domanda è? Non lo sai? -
    - No...ho sempre sentito parlare del grande Spartacus, l'uomo che ha ucciso l'Ombra della Morte... -
    - ...insieme a me... - mugugnò il Gallo.
    - ...l'uomo che ha riportato la pioggia a Capua; l'uomo che ha spezzato le catene degli schiavi; l'uomo che si è ribellato a Roma....ed era sempre Spartacus. Ma quando si è risvegliato dal suo sogno ha detto che quello non era il suo nome. -
    Il Gallo divenne pensieroso.
    - È vero, quello non è il suo nome, è il nome che gli diede Batiato quando lo prese come gladiatore. -
    - Ah...immaginavo...e....qual'è il suo vero nome? -
    - Non lo so. -
    - Non lo sai? -
    - Non lo so. -
    - TU non sai il nome del tuo migliore amico? -
    - Siamo migliori amici? -
    - Non cambiare discorso, siete come minimo compagni d'arme, e tu non sai il suo vero nome? -
    - NO! Non lo so! Non lo sa nessuno, credo! Nessuno si è mai fatto questa domanda; nessuno ci ha fatto caso, forse a nessuno interessava! -
    - A me sì. -
    Crisso fece roteare gli occhi verso il cielo, non aveva nessuna voglia di continuare quella strana conversazione con Gannicus, lo preferiva quando gli diceva che doveva riscaldare Saxa a modo suo.
    - Agron lo sa? -
    Niente, ormai si era incaponito.
    - Non lo so. -
    - Nasir? -
    - Non lo so. -
    - Donar? -
    - Non lo so. -
    - Naevia? -
    - Non credo. -
    - Saxa? -
    - Hai intenzione di nominare tutti i nostri compagni? - sbottò Crisso.
    - Io voglio solo sapere qual'è il nome di Spartacus, chiedo così tanto? -
    Ormai non se lo sarebbe scrollato di dosso nemmeno se avessero attaccato i Romani; quello poteva uccidere qualche soldato, tornare da lui e ricominciare a fare domande.
    - D'accordo, tu vuoi sapere quale sia il nome di Spartacus. Io non lo so, quindi come pensi di scoprirlo? -
    Gannicus sembrava già pensarci su dall'inizio della coversazione, Crisso aveva intuito bene, niente lo avrebbe fermato.
    - Bé, si va ad esclusione. - affermò deciso Gannicus.
    - Cioè? -
    - Facciamo domande, niente di più facile. -
    - A chi? -
    - Direi alle persone più vicine a lui, ai suoi bracci destri. -
    - ....siamo noi Gannicus. Io. Te. Agron. -
    - Allora chiediamo a coloro a cui Spartacus ha salvato la vita. -
    - Stai parlando di tutto il Campo dei Ribelli? - chiese a occhi spalancati Crisso.
    - Che sarà mai? Quanti saranno? -
    - Forse diverse migliaia? - rispose con una leggera goccia di sudore su una tempia che scivolava giù.
    - Allora cominciamo, prima si comincia, prima si finisce. -
    Sarebbe stata una giornata lunga, molto lunga.

    Gannicus e Crisso si diressero verso il campo dei ribelli, di solito la tenda di Spartacus e quelle dei suoi più fidati uomini rimanevano sempre abbastanza ai confini, per non creare problemi e per essere sempre raggiungibili facilmente dalle guardie messe nei vari punti strategici; quando Crisso vide la massa incredibile di uomini, donne e bambini che si estendeva davanti a lui fu sopraffatto. Da una parte era fiero di aver contribuito alla liberazione di tutti quegli schiavi e di poter dire che presto anche i ribelli avrebbero avuto un grandissimo esercito, formato da diverse unità; quanti erano? Diecimila? Ventimila? Per lui era un grande trionfo; dall'altra stava già male all'idea che Gannicus volesse interrogare tutti quelli che gli passavano accanto e chiedere un nome che, forse, non sarebbe mai spuntato fuori. Quello che lo disturbava era proprio l'amico Celta che se ne fregava altamente di quello che voleva fare lui.
    Arrivarono alle prime tende, lì sarebbe cominciato il calvario. Gannicus rovistò in un borsello di pelle che si era portato dietro e ne tirò fuori un papiro e un calamus.
    - ....e quelli? A che ti servono? - chiese Crisso incuriosito.
    - A prendere appunti ovviamente. - gli rispose l'amico.
    - Ma che roba è? -
    A quella domanda Gannicus si bloccò.
    - L'ho detto, mi servono per prendere appunti! - replicò. - Mica pretendevi che usassi una tabulae? Ci dovremo accontentare. -
    Lo sguardo perplesso del Gallo fece venire un dubbio al Celta.
    - Tu lo sai cos'è una tabulae?  - chiese.
    - ....ehm... -
    - Un papiro? -
    - ...ehm... -
    - Un calamus? -
    - ....ehm.... -
    - Crisso tu sai leggere? -
    - Ah, che domande sono? - ribattè quasi divertito l'Indomito - ma certo che so leggere! -
    - ...bene...e sai anche scrivere immagino... -
    - Naturalmente! - ribattè subito Crisso. - Solo che non scrivo su quel...pa..pi...papero... -
    - ...già...certo... - disse Gannicus muovendo la testa su e giù - ...su cosa scrivi di solito? Su pergamena? -
    - ESATTO! - affermò orgoglioso il Gallo.
    - Ah...ecco...costa un occhio della testa, non tutti i romani se la possono permettere, ma tu scrivi su pergamena!!! - disse Gannicus alzando e abbassando le sopracciglia.
    - Ehi, mi stai dicendo qualcosa in modo criptico? -
    - Volevo farti prendere appunti. -
    - A me? -
    - Sì. -
    - Perché non li prendi tu? Il pa...pi...il papero è tuo. -
    - È sicuro che adesso lo farò. -
    E così i due si fermarono davanti al primo schiavo che trovarono.

    Schiavo Ribelle n.1.
    - Ehilà buon uomo! - esordì Gannicus.
    - Saluti a voi! -
    - Come butta? -
    Crisso e l'altro uomo non sapevano cosa dovevano buttare.
    - Senti, non vogliamo spaventarti, siamo qui per fare una cosa estremamente importante. -
    - Si tratta del censimento? - chiese l'uomo.
    - Il CHE?!? - proruppe Crisso.
    - Il censimento. - ripetè Gannicus anticipando l'uomo.
    - ....cosa? -
    - Spartacus pensa che sia il caso di fare un censimento sugli schiavi liberati, per capire chi possa essere portato per diventare un guerriero, per dividere le persone a seconda dei lavori in cui sono più portati, tipo falegnami, fabbri, chi è bravo a lavorare le pellicce, chi riesce a medicare un ferito...quelli che decantano con le poesie sono il vero problema, ce n'è uno, di nome Antonino, che ne sa a centinaia, ma vuole spaccare teste romane, dobbiamo capire se potrà farlo oppure no... -
    - Io non so niente di tutto questo! Perché sono sempre l'ultimo a saperlo? - brontolò il Gallo.
    - Spartacus lo ha comunicato a tutti con un dispaccio in papiro passato di mano in mano tra gli ex-schiavi. - sorrise amichevolmente Gannicus.
    Il ringhio di Crisso si poteva sentire a centinaia di metri di distanza.
    - Comunque... - disse il Celta rivolgendosi nuovamente all'uomo. - non siamo qui per il censimento, ma è comunque una cosa seria. -
    - ....per te. - aggiunse Crisso.
    - Domanda. Tu sai qual'è il nome di Spartacus? -
    All'uomo si strabuzzarono gli occhi, due grandi gladiatori lo avevano avvicinato per fargli delle domande, quale onore!
    - Spartacus! - disse tutto d'un fiato!
    Crisso e Gannicus si guardarono.
    - Perdonami. Forse non hai capito. Vorrei sapere se conosci il nome di Spartacus? -
    - Certo. - disse l'uomo sicuro di sè. - Spartacus. -
    Gannicus e Crisso si guardarono di nuovo.
    - Ehm...Spartacus non è il suo vero nome, magari hai sentito dire...quale...potrebbe...essere...? -
    - ...aaaaah...Il Portatore della Pioggia. -
    - No, quello è un soprannome. -
    - L'Uccisore dell'Ombra della Morte? -
    - Ci manca solo il suo epitaffio! - gli gridò contro Crisso. - Lo sai oppure no?!? -
    - Bé...Spartacus! -
    - Mi stai prendendo per i fondelli, pezzo di mer.... -
    - D'accordo, d'accordo! - s'intromise Gannicus. - credo che possa bastare; grazie del tuo aiuto! - si scusò immediatamente il Celta.
    - Col cavolo...ci sta prendendo in giro!!! - gridò più forte Crisso.
    - No, non lo sta facendo. - concluse Gannicus portandosi via Crisso di peso mentre il pover'uomo non sapeva come comportarsi.
    - Sai, è trattandoli così che li convinci a diventare dei veri guerrieri. -
    - Mi stai dicendo qualcosa di criptico anche stavolta?!? - lo guardò male Crisso.
    - Lasciamo perdere, credo che tu non sappia cosa sia il sarcasmo; parliamo col prossimo. - e così facendo srotolò il papiro cancellando il primo nome.

    Schiavo Ribelle n.2.
    Gannicus e Crisso si avviarono verso la tenda successiva; erano tutte abbastanza piccole e non contenevano molte persone, a volte solo due o tre o addirittura un solo individuo, vi erano anche tende molto più grandi che riuscivano a contenere fino a dieci o quindici uomini per volta, e Crisso pensava che forse era meglio partire da quelle, mettersi su uno sgabello, sopra tutti e gridare se qualcuno conosceva il VERO nome di Spartacus, avrebbero tolto molti nomi dalla Lista del Celta, ma NO, Gannicus era puntiglioso e preferiva andare tenda per tenda, uomo per uomo. Si ritrovarono davanti un individuo tutt'ossa con aria trasandata.
    - Salve buon uomo! - esordì nuovamente Gannicus.
    - Oh Dei! Mi dispiace, mi dispiace, davvero, non ho avuto il tempo di prepararmi, sono veramente dispiaciuto...insomma, è una cosa improvvisa e queste cose, normalmente, richiedono tempo... -
    - Frena, frena, frena! - disse Gannicus. - non so di cosa stai parlando, di cosa sei dispiaciuto? -
    - Per il censimento. - disse l'uomo come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Crisso voleva già voltarsi e andare dalla parte opposta.
    - Ah, il censimento...in verità non siamo venuti qui per questo... -
    - Vi assicuro che ho preparato tutto quello di cui avete bisogno. - e così dicendo tirò fuori da una sacca un papiro rilegato che doveva essere bello lungo una volta srotolato. - qui ci sono gli elenchi di tutti i miei lavori; come potete vedere non ho mai partecipato ad una battaglia e non saprei nemmeno come fare, voglio dire, quello è venuto da me e mi ha detto: "ti darò una spada e così potrai spaccare teste ai romani", non che non voglia farlo ma credo proprio di non poterlo fare per il mio fisico decisamente debilitato... -
    - Frena, frena, frena!!! - continuò il Celta. - Amico, io mi sono perso! Uno: non sono venuto qui per il censimento; due: chi ti ha detto che potrai spaccare teste? Tre: perché non puoi spaccare teste? -
    - Ecco, è venuto un tipo, mi ha detto che avremmo tutti fatto festa con le teste dei romani e che dovevo prepararmi per il censimento, dimostrando quanto posso valere in battaglia. Il fatto è che io sono uno scalpellino, non credo che sarei utile alla causa; al massimo potrei adornare le vostre lapidi in modo eccellente. -
    - Oh, capisco. Bé, il censimento serve proprio per capire chi può lottare e chi no e, guardandoti, direi che non sei molto abilitato alla lotta. -
    - Dillo a quello, sembrava un invasato, se non mi alleno con gli altri potrebbe anche prendersela con me. -
    Gannicus si voltò contrariato verso il Gallo.
    - Ma perché devi sempre minacciare tutti?!?!? -
    - Cosa?! - disse Crisso. - Ma di che parli?!? -
    - Hai minacciato quest'uomo solo perché non è idoneo alla lotta! -
    - COSA?!?!? - gridò Crisso.
    - Oh no, mio buon signore. - disse lo scalpellino. - non era lui. -
    - Ah, scusa. Ma da come lo descrivevi sembrava che parlassi di Crisso, l'Indomito Gallo. -
    - Ehi, amico, tu hai dei seri problemi di giudizio sulle persone. - bofonchiò il Gallo guardando il Celta. - chi ti ha minacciato? - disse rivolgendosi all'uomo.
    - Antonino. -
    - Di nuovo? Spartacus dovrà parlare con Antonino, vuole proprio far scorrere sangue. -
    - Una cosa giusta. - aggiunse Crisso con aria dura.
    - Sì, basta che non costringa tutti. Quello è capace di chiederlo perfino ad un cieco. -
    - Ehm...se non siete qui per il censimento, e addio a tutto il mio lavoro certosino che ho fatto per segnalare ogni pietra che ho contribuito a rendere bella con il mio scalpello, per cosa siete venuti? -
    - Una cosa facile ma importante. Sai per caso quale sia il nome di Spartacus? - chiese con un sorrisone Gannicus.
    - No. -
    - Sicuro? -
    - Sì. -
    - Sicuro, sicuro? -
    - Sì, sì. -
    - Non hai il minimo dubbio? -
    - Nessun dubbio. -
    - Sicuro? -
    - Sì. -
    - Sicuro, sicuro? -
    - Sì, sì. -
    - Ne sei certo? -
    - BASTA!!!!! - gridò Crisso.- Per l'amor degli Dei ne è sicuro! Quante volte deve ripetertelo per capire che non lo sa?!?!? - e così dicendo se ne andò brontolando a tutti quelli che gli passavano accanto.
    - Posso suggerire una tisana che lo aiuti a calmarsi per il tuo amico? -
    - Sei davvero gentile, ma credo di riuscire a tenerlo buono. -
    E così mentre Crisso sbraitava ai quattro venti, Gannicus cancellava un altro nome dalla Lista.

    Schiavo Ribelle n.3.
    - Salve buon uomo. - esordì per la terza volta il Celta.
    - Poche storie! - ringhiò Crisso. - Sai qual'è il vero nome di Spartacus? -
    - ...ehm...no. - disse l'uomo interpellato.
    - Grazie! - e così dicendo afferrò Gannicus per una mano e lo strattonò via.
    - Ma ti sembra il modo di chiedere?!? - si lamentò Gannicus.
    - Il migliore. - gli rispose il Gallo con un ghigno quasi satanico.

    Schiavo Ribelle n.4.
    - Ehi tu, sai qual'è il vero nome di Spartacus? -
    - No. -
    - Andiamo. -

    Schiavo Ribelle n.5.
    - Ehi tu, sai qual'è il vero nome di Spartaucs? -
    - ...no... -
    - Andiamo! -

    Schiavo Ribelle n.6.
    - Ehi tu, sai qual'è il vero nome di Spartacus?!? -
    - Eh? ...no... -
    - Andiamo! -

    Schiavo Ribelle n.7.
    - Non dire una sola parola!!!! - gridò Gannicus.
    L'uomo interpellato non fiatò nemmeno dalla paura.
    - Cosa stai cercando di fare? - disse arrabbiato il Celta dritto in faccia a Crisso.
    - Cerco di capire quale sia il vero nome di Spartacus. -
    - In questo modo? -
    - Già. La cosa non ti va? -
    - NO! O si fa a modo mio o non se ne fa nulla! -
    Quelle erano le parole che stava aspettando.
    - Allora non se ne fa nulla, perché questo è il MIO modo di chiedere. -
    - Infatti, d'ora in avanti chiederò io e tu farai il bravo stando zitto fino a che non sarai interpellato. -
    - Cosa?!? - sbottò il Gallo. - Mi prendi in giro? -
    - Perché dovrei farlo? Mi hai innervosito, è meglio se d'ora in poi parlo io. -
    - Quindi...posso andarmene? - chiese.
    - Certo che no! Tu rimani con me! -
    Speranze vane, con Gannicus si faceva sempre a modo suo.
    - Scusa, ma tu sai qual'è il nome di Spartacus? - chiese amabilmente il Celta all'uomo davanti a loro.
    - No. -
    - Ti ringrazio infinitivamente per il tempo che ci hai dedicato. -
    - Facevamo prima a modo mio. -
    - Nessuno te lo ha chiesto! - disse il Celta spuntando un altro nome dalla Lista.

    Schiavo Ribelle n.152.
    Era quasi passata la mattinata e i due guerrieri procedevano tranquillamente per l'accampamento. Tranquillamente si fa per dire, Crisso era sofferente, avevano parlato con un decimo dell'intera Armata ribelle, ribelle più ribelle meno, e non erano arrivati a nulla, mentre Gannicus sembrava non cedere di un millimetro dalla sua malsana voglia di conoscere quel nome; benché il Gallo gli avesse fatto notare che avevano avuto risposte solamente negative, il Celta non desisteva, la Lista era ancora lunga. Per un momento a Crisso era passata per l'anticamera del cervello che in realtà quella era una strategia per scoprire possibili spie romane, schiavi che non avevano minimamente abbandonato i loro padroni cercando un modo per avvicinare Spartacus ed eliminarlo, forse serviva proprio a questo il censimento che il Capo dei Ribelli aveva chiesto, sotto mentite spoglie, per scoprire eventuali pericoli, e come al solito lui non ne era stato messo al corrente, ma Gannicus continuava a negare, e così Crisso diventava sempre più nervoso ad ogni passo fatto. L'ennesima tenda, l'ennesimo uomo che non avrebbe saputo niente.
    - Ehilà buon uomo! - disse il Celta.
    - Oh, quale onore! Tu sei Gannicus il Celta, famoso gladiatore, avevi una nomea eccellente, il Dio dell'Arena. -
    - WoW! Fa piacere vedere che qualcuno si ricorda ancora di me! - disse Gannicus picchiettando il gomito sul fianco del Gallo.
    - Ti ho visto combattere, molto prima che la grande Arena di Capua fosse costruita e già allora tutti dicevano che avresti fatto una carriera brillante. Peccato, hai ricevuto la libertà, ma non ti abbiamo più visto a Capua, ti ha sostituito come Campione un tizio qualunque... -
    - COSA?!? - gli gridò addosso Crisso.
    - Ehm...lui è Crisso, l'Indomito Gallo e Campione di Capua. - fece Gannicus indicando all'uomo il Gallo furioso che gli sbavava accanto.
    - Ah sì? Oh, scusa...non t'ho mai visto. -
    - CHE?!? - a Crisso cadde la mascella a terra.
    - Non t'ho mai visto. -
    Il Gallo era pallido come un cadavere.
    - Immagino che tu non andassi spesso all'arena, giusto? - chiese il Celta.
    - No, infatti. Il mio Dominus ci andava spesso, ma mi portava sempre meno, però C'ERO! - disse alzando il mento con orgoglio. - C'ERO quando Spartacus ha ucciso l'Ombra della Morte! -
    - ...e te lo ricordi che non era solo? - chiese Crisso.
    - Sì, c'era un...tizio...che s'è beccato una bella spadata sul torace e una bella spadata sulla schiena, mi fece un po' pena...non so cosa ne sia stato di lui, forse è morto. -
    Il pallore del Gallo era sparito completamente sostituito da un rosso vivo. Gannicus afferrò il braccio e iniziò ad andarsene.
    - ...scusate, ma...volevate qualcosa? -
    - No no, solo salvarti la vita. - gli rispose Gannicus salutandolo alla svelta e cominciando a correre trascinandosi via il Gallo che sbavava come un cane rabbioso.

    Schiavo Ribelle n.153.
    - Questa armata è strabordante d'imbecilli!! - brontolava Crisso. - Cioè, avrei capito uno che non conosceva nessun gladiatore perché ha passato anni nelle miniere, ma quello!!! QUELLO!!!! Quello conosce te e conosce Spartacus, come fa a non sapere chi sono io?!? -
    - Rilassati, non sappiamo che tipo di schiavo fosse, magari non gli era concesso di seguire i giochi, non più del dovuto. - cercò di rincuorare l'amico.
    - Anni e anni a combattere nell'arena e l'unica cosa che ho ottenuto è la pietà di un uomo che non sa nemmeno chi sono. - adesso Crisso sembrava piagnucolare e Gannicus pregò che nessuno lo vedesse.
    - Dimenticalo. Tu sei l'Indomito Gallo, conosciutissimo in moltissime regioni romane. -
    - Se lo dici tu. -
    - Occupiamoci del prossimo ex-schiavo, va bene? - disse il Celta avvicinandosi all'ennesimo individuo di quella mattina.
    - Salve buon uomo. -
    - Salve e voi. Cosa posso fare per due così nobili guerrieri? -
    - Tu lo sai chi sono io? - chiese Crisso.
    - Ma certo! sei l'Indomito Gallo Crisso. -
    - EVVAI!!!! - gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni il Gallo. Giustizia era fatta.
    - Bene, questo ci fa piacere. Ehm, posso farti una domanda? -
    - L'hai già fatta, ma se me ne vuoi fare un'altra fai pure. -
    - Hai idea di quale sia il vero nome di Spartacus? -
    - Certo. -
    Crisso e Gannicus si bloccarono come due statue di sale.
    - Tu...conosci il vero nome di Spartacus? -
    - Certo. -
    - E ce lo puoi dire? -
    - Ma non siete i suoi migliori amici? Non lo sapete? -
    - Senti, bellino! - la voce di Crisso divenne un basso ringhio, come di una belva che sta per morderti alla giugulare senza starci a pensare troppo. - Non ho voglia di stare qui a spiegare la ragione per cui noi, i suoi migliori amici, non sappiamo quale sia il suo vero nome, ho passato quasi tutta la mattinata dietro a questo Celta solo perché è un testardo bastardo.. -
    - Ehi! -
    - ...e adesso non mi va che uno sconosciuto come te mi venga a fare le pulci! Conosci il vero nome di Spartacus? Allora dillo! -
    - Va bene, va bene, che caratterino. -
    - DILLOOOOO!!!!!! -
    - Suro. -
    Un'aria gelida oltrepassò il campo dei ribelli facendo scompigliare i lunghi capelli biondi di Gannicus.
    - Suro? - chiese Gannicus con un filo di voce.
    - Esatto. Suro. - Confermò l'uomo.
    - ....ma come fai...a dire che...Suro è il suo nome? -
    - Perché la sua sposa si chiamava Sura. - lo disse come se fosse la cosa più logica del mondo, infatti guardava i due gladiatori come due poveri dementi.
    Crisso si voltò verso il Celta.
    - Te lo giuro, ce la sto mettendo proprio tutta, ma questa non l'ho capita. -
    - Nemmeno io. - il Celta si rivolse di nuovo all'uomo. - Puoi spiegarci questa cosa di Sura e di Suro? Per favore? -
    - Niente di più facile. Come sapete bene i Romani hanno ben tre nomi: il praenomen che è il nome proprio, il nomen che individua la gens, ovvero il clan di appartenenza, e cognomen che indica la famiglia in senso nucleare, all'interno della gens; mi seguite? -
    I due, a bocca aperta, fecero di sì con la testa.
    - Questa cosa si applica soltanto agli uomini. Non si usa attribuire veri e propri nomi personali alle donne, che vengono, per la maggior parte di loro, conosciute soltanto con il proprio nome gentilizio e cioè il nomen, ovviamente declinato al femminile. Ora, la sposa di Spartacus si chiamava Sura, quindi è la moglie di Suro. il vero nome di Spartacus è Suro. - concluse compiaciuto l'uomo.
    Crisso e Gannicus avevano la mascella ormai bloccata da tanto che si era abbassata.
    - Oh, andiamo, non è così difficile capirlo; bastava vedere la Seconda Stagione, c'è Seppius e sua sorella Seppia! -
    - Ehi, io sono presente già nel Prequel! - disse subito Gannicus. - e per la cronaca sono riapparso proprio nella Seconda Stagione e non lo sapevo! -
    - Ma certo che non lo sapevi, eri troppo preso dal rapire Ilizia per accorgetene! -
    - Come osi?!? - brontolò il Celta con la mano sull'elsa della spada.
    - Un momento. - disse Crisso con la più grande calma del mondo. - Le tue belle parole hanno una cosa sbagliata. -
    - ...e quale sarebbe? - disse l'uomo come a sfidarlo.
    - Il tuo ragionamento vale solo per i Romani, e Spartacus ti sembra romano? -
    - Ah ha!!!! - gridò il Celta in faccia all'uomo. - Hai sbagliato in pieno, e prega che Spartacus non venga mai a sapere che lo hai paragonato ad un romano! Chissà cosa potrebbe capitarti? -
    E così dicendo i due se ne andarono belli soddisfatti alla tenda successiva.

    Schiavo Ribelle n.1.118.
    - Fatemi capire bene. - disse l'uomo interpellato. - State andando in giro per il campo a chiedere quale sia il vero nome di Spartacus? -
    - Sì. - sbuffò Crisso. - ...e mi fanno già male i piedi. -
    - Ma quante storie che fai! Come puoi lamentarti per un po' di buon sano camminare, scusa? E allora, quando eravamo al Ludus, che passavamo ore e ore sotto il sole? Non mi sembrava che ti lamentassi. - lo provocò Gannicus.
    - Escludendo il fatto che Enomao mi avrebbe fatto passare la voglia di bighellonare, tu non puoi proprio parlare! Dormivi fino a tardi dopo una colossale sbronza, ti svegliavi probabilmente circondato da donne nude e poi andavi ad allenarti all'ombra perché era così che volevi tu! -
    - Ero il Campione. - puntualizzò il Celta.
    - Lo ero anch'io e non l'ho mai fatto! -
    - Non è mica colpa mia se sei sempre stato un po' tonto. -
    - Cosa? - gli gridò il Gallo.
    - Tonto. -
    - Come?!? -
    - Tonto. -
    - COSA?!?!? -
    - Ma non ti sei lavato le orecchie stamani? -
    - Oggi ho solo voglia di prenderti a calci dove non batte il sole Celta! -
    - Avresti dovuto approfittarne quando eri Campione e non l'hai fatto.... -
    - Perché sono un uomo che ha delle regole e anche dell'onore da difendere. -
    - Cosa c'entra l'onore col dormire fino a tardi? -
    - Non mi va di stare ancora qui a spiegare le ragioni sui miei comportamenti al Ludus quando ero Campione - continuò Crisso quasi con la bava alla bocca - Vogliamo avere o no questa risposta? -
    Così dicendo si voltò verso il Ribelle....ed entrambi si accorsero che se n'era semplicemente andato.
    - Il prossimo? - chiese Gannicus.
    - Da quella parte. -

    Schiavo Ribelle n.1.499.
    - Ah, ma dai, il vero nome di Spartacus! -
    - Esatto, hai notato che non lo chiede mai nessuno? - disse amabilmente Gannicus.
    - Bé, in verità non lo so con esattezza. Però... -
    A quelle parole ai due uomini si drizzarono le orecchie.
    - Intendi dire che hai una....vaga...idea di quale possa essere? -
    Il ribelle interpellato fece un radioso sorriso verso l'Indomito, era consapevole di essere al centro dell'attenzione, un'occasione così ti si presenta una sola volta nella vita e succedeva solo ai Liberti, quindi era davvero una manna dal cielo.
    - Vi posso assicurare che c'è un modo di capirlo senza troppi problemi. - si azzardò perfino a fare l'occhiolino verso Gannicus che ormai sembrava pendere dalle sue labbra.
    - Bene, ti ascoltiamo. -
    - Ah, è facile. Omero. -
    Gannicus e Crisso sembravano imbambolati.
    - Omero? - chiese il Celta.
    - Esatto! -
    - Cioè....secondo te...Spartacus...si chiama Omero? -
    - Eh? Ma no, che dici? -
    - Aaaaahhhh.... - dissero in stereo i due ex-gladiatori.
    - Dicevo che Omero può esserci d'aiuto. -
    - Eeeeehhhhhhh??? -
    - Nessuno di voi ha letto l'Iliade? -
    - Ma per favore!!! - disse Gannicus alzando le mani verso il cielo. - Ma questo povero Gallo qui accanto a me manco sa leggere! -
    - IO SO LEGGERE PERFETTAMENTE! - urlò Crisso. - Vuoi piantarla di dire che non so farlo! -
    - Secondo me sapevi leggere solo la Lista degli Incontri che si svolgevano nell'Arena; sai: Incontro uno) Barca vs Raskos; incontro due) Dagan vs Ashur; incontro tre) Crisso vs Un perfetto sconosciuto...ci aggiungo anche le parole Incontri pomeridiani e Incontro finale! -
    Una sonora pernacchia arrivò alle orecchie di Gannicus!
    - Vai avanti uomo! - Crisso aveva gli occhi iniettati di sangue.
    - Dunque...Omero ci può dire quale sia il nome di Spartacus! Parlavo dell'Illiade perché inizia proprio con il nostro quesito: "Parlami o Diva del Pelide Achille l'ira funesta", d'accordo? - disse l'uomo ammiccando verso di loro.
    - Continuo a non capire. -
    - Anche in questo caso nemmeno io. - confermò il Celta.
    - Quando chiamano Achille il Pelide è perché è figlio di Peleo. -
    - Aaaaaahhhhhh..... - ai due ex-gladiatori proprio non veniva l'illuminazione.
    - Insomma basterà dire come potrebbe venir detto il nome di Spartacus se fossimo Omero. -
    Un silenzio di tomba avvolse i tre personaggi.
    - Mi sto impegnando con tutte le mie forze....non ci arrivo. - concluse Crisso facendo cadere le braccia al ribelle.
    - Perdonami... - si arrischiò il Celta - ...ma questa cosa funzionerebbe se....Spartacus avesse un figlio? Oppure lo dovrebbe dire suo padre? -
    - Secondo me è una benemerita cazzata! -
    - Stavo cercando di aiutarvi! - disse offeso l'uomo.
    - Sì, lo so, andiamo Gannicus. -
    I due ex-gladiatori lasciarono il ribelle decisamente indispettito, loro non avevano la sua logica, erano proprio dei barbari, ah!
    - Ma tu c'hai capito qualcosa? -
    - Solo che, probabilmente, è greco. -

    Schiavo Ribelle n.1.500.
    Crisso e Gannicus erano già diretti alla tenda successiva quando un uomo gli si parò davanti con aria decisa.
    - Siete voi che andate in giro per il campo a fare domande ai miei uomini? -
    - Oh per l'amor degli Dei! - imprecò Gannicus.
    - Ma che vuole questo? I SUOI uomini? - chiese Crisso.
    - Antonino! - fece il Celta con l'aria a metà tra il finto divertito e il "voglio buttarmi dentro il Vesuvio".
    - Antonino? - disse Crisso con aria stupita. - Quindi sei tu quell'Antonino che va a minacciare gli scalpellini? -
    - Io non minaccio nessuno, dico solo agli uomini di buona volontà che DOVRANNO SANGUINARE COPIOSAMENTE SE VORRANNO SCONFIGGERE ROMA! -
    - Certo che se glielo dici così.... - continuò Gannicus.
    - COME DOVREI DIRGLIELO? I ROMANI SONO TUTTI DEI PORCI SCHIFOSI E DEVONO MORIRE IN MODO ATROCE! -
    - Ah, bé, per questo siamo d'accordo tutti quanti. - sorrise amichevolmente il Celta. - Però....forse dovrebbe essere Spartacus ad incitare i Ribelli. -
    - POSSO FARLO IO AI MIEI UOMINI! -
    - Scusa, scusa, ma...i TUOI uomini? Spartacus ti ha eletto suo tenente o cosa? - chiese l'Indomito Gallo preso alla sprovvista; chi era questo Antonino poi?
    - NO! NON HO CHIESTO NULLA AL PRODE SPARTACUS MA SONO CERTO CHE MI RISERVEREBBE TALE INCARICO IN MODO ASSOLUTO VISTO CHE STO RENDENDO I SUOI UOMINI, I MIEI UOMINI, DELLE VERE MACCHINE DA GUERRA, SONO SICURAMENTE L'UOMO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO! -
    - Scusami, ma perché urli così tanto? -
    Antonino si gratto la testa.
    - Fa più paura così. - rispose tranquillamente.
    - Fai paura ai nostri non ai romani! - si pronunciò Gannicus.
    - Non importa, ci vuole qualcuno che sproni un po' gli uomini....senza sbraitare però. Già che siamo qui, che ne pensi di rispondere ad una domanda? - disse il Gallo.
    - Certo. -
    - Tu sai qual'è il nome di Spartacus? Il VERO nome di Spartacus? -
    - Ehm...no. Temo di non potervi aiutare in nessuna maniera. -
    - Ah, sì, capisco. - disse sconsolato Crisso, mentre Gannicus sembrava teso e pronto a ricevere qualcosa di improvviso e terribile allo stesso tempo.
    - PERÒ SO COME SI CHIAMA QUEL BASTARDO DI UN ROMANO CHE VOLEVA FARMI LA FESTA!!! - gridò Antonino.
    Gannicus guardò Crisso con una tacita espressione che la diceva lunga, tipo: "ora non la finirà più!".
    - QUEL MISERABILE LURIDO PEZZO DI CACCA AL DI LA DEL TEVERE! IO SONO UN POETA...
    - Un...che? -
    - IL MIO COMPITO ERA QUELLO DI EDUCARE GIOVANI ROMANI NELL'ARTE, NELLA MUSICA, NELLA POESIA! -
    - Siamo messi bene. -
    - MA NO, INVECE QUEL MISERABILE DEL MIO DOMINUS MI REGALA A QUEL GRAN PEZZO DI CACCA E QUELLO...QUELLO VUOLE CHE FACCIA IL BAGNO CON LUI, VI RENDETE CONTO!?!? -
    - Durerà molto? - chiese sottovoce Crisso all'amico.
    L'alzata di spalle di Gannicus la diceva lunga: "Fino a che avrà fiato per parlare".
    - MA IO MI SONO RIBELLATO! NON SONO UNO SCHIAVO CARNALE, NON VOGLIO UNA POSIZIONE ALTOLOCATA, NON VOGLIO METTERMI IN NESSUNA POSIZIONE! E POI, PER GIOVE, FACEVA GIÀ GLI OCCHI DOLCI A QUELLA SCHIAVETTA CHE GLI SBAVAVA DIETRO, PERCHÉ VOLEVA PER FORZA CHE GLI LAVASSI IL DIDIETRO?!? CERTI BUCHI, SEMPLICEMENTE, NON VANNO NEMMENO SFIORATI!!! -
    - ....allontaniamoci... - disse Gannicus con un filo di voce mentre, piano piano, trascinava via Crisso.
    - GLIELA FARÒ PAGARE A QUEL TROGLODITA, SODOMITA, MENTECATTO SACCO DI PULCI, MORTE A MARCO! MORTE AL ROMANO MARCO!!! -
    - Questo Marco deve essere proprio una canaglia. - disse Crisso, ma ormai non aveva importanza, i due stavano correndo come se avessero le ali ai piedi, più si allontanavano da Antonino, più si sentivano meglio.

    Schiavo Ribelle n.3.765.
    - Salve. -
    - Salute a voi. -
    - Nome di Spartacus? -
    - Eh? -
    - Niente, non importa. -

    Schiavo Ribelle n.6.345.
    - Ciao. -
    - Ciao. -
    - Spartacus. Nome? -
    - Non ho capito? Cosa state cercando di dirmi? -
    - Niente. -

    Schiavo Ribelle n.8.103.
    - ........ -
    - Volete dirmi qualcosa? -
    - Spartacus... -
    - Sì? Spartacus...e allora? -
    - ....buona notte... -

    Schiavo Ribelle n.9.221.
    - Ehilà! - salutò tutto galvanizzato l'uomo che vide avvicinarsi i famosissimi Gannicus, il Dio dell'Arena, e Crisso, l'Indomito Gallo. - Posso esservi d'aiuto? Fare qualcosa per voi? -
    - ...ce lo dici il nome di Spartacus? - sibilò Crisso.
    - Ehm...non conosco il vero nome di Spartacus... -
    Crisso iniziò a piagnucolare come un bambino a cui hanno rubato un dolcetto.
    - Contieniti Crisso, un po' di amor proprio. - gli disse Gannicus.
    - Però forse potrei darvi una mano a capirlo. -
    Le orecchie dei due uomini si drizzarono come quelli di un lupo nella tormenta che cerca un riparo e non sa dove sbattere la testa, era meglio essere felici o scappare di nuovo dall'ennesimo fiasco colossale che li tormentava da tutta la giornata?
    - E come faresti? - chiese il Celta, già pronto ad andarsene.
    - Bé, io non credo che esistano molti nomi nella terra di Tracia; voi lo sapete che a Roma molti uomini hanno lo stesso nome? -
    Gannicus stava già digrignado i denti ripensando a Seppius e Seppia.
    - ...e non solo tra i romani, ma anche tra gli schiavi, perché spesso i romani cambiano i nomi dei propri schiavi se non sono di origine greche... -
    - ...e allora? - disse Crisso, con dieci anni in più segnati sulla faccia.
    - Bé, vedete, se fossi al centro della città di Roma e urlassi: TITO!!! - gridò l'uomo girandosi da una parte.
    I due ex-gladiatori sobbalzarono.
    - ...sicuramente si volterebbero almeno cinque persone. - continuò l'uomo in modo normale. - Se mi volto dall'altra parte e urlo: TIBERIO!!!!! - sbraitò dalla parte opposta.
    Altro sobbalzo per Gannicus e Crisso.
    - ...si volterebbero almeno dieci persone. Insomma, in fantasia siamo messi male a Roma. -
    - ....dobbiamo fargli notare anche a questo che non siamo romani? - chiese Crisso.
    - La stessa cosa succede con gli schiavi, sapete che il nome più diffuso tra gli schiavi è Tiberio, seguito da Tito? -
    A Crisso si illuminarono gli occhi, effettivamente conoscevano un ex-schiavo che veniva chiamato Tiberio dal suo Dominus ma, con la liberazione ottenuta grazie a Spartacus, aveva ripreso il suo vero nome, Nasir.
    - Stai dicendo che....? -
    - Se cominciate a chiamarlo con i nomi della Tracia, sicuramente si volterà quando sentirà il suo! - concluse l'uomo.
    - Non è male come idea. - disse Gannicus assottigliando gli occhi pensieroso.
    - Io la trovo geniale! - esultò il Gallo. - Sei stato di grande aiuto! -
    - Vi ringrazio. Sognavo di potervi essere d'aiuto in qualche modo, adesso potete mettere una buona parola per me? -
    - Cioè? -
    - Antonino mi ha minacciato dicendomi che se non combattevo con lui significava che stavo dalla parte di Marco! - disse tremando il povero uomo. - Io...non so nemmeno chi sia questo Marco. -
    - Non funziona così, tu non devi ascoltare ciò che ti dice Antonino, d'accordo. -
    - Ah, grazie, ora mi sento sollevato. -
    - Però puoi esserci d'aiuto lo stesso. -
    - E come? -
    - Conosci i nomi più comuni o usati della Tracia? - gli chiese il Gallo con gli occhi che brillavano di speranza.
    - Ma che vi sembro un Trace? - disse bruscamente l'uomo. - Chiedete ad un Trace! -
    E così dicendo se ne andò lasciando i due ex-gladiatori a rimuginare sull'accaduto.
    - Cosa ne pensi? - chiese serio Crisso.
    - Penso che dobbiamo DAVVERO fare un discorsetto con Antonino. -
    - Non a quello! Al nome Trace! -
    - Penso che dobbiamo cercare un Trace e chiedergli qualche nome della Tracia! -
    E via di nuovo, verso la tenda successiva.

    Schiavo Ribelle n.9.222.
    - Salve buon uomo! -
    - Salve a voi. -
    - Ehm...scusa la domanda, ma tu sei un Trace? - chiese gentilmente il Celta.
    - No, io sono un Gallo. -
    - Ottima razza. - disse tutto orgoglioso Crisso.
    - Sì, ma non è quello che ci interessa; grazie del tuo tempo. -
    E così dicendo i due andarono avanti.

    Schiavo Ribelle n.9.223.
    - Salve! - esordì sempre più allegro Gannicus.
    - Salve. -
    - Sei un Trace? -
    - No, sono un Gallo. -
    - Ottima razza. - ripetè Crisso.
    - Va bene, ma non è questo il punto. Ti ringrazio e scusaci se ti abbiamo disturbato. -

    Schiavo Ribelle n.9.224.
    - Scusa, sei forse un Trace? -
    - No, sono un Gallo. -
    - Ah, va bene. -

    Schiavo Ribelle n.9.225.
    - Trace? -
    - Gallo. -

    Schiavo Ribelle n.9226.
    - Trace? -
    - Gallo. -

    Schiavo Ribelle n.9.227.
    - Trace?! -
    - Gallo. -

    Schiavo Ribelle n.9.228.
    - Trace?!?!?!?!? -
    - Gallo. -
    - FUCKING GAULS!!! - gridò Gannicus.
    - Ehi! - dissero in coro Crisso e l'altro Gallo.
    - Scusatemi!!!! - continuò frustrato il Celta. - Mi avevano detto che non c'erano più molti Galli, ma più che altro Germani; per adesso abbiamo trovato solo Galli, non riesco a credere che ci sia un solo ed unico Trace in TUTTO il Campo ribelle. -
    - L'uomo della tenda qui accanto è un Trace. - disse tranquillamente l'uomo interpellato.
    - Grazie e...Addio!!! -
    I due si diressero immediatamente alla tenda successiva.

    Schiavo Ribelle n.9.229.
    - Salute a te buon uomo. - Fu Crisso a parlare.
    - Anche a voi. -
    - Poche storie, sei un Trace o no? - replicò subito Gannicus.
    - Ehm...Trace. -
    - SIANO RINGRAZIATI GLI DEI!!! - gridò il Celta alzando le braccia al cielo.
    - Non badare a lui, è stanco, è tutta la mattina che cammina. -
    - Anche tu. -
    - Sono più resistente di te. -
    - Ma chiudi il becco! -
    - Ehm...desiderevate qualcosa? -
    - Sì! Allora, sei un Trace e noi abbiamo bisogno di sapere qualche nome della tua terra. -
    - Nome? -
    - Sì, nomi, nomi, nomi, i più semplici, i più usati, basta che siano della Tracia! - Gannicus ormai cominciava a risentire della stanchezza, e sì che l'idea di scoprire il vero nome di Spartacus era partita da lui, ma non credeva che fosse così difficile. - Allora, ne conosci? -
    - Ovvio, sono un Trace. -
    Senza chiedere il permesso Gannicus afferrò Crisso per le spalle, lo fece voltare e utilizzò la sua schiena come appoggio.
    - Ma che fai? - chiese Crisso.
    - Senti, non ho un tavolo per appoggiare il papiro e dubito che tu voglia metterti a novanta gradi per farmi da tavolo, ma almeno lasciami usare la tua schiena. - e così dicendo prese tutto il necessario per aggiornare la sua Lista - Vai! - concluse.
    - Vai dove? -
    - Dimmi i nomi Traci! -
    - Ah...bé, vediamo...Amadoco, Berisade, Bisalte, Carope, Cersoblepte, Cisseo, Cotys, Diomede, Dromicete, Eagro, Eumolpo, Hemo, Hebryzelmi... -
    Gannicus scriveva a velocità luce sulla spalla di Crisso, il grattare del calamus gli faceva il solletico ma il Gallo non disse una parola, in realtà stava perfino trattenendo il fiato.
    - Aspetta, aspetta... - s'interruppe il Celta. - Come si scrive questo? Cers...ople.. -
    - No, è Cersoblepte. -
    - Grazie....vai avanti! -
    - ...Licurgo, Lisimaco, Remetalce, Rescuporide, Reso, Seute, Sitalce, Strimone, Tegirio, Tereo, Teres.... - l'uomo si bloccò.
    - Bè? - chiese allarmato Gannicus.
    - Bé, cosa? Non me ne vengono altri in mente. -
    - Ah, d'accordo, va bene così! Ti ringrazio infinitivamente per il tuo aiuto. - disse Gannicus mettendo via il papiro e il calamus. - Crisso ce ne possiamo anche andare. -
    - Davvero? Oh, bene....allora ciao...chiunque tu sia. -
    I due ex-gladiatori se ne andarono tutti soddisfatti senza voltarsi indietro.

    - Dove stiamo andando precisamente? - chiese il Gallo quando notò che non erano diretti all'ennesima tenda.
    - Torniamo indietro, da Spartacus. -
    - Cosa vuoi fare? -
    - Facile, ci mettiamo davanti alla tenda e cominciamo a chiamarlo con questi nomi, quando sentirà il suo sicuramente verrà fuori. -
    Il Gallo non era certo che questo trucchetto avrebbe funzionato, ma il non dover più girovagare senza meta nel Campo ribelle gli fece capire che andava bene così, che finisse bene o male, che fossero riusciti o meno a scoprire il nome di Spartacus poco importava, lui voleva solo tornarsene nella SUA tenda, dalla SUA Naevia, e riuscire a massaggiarsi i piedi. Ma no, dopotutto un po' di curiosità ce l'aveva e tanto lavoro meritava una ricompensa!
    Arrivati davanti a pochi metri dalla tenda del Portatore di Pioggia, Gannicus tirò fuori nuovamente il suo prezioso papiro preparandosi a dire il primo nome della sua lista.
    - Amadoco! -
    - Che c'è? -
    I due uomini schizzarono così in alto che per poco non atterrarono per terra con il sedere.
    - Porca vacca! Ma che diavolo...?... -
    Gannicus e Crisso si voltarono e guardarono l'uomo che aveva parlato.
    - Che vuoi tu?!? - gli disse in malo modo Crisso.
    - Come sarebbe "cosa voglio?", mi avete chiamato. -
    Punto interrogativo gigante sulle teste dei due ex-gladiatori.
    - Oh! - illuminazione per Gannicus. - Ti chiami Amadoco? -
    - Esatto. -
    - Per la miseria, tre ore a cercare un Trace e poi scopriamo che ce n'era almeno uno vicinissimo alla tenda del capo. - ringhiò il Gallo.
    - Allora, che volete? -
    - Nulla, nulla, non era te che chiamavamo. -
    - Ah, bé, va bene, ma già che siete qui, ho una domanda da farvi. -
    - Parla. -
    - Io e i miei compari abbiamo trovato questa. - così dicendo Amadoco mostrò loro un oggetto.
    - Ma è una tromba! - disse Crisso.
    - Sì, esatto, alcuni uomini l'hanno fregata ad una pattuglia romana qualche giorno fa e ci stavamo chiedendo se era il caso di utilizzarla o no. Lo abbiamo chiesto in giro, molti hanno fatto spallucce, escluso uno...quello metteva un po' paura, ha detto che dobbiamo farlo ad ogni costo, così potremo dimostrare ai romani che, per avere questa, abbiamo fatto fuori diversi soldati. Lui odia proprio tanto i romani. -
    - Fammi indovinare. Antonino? - chiese Gannicus con gli occhi a fessura.
    - Vedo che lo conosci. -
    Sia Crisso che Gannicus girarono gli occhi verso il cielo, quell'uomo era una vera spina nel fianco.
    - Fate pure, usate quella cosa se ci riuscite. - si arrese il Gallo.
    - Non dovrebbe essere difficile, basta soffiare. - E così dicendo Amadoco si allontanò.
    - E se ci sono altri uomini della Tracia? - chiese Crisso.
    - Ma che sono tutti qui?!? - Gannicus guardò male il Gallo. - Chi se ne frega! - il Celta riprese il suo papiro.
    - Beri...Be...Beris...ma che c'è scritto qui? -
    - Ed io che ne so? Sei tu quello che scriveva. -
    - Ma qui è colpa tua. -
    - Perché dici che è colpa mia? Io mi sono perfino trattenuto dal respirare. -
    - Infatti, avevi il singhiozzo. Ecco perché ho scritto male! - protestò Gannicus. - Bé, non importa, credo di sapere cosa c'è scritto..quindi BERISADE!!!! - gridò.
    Nessuno gli fece schizzare nuovamente verso l'alto.
    - Bisalte, Carope, Cersoblepte, Cisseo, Cotys, Diomede, Dromicete, Eagro, Eumolpo, Hemo, Hebry...ma che cavolo di nome è? Hebryzelmi, Licurgo, Lisimaco, Remetalce, Rescu...Re...Rescuporide, Reso, Seute, Sitalce, Strimone, Tegirio, Tereo, Teres!!! -
    La tenda si smosse e Spartacus uscì immediatamente.
    - Ce l'abbiamo fatta!!! - gridò Gannicus iniziando a fare un balletto scemo sul posto.
    - Ah sì? E quale nome l'ha attirato? Gli hai detti tutti. - disse Crisso con la braccia che ciondolavano sui fianchi.
    - Si può sapere cosa sta succedendo? - cominciò Spartacus. - Ho sentito un gran rumore. Qualcuno stava urlando? -
    - Urlando? - chiese il Celta.
    - Fantastico, questo manco li ha sentiti i nomi. - Crisso voleva buttarsi dentro un pozzo.
    - Allora? - continuò Spartacus con un serio cipiglio.
    Gannicus, ormai al limite di sopportazione, si avvicinò all'amico, posò le sue forti braccia sulle spalle del Portatore di Pioggia, lo guardò intensamente negli occhi.
    - Spartacus. Tu sai quanto ti voglio bene. - iniziò il Celta.
    - Stai cercando di dirmi che non parteciperai alla missione di domani? -
    - Eh? No no, ci vengo, ci vengo. Volevo dirti un'altra cosa. -
    - Che non parteciperai alla riunione di stasera per definire, appunto, il piano sulla missione di domani? -
    - NO, Spartacus, ci vengo domani in missione, garantito. -
    - Bene. -
    - Spartacus, tu sai quanto ti sono amico... -
    - Arriva al dunque Celta. - sbuffò Crisso. Subito dopo si prese una pedata su uno stinco da parte di Gannicus.
    - ...non ho mai creduto nella tua causa, e forse potrei non crederci mai, sono passato dalla tua parte perché lo dovevo ad Enomao, ma dopo la sua morte ho continuato a seguirti perché lo ritenevo giusto. Giusto verso tutti coloro che sono maltrattati da Roma; giusto per tutti coloro che vengono strappati dai propri cari; giusto per tutti coloro che piangono la morte di un amico, di un fratello, di un'amata sposa... -
    Crisso continuava a muovere le dita come se volesse strizzare un limone, voleva solo dirgli "stringi".
    - ...dopo tutte queste belle parole... - proseguì il Celta. - ...mi dici come ti chiami? -
    Spartacus rimase leggermente spiazzato, il Celta aveva aperto il suo cuore, cosa molto rara, gli aveva detto il suo pensiero, aveva sentito gli occhi inumidirsi e il cuore gonfiarsi d'orgoglio e poi...era arrivata la richiesta più insolita che qualcuno non gli faceva da molto tempo.
    - Ogni volta che provavo a dire il mio nome, c'era sempre qualcuno che mi zittiva. - disse quasi con risentimento.
    - Ah, non ero io, questo è certo! - lo rassicurò Gannicus.
    - D'accordo, ti dirò il mio nome. - al che Crisso si avvicinò immediatamente ai due con orecchie ben dritte. - ...e non capisco perché TU... - continuò il Trace guardando il Gallo. - ...lo voglia sapere, a te lo stavo per dire e non te n'era fregato niente. -
    - Le cose cambiano. - sentenziò Crisso.
    - Se lo dici tu. Allora il mio vero nome è... -
    PEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!
    - ...soddisfatti? - chiese il Trace.
    I due ex-gladiatori strabuzzarono gli occhi, si voltarono verso quello strano rumore. Alcuni ribelli stavano soffiando dentro la tromba romana.
    - Amadoco che combini? - chiese Spartacus.
    - Provavamo la tromba, cosa te ne pare? -
    - Non voglio che portiate quelle trombe in missione. -
    - Ah no? -
    - Certo che no, uomini che possono fare la differenza hanno bisogno di spade, lance, scudi, cavalli se è possibile, non certo di trombe romane; non ci servono. -
    - Ma...Antonino dice... -
    - Oh, per gli Dei...ancora Antonino! - sbuffò l'uccisore dell'Ombra della Morte.
    - Già. -
    - Lascia perdere Antonino, tu vedi di liberarti di quelle trombe, d'accordo? -
    - Ai tuoi ordini. -
    Subito dopo Spartacus riportò l'attenzione su Crisso e Gannicus che erano rimasti in silenzio con gli occhi di fuori per tutto il tempo.
    - Bene, questa discussione è finita e vorrei tanto non doverci più tornare sopra, va bene? -
    I due uomini annuirono in contemporanea.
    - Crisso fammi un favore, puoi andare a parlare con Antonino e spiegargli che certe sue iniziative non vanno bene e che deve prima chiedere a me? -
    - Certo. Volevo già farlo, vuoi che lo gambizzi? -
    - Cosa?!? No! Se non ti ascolta mandalo da me, gli parlerò personalmente. -
    - Peccato, avrei preferito rompergli una rotula. -
    - Gannicus. - continuò Spartacus. - Non stavo scherzando prima, ci sarà davvero una riunione tra poco, puoi andare a chiamarmi Agron? Ho bisogno di lui prima di cominciare. -
    - Certo, ma non lo gambizzerò. -
    - Perché mai dovresti farlo?!? - chiese allarmato il Capo dei Ribelli.
    - Mah...così... - disse il Celta facendo spallucce.
    - Voi due, oggi, mi sembrate proprio strani. - e così dicendo Spartacus si allontanò da loro ritornando dentro la sua tenda.
    Crisso si avvicinò lento come una lumaca a Gannicus.
    - Ti prego, dimmi che hai capito il nome. - gli chiese con un tic nervoso sul labbro superiore.
    - Spiacente. Ho sentito solo la tromba. - affermò sconsolato il Celta. Entrambi sbuffarono sonoramente per la delusione appena ricevuta, avrebbero preferito prendersi un calcio in bocca piuttosto che rimanere con un pugno di mosche.
    - Che fai adesso? -
    - Vado da Antonino, gli farò una strigliata come poche, magari mi sfogo. E tu? -
    - Vado da Agron. Io non lo posso strigliare. Potrebbe strigliarmi lui solo per averci provato. -
    Crisso capì da quelle parole che il Celta ci era rimasto malissimo.
    - Allora ci vediamo stasera? -
    - Sì sì. -
    E così dicendo i due si separarono. Nessuno osò più tornare sull'argomento; a nessuno, questa volta, veramente, non fregava niente del vero nome del Trace. Lui era Spartacus, l'uomo che li aveva liberati, il resto era storia.

    NOTE DELL'AUTRICE
    Siete arrivati a leggere le mie note? BRAVI! Questo vi fa onore....oppure siete masochisti. Forse è il caso di farvi leggere qualche nota, perché magari certe cose vi hanno spiazzato (ma magari no.), quindi bando alle ciance:
    • L'onomastica latina prevedeva veramente che i nomi maschili tipici contenessero tre nomi propri (tria nomina) e che si applicava solamente agli uomini. Le donne, che venivano conosciute soltanto con il proprio nome gentilizio (nomen), ovviamente declinato al femminile, talvolta veniva seguito da un aggettivo, come nel - frequente - caso di omonimia tra donne appartenenti alla stessa gens (Maior e Minor se le donne erano soltanto due; Prima, Secunda, Tertia e via dicendo se erano più di due). Alcuni esempi: la famosa madre dei Gracchi fu Cornelia, questo non è affatto un nome proprio, anche se alla sensibilità moderna lo sembra, ma semplicemente un gentilizio, peraltro uno dei più famosi; le figlie di Marco Antonio erano conosciute come Antonia maggiore (nonna dell'Imperatore Nerone) e Antonia minore (madre dell'Imperatore Claudio); più di due figlie erano distinte dal numero ordinale: Cornelia Quinta era la quinta figlia di Cornelius.
    • I romani avevano tre modi diversi per scrivere: uno era su pergamena, ma il costo era elevato e quindi solo le persone ricche potevano permetterselo; la seconda opzione era il più semplice papiro importato dall'Egitto: ci si scriveva con un particolare inchiostro ottenuto con un panetto solido simile ai nostri acquarelli, doveva essere diluito con acqua per poter essere utilizzato; era nero o marrone molto scuro (da qui il nome atramentum) e composto da nero fumo, fuliggine ottenuta bruciando legna o altri combustibili come la pece. Per cancellare gli errori si usava una piccola spugna bagnata, chiamata spongia deletilis. La terza opzione era la più diffusa: le tabulae, tavolette di legno ricoperte di cera. Per scrivere si incideva la superficie della cera con un bastoncino di legno appuntito chiamato stilus. E per cancellare? Lo stilus all'altra estremità aveva una “gomma”: una spatolina con cui rispalmare la cera per coprire i solchi delle parole scritte per poterne così incidere di nuove. Quando la cera era troppo rovinata si stendeva un nuovo strato di cera, da qui viene l'espressione "fare tabula rasa", ovvero "cancellare tutto".
    • L'armata ribelle di Spartacus era formata da circa 120.000 schiavi fuggiaschi (compresi donne, bambini e vecchi) e gladiatori in totale, il numero effettivo dei combattenti non è noto, io ho preferito metterne circa 10.000, altrimenti Gannicus e Crisso non si sarebbero mai fermati.
    • Il personaggio di Antonino non è di mia invenzione e non si trova nella Serie, è in realtà un personaggio del film di Spartacus del 1960 di Stanley Kubrick con Kirk Douglas nella parte del grande condottiero trace, Antonino era interpretato da Tony Curtis. Il suo caratteraccio è dovuto al fatto che, nel Director's Cut del film, dove sono state aggiunte delle scene, si capisce velatamente (erano gli anni '60) che Marco Licinio Crasso voleva "fare la festa" allo schiavo, che di carattere era abbastanza tranquillo. Il romano Marco è chiaramente Marco Licinio Crasso, qui non era ancora stato mandato a sedare la rivolta; la schiavetta che sbava sul suo padrone è ovviamente Kore.


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    Messaggio Da thomas il Dom Feb 04, 2018 9:34 pm

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