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    LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

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    Frau Blucher
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Frau Blucher il Sab Set 12, 2015 3:00 pm

    DOKURORIDER ha scritto:
    Titolo Fan Fiction: Nella solitudine...nessuno può sentirti gridare...
    Nome/Nickname autore: DOKURORIDER
    Fandom: The Walking Dead
    Timeline: Dall'episodio in cui Rick, per strada, spara ad uno zombie fino all'episodio dove Rick, sempre per strada, spara ad un altro zombie
    Sommario: Bromance, drammatica (se ci credete)
    Spoiler: La può leggere chi ha visto il telefilm oltre la terza stagione
    Disclaimer: I personaggi della serie The Walking Dead non mi appartengono, l'autore se n'è impossessato a suo rischio e pericolo.
    Note: Oh, vedete di leggerlo!!!

    NELLA SOLITUDINE...NESSUNO PUO' SENTIRTI GRIDARE.....
    Era passato già un giorno da quando Rick e Daryl si erano preparati per andare a pattugliare i dintorni, i due dopo essersi armati avevano deciso ad un bivio di separarsi, le due strade avrebbero portato al solito luogo, una classica cittadina Americana abbandonata, ma era consigliabile cercare di sfoltire la solita massa di non morti che puntualmente sarebbero saltati fuori (anche se dire "saltare" è un pò esagerato) se e quando avessero deciso di  trasferirvisi. Il Gruppo, guidato da Carol, era rimasto indietro ad attendere notizie ed adesso Rick non rimpiangeva di essere partito da solo, all'arrivo nella piazza, tanto per cambiare, era uscito un gruppo di Zombie e pensava che almeno se fosse stato sopraffatto sarebbe morto (ma anche questa è una parola esagerata) solo lui, era stato quasi circondato quando si rese conto che finalmente, senza obblighi morali, obblighi da Leader, preoccupazioni per i due figli lasciati indietro, rimpianti per la moglie morta già da un pezzo e senza dover badare a tutto quello che combinava il "suo" gruppo poteva finalmente sfogare tutta la sua rabbia repressa.
    Rick prese di mira un gruppo di tre Zombie, li guardò con fare di sfida e cominciò a gridargli contro "UN, DOS, TRES, Un pasito palante Maria", gli zombie, dalle orbite vuote, sembrarono guardare Rick e con fare gutturale risposero in coro "UN, DOS, TRES, Un pasito patras!", l'ex sceriffo comiciò a muovere il bacino in modo sensuale e mentre danzava pugnalava chi gli si parava davanti e mentre cantava pensava a sua  moglie "Ella es, una Mujer especial, como caida de otro planeta, Ella es un laberinto carnal, que te atrapa y no te enteras", i non morti non capivano tale comportamento ma con fare pendulante e con fame di cervelli cercavano disperatamente di acchiapparlo mugugnando "Asi es Maria, blanca como el dia, pero es veneno si te quieres enamorar!", a questo punto fù Rick a stupirsi, gli Zombie sapevano chi era sua moglie e chiedendosi quando 'sti bastardi l'avessero conosciuta così bene, fece una giravolta con salto mortale e pugnalò altri due non morti esclamando "Asi es Maria, tan caliente y fria, que si te la bebes de seguro te va a matar", i non morti continuavano a cadere sotto i colpi dell'inferocito Grimes ma cercavano sempre di replicare "UN, DOS, TRES, Un pasito palante Maria", la danza mortale sarebbe continuata per un bel po'.
    Daryl aveva preso bene l'idea di Rick di dividersi, era sempre bene assicurarsi che le strade fossero sgombre da esseri non propriamente benvenuti, aveva la sua moto, la balestra con abbastanza frecce ed era sicuro di poter fronteggiare uno o due di quei gruppetti di mostri, in più non disdegnava stare in disparte, era un "animale" solitario e l'aver perso il suo unico fratello non l'aveva certo reso più felice, la cittadina rurale che stavano cercando sembrava fosse il posto giusto per il "Gruppo", abbastanza grande per tutti ma non troppo difficile da fortificare, aveva il piccolo difetto di aver due strade maestre e per questo lui e Rick avevano deciso di controllarle separati, ci fossero stati non viventi se ne sarebberò occupati loro, erano bravi in questo.
    All'improvviso, da un dietro una foresta, Daryl si accorse che erano arrivati i "non benvenuti", stranamente, la sua rabbia si era fatta grande quando vide i vestiti degli Zombie, uno era vestito da poliziotto, uno da Indiano, uno da marinaio, uno da vigile...tutto questo gli ricordava la sua grande passione che se ne era andata per sempre e, alzando la balestra in aria con fare di sfida urlo' "Young man, there's no need to feel down, I said, Yong man pick yourself of the ground!", gli Zombie continuarono ad avanzare ma risposero al suo richiamo "I said Young man, 'Cause your in a new town", Daryl questo lo sapeva ma se ne sbatteva e cominciò a sparare frecce all'Indiano sibilando "There's no need to be unhappy!" e l'essere cadde a terra infilzato mentre il poliziotto si avvicinava e con fare pseudo rassicurante diceva "Young man, there's a place you can go..i said Young man when you're short on your dough!", al che Daryl si infuriò ancora di più e pensò "ma se non mi fate passare come faccio ad arrivarci in questa stramaledetta città!" e sparò altre frecce al marinaio che rotolò su se stesso gridando "You can stay there and i'll sure you will find, many ways to have a good time!", "maledetto, mi prendi per il culo!..fatemi passare!" continuava a pensare Daryl mentre il vigile gli si avvinghiava addosso cantando "It's fun to stay at the Y.M.C.A., it's fun to stay at the Y.M.C.A.!", Daryl non ne poteva più, aveva attraversato mari e monti per arrivare alla Y.M.C.A. ma non c'era stato modo di arrivarci, men che meno ora che era infestata dagli Zombie ed allora con tutta la forza possibile si divincolò, salì in moto e sgommando partì verso la città urlando al cielo "It's fun to stay at the Y.M.C.A.!", una lacrima gli rigava la guancia.
    Mentre si avvicinava alla piazza della città,  Daryl vide Rick che faceva uno strano balletto con gli Zombie, lui sculettava e loro gli gridavano contro "Un pasito palante!", cercando di non apparire più strano di lui mentre gridava "it's fun to stay at the Y.M.C.A!" si zittì subito.... troppo tardi, Rick si accorse di lui, sparò tre proiettili ad altrettanti Zombie e si diresse verso Daryl, i due si guardarono negli occhi mentre la polvere si posava a terra, tutti gli Zombie erano stati mandati al Creatore e adesso fra i due uomini non restava più nessuno, il primo a parlare fù Daryl "non penso che questo sia il posto giusto per stabilirsi..", di rimando Rick "Hai ragione, è un po' troppo 'affollato', torniamo indietro", si avviarono verso la strada prima intrapresa da Rick e dopo una lunga mezz'ora di silenzio i due all'unisono dissero "SENTI, FACCIAMO FINTA CHE NON SIA SUCCESSO NIENTE, TU NON HAI VISTO, NE SENTITO NIENTE!".. erano d'accordo, due uomini, sostanzialmente soli, che avevano vissuto diverse tragedie, non c'era bisogno di far sapere di questa anche a Carol, Carl e compagnia bella, si strinserò la mano e annuendo con la testa, continuarono il loro viaggio di ritorno.....canticchiando insieme a bassa voce "Somewhere...over the Rainbow....".



    risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata risata
    Dimenticavo:
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da thomas il Sab Set 12, 2015 3:02 pm

    mentre leggevo immaginavo le scene dei balletti risata risata risata risata risata risata risata


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Dom Set 13, 2015 8:28 am

    - Titolo Fan Fiction: Un bel Bocconcino
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom : Supernatural
    - Timeline : tra la settima e l'ottava stagione
    - Sommario : Comica/commedia
    - Spoiler: Se avete visto la serie fino all'ottava stagione non c'è nessun tipo di spoiler
    - Disclaimer: i personaggi delle serie di Supernatural non mi appartengono, l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Una giornata tipo di Dean in Purgatorio.



    UN BEL BOCCONCINO
    Se il buongiorno si vede dal mattino, quella sarebbe stata davvero una pessima giornata.
    Dean si svegliò di buon'ora, o almeno credeva, il cielo era chiaro e quindi tutto faceva pensare che fosse giorno. Avrebbe tanto voluto svegliarsi in un letto, perfino in quelli dei motel dove lui e Sam avevano passato probabilmente metà della loro vita, invece no, lui era in quel posto, un luogo dimenticato da Dio...letteralmente! Dean si trovava in Purgatorio, un posto dove Dio aveva rinchiuso i Leviatani, degli esseri che avevano la brutta abitudine di uccidere i suoi amati angeli, e dato che non tutte le ciambelle riescono col buco, il Signore aveva ben pensato di tenere questi cuccioli mal cresciuti in un luogo dove gli esseri umani e gli angeli non c'erano; fino ad ora!
    Eh già, lui, Dean Winchester, aveva ucciso il capo assoluto dei leviatani, ma si era ritrovato in quel postaccio, e non contento di questo, anche il suo amico Cass era svanito nel nulla lasciandolo solo in un luogo altamente ostile.
    Quel luogo non solo pullulava di leviatani, ma era anche il posto dove finivano delle anime particolari, non quelle degli umani, bensì quelle dei vari mostri che infestavano la terra: vampiri, licantropi, ghoul, shtriga e chi più ne ha più ne metta. E quando ti ritrovi in un luogo così puoi solo fare una cosa, scappare!!!
    Dean si guardò intorno stiracchiandosi, non si poteva permettere di abbassare la guardia anche se Benny era stato sveglio la notte a vegliare sul suo sonno. Era incredibile, era amico di un vampiro, non se lo sarebbe mai immaginato, lui uccideva i vampiri, adesso ci faceva comunella, ma era necessario; Benny era l'unico a sapere dove si trovava l'uscita che permetteva ad un essere umano di tornare sulla terra, Benny voleva mostrargliela ma ad una condizione, doveva portarlo con se. Se all'inizio fu un'alleanza forzata, col tempo era diventata un'amicizia solida.
    Benny era molto paziente con lui, sapeva dove andare, anche se Dean non capiva come; in Purgatorio non c'era il sole, c'era luce ma niente sole, e la notte non c'era luna o stelle che potessero indicare, con la loro posizione, dove fossero i vari punti cardinali, in qualche modo Benny invece lo sapeva, c'era stato un MA nella loro alleanza, non aveva portato Dean all'uscita per una semplice richiesta di quest'ultimo: ritrovare Castiel! Senza Cass non se ne faceva nulla, non sarebbe uscito da lì, anche se l'idea che Sam fosse solo sulla terra gli attanagliasse il cuore di continuo.
    Dean era costretto a contare i giorni per capire lo scorrere del tempo, ma non sapeva se era il modo giusto, dopotutto aveva passato quaranta lunghissimi anni all'Inferno, ma quando era tornato erano passati solo quattro mesi, come faceva a sapere quanto tempo fosse passato? Forse Sam era già diventato un anziano signore, ammesso che fosse sopravvissuto quando lui era stato risucchiato...
    - Dormito bene Fratello? - fu la voce di Benny a destarlo completamente, "fratello" pensò, chissà dov'era il suo in quel momento?
    - Sì, come no! Ho la schiena che urla di dolore, la prossima volta cerchiamo delle radici di albero meno nodose... - si lamentò
    - Come se in questo posto ce ne fossero! -
    Benny e Dean si misero in marcia come tutte le mattine, avrebbero chiaccherato del più e del meno se, puntuale come un orologio, non fossero stati attaccati da qualche mostro malintenzionato, e quella mattina non era diversa dalle altre, ma non avevano fatto nemmeno due passi che si ritrovarono davanti una cosa che non avevano mai visto!
    Davanti a loro c'era una donna. Ma non era certa come una ragazza normale: i suoi capelli erano verdi, di un verde acceso come uno smeraldo, in quella terra così opaca dove i colori sembravano smorti, lei brillava come una pietra preziosa; la sua pelle era bianca, non pallida, proprio bianca; indossava un vestito lungo e leggero di un verde pallido, il vestito era quasi trasparente, si riusciva quasi a vedere tutto il suo corpo, che era davvero sinuoso ed invitante per ogni maschio che avesse voluto una piacevole compagnia femminile.
    - Dean Winchester! - esclamò la donna
    Ahi, conosceva il suo nome, brutto presentimento
    - Conosci questa donna? - gli chiese Benny con un sopracciglio alzato
    - Stai scherzando? L'hai vista? Come posso conoscere una simile creatura? -
    - Forse sulla terra aveva forma umana... -
    Dean lo guardò con un enorme punto interrogativo sulla faccia
    - Certi mostri quando tornano quì, riprendono la loro vera forma - spiegò Benny - mentre altri preferiscono rimanere con la forma che avevano sulla terra -
    - Buono a sapersi, questa allora ha ripreso la sua vera forma, ed io non saprei proprio dirti chi sia e soprattutto COSA sia -
    - Prova un po' a pensare a quanti mostri hai ucciso nella tua carriera di cacciatore! -
    - La mia LUNGA carriera da cacciatore vorrai dire, e secondo te mi ricordo di ogni mostro che ho incontrato? -
    - Magari la forma.... -
    - HEY! - gridò la donna - io sono quì e voi mi state volontariamente ignorando! -
    I due si guadarono e poi guardarono lei
    - Scusa ma...davvero...non so chi sei! - si scusò Dean
    - Non posso crederci, non mi riconosci, come puoi avermi dimenticata? - si lamentò la donna
    La sua voce era così cristallina da far venire i brividi
    - Ma che ci sei andato a letto? - chiese Benny
    - Io non ho fatto sesso con questo quì stupido vampiro! - gridò di nuovo la donna - come puoi stare vicino ad un cacciatore? Capisco che sia un bel bocconcino, ma vedervi insieme fa quasi senso! -
    "Bocconcino?" pensò Dean...questa affermazione fece voltare il suo viso verso Benny molto lentamente, era questo il vero interesse di Benny? Erano questi i suoi gusti?!?
    - Sì, hai ragione, è davvero un bel bocconcino, ma non il tuo sorella! -
    "...e nemmeno il tuo Benny!" pensò sdegnoso Dean!
    - Lascialo a me e ti lascerò andare via senza farti male -
    - No, lui è mio e me lo tengo! -
    - Appartiene a me di diritto -
    - E questo chi lo dice sorella? -
    - Lo dico io! -
    - Lui rimane con me!!! -
    - HEY! - gridò stavolta Dean - avete notato che sono quì!! - disse sbracciandosi - Con tutto il dovuto rispetto ma tu non sei proprio il mio tipo...e nemmeno tu Benny! -
    Benny stava per replicare quando la donna mandò un urlo che fece tremare i denti a tutti
    - QUEL CACCIATORE MI HA UCCISA! -
    Ah, ecco cos'era, la solita storia, ma la donna cominciò a cambiare leggermente aspetto, la sua bocca, che era veramente bella e carnosa, divenne una specie di caverna piena di denti affilati e da quel buco oscuro uscì fuori un urlo che sembrava quasi un fischio; era così potente che gli alberi si creparono uno dietro l'altro, il terriccio vibrava come se stesse arrivando un piccolo terremoto e ai due uomini per poco non sanguinarono le orecchie
    - Io sono una Banshee e tu, Dean Winchester, mi hai uccisa!!! -
    Bingo!!! I tappi delle orecchie sarebbero stati utili
    - Hai davvero ucciso una creatura così....bella? - domandò Benny
    - Oh, bé, sulla terra mangiava esseri umani,  e forse avrebbe mangiato anche me! E' stato molto tempo fa, a quei tempi ho conosciuto Lisa... -
    - Lisa? E com'era? -
    - Oh, una donna fantastica! Sono riuscito a convivere con lei per più di un anno -
    - E per te questo è davvero eccezionale -
    - Con il lavoro che faccio è assolutamente eccezionale, è difficile che un cacciatore metta su famiglia -
    - HEY! - gridò la donna - ma anch'io sto quì!!! - come a dire "mi state ignorando di nuovo?!?", Dean e Benny si guardarono sghignazzando.
    La donna alzò le braccia e il suo vestito sembrò prendere vita, gonfiandosi come se un turbine di vento lo stesso sollevando diventando incredibilmente grande e aperto
    - Porca vacca, ma sotto è proprio nuda come mamma l'ha fatta! - disse Dean strabuzzando gli occhi
    - Quello non è un vestito, sono delle ali!!! -
    La banshee fece un balzo e spiccò il volo, Dean e Benny si voltarono e partirono a razzo come se avessero il fuoco ai piedi!
    - Rimaniamo dentro il bosco, i rami le impediranno di avvicinarsi! - gridò senza fiato Benny
    Ed in effetti funzionava, la banshee sorvolava il bosco al loro inseguimento, i due correvano così veloci e così all'unisono che sembrava di sentire la colonna sonora di Momenti di Gloria
    - Non possiamo correre all'infinito! - sbottò Dean
    - Idee? -
    - Usciamo dal bosco e affrontiamola -
    E così fecero, arrivarono alla fine del bosco, Dean si voltò e tirò fuori il suo coltellaccio, la banshee li vedi e andò in picchiata su di loro, Dean fece un giro su se stesso con il coltello, il corpo della banshee crollò a terra mentre la sua testa volò via!
    - HOME RUN!!!! - gridò Dean - e con questa ho ucciso due banshee! - sempre più felice - Ok, una sola visto che era sempre la stessa! - aggiunse facendo spallucce e cominciando a fare qualche passo di Moonwalker
    - Stavolta siamo stati fortunati - disse Benny asciugandosi il sudore dalla fronte
    - Io e te dobbiamo parlare Benny - lo squadrò Dean
    - Non ora...avverto l'avvicinarsi di un nemico... -
    - Adesso?!? Come mai la banshee non l'hai avvertita prima? Ma i vampiri hanno un super udito, lo so perché per poco tempo ho rischiato di diventare vampiro pure io! -
    - E com'è che non lo sei? -
    - Ho preso la cura! -
    - CURA?!?!? - a Benny cadde la mascella - Esiste una cura? Allora potrò tornare umano, di nuovo umano!!! - gridò cominciando a ridere come un folle
    - Solo se non hai bevuto un sorso di sangue in tutta la tua vita vampiresca - gli disse Dean tetro alle spalle
    - .........ok, passo! Ci possiamo preoccupare di quello che si avvicina? -
    - E cosa sarebbe? -
    - Qualcosa che vola....qualcosa con grosse ali....qualcosa con lunghe zanne e artigli.... -
    - Un'altra banshee? -
    - DRAGOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!! - urlò Benny con quanto fiato aveva in gola
    I due cominciarono di nuovo a correre all'unisono come se fossero inseguiti da un mostro....ed era così!! Un gigantesco drago stava sorvolando la zona quando aveva udito il gridolino della banshee e, sicuro di trovare qualcosa da sgranocchiare, era andato nella stessa direzione
    - Sta diventando una cosa patetica - sfiatò Dean - non mi sto mica allenando per partecipare alla Maratona di New York per la miseria! -
    Il drago che li inseguiva era gigantesco, aveva un'apertura alare impressionante, questo era uno di quei mostri che aveva ripreso le sue vere sembianze una volta tornato in Purgatorio.
    Si ritrovarono davanti il più immenso albero secco che avessero mai visto, così decisero di nascondersi dietro il suo tronco e sperare che il drago passasse oltre. La cosa funzionò, il drago fece un paio di giri e virò verso un'altra direzione
    - Ma perché fanno così? E' gigantesco e noi siamo minuscoli... - piagnucolò Dean
    - Forse è arrabbiato con te, hai ucciso sua madre! -
    A quell'affermazione la pazienza di Dean andò a farsi friggere
    - Eh no, adesso basta! Sono stanco di sentirmi attribuire la morte di tutti i mostri che incontriamo! E' vero, lo ammetto, ne ho uccisi davvero tanti di questi bastardi, ma nella mia vita ho visto solo due draghi ed erano entrambi maschi! L'unico dei due che è morto poi lo ha ucciso Sam!!!! Io non ho ucciso Mamma Drago! -
    Benny lo guardò con gli occhi ridotti a due fessure
    - Non sua madre - gli disse alzando un indice - LA madre!!!!! -
    Silenzio di tomba.........
    - Ah....vuoi dire....la...Madre...di ogni cosa? Quella madre? -
    Benny fece segno di sì
    Silenzio di tomba..........
    - .......eh sì, quella l'ho uccisa io - fece Dean imbarazzato
    - E come avresti fatto? -
    - Cenere di Fenice -
    Silenzio di tomba...........
    - Te lo devo proprio dire Winchester, con te non ci si annoia....e il drago sta tornando! -
    Il drago aveva virato nuovamente, un altro giro avrebbe dato più risultati.
    - Grande! E adesso che si fa? - chiese Dean con leggero Tic nervoso al sopracciglio
    Benny si guardò intorno e notò i rovi che si estendevano oltre il gigantesco albero
    - Andiamo lì! -
    Afferrò Dean per un braccio e si diresse verso le piante piene di spine; si piegarono fino a stendersi e Benny si schiacciò su Dean
    - Ma! Che! Diavolo! Stai! Facendo?!? - scandì Dean furente
    - Shhh...zitto! Non ci ha ancora visti, non fare rumore! -
    - Mi stai addosso! -
    - Serve per coprire il tuo odore, in questo modo, se annusasse l'aria, sentirebbe solo me -
    Il drago atterrò così pesantemente da far alzare un polverone pazzesco, ma Dean e Benny rimasero in silenzio. L'enorme muso del bestione si avvicinò pericolosamente a loro, le sue narici annusavano l'aria emanando un calore incredibile; era a pochi centimetri dal viso di Dean steso per terra, il cacciatore abbassò ancora di più il suo volto e pensò a Sam, non l'avrebbe rivisto mai più, sarebbe stato addentato, masticato, ingurgitato, digerito e defecato da un dannatissimo drago, che fine ingloriosa per uno come lui. Ma all'improvviso si sentì in lontananza un altro ruggito, il richiamo di un altro drago, il bestione davanti a Dean rizzò la testa, si voltò e riprese il suo volo, rischiando di soffocare quei due poveri dannati dalla polvere alzata del decollo del drago.
    Dean emise un sospiro di sollievo, ma si rese subito conto che Benny lo annusava sul collo
    - ARGH! - gridò Dean
    I due si alzarono entrambi nello stesso momento e Dean si scuoteva come se avesse addosso tonnellate di slime appiccicoso
    - Ma sei impazzito?!? -
    - Ho impedito a un drago di mangiarti, perché reagisci così? - gli chiese Benny con aria innocente
    - E' da prima che volevo chiedertelo, quella conversazione che hai avuto con la banshee mi ha sconvolto! Te lo devo dire Benny, a me piacciono le donne, non hai speranze di farmi cambiare idea, quindi non andare in giro a dire che "sono tuo"... - disse Dean con le dita che facevano il segno delle virgolette - ...posso capire che in questo posto tu possa sentirti solo, per Giove mi sento solo anch'io, ma non significa che mi metterò in testa di farti la corte solo per avere delle attenzioni -
    - ...mi sono perso, di che parli? -
    - Del "bel bocconcino"! -
    Benny lo guardò ridacchiando
    - Ma tu sei un bel bocconcino! Hai un sangue bello corposo, un cervello gustoso, un cuore forte che pompa che è una meraviglia, midollo osseo da succhiare come un lecca lecca....Dean Winchester tu sei una bistecca gustosa che cammina in un mondo pieno di mostri che adorano la carne umana -
    Silenzio di tomba..........
    - Ok, e adesso che si fa? - chiese Dean rosso in faccia
    - Andiamo dove dobbiamo andare, da quella parte - indicò Benny con il suo indice
    - Cass stiamo arrivando! -
    Benny non disse niente e guardò il cielo senza aggiungere altro
    - Cass è da quella parte, vero? - lo guardò torvo Dean
    - No, è dalla parte opposta -
    Silenzio di tomba..........
    - Ehm...volevo dirti che avverto un altro essere volante che si dirige verso di noi... -
    - Banshee? Drago? -
    - No, forse solo un'arpia.... -
    - Non importa che tu sia cacciatore o vampiro - disse Dean solennemente - comincia a correre! -
    I due partirono a razzo, ma dalla parte giusta, la priorità era Cass e se Benny ci avesse provato, Dean lo avrebbe potuto benissimo uccidere dopo.


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    Messaggio Da annika il Dom Set 13, 2015 10:07 am

    Brava Apuma  applauso applauso applauso


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da mory il Dom Set 13, 2015 11:57 am

    risata risata risata risata risata
    bello apuma.....
    mi è piaciuto tanto....
    troppo carini.....


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Mar Dic 08, 2015 3:19 pm

    - Titolo Fan Fiction: Necessità
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom: Spartacus Sangue e Sabbia
    - Timeline: Prima Stagione, la storia si svolge subito dopo la 1x08
    - Sommario: Comico
    - Spoiler: Se avete visto la prima stagione fino alla 1x08 non avrete spoiler a rovinarvi la lettura, altrimenti astenetevi!
    - Disclaimer: i personaggi delle serie Spartacus Sangue e Sabbia non mi appartengono (ma mi sarebbe davvero piaciuto un mondo), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: continuano le avventure dei fratelli Germani Agron & Duro, che capiscono che ci sono delle necessità essenziali nella loro nuova vita di gladiatori
    Personaggi: Agron, Duro, Ashur...




    Necessità
    Il giorno volgeva al termine sul Ludus di Batiato, ogni gladiatore era stanco e affamato ma di lì a poco avrebbero cenato e riposato.
    Agron e suo fratello Duro, dopo il pasto, furono raggiunti da uno dei gladiatori, ovvero Ashur il Siriano. Dato che i due Germani avevano superato la prova finale ed erano diventati a tutti gli effetti dei gladiatori era compito di Ashur chiarire certe cose abbastanza importanti.
    - Quello che sto per dirvi è di vitale importanza per il vostro futuro! - Esordì il Siriano! - Dovete sapere che essendo gladiatori, avete adesso la possibilità di guadagnare del denaro che... -
    - Frena frena frena - lo bloccò il maggiore dei Germani - Guadagnare? Cioè noi combattiamo nell'arena e veniamo pagati? -
    - Esattamente! - gli rispose Ashur con il più largo sorriso che potesse mostrare - Non siamo mica schiavi comuni, nell'arena siamo come Dei, se riusciamo a conquistarci il favore del pubblico! -
    I due Germani erano tutt'orecchi!
    - Dato che siete nuovi, i vostri primi incontri verranno disputati la mattina, il momento peggiore, il pubblico non è il massimo e nemmeno la paga, se tornerete vivi avrete qualcosa ma decisamente qualcosa di poco. Se volete guadagnare molto denaro dovrete fare più incontri possibili, più incontri più fama, più fama più incontri in serata, più incontri in serata più denaro! E con molto denaro ovviamente potrete ottenere molte cose. -
    - Da come lo dici sembra una passeggiata: "se vincerete", "se farete incontri in serata", "se sopravviverete"....a me sembra che ci siano molti SE... - disse Agron guardando il Siriano con gli occhi a fessura
    - Non ho mai detto che la cosa sia facile -
    - Cosa ci fanno dei gladiatori con il denaro guadagnato? - chiese Duro, che era sempre curioso e desideroso di arrivare al punto
    - Bé, diverse cose del tipo: agevolazioni, più cibo....DONNE! - sogghignò Ashur
    - Donne? - ripeté allegro Duro
    - Nient'altro? - chiese Agron
    - Ma non hai sentito? Donne!!! - continuò Duro
    - Non sono sordo Duro; nient'altro? - continuò Agron
    - Donne, Agron! Donne!!!! - ripeteva Duro
    - Le puoi avere come ti pare: alte, basse, more, bionde, rosse, con gli occhi blu, verdi, marroni, con la carnagione chiara o con la pelle olivastra.... - Ashur sembrava un mercante che mostra la merce a dei possibili clienti
    - ....nient'altro? - ripeté Agron
    - Donne! - sembrava che Duro non avesse in testa altro
    - ...bé, se combatterete abbastanza potrete comprarvi anche la libertà! - terminò Ashur
    - Ah...questo sembrava quasi che te ne fossi dimenticato di dircelo! - lo squadrò Agron
    - Donne, donne, donne, donne, donne!!! -
    - No Duro! Niente donne!!! La cosa che ci preme di più è riavere la libertà che ci hanno strappato! Lottiamo, guadagniamo soldi e ci ricompriamo la libertà! -
    - ....niente donne? - chiese timidamente Duro
    - Dobbiamo risparmiare! -
    Il volto del giovane Duro divenne triste come se avesse appena perso un familiare a cui teneva particolarmente
    - ...ma....donne.... - ripeteva
    Agron alzò gli occhi al cielo, far capire al fratello che la loro prima priorità era la libertà sarebbe stata dura!
    - Non è per impicciarmi... - iniziò Ashur
    - Non farlo Siriano.... - lo guardò ancora più male Agron
    - Ma sai, se le donne non t'interessano, puoi avere anche dei ragazzi -
    Duro guardò sott'occhi il fratello sperando in una sua reazione, magari avrebbe cambiato idea, e lui avrebbe avuto le donne
    - Ragazzi? - chiese Agron
    - Certo! Di ogni tipo: alti, bassi, mori, biondi, rossi, con gli occhi blu, verdi, marroni, con la carnagione chiara o con la pelle olivastra.... -
    - No, grazie, ma no grazie! - terminò Agron
    - Ma Agron....le donne!!!! - si lamentò Duro
    - Le avrai quando sarai di nuovo un uomo libero, e con questo ho chiuso! - sentenziò il maggiore dei fratelli
    - Come desideri - disse Ashur - ma se cambiate idea potete rivolgervi ad Ashur - sorrise nuovamente il Siriano
    L'arrivo di una guardia terminò la conversazione tra i tre, era ora che ognuno andasse nella propria cella
    - Accidenti Agron, ma almeno una donna ogni tanto non c'è niente di male! - continuava a lamentarsi Duro
    - Dobbiamo comprarci la libertà, è una delle nostre priorità, il resto non conta! E una cosa è certa, non ho voglia di aver a che fare con quell'Ashur, non mi fiderò mai di un Siriano! -
    Andarono nella loro cella, ma Duro, troppo preso dalle parole di Ashur e di suo fratello Agron, era sicuro di aver dimenticato qualcosa.
    La notte non era fredda, si stava bene, i rumori della casa si stavano affievolendo, dimostrando che molti erano già a letto a dormire. Duro non dormiva, si rigirava da una parte e dall'altra, senza trovare pace, si volto verso il fratello che dormiva accanto a lui
    - ....Agron... - disse sottovoce
    Gli occhi del Germano si aprirono immediatamente, fissando il fratello
    - Sei un uomo, puoi resistere, pensa a qualcosa di piacevole che ti concili il sonno, d'accordo? - così dicendo si rimise a dormire
    Era ormai notte fonda, la casa era nell'assoluto silenzio, perfino le guardie che facevano il turno di notte sonnecchiavano, i servi e i padroni dormivano sonni tranquilli, il russare dei gladiatori si sentivano in tutte le celle, ma qualcuno non dormiva. Duro aveva gli occhi sbarrati, stringeva i pugni e digrignava i denti, si girò verso il fratello un'altra volta
    - ....Agron.... - disse con un filo di voce
    Anche questa volta Agron aprì gli occhi, anche al buio Duro riusciva a vederne il verde, erano aperti e attenti
    - Stai calmo! Rilassati....pensa alla nostra terra, pensa ai prati, alle montagne, all'odore dell'erba al mattino... -
    - L'unica cosa che mi viene in mente è un fiume in piena! - piagnucolò Duro
    - Pensa alle rocce, pensa ad una valanga di terra, o magari pensa a quell'orso che per poco non ti mangiava quando avevi otto anni....pensa a cose asciutte!!! - così dicendo ricominciò a dormire
    Il mattino ha l'oro in bocca, e a Duro quel mattino tanto atteso fu la cosa più meravigliosa che gli Dei potevano aver creato! I gladiatori ormai erano tutti alzati, le guardie erano pronte ad aprire le grate in modo che gli atleti potessero andare ad allenarsi, Duro davanti alla grata saltellava come se un insetto lo avesse punto
    - Apri, apri, apri, apri, apri, apri!!! - diceva, senza riprendere fiato
    I suoi compagni lo guardavano come se fosse pazzo, non avevano mai pensato che Duro amasse così tanto essere un gladiatore, che forse era il suo più grande desiderio, il Doctore sarebbe stato orgoglioso di lui, la guardia invece lo guardò male ma aprì comunque la porta; Duro corse via come se avesse alle calcagna Cerbero in carne e ossa pronto a divorarlo, arrivò al limite del dirupo del campo d'addestramento, si tolse il subligaculum e, finalmente, svuotò la vescica!!!! Il più grande sospiro di sollievo raggiunse le orecchie di tutti i gladiatori che avevano capito che non era essere gladiatore il suo più grande desiderio!
    Agron si avvicinò alla guardia - Certo che per voi noi possiamo anche morire! - notando lo sguardo stranito della guardia aggiunse - Ah già, per voi possiamo davvero morire! -
    Si avvicinò al dirupo anche lui, si spogliò e come il fratello diede sfogo alle sue necessità
    - A forza di parlare di donne ti sei dimenticato di urinare nella latrina comune ieri sera - fece notare Agron al fratellino
    - Non dalla ricchezza nasce la virtù, ma che dalla virtù deriva, piuttosto, ogni ricchezza e ogni bene, per l’individuo come per gli stati. - disse Duro con aria beata
    "Ecco, lo sapevo, ce lo siamo perso! Non potrebbero mettere delle latrine in ogni cella?" pensò Agron con aria quasi afflitta
    Terminato di fare pipì, il maggiore dei Germani si rivestì pronto ad andare ad allenarsi insieme agli altri....Duro continuava a urinare senza tregua, facendo strabuzzare gli occhi a tutti gli atleti lì presenti, compreso Spartacus e l'odioso gallo Crisso!
    Agron si voltò verso il fratello e gli disse - Ma che vuoi inondare tutta Capua? Altro che Portatore di Pioggia, ti chiameranno Il Fiume di Piscio! -
    Duro finalmente sgocciolò, soddisfatto come non mai, si voltò e gridò
    - FINITO!!!!! - le braccia alzate, il viso rosso e soddisfatto, la brezza nei capelli
    - Duro hai il pisello al vento..... -
    - Ops! -

    NOTA DELL'AUTRICE
    La frase detta da Duro in piena estasi perché si è finalmente svuotato appartiene e Platone....e che mi possa perdonare!!!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da thomas il Mar Dic 08, 2015 4:42 pm

    applauso applauso applauso applauso applauso applauso applauso


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da thomas il Mar Dic 08, 2015 4:48 pm

    Gli amici fedeli

    Il cavallo di un giovane paggio era così pasciuto e ben curato che persino alla volpe venne voglia d’avere quel giovane come per padrone, per essere trattata altrettanto bene.
    Chiese di potersi mettere al suo servizio, fu accettata e in effetti fu talmente trattata bene che il suo esempio fu seguito dall’orso, dal lupo e via via da tutti gli altri animali del bosco.
    Un giorno i nuovi amici del paggio si preoccuparono di cercare una moglie per il loro padrone e scelsero la figlia del re.
    Fecero in modo che la principessa incontrasse il paggio e se ne innamorasse; ma il re non approvò la scelta della figlia e la rinchiuse in una torre.
    I servi del paggio pensarono a come liberarla. Il gatto si fece seguire fin sul terrazzo della fanciulla, che l’aquila rapì fulmineamente. Il re, per vendicarsi, dichiarò guerra agli animali, i quali però chiamarono a raccolta tutti i loro simili e misero insieme un esercito così numeroso, che il re preferì arrendersi.
    Perdonò il paggio e gli concesse la mano della figlia; da allora i due vivono felici, circondati da tutti i loro amici.


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Gio Dic 10, 2015 11:10 am

    thomas ha scritto:Gli amici fedeli

    Il cavallo di un giovane paggio era così pasciuto e ben curato che persino alla volpe venne voglia d’avere quel giovane come per padrone, per essere trattata altrettanto bene.
    Chiese di potersi mettere al suo servizio, fu accettata e in effetti fu talmente trattata bene che il suo esempio fu seguito dall’orso, dal lupo e via via da tutti gli altri animali del bosco.
    Un giorno i nuovi amici del paggio si preoccuparono di cercare una moglie per il loro padrone e scelsero la figlia del re.
    Fecero in modo che la principessa incontrasse il paggio e se ne innamorasse; ma il re non approvò la scelta della figlia e la rinchiuse in una torre.
    I servi del paggio pensarono a come liberarla. Il gatto si fece seguire fin sul terrazzo della fanciulla, che l’aquila rapì fulmineamente. Il re, per vendicarsi, dichiarò guerra agli animali, i quali però chiamarono a raccolta tutti i loro simili e misero insieme un esercito così numeroso, che il re preferì arrendersi.
    Perdonò il paggio e gli concesse la mano della figlia; da allora i due vivono felici, circondati da tutti i loro amici.
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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Gio Dic 10, 2015 11:16 am

    APUMA ha scritto:
    - Titolo Fan Fiction: Necessità
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom: Spartacus Sangue e Sabbia
    - Timeline: Prima Stagione, la storia si svolge subito dopo la 1x08
    - Sommario: Comico
    - Spoiler: Se avete visto la prima stagione fino alla 1x08 non avrete spoiler a rovinarvi la lettura, altrimenti astenetevi!
    - Disclaimer: i personaggi delle serie Spartacus Sangue e Sabbia non mi appartengono (ma mi sarebbe davvero piaciuto un mondo), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: continuano le avventure dei fratelli Germani Agron & Duro, che capiscono che ci sono delle necessità essenziali nella loro nuova vita di gladiatori
    Personaggi: Agron, Duro, Ashur...




    Necessità
    Il giorno volgeva al termine sul Ludus di Batiato, ogni gladiatore era stanco e affamato ma di lì a poco avrebbero cenato e riposato.
    Agron e suo fratello Duro, dopo il pasto, furono raggiunti da uno dei gladiatori, ovvero Ashur il Siriano. Dato che i due Germani avevano superato la prova finale ed erano diventati a tutti gli effetti dei gladiatori era compito di Ashur chiarire certe cose abbastanza importanti.
    - Quello che sto per dirvi è di vitale importanza per il vostro futuro! - Esordì il Siriano! - Dovete sapere che essendo gladiatori, avete adesso la possibilità di guadagnare del denaro che... -
    - Frena frena frena - lo bloccò il maggiore dei Germani - Guadagnare? Cioè noi combattiamo nell'arena e veniamo pagati? -
    - Esattamente! - gli rispose Ashur con il più largo sorriso che potesse mostrare - Non siamo mica schiavi comuni, nell'arena siamo come Dei, se riusciamo a conquistarci il favore del pubblico! -
    I due Germani erano tutt'orecchi!
    - Dato che siete nuovi, i vostri primi incontri verranno disputati la mattina, il momento peggiore, il pubblico non è il massimo e nemmeno la paga, se tornerete vivi avrete qualcosa ma decisamente qualcosa di poco. Se volete guadagnare molto denaro dovrete fare più incontri possibili, più incontri più fama, più fama più incontri in serata, più incontri in serata più denaro! E con molto denaro ovviamente potrete ottenere molte cose. -
    - Da come lo dici sembra una passeggiata: "se vincerete", "se farete incontri in serata", "se sopravviverete"....a me sembra che ci siano molti SE... - disse Agron guardando il Siriano con gli occhi a fessura
    - Non ho mai detto che la cosa sia facile -
    - Cosa ci fanno dei gladiatori con il denaro guadagnato? - chiese Duro, che era sempre curioso e desideroso di arrivare al punto
    - Bé, diverse cose del tipo: agevolazioni, più cibo....DONNE! - sogghignò Ashur
    - Donne? - ripeté allegro Duro
    - Nient'altro? - chiese Agron
    - Ma non hai sentito? Donne!!! - continuò Duro
    - Non sono sordo Duro; nient'altro? - continuò Agron
    - Donne, Agron! Donne!!!! - ripeteva Duro
    - Le puoi avere come ti pare: alte, basse, more, bionde, rosse, con gli occhi blu, verdi, marroni, con la carnagione chiara o con la pelle olivastra.... - Ashur sembrava un mercante che mostra la merce a dei possibili clienti
    - ....nient'altro? - ripeté Agron
    - Donne! - sembrava che Duro non avesse in testa altro
    - ...bé, se combatterete abbastanza potrete comprarvi anche la libertà! - terminò Ashur
    - Ah...questo sembrava quasi che te ne fossi dimenticato di dircelo! - lo squadrò Agron
    - Donne, donne, donne, donne, donne!!! -
    - No Duro! Niente donne!!! La cosa che ci preme di più è riavere la libertà che ci hanno strappato! Lottiamo, guadagniamo soldi e ci ricompriamo la libertà! -
    - ....niente donne? - chiese timidamente Duro
    - Dobbiamo risparmiare! -
    Il volto del giovane Duro divenne triste come se avesse appena perso un familiare a cui teneva particolarmente
    - ...ma....donne.... - ripeteva
    Agron alzò gli occhi al cielo, far capire al fratello che la loro prima priorità era la libertà sarebbe stata dura!
    - Non è per impicciarmi... - iniziò Ashur
    - Non farlo Siriano.... - lo guardò ancora più male Agron
    - Ma sai, se le donne non t'interessano, puoi avere anche dei ragazzi -
    Duro guardò sott'occhi il fratello sperando in una sua reazione, magari avrebbe cambiato idea, e lui avrebbe avuto le donne
    - Ragazzi? - chiese Agron
    - Certo! Di ogni tipo: alti, bassi, mori, biondi, rossi, con gli occhi blu, verdi, marroni, con la carnagione chiara o con la pelle olivastra.... -
    - No, grazie, ma no grazie! - terminò Agron
    - Ma Agron....le donne!!!! - si lamentò Duro
    - Le avrai quando sarai di nuovo un uomo libero, e con questo ho chiuso! - sentenziò il maggiore dei fratelli
    - Come desideri - disse Ashur - ma se cambiate idea potete rivolgervi ad Ashur - sorrise nuovamente il Siriano
    L'arrivo di una guardia terminò la conversazione tra i tre, era ora che ognuno andasse nella propria cella
    - Accidenti Agron, ma almeno una donna ogni tanto non c'è niente di male! - continuava a lamentarsi Duro
    - Dobbiamo comprarci la libertà, è una delle nostre priorità, il resto non conta! E una cosa è certa, non ho voglia di aver a che fare con quell'Ashur, non mi fiderò mai di un Siriano! -
    Andarono nella loro cella, ma Duro, troppo preso dalle parole di Ashur e di suo fratello Agron, era sicuro di aver dimenticato qualcosa.
    La notte non era fredda, si stava bene, i rumori della casa si stavano affievolendo, dimostrando che molti erano già a letto a dormire. Duro non dormiva, si rigirava da una parte e dall'altra, senza trovare pace, si volto verso il fratello che dormiva accanto a lui
    - ....Agron... - disse sottovoce
    Gli occhi del Germano si aprirono immediatamente, fissando il fratello
    - Sei un uomo, puoi resistere, pensa a qualcosa di piacevole che ti concili il sonno, d'accordo? - così dicendo si rimise a dormire
    Era ormai notte fonda, la casa era nell'assoluto silenzio, perfino le guardie che facevano il turno di notte sonnecchiavano, i servi e i padroni dormivano sonni tranquilli, il russare dei gladiatori si sentivano in tutte le celle, ma qualcuno non dormiva. Duro aveva gli occhi sbarrati, stringeva i pugni e digrignava i denti, si girò verso il fratello un'altra volta
    - ....Agron.... - disse con un filo di voce
    Anche questa volta Agron aprì gli occhi, anche al buio Duro riusciva a vederne il verde, erano aperti e attenti
    - Stai calmo! Rilassati....pensa alla nostra terra, pensa ai prati, alle montagne, all'odore dell'erba al mattino... -
    - L'unica cosa che mi viene in mente è un fiume in piena! - piagnucolò Duro
    - Pensa alle rocce, pensa ad una valanga di terra, o magari pensa a quell'orso che per poco non ti mangiava quando avevi otto anni....pensa a cose asciutte!!! - così dicendo ricominciò a dormire
    Il mattino ha l'oro in bocca, e a Duro quel mattino tanto atteso fu la cosa più meravigliosa che gli Dei potevano aver creato! I gladiatori ormai erano tutti alzati, le guardie erano pronte ad aprire le grate in modo che gli atleti potessero andare ad allenarsi, Duro davanti alla grata saltellava come se un insetto lo avesse punto
    - Apri, apri, apri, apri, apri, apri!!! - diceva, senza riprendere fiato
    I suoi compagni lo guardavano come se fosse pazzo, non avevano mai pensato che Duro amasse così tanto essere un gladiatore, che forse era il suo più grande desiderio, il Doctore sarebbe stato orgoglioso di lui, la guardia invece lo guardò male ma aprì comunque la porta; Duro corse via come se avesse alle calcagna Cerbero in carne e ossa pronto a divorarlo, arrivò al limite del dirupo del campo d'addestramento, si tolse il subligaculum e, finalmente, svuotò la vescica!!!! Il più grande sospiro di sollievo raggiunse le orecchie di tutti i gladiatori che avevano capito che non era essere gladiatore il suo più grande desiderio!
    Agron si avvicinò alla guardia - Certo che per voi noi possiamo anche morire! - notando lo sguardo stranito della guardia aggiunse - Ah già, per voi possiamo davvero morire! -
    Si avvicinò al dirupo anche lui, si spogliò e come il fratello diede sfogo alle sue necessità
    - A forza di parlare di donne ti sei dimenticato di urinare nella latrina comune ieri sera - fece notare Agron al fratellino
    - Non dalla ricchezza nasce la virtù, ma che dalla virtù deriva, piuttosto, ogni ricchezza e ogni bene, per l’individuo come per gli stati. - disse Duro con aria beata
    "Ecco, lo sapevo, ce lo siamo perso! Non potrebbero mettere delle latrine in ogni cella?" pensò Agron con aria quasi afflitta
    Terminato di fare pipì, il maggiore dei Germani si rivestì pronto ad andare ad allenarsi insieme agli altri....Duro continuava a urinare senza tregua, facendo strabuzzare gli occhi a tutti gli atleti lì presenti, compreso Spartacus e l'odioso gallo Crisso!
    Agron si voltò verso il fratello e gli disse - Ma che vuoi inondare tutta Capua? Altro che Portatore di Pioggia, ti chiameranno Il Fiume di Piscio! -
    Duro finalmente sgocciolò, soddisfatto come non mai, si voltò e gridò
    - FINITO!!!!! - le braccia alzate, il viso rosso e soddisfatto, la brezza nei capelli
    - Duro hai il pisello al vento..... -
    - Ops! -

    NOTA DELL'AUTRICE
    La frase detta da Duro in piena estasi perché si è finalmente svuotato appartiene e Platone....e che mi possa perdonare!!!
    Ah ah ah, quante necessità che hanno questi gladiatori!!!!
    Duro cita Platone????  Accipicchia!
    E Agron: non ti fiderai mai di un siriano????  Mai?  Sicuro? Mai dire mai.....   he he he!

    Brava la mia Mishamiga Ribelle!  applauso applauso applauso applauso applauso


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Mar Gen 12, 2016 3:06 pm

    - Titolo Fan Fiction: La Tenda
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom : Spartacus (Sangue e Sabbia, Gli Dei dell'Arena, La Vendetta, La Guerra dei Dannati)
    - Timeline : La storia avviene poco dopo la conclusione de La Vendetta (Vengeance)
    - Sommario : Commedia
    - Spoiler: Si può leggere solo dopo aver visto Sangue e Sabbia, Gli Dei dell'Arena e La Vendetta, altrimenti astenetevi e andate a guardarvi queste stagioni.
    - Personaggi: Nasir, Agron, Gannicus, Spartacus, Crisso
    - Disclaimer: i personaggi delle serie Spartacus non mi appartengono (ci piango per questo!), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Nasir ha voglia di un luogo dove riposare, dormire e amare in modo tranquillo. Riuscirà il siriano ad ottenere ciò che desidera?




    La Tenda
    Il campo stava venendo su molto bene. Erano passati pochi giorni dalla fuga dal Vesuvio, ma i ribelli non la consideravano tale. Dopo molti mesi dalla liberazione il loro comandante, il loro "Salvatore", Spartacus aveva avuto la sua vendetta contro Glabro, uccidendolo proprio ai piedi della montagna dove il romano era convinto di sterminare, una volta per tutte, gli schiavi ribelli. Una volta scesi nuovamente al Tempio appartenuto al vecchio Lucius, i ribelli avevano razziato l'accampamento romano, portando via tutto ciò che era possibile.
    Nasir era intento a stringere una corda di quella che sarebbe stata la sua tenda. Le tende dei romani erano resistenti e molto ampie, una sola di esse era in grado di contenere fino a sei persone, ma lui era stato fortunato, la tenda che stava tirando su con estrema fatica era sua e di Agron, come Spartacus si era preso la tenda appartenuta a Glabro per farne anche il centro nevralgico dell'armata ribelle, Nasir era riuscito ad ottenere di averne una tutta per loro. Il siriano aveva insistito moltissimo per quella tenda, aveva le sue ragioni, per anni era vissuto in una stupenda villa romana, ma lui dormiva in un pagliericcio dentro una stanzina minuscola, ed inoltre, durante i baccanali che il suo Dominus dava ogni tanto, finiva sempre col doversi concedere ai suoi ospiti, per Nasir era diventato estremamente importante avere la propria intimità; baci, carezze e coccole davanti a tutti andavano bene, ma l'intimità che aveva col suo compagno non voleva dividerla con nessuno, era finito il tempo in cui lui era il centro dell'attenzione di romani vogliosi!
    Rimuginando su questo non si rese conto che il terreno su cui poggiava la tenda era divenuto molto scivoloso a causa delle recenti piogge, senza rendersene conto si ritrovo a gambe all'aria col sedere sprofondato nel fango.
    Agron era lì vicino che arrotolava varie funi quando sentì il lamento di Nasir.
    - Che succede? - chiese continuando ad arrotolare.
    Nasir gli apparì davanti con l'aria schifata, sporco di fango dalla vita in giù; non avrebbe voluto farlo ma il germano scoppiò in una risatina; Nasir lo fulminò con lo sguardo.
    - Scusa, hai ragione - disse subito Agron - non è poi così divertente - ma la risatina ricominciò, benché facesse tutto il possibile per trattenersi.
    All'improvviso qualcosa di freddo e umido lo colpì dritto sul volto, lasciandolo con un punto interrogativo stampato sul viso.
    - Ma guarda, sembra che ti sia caduto del fango in faccia! - disse sprezzante Nasir, con in mano quello che rimaneva di una palla di fango.
    Agron lo guardò storto, ma il siriano si era già voltato...quando all'improvviso una palla di fango gli arrivò dritta dritta dietro l'orecchio; il siriano si voltò con la bocca aperta e gli occhi spalancati.
    - Non metterti contro di me, piccolo siriano - disse il germano con un ghigno divertito.
    - Piccolo? - lo squadrò Nasir con gli occhi a fessura.
    I due si guardavano con aria alquanto minacciosa!

    Spartacus stava guardando il campo dei ribelli crescere sempre di più, vi erano uomini e donne che lavoravano copiosamente, chi lucidava delle spade, chi portava l'acqua, chi lavava, chi cucinava; il campo era in pieno fermento.
    - Sei veramente sicuro di questa tua decisione? -
    Era Crisso ad avergli fatto la domanda, camminava accanto a lui, non si era mai sentito minore al Portatore di Pioggia e lo stesso Spartacus lo considerava come un suo pari, quindi discutere di quello che voleva fare era una cosa normalissima.
    - Pensaci bene - parlò Spartacus - Siamo riusciti a sconfiggere Glabro, ma così facendo abbiamo attirato ancora di più l'attenzione di Roma su di noi! Ho promesso che avremmo combattuto Roma con ogni mezzo e l'unico modo per farlo è avere un esercito in grado di competere con quello della Repubblica -
    - Hai ragione, ma liberare tutti gli schiavi delle miniere mi sembra un'impresa folle...perfino per te! - continuò Crisso.
    L'idea era proprio quella, liberare gli schiavi delle miniere; erano centinaia e con l'addestramento giusto, almeno la metà di quegli uomini avrebbero contribuito alla lotta contro Roma.
    - Vedrai che ce la faremo. Gli Dei guarderanno a noi con benevolenza -
    - Da quando credi agli Dei? -
    - La mia sposa ci credeva....ed io credevo in lei! - disse solennemente Spartacus.
    Un rumore attirò l'attenzione dei due uomini, uno strano spettacolo si mostrò a loro: una tenda semi afflosciata per terra ricoperta di melma, un siriano e un germano su fronti opposti che si lanciavano fango come se fossero sassi e loro fossero in guerra, ma nello stesso tempo sghignazzavano e si gridavano addosso.
    - Prendi questo scricciolino!!! -
    - Hai una pessima mira bestione!!! -
    Spartacus, nella sua solita flemma, s'intromise tra i due.
    - SI PUO' SAPERE COSA STATE COMBINANDO?!?!? - urlò verso i due uomini, che si immobilizzarono all'unisono.
    - Ecco....noi....insomma...stavamo.... - balbettava Agron, sporco dalla testa ai piedi di qualcosa di appiccicoso, mentre Nasir sembrava essersi fatto ancora più piccolo, se non fosse stato per tutto il fango che avevo sul viso, il Portatore di Pioggia si sarebbe accorto che era rosso fino alla punta delle orecchie.
    - Sì! Lo vedo cosa stavate facendo! - puntualizzò Spartacus - mi fa piacere vedere quanto siate allegri...ma credo anche che sia il caso che diate il buon esempio, che costruiate la vostra tenda e non vi comportiate come due bambini! -
    Senza replicare Agron e Nasir lasciarono cadere per terra la poltiglia che ancora tenevano in mano e a testa bassa, come due ragazzini colti in flagrante, s'incamminarono lontano dagli occhi dell'Uccisore dell'Ombra della Morte.
    Spartacus cominciò a massaggiarsi la tempia, si girò per continuare la conversazione con Crisso ma....l'indomito gallo se la stava ridendo tranquillamente dietro di lui.
    - Ecco, bravo! Metticiti pure tu adesso.... - sbuffò Spartacus.
    - Scusa, ma devi ammettere che era divertente - disse Crisso continuando a sghignazzare.

    L'acqua era fresca ed invitante, in un altro momento Agron ci si sarebbe buttato a corpo morto, ma adesso era troppo preso dal lavare i suoi indumenti, quando sentì Nasir lamentarsi vicino a lui
    - Ahhnnn....ho tutti i capelli pieni di poltiglia, sono pieni di nodi - il siriano portava i capelli lunghi fino alle spalle, ma aveva l'abitudine di tenerli legati, adesso erano un ammasso di fango secco che non permetteva nemmeno di sciogliere la coda; preso da un'impeto di rabbia si piegò in avanti ficcando tutta la testa dentro l'acqua.
    - Non prendertela Nasir! E' solo fango, una buona lavata e tornerà tutto come prima - disse strizzando bene il panno che aveva in mano, ma quando si voltò per sorridere al suo amico rimase folgorato all'istante. Nasir era inginocchiato sull'orlo del ruscello, aveva tirato fuori la testa dall'acqua rimanendo completamente nudo e bagnato; i suoi capelli, ripuliti dal fango, erano così puliti e lucidi da mandare riflessi scuri su ogni ciocca; la sua pelle ambrata bagnata da minuscole goccioline lo facevano assomigliare ad una ninfa; le sue ciglia lunghe coprivano leggermente i suoi occhi neri ma brillanti come un gioiello. Nasir si rese conto di essere osservato e si voltò verso il germano, che ormai aveva la bocca a terra. Le orecchie e la coda da lupo famelico spuntarono alla velocità della luce, senza rendersene conto Nasir si ritrovò a terra con Agron che scodinzolava sopra di lui.
    - Agron ma sei impazzito? Non quì! - gridò il siriano.
    - Ma che dici, è un posto fantastico, non c'è nessuno! -
    A questa affermazione la mano di Nasir scatto come un serpente afferrando l'orecchio di Agron.
    - COSA?!?!? Ma lo sai perché Spartacus ha voluto che il campo dei ribelli venisse eretto vicino ad un ruscello?!? Per avere una fonte d'acqua a portata di mano! E se arrivasse qualcuno?!? - ringhiò Nasir tirando l'orecchio del germano così forte da farlo piegare su un lato.
    - Ma adesso non c'è nessuno -
    Anche questa affermazione mandò in bestia Nasir, che frullava l'orecchio di Agron manco fosse stato una mazza.
    - Non dire idiozie, questo posto potrebbe riempirsi di gente in un attimo...ed io non ho nessunissima intenzione di dare spettacolo, chiaro? -
    La coda e le orecchie da lupo famelico del germano si afflosciarono lasciandolo indispettito come un bambino a cui avevano portato via il giocattolo preferito.
    - ...e poi guarda quà! - disse Nasir allungando un po' il braccio verso di lui attirando di nuovo la sua attenzione - mi sono dovuto togliere tutto quel pasticcio di dosso e adesso sono tutto bagnato. E' una bella giornata, c'è il sole, ma basta una leggera brezza e mi viene la pelle d'oca -
    Le orecchie e la coda da lupo famelico di Agron rispuntarono fuori come una saetta e il germano piombò nuovamente sul siriano.
    - Ma ti riscaldo io!!! -
    Un'altra di queste affermazioni e Agron avrebbe rischiato la vita, Nasir afferrò violentemente la guancia del germano e tirò così forte da deformargli il viso.
    - Smettila! Non quì e soprattutto non ora! Per quanto sia bello e romantico dormire sotto le stelle, io mi sono stancato di farlo! Voglio un letto morbido! Voglio delle coperte calde! Voglio la mia tenda pronta per stasera e se non l'avrò prima di stasera io.... -
    Non fece in tempo a terminare la frase che Agron si alzò immediatamente allontanandosi da lui; Nasir, che era rimasto steso tutto il tempo, si rimise in ginocchio e guardò il germano allontanarsi
    - Agron che succede? -
    Il germano si voltò e Nasir rimase senza fiato, gli occhi di Agron erano duri e feroci, se uno sguardo avesse avuto il potere di uccidere in quel momento il siriano poteva anche essere morto
    - Dove credi che vada? - gli ringhiò contro - a finire di tirare su quella tenda!!! -
    Il labbro inferiore di Nasir cominciò a tremare, mai il suo Agron lo aveva trattato così, era furioso, era come una belva feroce pronta ad azzannare e a dilaniare la carne della sua preda; era così che il germano guardava i romani quando combatteva contro di loro? Era questo l'odio che riusciva a sprigionare?
    Agron puntò gli indici verso di lui.
    - Tanto stasera la rinnoviamo! -canterellò con un sorriso sghembo
    "Ah!" pensò Nasir "e ti pareva!"
    - Addio! - disse il germano voltandosi e correndo via come un fulmine di Giove continuando a sghignazzare, lasciando nuvolette di polvere al passaggio dei suoi piedi.
    - Promesse, promesse - disse Nasir con un sorrisino compiaciuto sul bel viso.
    Uno strano rumore proveniente da un cespuglio lo fece immediatamente voltare, afferrò il suo pugnale dal quale non si separava mai, tenendosi pronto per ogni tipo d'imboscata, quando ecco sbucare un altro germano
    - Lugo! - Esclamò Nasir.
    Il germano lo salutò e subito dopo si gettò nell'acqua seguito da un'altra dozzina di persone.
    "Certo Agron, questo luogo è davvero appartato" pensò il siriano con l'aria di chi l'aveva scampata bella.

    Il sole ormai era alto e il pomeriggio si era fatto caldo, Nasir era pulito e profumato e per l'occasione aveva lasciato i capelli sciolti, si sarebbero asciugati in un battito di ciglia, anche il terreno si sarebbe finalmente asciutto e così la tenda sarebbe potuta essere pronta per la notte, al massimo in un paio di giorni. Nel camminare in mezzo a tutte quelle persone affaccendate, Nasir si ritrovò a fissare tre bellissime donne che avevano accerchiato il suo amico Gannicus. Il celta era stato uno dei più grandi Campioni dell'Arena di Capua, ma la sua fama di donnaiolo lo seguiva a distanza ravvicinata; le tre donne sembravano molto contrariate.
    - Devi deciderti Gannicus, quale di noi tre ti piace di più? - chiese una ragazza.
    Era bellissima, aveva la pelle candida come il latte, lunghissimi capelli rossi e gli occhi di un verde brillante molto simile ad uno smeraldo.
    - Non credo che avrà problemi a scegliere, ci sono io! - sentenziò una seconda ragazza.
    Anche questa era davvero una bellezza incredibile, la pelle abbronzata e i capelli scuri che le ricadevano sulle spalle minute le davano l'aria di essere una persona incredibilmente dolce.
    - Starai scherzando?!? Gannicus dille chi ha preso il tuo cuore - affermò la terza ragazza.
    Questa era molto graziosa, aveva delle tenere guanciotte rosa, capelli biondi pieni di boccoli e due occhioni azzurri come il cielo.
    Gannicus, invece, sembrava l'uomo più spaventato ed imbarazzato sulla faccia della terra, probabilmente non avrebbe mai voluto trovarsi in una situazione del genere, e siccome nemmeno Nasir voleva essere coinvolto in qualcosa più grande di lui, si girò per andarsene....quando all'improvviso si ritrovò il celta appiccicato a lui, mano sulla spalla con aria greve.
    - Mi dispiace molto ragazze - disse serio - ma come vedete Spartacus ha mandato uno dei suoi uomini più fidati a chiamarmi, la mia presenza è richiesta -
    Nasir sentì il piede di Gannicus picchiettarlo sul suo, come a dire "Aiuto!", il siriano capì subito dove voleva andare a parare il celta e così, spalle abbassate e aria truce, per quanto truce potesse averla, Nasir parlò.
    - Sì. Scusate, ma Spartacus desidera parlare con Gannicus -
    Le tre donne, che poco prima sembravano un cerbero a tre teste pronto a sbranare il malcapitato, divennero subito apprensive.
    - Oh Dei! Gannicus, allora stai per andare a combattere? -
    - No, noi non vogliamo che ci lasci!!! -
    - Non potrebbe andare qualcun'altro al posto tuo? -
    Ormai le tre donne erano diventate tre chiocce. Gannicus si fece ancora più serio e greve di prima.
    - Sono un guerriero! - Esclamò - Non mi sottrarrò mai a questo mio dovere; lo faccio perché voi tre possiate vivere libere - e così facendo, tenendo ancora il braccio sulla spalla di Nasir, si voltò e se ne andò, portandosi dietro il siriano.
    - Non morire Gannicus! - si sentì gridare in lontananza dalle tre donne.
    - Grande Giove! - sbuffò il celta - meno male che sei arrivato, non riuscivo più a staccarmele di dosso -
    - Non capisco perché ti comporti così con loro. Perché le illudi? - chiese Nasir.
    - E' questo il problema! Io non le illudo, fanno tutto da sole -
    - ...ma non pensi a Saxa? - disse Nasir.
    - Che c'entra Saxa? -
    - Lei è la tua compagna! - affermò deciso il siriano.
    - COSA?!?!?!? - gridò Gannicus.
    Un gigantesco monolite di granito con inciso in basso rilievo la parola C O M P A G N A precipitò sulle spalle di Gannicus schiacciandolo come una formica, era certo che nemmeno Atlante avesse tanto peso sulle spalle, il Cielo era sicuramente più leggero!
    - Compagna? - ripeté stupefatto - Ehi, quì è meglio se chiariamo un paio di punti! - affermò mettendosi una mano sul torace e riprendendo fiato
    - Uno! Io sono un uomo libero! - dichiarò deciso guardando Nasir dritto negli occhi - ...e quando dico libero intendo veramente libero! Per gli Dei, avevo perfino un Rudis a dimostrarlo! Poi ho fatto quella scemata di farmi coinvolgere da Spartacus nella sua vendetta personale e adesso mi ritrovo ad essere un possibile Liberto con una taglia sulla testa! - l'occhio di Gannicus aveva un piccolo tic nervoso a dimostrazione che la conversazione stava prendendo una brutta piega - Due! Saxa è una donna libera! E quando dico che è libera intendo veramente libera! Se osi anche solo provare a dirle "Ehi donna, cucina per me!" lei è capace di strapparti tutte le unghie, sia delle mani che dei piedi! - il tono era così basso da far venire la tremarella - Io sono libero, lei è libera, insieme ogni tanto ci divertiamo, tutto quì! -
    La cosa sembrava così ovvia alle orecchie di Gannicus che ci credeva davvero, Nasir invece era ancora poco convinto.
    - Mi sembra che tu la faccia troppo semplice -
    - Non la faccio semplice, E' semplice! - disse il celta ruotando un po' il braccio - Oh, insomma Nasir, mi vuoi far credere che non guardi ogni tanto qualche ragazza? - puntualizzò Gannicus alzando e abbassando velocemente le sopracciglia.
    - ......eh?..... -
    - Volevo dire ragazzo -
    - No! - affermò deciso il siriano.
    - Davvero? Nessuno? Perché? - chiese stupito il celta.
    - Perché ho Agron! - esclamò Nasir, come a dire "è ovvio!"
    - E se fosse Agron a guardare gli altri ragazzi? -
    Un tuono rimbombò in lontananza, anche se il cielo era chiaro e non c'era uno straccio di nuvola.
    - Agron non guarda gli altri ragazzi - disse Nasir, e lo disse con l'aria di qualcuno che sta per eliminare il proprio nemico senza rimpianto ma con una vera gioia omicida.
    Per fortuna Gannicus capì l'antifona e frenò la lingua, ma dopo pochi passi sia lui che Nasir rimasero di sasso. Davanti a loro si ergeva una tenda che sembrava gettare luce su tutto quello che la circondava, sembrava di sentire un coro lontano di voci bianche a inneggiare la grandiosità della tenda (l'Inno alla Gioia di Beethoven renderebbe bene l'idea), era così bella e maestosa che Gannicus fu costretto a ripararsi gli occhi, a Nasir spuntarono due lacrime di commozione.
    - Per Giove! Devo chiedere ad Agron di costruirmi la tenda - esclamò Gannicus con la bocca a terra.
    - Non funzionerebbe! - affermò Nasir - dovresti promettergli una notte di sesso infuocata -
    Gannicus sembrò pensarci su lasciando Nasir a bocca aperta.
    - Naaahhhh...non temere, una volta un romano è quasi riuscito a farmi la festa, ma io preferisco continuare con le donne! - disse allegro Gannicus battendo la spalla di Nasir
    - ...ci devi solo provare celta, e domani ti ritroveresti ad essere un eunuco - gli rispose Nasir con il più candido dei sorrisi.
    Con un gocciolone di sudore che gli scendeva sul viso, Gannicus si voltò.
    - Addio! - esclamò mentre correva come se avesse le ali ai piedi.
    Nasir scosse la testa, non era davvero convinto che Gannicus ci avrebbe provato col germano, ma spesso il celta lo lasciava molto basito. Prese fiato ed entrò in quella che considerava l'ottava meraviglia del mondo. Dentro la tenda era tutto nel posto giusto, un bel letto al centro con molte coperte che Nasir non ricordava di avere, lampade sparse di quà e di là davano un'aria molto confortevole e calda all'ambiente, i suoi pochi vestiti erano in ordine insieme a quelli del germano, come le armature e le armi che usavano abitualmente; gli occhi di Nasir divennero grandi come quelli di un cucciolo e, appena vide Agron che continuava a sistemare dei cuscini colorati, si scaraventò su di lui come un lupacchiotto voglioso di coccole. Agron venne letteralmente scaraventato sul letto.
    - E' il momento di benedire questo sacro luogo Agron! - gridò solennemente il siriano, come se fosse davanti ad un Tempio dedicato a Giove in persona, lasciando Agron con gli occhi spalancati! Non se lo ricordava proprio così determinato il suo Nasir, specialmente quando si parlava di intimità.
    Il sole non era ancora tramontato eppure il campo dei ribelli fu pervaso da un lunghissimo ululato. La giornata era ancora lunga!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da annika il Gio Gen 14, 2016 9:35 pm

    Apuma sei veramente brava ... uno spinoff di  Nasir e Agron applauso applauso applauso applauso applauso


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Gio Apr 21, 2016 2:10 pm

    - Titolo Fan Fiction: Teste di Gomma
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom : Supernatural
    - Timeline : Quarta stagione
    - Sommario : Demenziale
    - Spoiler: nessuno spoiler, a meno che non abbiate ancora raggiunto la quarta stagione
    - Personaggi: Sam Winchester, Dean Winchester, Castiel, Bobby Singer, nuovi personaggi.
    - Disclaimer: i personaggi delle serie Supernatural non mi appartengono (anche se sarebbe davvero bello se invece lo fossero), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Sam & Dean sono alle prese con le incredibile ed insolite conseguenze di una caccia.



    Teste di Gomma
    Sam e Dean aprirono gli occhi contemporaneamente. Non sapevano con esattezza quello che era successo, era tutto molto nuvoloso nelle loro menti.
    Si alzarono e si guardarono, quello che videro fu così sconvolgente che se fossero usciti sani e salvi da quella situazione, la prossima volta sarebbero stati molto più attenti.
    Erano arrivati in quella cittadina per dare la caccia ad una strega che, come al solito, usava gli esseri umani come cavie da laboratorio per le proprie arti magiche, tanto per trovare il modo di passare il tempo; non ci avevano messo molto a trovarla e ad eliminarla, ma qualcosa era andato per il verso sbagliato, nel momento stesso in cui avevano cercato di uscire dalla casa della strega erano stati sconquassati da una fortissima scossa elettrica. Ed ora erano lì, in un luogo sconosciuto a fissarsi con la bocca aperta, sì perché si resero conto che un maleficio era stato scagliato contro di loro, i loro corpi erano alquanto bizzarri: avevano una testa gigantesca e molto tondeggiante, con occhi grandi, naso così minuscolo che quasi non si vedeva, il corpo la metà della testa, ma ridotto comunque nelle proporzioni, mani minuscole, piedi minuscoli...ciò che vedevano era surreale al 100%!
    All'improvviso un terremoto smosse la casa, il tetto si sollevo in un attimo e subito apparve quella che sembrava una donna di dimensioni titaniche. Era una donna bellissima, la sua pelle diafana sembrava risplendere, i suoi occhi erano di un violetto incantevole, le labbra erano carnose e rosse naturali, non aveva bisogno di mettersi nessun tipo di rossetto, il viso era circondato da grossi riccioli neri, i capelli le scendevano oltre le spalle, aveva un corpo longilineo e armonioso e ogni uomo della terra sarebbe rimasto incantato da lei inevitabilmente. La donna sorrise ai due Winchester con fare molto dolce.
    - Ah ha! Finalmente vi siete svegliati. Sembravate morti, ma evidentemente siete più resistenti del previsto - parlava con una voce calma e suadente, benché alle orecchie di Sam e Dean arrivasse come se avesse un megafono.
    - Cos...Chi...Ma...Cosa diavolo è successo? Cosa diavolo ci è successo?!? - si chiese Dean con aria sbalordita.
    - Oh, niente di che. Vi ho solo rimpiccioliti un po'. - rispose la donna
    Sam e Dean continuarono a guardarsi e a guardare la casa, che più veniva osservata, più dava l'idea di essere una casa delle bambole.
    - Sì, è proprio così - continuò la donna, come se avesse letto nelle loro menti - siete nella mia casa delle bambole! Lasciate che vi spieghi - aggiunse, sbattendo le folte ciglia - siete cacciatori, e siete di quelli della peggior specie, avete ucciso una delle mie migliori amiche... -
    - Credevo che la odiassi - disse una voce da uomo in distanza. L'uomo che si era rivolto alla strega era alto e magro, aveva i capelli rosso fuoco lunghi fino alle spalle, anche i suoi occhi erano violetti e la pelle chiara, ma la sua bellezza non era nemmeno comparabile a quella della donna.
    - Non è vero! Eravamo...in competizione...e a volte la competizione tra due streghe può rendere le cose un po' problematiche; dove eravamo rimasti? - chiese rivolgendosi di nuovo ai due fratelli - Ah, sì...la mia amica è morta a causa vostra e così, da buona strega quale sono, ho deciso di vendicarmi...naturalmente a modo mio! - sorrise con aria molto divertita e maligna - Siete stati colpiti da uno dei miei incantesimi preferiti, in questo momento siete alti circa dieci centimetri, con un corpicino minuscolo e una testa gigante, molto gommosa oserei dire, sapete come li chiamano quelli come voi? Superdeformed!! - gridò la donna entusiasta - Io adoro i Superdeformed, sono buffi e adorabili, proprio come lo siete voi adesso; vi lascerei così, a disperarvi, ma la vendetta richiede anche il versamento del vostro sangue, quindi faremo un gioco, voi avrete a  disposizione la mia casa delle bambole per cercare di salvarvi da....quello che si cela dentro la scatola numero uno - il suo tono divenne basso e tetro.
    - Ma che razza di idiota sei?!? - le gridò Dean - Perché non ci ammazzi subito e non la fai finita?!? -
    - Ehm...Dean...non la provocare - disse Sam.
    - Col cavolo, ma ti sei visto Sammy? Siamo grandi come due saponette e questa strega vuole giocare alle bambole -
    - Non gioco con le bambole da almeno cento anni....letteralmente - disse la donna solenne.
    - Non m'interessa, facci tornare alle nostre dimensioni e vedrai quanto sarà divertente - le ringhiò contro il maggiore dei fratelli.
    - .....no....lo trovo più divertente così, quindi cominciamo con "la morte in diretta dei fantomatici fratelli Winchester! Una vera piaga per tutti i poveri mostri, i poveri demoni e le povere streghe di questo mondo!" - così diceva tenendo la mano come se tenesse un microfono.
    All'improvviso alzò la famosa scatola di cui aveva parlato, ne aprì il coperchio e gettò nella casa il contenuto: scorpioni!!!
    - CAZZO! - gridarono in coro i Winchester, prima di cominciare a correre da tutte le parti.
    - Vai così Rodrigo, vai così Romualdo! - urlava la donna.
    - Ma che sta dicendo questa deficiente?!? -
    - Oh, quanto sei scorbutico Dean, non hai mai dato un nome ad un animaletto? - rispose quasi offesa la donna - lo scorpione che t'insegue si chiama Rodrigo, quello che sta inseguendo tuo fratello si chiama Romualdo...non li trovate carini? -
    I due fratelli correvano in ogni stanza sperando che gli aracnidi non li seguissero, ma la casa delle bambole si apriva da tutte le parti, ed inoltre, gli scorpioni erano ben sette, Rodrigo e Romualdo erano solamente i favoriti della strega.
    - ...e vediamo Sam Winchester tirare fuori il suo pugnale in cucina!!! - continuava la telecronaca diretta.
    - ...Lucille ma stai giocando alle bambole o a Cluedo? - chiese l'uomo.
    - Non iniziare adesso Sheamus, sono occupata, continua a leggere i tuoi libri e lasciami divertire...oh, Dean Winchester è in salotto con l'attizzatoio -
    Dean e Sam cominciarono a menare fendenti sugli scorpioni, che ai loro occhi, erano giganteschi.
    - Mi sembra di essere nel film "Scontro di Titani" - disse Sam.
    A forza di colpire, gli scorpioni cominciarono ad arretrare.
    - Attento Dean, quello è più piccolo degli altri, è sicuramente velenoso! - avvertì Sam.
    - Il solito Nerd - gli rispose Dean.
    Alla fine tutti gli scorpioni erano morti e stecchiti.
    - Buwahahahaha! Hai visto strega? I Winchester vincono ancora! - disse Dean puntandogli contro il suo coltello.
    La strega di nome Lucille sembrava molto triste, guardava i suoi cuccioli ormai morti sparsi per tutta la casa.
    - Povere creature, siete proprio dei bastardi!!! - urlò contro i fratelli cercando di afferrarne uno, ma Dean fu più veloce e colpì Lucille con il pugnale; la strega mandò un urlo terribile correndo dall'uomo chiamato Sheamus.
    - Guarda! - disse tra le lacrime - perdo sangue!!! -
    - Non ti offendere sorellina, ma è una goccia. Perderesti questa goccia anche se ti mettessi a cucire e l'ago ti punzecchiasse -
    - Non vuol dire niente! - continuò a gridare la donna - è il fatto stesso che ci abbia provato a farmi del male!!! -
    Si riavvicinò alla casa, i suoi occhi sputavano rabbia, la bocca era un ghigno satanico
    - Mi hai fatto male! Volevo fare la telecronaca diretta delle scatole due e tre con calma... -
    - Cosa c'era dentro? - chiese Dean curioso.
    - ....ehm....scatola due: blatte! -
    - Che orrore - disse schifato Sam.
    - ...nella scatola tre: topi! -
    - Non è poi così terribile - disse Dean guardando Sam.
    - Meno male che non esistono Clown in miniatura - affermò Sam rilassando le spalle
    - passerete subito alla scatola numero quattro! -
    ...e così facendo Lucille afferrò quello che c'era nella scatola, facendo impallidire i due fratelli.
    - Vi presento Josephine, il mio COBRA REALE! -
    Era un rettile colossale, dal punto di vista dei Winchester, nero e pericoloso...e con un grosso fiocco rosa alla fine della coda; Sam quasi svenne e Dean per poco non vomitò a causa del cattivissimo odore che emanava Josephine.
    Ma improvvisamente una luce abbagliante bloccò i movimenti di Lucille mettendo in guardia Sheamus da una parte e i Winchester dall'altra; davanti a loro si era materializzato un uomo, capelli neri, occhi blu, trench beige e l'espressione di uno che si sta a chiedere come risolvere i misteri dell'universo; era appena arrivato l'angelo Castiel!
    - Miseria!!! - gridò Sheamus - questo è un angelo! -
    - Chi se ne frega di chi sia questo bastardo! - gli rispose Lucille.
    A Sheamus venne quasi un colpo.
    - Sorellina, per favore, potresti non farlo arrabbiare? -
    - Il mio nome è Lucille e sono una potentissima strega, questo accanto a me è mio fratello maggiore Sheamus, è una strega anche lui anche se non si direbbe visto che è un maschio, ed essendo un maschio è pure una pessima strega! -
    - ...tante grazie sorella!! - disse offeso Sheamus.
    - Il mio nome è Castiel, sono venuto a riprendermi i Winchester -
    - Oh no mio caro, questi due restano quì! - disse alterata Lucille - altrimenti ci ficco pure te in questa scatola dopo che ti avrò strappato le ali!!! -
    - Sorellina, per favore....non far incazzare l'angelo -
    Dean e Sam si erano affacciati ad una delle finestre della casa delle bambole sbracciandosi il più possibile come a dire "salvaci da questa pazza!".
    - Te lo dirò una sola volta: restituiscimi i Winchester -
    A quella frase Lucille allungò il braccio ficcando la mano nella casa, il cobra non si era mosso ma quello che la donna teneva tra le mani non era il serpente, ma era Dean.
    - Mio caro, ti piace il baseball? - disse con una risatina - questa testolina di gomma è proprio come una palla, vediamo se la bella Lucille riesce a fare un fuori campo! -
    Così dicendo cominciò a mulinare il braccio così veloce che sembrava sdoppiarsi, se all'inizio Dean rideva come uno scemo perché gli sembrava di essere sulle montagne russe, dopo cominciò a gridare come se fosse tornato all'Inferno, per due ottime ragioni: il suo stomaco sarebbe fuoriuscito dalla sua bocca in un volgolo sanguinolente e, anche se fosse sopravvissuto a tale schifezza, sicuramente si sarebbe schiantato sul muro diventando una frittellina! Il braccio di Lucille continuava a roteare, tutto intorno si sentivano gridare tifosi che volevano l'homerun a tutti i costi, Sam gridava il nome del fratello e contemporaneamente scappava da Josephine, Sheamus si faceva il segno della croce...e la palla (Dean) fu scagliata lontano!!! Lucille svanì dal suo posto per riapparire da un'altra parte, una Lucille vestita da battitore, compresa la sua bella mazza rosa ricoperta di cuoricini rossi, colpì fortissimo la palla lanciandola ancora più lontano, la folla esplose in un grido acutissimo, l'angelo Castiel correva indietro furiosamente, si lanciò verso terra e atterrò provocando uno sbuffo di polvere....il pubblico si zittì ansioso di sapere...Castiel aprì il pugno, Dean era in posizione fetale sulla sua mano, tremante come non mai e con gli occhi così chiusi che sembravano incollati. Castiel allungò un dito su una guanciotta di Dean, il ragazzo aprì gli occhi e si tirò su, guardando Castiel dritto in faccia.
    - Santo Cielo Cass! Ma hai degli occhioni azzurri giganteschi - rimase sorpreso Dean.
    Lucille vedeva la schiena di Castiel non riuscendo a capire se il Winchester si fosse schiantato al suolo oppure no; anche Sam, affacciato ad una finestra, era ansioso come non mai, tanto aveva rinchiuso Josephine nella sala da pranzo. Castiel si rialzò, si girò e mostro la mano aperta con Dean in piedi sul palmo della mano che faceva il segno della vittoria!
    - C'hai provato brutta strega, ma io sono duro a morire! - disse Dean ridendo della situazione, tempo due secondi e i suoi occhi divennero due girelle e le gambe flosci - accidenti, gira tutto, gira tutto! -
    - Stramaledetto angelo impiccione bastardo figlio di una grandissima pu.. -
    - Sorella!!!! Te ne prego!!! - Sheamus si mise le mani nei capelli!!!
    - Non è ancora finita, ne hai salvato uno, ma ho ancora l'altro! -
    Mentre lo diceva aveva ficcato di nuovo la mano nella casa, afferrando Sam per la testa.
    - Ehi, non toccare mio fratello! - urlò Dean, ancora traballante.
    - Sai, puoi anche avere una testolina di gomma, ma se stacco la testa dal resto del corpo - disse cominciando a tirare la testa di Sam - finirà che questa bambolina si romperà! -
    - Cass fa qualcosa!!! - gridò Dean.
    - Sarebbe una cosa gradita se lo facessi alla svelta - disse Sam con una vocina flebile da "sto per avere un attacco di panico e mi fa male il collo"; Castiel non se lo fece ripetere due volte e dalla mano libera fece uscire una luce accecante che investì le due streghe, la casa delle bambole, Josephine e tutto il circondario!

    Sam e Dean si trovavano nella camera del motel che avevano preso un paio di giorni prima; erano depressi, avrebbero voluto farsi entrambi una bella doccia, cambiarsi i vestiti e farsi otto ore di sonno, ma gli eventi avevano sconvolto i loro piani, la caccia che avrebbe dovuto essere una passeggiata non si era rivelata tale, la seconda strega, Lucille, non era prevista e adesso i due Winchester non sapevano dove battere la testa. Castiel era stato velocissimo a recuperare Sam dalle grinfie di Lucille, ma tutto il resto era stato un disastro! I due fratelli se ne stavano musoni sul tavolino a fissare un bicchiere lasciato lì la sera precedente, era scoraggiante vedere che erano più piccoli del bicchiere. Un leggero battito d'ali fece alzare la testa ai due ragazzi, Castiel era tornato dalla sua missione.
    - Alla buon'ora Cass, sto morendo di fame! - affermò Dean saltellando verso il bordo del tavolo.
    - E' incredibile che con tutto quello che ci è successo, tu abbia voglia di mangiare - disse Sam con aria sconsolata.
    - Sammy, a stomaco pieno si troverà una soluzione migliore! - continuò Dean - Hai preso quello che ti ho chiesto? - disse rivolgendosi all'angelo.
    Senza rispondere Castiel tirò fuori da un sacchetto un hamburger con doppio bacon, patatine fritte con ketchup, frappè al cioccolato e un gigantesco pezzo di torta di mele.
    - Hai lasciato la mancia alla cameriera? - chiese Dean serio.
    - Sì -
    - Era carina? - chiese ancora più serio Dean.
    - ....era una femmina.... - rispose incerto Castiel.
    Era proprio vero, gli angeli avrebbero potuto prendere come tramite qualunque tipo, uomo, donna, bambino, vecchio, femmina, maschio, per loro non faceva differenza...ma cavolo, almeno la cameriera poteva guardarla un po' meglio, almeno per Dean!! Il maggiore dei Winchester scosse la testa, era inutile pensarci, quello sembrava un automa, ma nel momento in cui si avvicinò all'hamburger successe qualcosa d'imprevisto: il gigantesco hamburger, le patatine, il frappè e la torta sembravano risplendere di luce propria!
    - Dean!!! - Esclamò Sam - Ti sono venuti gli occhi a cuore!!! -
    - E' il Paradiso Sammy, il Paradiso! - disse Dean completamente in estasi.
    Castiel piegò leggermente la testa di lato, non era molto convinto che quello sarebbe stato il Paradiso di Dean una volta che fosse arrivato il suo momento di lasciare il regno dei vivi per andare nel regno dei morti. Senza starci a pensare troppo Dean si gettò letteralmente sull'hamburger come uno che non mangia da un mese.
    - Il solito esibizionista! - sbuffò Sam; ma non appena si voltò vide un gigantesco recipiente di plastica trasparente pieno d'insalata verde ed invitante circondato di luce propria.
    - Non per farmi i fatti tuoi Sam... - disse Dean malizioso - ma hai gli occhi a forma di stellina! -
    - C'è qualcosa che non mi torna... - disse Sam rivolgendosi all'angelo - come possiamo mangiare tutta questa roba con le dimensioni che abbiamo? -
    - Immagino che faccia parte del'incantesimo che vi ha colpiti. - rispose Castiel - se noti bene non vi siete miniaturizzati solo voi, ma anche gli oggetti che avete addosso, come abiti, pugnali, pistole; ma se tu provassi adesso a toccare un oggetto qualunque in questa stanza rimarrebbe della solita grandezza -
    - ...mentre per il cibo questa cosa non conta? ... - chiese Sam mentre buttava un'occhiataccia a Dean che aveva appena estratto una gigantesca fetta di bacon croccante squittendo come un bambino.
    - Il cibo è essenziale per gli esseri umani, nel momento che mordi quell'insalata, essa diventerà della grandezza giusta per la tua bocca e per il tuo stomaco. Credo che il piano della strega fosse quello di tenervi in vita per giorni per potervi torturare più a lungo -
    - Non credo che Josephine ce lo avrebbe permesso tanto facilmente - disse Sam con un sorriso tirato.
    - Chi è Josephine? - chiese Castiel.
    - Lascia perdere, è una lunga storia - affermò Sam, ma nel momento che lo disse gli venne un colpo, Dean aveva già divorato tutto il suo cibo e adesso sembrava un'enorme palla! - A volte sei proprio un maiale Dean! - gli gridò Sam.
    Castiel allungò un dito sulla panciotta di Dean massaggiando quel botolo dall'aria soddisfatta che era diventato  - Credo che sia il caso di ritrovare quella strega e farle annullare il maleficio, io non sono in grado di aiutarvi in questa cosa -
    BUUURP! Castiel aveva premuto un po' troppo sul panciotto di Dean.
    Sam guardò ancora più disgustato il fratello - ...sì...hai ragione. Chiameremo Bobby. Che ne pensi Dean? -
    - Credo che sia il Paradiso! - disse tutto soddisfatto mentre Castiel continuava a massaggiargli il trippone.
    - Ma non sai pensare ad altro? C'è solo il cibo che conta per te?!? - gli gridò Sam.
    - Passa quarant'anni all'Inferno e saprai quanto può mancarti la tua insalata -
    Dopo aver mangiato tutto i ragazzi erano pronti per chiamare Bobby; avevano deciso di avvertirlo prima del loro arrivo, tanto per essere certi che non li avrebbe presi in giro per almeno un intero mese. Ma un nuovo problema si affacciò ai ragazzi, come aveva detto Castiel, tutte le cose che avevano addosso si erano miniaturizzate, compresi i loro cellulari.
    - Sarà un problema riuscire a mettersi in contatto con lui, un cosino simile prenderà la linea? - disse Sam amareggiato; effetivamente il suo cellulare era grande come un unghia di un essere umano di normali grandezze.
    - Tentare non costa nulla - disse Dean, e così chiamò!
    - Pronto? - la voce burbera di Bobby aleggiò nell'aria.
    - Ehi Bobby, sono io, Dean! -
    - Pronto?! - disse Bobby con aria più arrabbiata.
    - EHI! SONO IO, DEAN! MI SENTI ADESSO? - gridò Dean.
    - PRONTO?!?!? - urlò Bobby!
    - BASE TERRA CHIAMA BOBBY! CI SENTI ADESSO?!?!? - gridarono Sam e Dean con tutte le loro forze.
    - VAI A QUEL PAESE! - ringhiò Bobby riattaccando il telefono in faccia ai fratelli.
    - Credo che non vi abbia sentito - disse placido Castiel, beccandosi un'occhiataccia da entrambi i fratelli.
    - Poco male, andremo direttamente da lui grazie a Cass e, una volta lì, gli spiegheremo quello che è successo - affermò Sam.
    - Un momento....e Baby? - disse Dean con gli occhi strabuzzati.
    - Dobbiamo lasciarla quì Dean - disse Sam afferrando Dean per le spalle, suo fratello aveva già la tremarella - non temere, non le succederà niente, stai tranquillo - Sam cercava di calmare Dean in tutti i modi, era tornato da poco dall'Inferno e non voleva assolutamente sconvolgerlo più del dovuto, ma la cosa era molto difficile quando si parlava di Baby.
    - Non possiamo usare anche noi un qualche tipo d'incantesimo? - disse Dean speranzoso.
    - Cioè? -
    - Che so, la miniaturizziamo e ce la portiamo via....oppure, se qualcuno osa anche solo sfiorarla, si becca un fulmine da qualche angelo protettore delle Impala del 67 ... -
    A quell'affermazione, Castiel era ancora più dubbioso sul possibile Paradiso di Dean; c'era davvero la possibilità che uno dei suoi fratelli lasciasse uno scontro contro svariati demoni per proteggere la macchina dell'uomo giusto?
    - C'è davvero la possibilità che un angelo molli baracca e burattini per stare dietro al tuo catorcio? - disse Sam, nemmeno gli avesse letto nel pensiero.
    - Chiamala così un'altra volta e ti rinnego come fratello - disse Dean tetro.
    - Vorrei solo precisare che gli angeli custodi proteggono gli esseri umani, non oggetti inanimati -
    - Chiudi quella boccaccia Cass! - gli urlò Dean - andiamo dove dobbiamo andare, ma se succede qualcosa a Baby.....TREMERA' IL MONDO! -
    In un battito di ciglia, Sam e Dean, sulla mano di Castiel, si ritrovarono nel salotto di Bobby, con Bobby che teneva una bottiglia di birra in mano e la birra che gli fuoriusciva dalla bocca non appena aveva visto apparire l'angelo...Dio onnipotente, ma facevano sempre così? Apparivano quando volevano? E se fosse stato in bagno? Le mille domande di Bobby non ebbero risposta, Castiel aveva allungato la mano verso di lui e Bobby aveva visto delle strane cose...
    - Ehi Bobby! - disse Dean salutandolo con la mano e sfoggiando il suo sorriso migliore.
    Gli occhi di Bobby si rovesciarono all'indietro e l'uomo cadde a terra svenuto!

    Dean era concentratissimo, fece diversi respiri per regolare il cuore, si mosse con fare sicuro, arrivò fino al bordo e fece un volo d'angelo perfetto! Splush! L'acqua era bella calda ma non bollente, sembrava di stare alle terme, perfino Sam, che si era buttato prima di lui, non aveva da dire nulla...Bobby, dopo essersi ripreso dallo shock iniziale, e dopo aver detto diverse volte "meno male che vostro padre non è più quì per vedervi" manco fosse stata colpa loro, aveva messo dell'acqua in una pentola a fuoco lento, in questo modo i ragazzi avrebbero potuto fare un bagno caldo e rilassante; per i vestiti c'era poco da fare, dovevano tenersi quelli che avevano...e dormire? Neanche per idea! Una volta terminato il bagno avrebbero SUBITO cercato un modo per annullare gli effetti del maleficio.
    - Ricapitoliamo... - disse Bobby - siete andati nella classica cittadina rurale americana dove tutti si conoscono, avete eliminato una strega, ma siete incappati nella sua migliore amica, l'avete fatta incazzare e per vendetta vi ha trasformato in questi....questi....qualunque cosa voi siate -
    - Superdeformed! - dissero in coro i Winchester.
    - Quello che è! Se non fosse stato per l'angelo adesso sareste cibo per serpenti. Il problema è che questo tipo di incantesimo è particolare, è molto personalizzato, quindi è improbabile che troveremo qualcosa nei miei libri....cosa stai facendo Sam? -
    Sam trascinava con tutte le sue forze un gigantesco tomo.
    - Voglio aiutarti a fare ricerche -
    Sam cercò di aprire il libro, ma solo dopo vari tentativi ci riuscì, la copertina doveva pesare una tonnellata! Una volta riuscito ad arrivare all'indice, Sam si lecco tutte le mani.
    - Che cosa vuoi fare Sam? - chiese Bobby con gli occhi a fessura.
    - Cerco di girare la pagina -
    - Ma non l'hai mai visto Il Nome della Rosa? Guai a te se mi slappi la tua bava sugli angoli del mio libro! E' antico e non voglio che si riempia di muffa dovuta alla tua saliva -
    Sam aveva le mani grondanti di qualcosa di molliccio e appiccicoso.
    - ....ehm...ok...Cass! - chiamò Sam - hai portato con te quello che ti avevo chiesto? -
    Castiel prese una borsa e tirò fuori il Notebook di Sam.
    - COSA?!? - gridò Dean - ti sei fatto portare il Pc ma avete voluto lasciare Baby incustodita?!? -
    Tutti si bloccarono a fissare Dean. Dean era seriamente convinto che Castiel avrebbe potuto teletrasportare un intera auto? Evidentemente sì!
    Sam non ci badò più, dopo un grandissimo sforzo riuscì ad aprire il pc e ad accenderlo. Un enorme fascio di luce lo colpì in pieno viso accecandolo all'istante e facendolo gridare.
    - Sam ma sei impazzito? Sei troppo vicino!!! - lo tirò via Dean.
    - Ho visto la Luce! - continuava a gridare Sam con gli occhi a girella.
    Castiel guardò il monitor; sapeva che nella storia dell'umanità molti uomini avevano adorato diversi tipi di Divinità pagane, ma non aveva mai sentito parlare di un Dio chiamato Google!
    - Ad ogni modo - continuò Bobby dopo essersi accertato che Sam non fosse rimasto cieco perennemente - nei miei libri non c'è molto da leggere su questo incantesimo -
    - ...quindi? .... - disse Dean con aria preoccupata.
    - L'unico modo per tornare alle vostre dimensioni è ritrovare la strega e farle disattivare il maleficio -
    I due fratelli si guardarono sconcertati.
    - Abbiamo un grosso problema Bobby - affermò Sam - non abbiamo la più pallida idea di dove sia -
    - Ah no? -
    I due fratelli fecero di no con la testa contemporaneamente.
    - Com'è possibile? Eravate in casa sua! -
    - Non è del tutto esatto - disse Dean.
    - Noi abbiamo visto la casa della prima strega che abbiamo eliminato - continuò Sam - quando ci siamo risvegliati con queste dimensioni eravamo nella casa delle bambole, non sappiamo quale sia la sua vera casa, inoltre non è sola, c'è anche suo fratello -
    - Sì, ma suo fratello mi sembra molto succube - affermò Dean - il punto è proprio che non abbiamo idea di dove andarla a cercare -
    Bobby sembrò pensarci un po' su, ciò che avevano detto i fratelli era logico, ridotti com'erano potevano solo aver visto il soffitto della stanza dove si trovava la casa delle bambole, niente di più...forse una finestra...
    - Ma - disse Bobby subito dopo aver pensato alla finestra - se questa strega vi ha subito trasformati dopo che avete eliminato la prima strega, può solo significare che la sua casa si trova nella medesima città, è possibile che fossero anche vicine di casa, o comunque abitare nella stessa zona -
    Non faceva una piega.
    - E allora cosa facciamo? Hai qualche idea? - chiese Sam.
    - Forse sì - disse Bobby con un sorrisetto compiaciuto.

    La cittadina dove le tre streghe vivevano era effettivamente minuscola, c'era una grande strada principale con ai lati vari negozi di ogni tipo, ma le case private si trovavano in quartieri piccoli e insignificanti, tutte molto uguali, con lo steccato bianco, le siepi curate, piante sui davanzali....una fotocopia dietro l'altra; ma a Bobby Singer questo non interessava; lui, Sam, Dean e Castiel si trovavano ai confini della città e l'idea di Bobby era quella di trovare la casa in un modo diverso che gironzolare per tutte le vie in macchina alla ricerca di una casa particolare. Bobby salì sul suo furgone e tirò fuori uno scatolone, la soluzione si trovava lì dentro.
    - Cos'hai in mente Bobby? - chiese Dean, leggermente allarmato, il suo sesto senso cominciava a pizzicare, si sentiva come Spiderman quando avvertiva la presenza di Goblin pochi secondi prima che una bomba a forma di zucca gli piombasse addosso.
    - Ho deciso che sorvoleremo la città dall'alto - disse Bobby mentre dalla scatola tirò fuori un aeroplano comandato. A Dean fuoriuscirono gli occhi dalle orbite, mentre Sam sembrava galvanizzato al massimo.
    - Dall'alto sono certo che riuscirete ad individuare la casa; fuori sembrano tutte uguali, ma dentro non è detto che sia così, controllerete le finestre e vediamo se la fortuna ci assiste per una volta -
    - Come facciamo ad avvisarti di averla trovata per farci scendere? - chiese Sam.
    - Con questo - Bobby aveva applicato sull'aeroplano un minuscolo telecomando con una minuscola lampadina - la premete e questa brilla, usate il codice Morse per dirmi se virare, se atterrare, quello che volete....conoscete il codice Morse, vero? -
    - Io sì! - disse orgoglioso Sam e non gliene fregava niente se Dean lo avrebbe definito di nuovo un nerd, ma Dean era pallido come un morto.
    - Io lì non ci salgo - disse il maggiore dei Winchester con una calma surreale.
    - Dean non è un vero aeroplano, è solo un modellino con un telecomando - cercò di rassicurarlo Sam.
    - Io lì non ci salgo -
    - Ma dai, guarda, Bobby ci ha procurato perfino dei caschi da aviatore -
    - Li ho presi da Ken, il fidanzato di Barbie, vi staranno a pennello -
    - Io lì non ci salgo -
    Sam sbuffò, non era possibile che Dean si rifiutasse di andare a caccia di streghe per tornare alto almeno centottantacinque centimetri.
    - Dean... -
    - Io lì non ci salgo -
    - Stai diventando un disco rotto Dean! - gli gridò Sam, sperando in una sua reazione.
    - Io lì non ci salgo -
    - Secondo me è sotto shock - ammise Bobby.
    - Dean se non sali su quell'aeroplano ti ci ficco io a forza!!! - ringhiò Sam.
    Dean guardò Sam, poi Bobby, poi di nuovo Sam, poi di nuovo Bobby...alla fine si rivolse a Castiel.
    - Cass, tu sei sceso all'Inferno per tirarmi fuori, mi hai detto che ero importante, mi hai detto che ho un compito da svolgere....mi hai perfino lasciato un segno sulla spalla! - disse Dean, mentre si tirava su la manica mostrando la forma minuscola di una manina piccina piccina, talmente piccina che per capire che era la forma di una mano ci sarebbe voluta una lente d'ingrandimento...Bobby avrebbe voluto prendere uno straccio e stropicciare via quella macchiolina rossastra... - se salgo su quel COSO è certo che il COSO cadrà ed io morirò! Morirò e non potrò fare quello che devo fare! -
    Sam e Bobby non credevano alle loro orecchie, quello sembrava un ricatto bello e buono; entrambi guardarono l'angelo immobile davanti a loro. Castiel allungò la mano, prese Dean e se lo appoggiò sulla spalla.
    - Lui non ci sale su quel coso - disse flemmatico.
    Sam e Bobby si diedero una manata sulla fronte; Dean, che stava sghignazzando mostrando il segno della vittoria, l'aveva fatta franca un'altra volta!
    Ormai avevano deciso, sarebbe andato solo Sam. Il più giovane dei Winchester si mise il casco da aviatore di Ken e salì sull'aeroplano.
    - Metticela tutta Amelia! - gli gridò Dean contento di rimanere a terra.
    Per tutta risposta si prese un ditino medio da parte di Sam.
    Bobby avviò il telecomando e l'aeroplano partì! Sam si divertiva un mondo, ma non dimenticò di controllare le finestre delle abitazioni su cui passava sopra; guarda di qua e guarda di là notò ad una finestra la matassa di capelli rossi di Sheamus, il fratello di Lucille; così, nel momento in cui Bobby avrebbe riportato l'aeroplano sopra di loro, avrebbe dato il segnale. I tre uomini a terra notarono la lampadina che si accendeva e si spegneva, il segnale era stato dato, Sam aveva trovato la casa giusta, era il momento di far atterrare il coso. Dean, che si trovava ancora sulla spalla di Castiel, si avvicinò all'orecchio dell'angelo bisbigliandogli qualcosa; Castiel si avvicinò a Bobby e con un dito girò una levetta del suo telecomando. L'aeroplano su cui stava Sam cominciò a fare movimenti improvvisi; Sam, che si ritrovò a testa in giù, cominciò a gridare come un dannato.
    - Castiel, per favore, non toccarmi il telecomando - gli disse con molta calma Bobby.
    L'aeroplano, dopo aver fatto praticamente otto volte il giro della morte, atterrò vicino ai tre uomini. Sam uscì barcollando, con gli occhi a girella, pronto a lasciar fuoriuscire tutto quello che aveva nello stomaco.
    - Allora Sammy, è bello volare con quel COSO? - gli chiese Dean sornione.
    Un altro ditino medio apparve, ma subito dopo Sam stramazzò al suolo svenuto.
    - Bene ragazzi, il più è fatto. Buona Fortuna! - disse Bobby mentre rimetteva l'aeroplano nella scatola.
    - Cosa? - dissero in coro i fratelli - tu non vieni con noi? -
    - No! Ha chiamato Rufus, ho un lavoro da fare con lui, si tratta di una specie di mostro che non è ancora riuscito ad identificare, ve la dovrete cavare da soli -
    Gli occhi dei due fratelli erano come due lune piene.
    - Non guardatemi in quel modo, avete un angelo ad aiutarvi - e così dicendo Bobby ripartì con il suo furgone.
    - Cass se ci molli con una scusa scema del tipo "ho un demone da eliminare" mi butterò da un ponte e morirò! Morirò e non potrò fare quello che devo fare! - disse Dean.
    - D'accordo - rispose Castiel.
    Quella risposta non era gradita, dava l'idea ai due ragazzi che l'angelo era pronto ad andarsene anche lui.
    - E adesso che facciamo? Qual'è il piano? - chiese Sam.
    - Castiel entra in casa e iniziamo a fare una cagnara da far rivoltare l'Inferno - disse Dean.
    Castiel si materializzò nel salotto della casa, con Dean e Sam nei palmi delle mani; purtroppo era proprio davanti a Lucille che lo guardava divertita.
    - Guarda guarda chi sono tornati! I Winchester! - disse allegra la strega - e anche quel babbeo di un angelo -
    - Sorellina, ne abbiamo già discusso, niente imprecazioni verso un Servo di Dio, ok? - la pregò Sheamus.
    - Vi stavo aspettando! Credevate davvero che vi avrei lasciato vivere dopo che TU - disse indicando Dean - mi hai pugnalata  a sangue freddo? E dopo che TU - disse stavolta indicando Sam - hai ucciso il mio amato Romualdo?! E dopo che TU - ripeté il gesto verso Castiel - mi hai privato del mio divertimento preferito?!? Non esiste proprio che la passiate liscia! -
    A quel punto Lucille cominciò a pronunciare una strana formula che sembrava una cantilena...all'improvviso ci fu un enorme scoppio; Sam si ritrovò a terra, Castiel non era più lì con loro!
    - Che cos'hai fatto a Castiel?!? - gridò Sam.
    - Secondo te? - ridacchiò la strega.
    Ma Sam si rese conto che qualcuno mancava all'appello: Dean!
    - Che cos'hai fatto a mio fratello strega?!?!? - gridò ancora più forte Sam mettendosi le mani nei capelli.
    Lucille lo guardò stranita.
    - ...dove diavolo è finito tuo fratello? - chiese con un enorme punto interrogativo.
    Un istante dopo Lucille ebbe la sua risposta ed emise un urlo agghiacciante che fece battere i denti a Sam e impallidire Sheamus.
    - Levamelo!!! Levamelo di dosso!!! - gridava Lucille muovendosi come se stesse prendendo delle piccole scosse elettriche. A quel punto sia Sam che Sheamus videro una piccola protuberanza spuntare da sotto i vestiti di Lucille: Dean, dopo l'enorme scoppio di prima, era stato catapultato sui lunghissimi riccioloni neri di Lucille, lei non se n'era accorta e Dean ne aveva approfittato per entrare nei suoi vestiti!
    Il balletto di Lucille continuava, ma continuavano anche le imprecazioni verso Sheamus che non faceva nulla.
    - Sheamus elimina questo piccolo bastardo! - gli gridava contro Lucille.
    - E come faccio? Per togliertelo di dosso dovrei toglierti i vestiti -
    - Non ti azzardare, sai! O ti riduco in brandelli! -
    - Andiamo sorellina, credi che non ti abbia mai vista nuda? -
    - L'ultima volta che mi hai vista nuda avevo quattro anni e stavamo facendo il bagno insieme!! -
    Dean ormai si stava dirigendo verso il bassoventre di Lucille, e lei mandava gridolini isterici; vedeva la protuberanza sotto i vestiti e la colpiva con tutte le sue forze, ma Dean aveva la testa come una gomma e le botte di Lucille non gli facevano nessun effetto.
    - Sembra quasi che Dean stia realizzando un suo desiderio nascosto - disse Sam con l'aria di chi la sapeva lunga.
    - Ah ha! - si sentì la voce di Dean - ho trovato l'ombelico! -
    Gli urli di Lucille erano così forti che era incredibile che i vetri delle finestre non fossero esplosi.
    - Sheamus ha i capelli rossi e tu neri! Adesso scopriremo se non te li tingi! - disse Dean ridacchiando sadicamente.
    La protuberanza stava dirigendosi verso il basso!!!
    - Dean, un po' di contegno, per favore - disse Sam leggermente imbarazzato.
    All'improvviso ci fu un nuovo scoppio, fumo dappertutto avvolgeva la stanza, quando si diradò Sam era di nuovo della sua grandezza naturale, il Bigfoot di sempre. Il Winchester guardò per terra e vide Dean sopra una Lucille mezza nuda! Nel ritornare alla sua dimensione aveva inevitabilmente strappato i vestiti della strega. Lucille lo guardò, Dean sorrideva compiaciuto, Lucille si guardò, era mezza nuda; un urlo raccapricciante uscì dalla sua bocca e stavolta i vetri delle finestre esplosero davvero!!
    Per impedire il crollo della casa, Sheamus scagliò sulla sorella della polvere luccicante e lei svenne in un istante.
    - Per la miseria, credevo che sarei diventato sordo! - disse Sam massaggiandosi le orecchie.
    - Io sono beato! - disse Dean con un sorrisetto sconcio ancora sopra Lucille svenuta.
    - Levati di lì, maiale! - gli gridò Sheamus.
    Dean si rialzò subito andando ad abbracciare il fratello.
    - C'era bisogno di farle questo? - lo minacciò Sheamus - il maleficio s'interrompe dopo poche ore!!! -
    I due fratelli si guardarono e poi guardarono Sheamus.
    - E noi come potevamo saperlo, scusa? - chiese Sam indispettito.
    - Ma che te ne frega, eliminiamoli entrambi, ora o mai più! - disse Dean tirando fuori il pugnale.
    - Fermi, fermi, fermi! - gridò Sheamus - non prendetevela con lei, è snervante, è isterica, è una despota, ti risponde sempre male, ti offende senza ritegno, avresti voglia solo di prenderla a schiaffi dalla mattina alla sera, ma è mia sorella ed io la amo; ce ne andiamo da quì, non sentirete più parlare di noi! - e così dicendo Sheamus e una Lucille ancora svenuta svanirono nel nulla.
    - E' proprio succube - disse Dean - li ritroveremo e finiremo quello che dovevamo fare -
    - Dean, ma Cass? - chiese Sam con aria preoccupata.
    Dean guardò per terra, Sam seguì il suo sguardo: sul tappeto del salotto c'era un piccolo fagottino di colore beige. Dean lo raccolse mostrandolo a Sam, era Castiel in posizione fetale, ridotto alle grandezze di una saponetta, con un testone enorme pieno di capelli arruffati.
    - Superdeformed! - disse Dean.
    - Era proprio una fanatica - sbuffò Sam.
    - Hai sentito cosa ha detto Sheamus, tra qualche ora sarà di nuovo come prima, basta solo avere pazienza -
    Dean mise il corpicino di Castiel nella tasca interna del suo giubbotto.
    - Andiamo a recuperare Baby! - disse, mentre velocemente oltrepassava la porta.
    La missione era finita bene a metà, una strega eliminata e due in fuga, ma Sam era certo che prima o poi avrebbero incontrato nuovamente Lucille e Sheamus, e pregò che quella pazza non si fosse inventata un altro giochetto diabolico.

    NOTE DELL'AUTRICE
    Inizio subito con il congratularmi con i lettori, se siete arrivati a leggere le mie note significa che siete sopravvissuti al mio umile racconto e la cosa non può che rendermi felice; comunque un paio di note (forse) è necessario dirle:
    1) Non ho la più pallida idea se esiste Ken, il fidanzato della bambola Barbie, in versione Aviatore; so che Barbie ha migliaia di versioni, quindi potrei erroneamente pensato che anche Ken ne abbia; se non fosse così fate finta che Bobby abbia detto Ken solo per far capire ai lettori che ha preso i caschi da aviatore da qualche bambolotto, viste le ridotte dimensioni dei fratelli Winchester.
    2) La Amelia che viene nominata da Dean si riferisce ad Amelia Mary Earhart, la famosa aviatrice americana che scomparve nell'Oceano Pacifico nel 1937 cercando di fare il giro del mondo; ovviamente è una presa in giro da parte di Dean verso Sam a causa dei capelli abbastanza lunghi che porta.


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    Messaggio Da annika il Ven Apr 22, 2016 7:47 pm

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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Ven Apr 22, 2016 8:52 pm

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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Sab Apr 23, 2016 8:06 am

    annika ha scritto:[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]

    Casa di bambole ...
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    State attenti, Rodrigo, Romualdo e Josephine saranno in giro da qualche parte!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Mer Lug 27, 2016 2:15 pm

    - Titolo Fan Fiction: Cinque buoni motivi
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom: Supernatural
    - Timeline: Terza stagione
    - Sommario: Paranormale
    - Spoiler: Nessun tipo di spoiler
    - Personaggi: Sam Winchester, Dean Winchester
    - Disclaimer:  i personaggi delle serie Supernatural non mi appartengono (se fosse stato così avrei già toccato il cielo con un dito da molto tempo) l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Dean si annoia e, per passare il tempo, convince Sam ad andare a caccia!




    Cinque buoni Motivi
    "Scusa, puoi ripetere?"
    "Angeli, Dean! Abbiamo bisogno degli angeli."

    Come diavolo era stato possibile arrivare a quel punto? Dean lo sapeva, la colpa era stata sua. Tutto era cominciato qualche giorno prima; Dean si annoiava e, annoiarsi, per lui equivaleva a farsi già un'idea di come sarebbe stato l'Inferno quando, da lì a pochi mesi, un cerbero avrebbe bussato alla sua porta....avrebbe distrutto la porta...per reclamare la sua anima! Bé, lo sapeva, era stato lui a venderla di sua spontanea volontà ed era pronto a rifarlo, centinaia di volte se fosse stato necessario, se questo voleva dire restituire la vita al suo fratellino, ma il doverci pensare solo perché non avevano nulla da fare era un altro discorso. Ma non era vero nemmeno quello, era lui che si annoiava, Sam invece qualcosa faceva.
    Il minore dei Winchester passava ore e ore con il naso incollato al Pc, annotava di continuo qualcosa sul taccuino, chiamava continuamente Bobby per avere o meno delle conferme su ciò che scriveva, ad un certo punto Dean si era messo a cronometrarlo, tanto per divertimento, ma si era reso conto, con sgomento, che dopo una cronometrazione di nove ore Sam non aveva cambiato nemmeno la postura davanti al portatile. "Deve fargli un male cane il collo" pensò, ma fosse stato solo quello, in nove ore Sam non aveva ne mangiato, ne bevuto, e non era nemmeno andato una volta al gabinetto...Dean cominciava a preoccuparsi che a Sam potesse venire un blocco renale, ma niente al mondo avrebbe fatto cambiare idea a suo fratello, deciso più che mai a trovare il modo per annullare il contratto di Dean sulla sua anima. Era passato a cercare sul pc solo perché aveva terminato i libri, e anche lì cronometrare era stata una sciocchezza, Sam era crollato sopra un libro dopo dodici lunghe ore di lettura. Non era umano, era una macchina!
    A causa di questo e del fatto che non sapeva cosa fare, Dean si era dato alla ricerca di un caso da risolvere e distogliere così suo fratello dal "suo" caso...e, grazie a Dio, aveva trovato qualcosa che poteva interessare anche a Sam.
    In una piccola cittadina del Montana chiamata Lucy's Cleaver c'erano stati degli efferati omicidi, ma lo sceriffo della contea aveva definito la faccenda come "attacchi da parte di qualche animale non bene identificato"; Sam & Dean, per esperienza, sapevano che molte delle morti attribuite ad animali erano invece da attribuire a cose che strisciano nell'ombra senza farsi vedere. Ci aveva messo un po' a convincerlo, Sam non ne voleva sapere di uscire da quella sporca camera di motel ed andare a dare la caccia a qualche mostro, ma le insistenze di Dean lo avevano fatto cedere.
    - Allora, cosa ti fa pensare che in questo posto si celi un mostro mangia carne umana? - chiese Sam sbuffando.
    - L'istinto? - sorrise Dean - Andiamo Sam, sono giorni che stai a leggere, non cominci ad essere stanco? Io francamente sì -
    Sam non rideva, non lo faceva ormai da settimane, il termine del contratto si avvicinava e lui non aveva più voglia di scherzare su niente, e Dean non lo aiutava affatto col quel suo menefreghismo, sapeva che sotto quella maschera Dean aveva paura proprio come ce l'aveva lui, ma sapeva anche che non avrebbe mai convinto il fratello a lasciar perdere un caso e quindi era meglio risolverlo alla svelta e togliersi il pensiero.
    - Allora...ricapitoliamo: stanno costruendo un centro commerciale ai confini della cittadina, un centro commerciale bello grande che dovrebbe portare turisti e dare posti di lavoro ad almeno metà della popolazione di questa città, ma qualche giorno fa c'è stato quello che lo sceriffo ha definito un attacco da parte di un animale....cosa dice il referto? - chiese Sam con il fascicolo in mano.
    - Parlano di orsi, ma da quello che so io di orsi da queste parti non se ne sono mai visti molti, non in città almeno -
    - Lo sai che ci sono persone che trovano orsi nelle proprie piscine? - disse Sam con un sopracciglio alzato. Quel sopracciglio voleva solo dire una cosa "sai che potrebbe benissimo essere stato un orso e tu ci stai facendo perdere tempo?"
    - E' una leggenda metropolitana! - rispose Dean.
    - No, non lo è! Trovano davvero degli orsi nelle piscine!! - replicò Sam.
    Dean ci pensò su, non voleva dargliela vinta, e guardandosi intorno gli venne in mente l'unica cosa logica.
    - In Estate, quando hanno caldo, ma mancano poche settimane a Primavera, dovrebbero essere ancora in letargo - disse Dean con aria vittoriosa - Il referto medico dice qualcosa di più inquietante! Alle vittime sono stati asportati via tutti gli organi interni! Cuore, reni, polmoni, stomaco, intestino...insomma, li hanno svuotati come si fa con una zucca ad Halloween! -
    - Le vittime hanno qualcosa in comune? -
    - Sono tutti operai. Lavorano tutti alla costruzione del centro commerciale, i corpi sono stati ritrovati nel cantiere, precisamente vicino alla zona ristoro -
    La zona ristoro era una baracca dove gli operai si cambiavano, mangiavano qualcosa a pranzo e discutevano dei piani di lavoro giornaliero, la baracca si trovava praticamente attaccata ai gabinetti.
    Sam sembrava assorto nei suoi pensieri, in effetti la teoria dell'orso reggeva poco, nessuno aveva visto un orso aggirarsi nel cantiere, eppure le vittime erano state ritrovate tutte lì.
    - E se fosse un fantasma che non vuole che il centro commerciale venga costruito? - ipotizzò Sam.
    - I fantasmi non mangiano -
    - Bé, possono causare delle morti atroci, non siamo mica certi che siano stati sbranati -
    - ....e allora genio, cosa suggerisci? - domandò il maggiore dei Winchester.
    Sam aveva solo voglia di tornare a Sioux Falls da Bobby a chiedere altri libri, voleva quasi credere alla teoria dell'orso, magari si era svegliato prima del tempo, aveva fame e si era avventurato in città in cerca di cibo, dopotutto il centro commerciale sarebbe sorto proprio ai confini della città, vicino ai boschi, ma Dean aveva ragione, non era stato un animale qualunque a fare quelle cose e sicuramente non c'entrava nemmeno un fantasma, c'era solo una cosa da fare.
    - Prendiamo una camera e controlliamo un po' al computer cosa troviamo. - disse Sam.
    Un altro motel, un'altra camera anonima e puzzolente, ma questa volta Dean non si annoiava, lui e Sam cercavano di capire cosa avesse ucciso quei poveri operai; le foto del coroner e dell'autopsia, prese illegalmente dai due ragazzi, mostravano una ferocia senza pari, qualunque cosa fosse era davvero pericolosa.
    Nemmeno tre ore dopo aver preso possesso della camera, Sam e Dean erano andati nel luogo dei delitti, il cantiere, per cercare indizi, controllare se si sentiva odore di zolfo, se c'erano frequenze non ordinarie nell'etere, qualunque cosa che fosse sospetta...fino a che non trovarono una specie di squama. Era dura e spessa, di un colore blu notte, se Sam non ci avesse puntato sopra la torcia per puro caso non l'avrebbe notata, sembrava quasi mimetizzarsi con l'ambiente; e così, con quel poco che avevano trovato, tornarono in camera a cercare altre cose sul pc...."Dio!" pensò Dean "quel coso si fonderà prima o poi!", ormai erano più le volte che era acceso che spento.
    Dopo un'intera giornata a leggere Sam alzò la testa con aria trionfante
    - So cosa ha ucciso quegli operai! -
    Dean avrebbe voluto abbracciarlo dalla gioia, sperava in una caccia non di starsene di nuovo ad annoiarsi su dei libri, finalmente si sarebbero dati una mossa.
    - Bene, era ora! Cosa diavolo è? -
    - Credo...che possa trattarsi di un Behemoth. - affermò soddisfatto Sam
    - Il gruppo musicale? - lo guardò con aria interrogativa Dean.
    - ....ovviamente no... -
    - ...ah no, ovvio, che domande...come lo hai capito? -
    - Dalla squama, o da quello che è, sembra più un pezzo di pelle terribilmente spessa e dura e sicuramente dal modo in cui le vittime erano ridotte, in effetti questi Behemoth, o Biemot, hanno l'abitudine di mangiare tutto il contenuto di un essere umano, sembra che gli dia molta forza. E' descritto come un animale con un ventre enorme ed è nominato in varie religioni, è il nome di una creatura leggendaria biblica menzionata nel Libro di Giobbe per farti un esempio, sembra che sia qualcosa di grosso, forse quanto un lupo o un orso, anche se spesso, a causa del grosso ventre, viene dipinto più come un ippopotamo... -
    - Un che? - disse Dean.
    - Ippopotamo! - lo guardò Sam - non stupirti, sembrano grossi e docili ma non è così, sono capaci di uccidere con le loro zanne, non sono come quelli che vediamo negli zoo, sanno essere molto territoriali... -
    - Parli dell'ippopotamo o del mostro che cerchiamo? -
    - Secondo te gli esseri umani tengono negli zoo dei Behemoth? - lo squadrò in malo modo Sam - Il punto è che è qualcosa che ha a che fare con la religione, è un essere molto vecchio che può rappresentare varie cose, come lo Ziz... -
    - Che? - lo interruppe Dean.
    - Lo Ziz! Anche questo è un animale che si trova in molte religioni, dovrebbe avere l'aspetto di un possente uccello -
    - Non credo che esistano delle Band chiamate Ziz! -
    - Quello che voglio dire è che potrebbe essere un essere demoniaco, una specie di animale infernale! -
    - Ma all'Inferno hanno i Cerberi! - la conversazione si stava dirigendo proprio dove Dean non voleva che arrivasse, verso il cagnaccio che da lì a pochi mesi lo avrebbe dilaniato.
    - I Cerberi potrebbero non essere gli unici quadrupedi che hanno all'Inferno. Devo capire come possiamo liberarcene! -
    Detto questo riprese a cliccare sul suo Pc....e a Dean tornò quella noia che lo aveva colpito pochi giorni prima. Azione, lui voleva l'azione, solamente quella gli avrebbe fatto dimenticare quel dannato contratto, anche se l'idea di altri cani infernali non lo confortava molto.
    Quando ormai era convinto che sarebbe andato a dormire con suo fratello appiccicato a quel dannato Pc, il fratellino minore alzò di scatto la testa, ancora più trionfante di prima.
    - So come eliminarlo! - disse con il più largo dei sorrisi.
    Finalmente si sarebbero dati una mossa!
    - Bene, con cosa lo uccidiamo? - chiese ansioso Dean
    - ...ehm...bè, avremo bisogno degli angeli -
    Ed eccolo lì, il momento in cui Dean si era chiesto come avevano fatto a ritrovarsi in quella situazione, Sam gli aveva detto che per uccidere una bestiaccia mangia carne umana ci voleva l'aiuto degli angeli. Angeli?!? "Ma gli angeli non esistono!" aveva pensato fra se Dean.
    Lui e Sam ne avevano parlato diverse volte; Sam era credente, fortemente credente, così tanto da essersi messo a pregare Dio e a credere agli angeli; Dean credeva fosse colpa sua e del fatto che presto sarebbe morto e che la sua anima immortale sarebbe bruciata all'Inferno per l'eternità; Sam continuava a dirgli che se esistevano i demoni e tutto il male che si portavano dietro allora dovevano per forza esistere anche gli angeli, ma Dean aveva smesso di crederci a quattro anni, quando sua madre era morta, e adesso Sam gli diceva che gli angeli erano l'unica soluzione per uccidere il Behemoth...in quel momento rimpiangeva di aver costretto suo fratello ad andare a cercare un caso qualunque per non annoiarsi...aveva deciso: era meglio la noia!
    - Sam, fratello mio - iniziò Dean con tutta l'affabilità del mondo - gli angeli non esistono. Lo so che ci tieni a questa cosa, lo so perché una volta hai davvero creduto che un angelo stesse uccidendo dei peccatori, ma poi abbiamo scoperto che era solo lo spirito di un povero uomo di chiesa che "credeva" di essere un angelo con il dovere di punire i peccatori...quindi, niente, nulla da fare, trova un sistema diverso, tanto sono certo che nessun angelo apparirà con le sue belle ali scintillanti e ci dirà "Tranquilli Winchester, stavolta ci pensiamo noi", perché se ci credi davvero a questa cosa, allora abbiamo un serio problema -
    - Il fatto che tu semplicemente non creda mi lascia un amaro in bocca che non ti dico....e comunque non parlavo di veri angeli -
    - ...ah... -
    - Esiste un Rito che ci permetterà di eliminare il Behemoth e per farlo abbiamo bisogno di certi ingredienti, che possiamo trovare in men che non si dica, e qualcosa che possa rappresentare Dio! - affermò con orgoglio Sam.
    - ....e? ... -
    - Statue!!! - sbuffò in modo sonoro il minore dei fratelli.
    - ...ah... -
    - Non è necessario invocare un angelo, anche se la cosa non mi dispiacerebbe solo per dimostrarti che esistono, miscredente che non sei altro, ma ci basterà usare delle statue con sembianze di angeli, benedirle e posizionarle nei punti giusti, tutto qua! -
    - Non sembra molto difficile -
    - In verità lo è! Ho trovato un resoconto su Internet di un vecchio manoscritto del tredicesimo secolo; bisogna far entrare il Behemoth dentro un cerchio, sulla linea del cerchio vanno posizionati le effigi, nel nostro caso statue, dei sette arcangeli, tre maggiori e quattro minori, poi dire una litania bella lunga che serve ad evocare il Potere di Dio...il problema è che il Behemoth deve rimanere all'interno del cerchio per tutto il tempo necessario per pronunciare l'intera formula, in questo manoscritto c'era scritto che ci vollero circa dodici persone per tenere ferma la bestiaccia prima di terminare il rito, otto di queste persone morirono - la voce di Sam, da entusiasta, era scesa quasi ad un sussurro.
    - Direi di fare un passo per volta Sam. Intanto troviamo gli ingredienti che ci servono poi troveremo il modo di eliminare il mostro, ok? - gli sorrise Dean
    - Ok! -

    La mattina successiva Dean e Sam decisero di andare a fare shopping. Fosse stato uno shopping qualunque non ci sarebbe stato nulla di male, ma la loro meta era il "Angel's Shop", un piccolo negozio della città che vendeva statuette di angeli per ogni occasione: matrimoni, compleanni, battesimi, funerali...Dean era sconcertato, avevano bisogno degli angeli e in quella città, dal nome molto sinistro, c'era un negozio dove ne potevi trovare di tutte le categorie e di tutte le grandezze. La vetrina era qualcosa di terrificante, colorata con colori pastello come rosa, fucsia, celeste e naturalmente bianco, bianco e ancora bianco in ogni angolo e in ogni ala angelica che si poteva vedere, era un bianco così zuccheroso che faceva venire la carie solo a guardarlo. L'interno era peggio! Tutti gli scaffali traboccavano di statuine di angioletti sorridenti, tristi, che ridevano con le lacrime agli occhi, che suonavano l'arpa, che ti guardavano con il broncio, tutti paffutelli e sornioni...Dean si sentiva come se fosse circondato da un qualche essere soprannaturale che voleva fargli uno scherzo....pensò pure che ci fosse il Trickster dietro a tutto il caso che stavano seguendo.
    Verso il bancone, sulla destra, vicino alla cassa, c'era una statua a grandezza naturale di un angelo imponente, con aria seria e minacciosa ed un enorme spadone pronto per colpire il proprio avversario
    - Non mi piace come mi guarda - obbiettò Dean verso Sam.
    Da una porta uscì un uomo dall'aria affabile e gentile
    - Che posso fare per voi? -
    - Salve! Lei non sa quanto siamo felici di aver trovato questo negozio, cominciavamo a preoccuparci - era stato Sam a parlare, com'era bravo lui ad inventare storie credibili non lo era nessuno, e tutti finivano sempre con il credergli, se avesse detto che il Presidente degli Stati Uniti era stato nel suo giardino a dare la mano al primo vero extraterrestre sceso sulla terra, tutti gli avrebbero chiesto come fosse stato vestito per questo evento incredibile!
    - Nostra zia - disse Sam indicando se stesso e Dean - si sta per sposare! Una cosa fantastica, ormai in famiglia avevamo perso la speranza ed invece...tadannn...ha deciso di convolare a nozze! -
    - Congratulazioni! -
    - Grazie! Il problema viene adesso. Vede....mia zia è una donna molto eccentrica, dopo il matrimonio darà una festa fantastica, ma lei è anche molto credente... -
    Dean cercava di non mettersi a ridere, questa era la storia più scema che poteva inventarsi il fratello.
    - Lei vorrebbe dei centro tavola a forma di angelo -
    - Oh, una cosa molto carina - affermò l'uomo
    - Sì, è così, ma vede, non solo vuole degli angeli ma li vuole tutti quanti diversi, non vuole che ogni tavolo abbia il centro tavola uguale ad un altro -
    - Che insolita richiesta, ma si può fare, quì potete trovare tutti gli angeli che volete -
    - Non è che non si noti - disse tetro Dean
    - Ho anche un altro problema - disse Sam mentre dava uno schiaccione sull'alluce di Dean per farlo tacere - io, al contrario di mia zia, non me ne intendo molto di angeli -
    - Io invece sì, non si preoccupi, deve solo dirmi come vuole che siano -
    Finalmente ci erano arrivati! Nel manoscritto che Sam aveva trovato su Internet non erano specificati i nomi degli angeli, nel tredicesimo secolo forse avevano problemi a capire chi fossero, oppure non gliene fregava niente di scriverlo, il punto era che in secoli e secoli, vari Papi avevano detto che gli arcangeli erano solo tre, o che potevano essere addirittura serafini, la cosa importante non era tanto l'angelo, o arcangelo, che veniva rappresentato, ma era la postura che doveva avere ad essere importante, o quello che tenevano in mano. Spesso, negli antichi testi, non venivano nemmeno menzionati i nomi quindi molte persone, tra cui i pellegrini che, sfortunatamente, potevano essere analfabeti, si basavano proprio su cosa le statue tenessero in mano per poterli riconoscere, e anche quì le discordanze erano davvero tante.
    - Dunque....a parte il fatto che dovrebbero essere alti circa....venti centimetri - Sam e Dean avevano pensato che le statue non dovevano essere troppo grosse, andavano messe in determinati punti e la cosa richiedeva già molto tempo, figuriamoci se le statue fossero state enormi e pesantissime, loro due da soli non ci sarebbero mai riusciti.
    - Abbiamo statuette di tutte le altezze -
    "Non avevo dubbi" pensò Dean continuando a guardar male il gigantesco angelo minaccioso con la spada.
    - Ecco...uno dovrebbe tenere in mano....un...giglio? - lo disse a domanda, sperando di non aver sparato una scemenza.
    - Gabriele - disse l'uomo con calma - ho diverse statue con le sue fattezze, ve le mostro così potete decidere quale vi piace di più - così dicendo andò nella stanza da dove era arrivato.
    Sam cancello un nome dalla sua lista.
    - Stai cancellando Zadkiel! - lo guardò stupito Dean.
    - Ho sbagliato, ho messo il ciglio a questo Zadkiel! -
    - E Zadkiel allora che cosa tiene in mano? -
    - Lo saprà il Signore - ...e Dean non capì se si riferiva al signore del negozio o al Signore in persona!
    Tornarono in motel a pomeriggio inoltrato con due sacchetti pieni di statuette angeliche di ogni tipo, c'era perfino un angelo con la spada molto simile a quello gigante vicino alla cassa del negozio, il signore aveva detto che quello era sicuramente l'angelo più importante e che era meglio metterlo nel centro tavola della sposa, Sam acconsentì con vigore, su solo sette angeli che gli servivano, aveva sbagliato sei volte il loro ruolo.
    Dopo cena i due ragazzi decisero di controllare per la centesima volta il piano d'azione. Era semplice, mentre Dean distraeva la bestiaccia, Sam si occupava di posizionare le statuette, una volta sistemate Dean avrebbe portato, in un modo o in un altro, il Behemoth nella trappola in modo che Sam potesse iniziare la formula che lo avrebbe distrutto.
    - E' la cosa più stupida ed insensata che potremmo fare! - disse Sam, arrabbiato con suo fratello.
    - Non è la prima volta -
    - Dean!!! ....questi Behemoth sono grossi, pericolosi, sbranano le persone, probabilmente hanno una mole gigantesca, perché credi che in passato ci pensavano molte persone a dargli la caccia? E' un suicidio che tu voglia attirarlo da solo, finirai col farti ammazzare! -
    - Tanto morirò comunque molto presto - ridacchiò il maggiore dei fratelli.
    - Non devi dirlo! Non pensarci nemmeno! Tu non morirai!! - gli gridò Sam
    - ... come vuoi. - ribatté Dean - Ma, Sam, qualcuno deve pur mettere quelle statuette e intonare quella litania senza senso, non è nemmeno latino quello che bisogna dire, potrebbe essere aramaico, quindi tra noi due è meglio se lo fai tu, sei tu il Nerd di famiglia, io sono quello che corre più veloce, quindi sarò io ad occuparmi di distrarre il cucciolone, ok? O così o non se ne fa nulla! -
    Sam era tentato di chiamare Bobby per avere il suo aiuto, ma Dean ormai aveva già preso la sua decisione; avevano tutto l'occorrente e suo fratello aspettava solo che arrivasse la sera, Bobby ci avrebbe messo diverse ore per raggiungerli, se non avessero ucciso il Behemoth quella sera avrebbe potuto esserci una nuova vittima e Sam non se lo sarebbe mai perdonato. A malincuore acconsentì.
    Arrivarono al cantiere con il buio, ma sarebbero potuti arrivare anche in pieno pomeriggio, la verità era che il cantiere era chiuso dal ritrovamento della terza vittima, quindi Dean e Sam potevano dedicarsi alla caccia del Behemoth con molta calma. Sam prese pennello e tintura bianca ed iniziò a segnare una lunga linea per tutto il percorso; fu una cosa molto lunga, un cantiere non era certo come un negozio in centro, ogni tot numero di metri fatti la linea si bloccava, Sam disegnava un piccolo cerchio dove appoggiava una statuetta e ricominciava a tracciare la linea principale; gli ci volle quasi un'ora ma aveva già piazzato cinque statuette su sette....e Dean? Il maggiore dei Winchester stava all'interno dell'enorme cerchio cercando di vedere movimenti insoliti
    - Quì bello, dove sei? - diceva ogni tanto attirando su di se un'occhiataccia di Sam, ma Dean voleva che il Behemoth, se si fosse fatto vivo, si concentrasse su di lui e non sul fratellino e voleva anche che si facesse vedere quella sera o tutto il loro lavoro non sarebbe servito a niente.
    Era lontano da Sam quando si rese conto che l'aria intorno a se era cambiata, non si sentivano i soliti rumori notturni, i cigolii del cantiere, i cani che rovistavano nei cassonetti dei rifiuti lì vicino...era tutto molto ovattato. Dean si guardò in giro, si era appoggiato ad una catasta di travi di legno guardandosi a destra e a sinistra e all'improvviso se lo ritrovò davanti!
    Era un quadrupede di dimensioni notevoli, molto più grosso di un orso, tutto il suo corpo sembrava ricoperto da una corazza di pelle dura di colore blu, l'oscurità lo faceva apparire quasi nero, aveva delle lame in vari punti della testa, delle spalle, delle scapole, i suoi artigli sembravano fatti di acciaio, il muso era allungato a causa di un enorme falce ricurva che gli spuntava fuori, poteva essere un dente, non si vedevano occhi, forse attaccava le persone concentrandosi sul movimento, come succedeva con i tori....basandosi su queste cose Dean si schiacciò sulle travi di legno in totale silenzio, Sam non aveva ancora terminato la linea di demarcazione, non voleva assolutamente che il Behemoth si accorgesse di lui. L'animale si avvicinò ancora di più, era a pochi centimetri dal viso di Dean e il ragazzo poté sentire l'odore del fiato del mostro, un qualcosa di marcio ma anche odore simile al rame, odore di sangue...
    Sam aveva posizionato il sesto angelo quando, alzando la testa a cercare il fratello,  lo vide davanti ad un mostro gigantesco; stava per mettersi ad urlare ma vide Dean fargli dei segni con le mani "non ti muovere, non fare rumore, finisci quello che stai facendo", riprese subito a dipingere la linea sperando che la bestia non attaccasse il fratello.
    Il Behemoth sembrava molto incuriosito da quell'uomo, si alzò sulle zampe posteriori appoggiando quelle anteriori sulle assi di legno dove era appoggiato anche Dean; in piedi era ancora più grande e spaventoso, il Behemoth iniziò ad annusare il corpo di Dean, prima i pantaloni, poi le mani, sempre più in alto, fino al viso, l'odore del suo fiato era più pungente di prima e Dean aveva un gran voglia di filarsela via; all'improvviso il Behemoth aprì la bocca e Dean vide che non aveva solo quell'enorme dente ricurvo simile ad una sciabola, aveva anche una sfilarata di denti accuminati che avrebbero potuto masticare un essere umano come lui masticava un hamburger; da quell'enorme bocca piena di lame affilate spuntò fuori una lunga lingua e Dean si ritrovò ad essere leccato sulla faccia dal Behemoth! "Ecco, ora posso anche morire!" pensò afflitto il maggiore dei Winchester; sopportare il tanfo del suo alito era stato difficile ma questo....questo no!!! Tutto fuorché una slappata puzzolente da parte di un mostro, per cosa lo aveva preso? Per un lecca-lecca?!? Con l'occhio guardò Sam cercando di fargli capire di sbrigarsi, era così schifato che l'unica cosa che riusciva a pensare era una doccia calda di circa tre ore!
    Sam aveva quasi terminato, era impallidito quando aveva visto sollevarsi il bestione su Dean, era congelato dal terrore quando il bestione aveva mostrato i denti, era rimasto pietrificato nel vedere la bestia leccare suo fratello, alla fine di tutta questa storia suo fratello si sarebbe lamentato per almeno una settimana, ne era certo...uno sbuffo caldo lo distrasse dal vedere suo fratello con il viso grondante bava, alzò la testa e si ritrovò a guardare un Behemoth dritto dritto sul viso...i bastardi erano due!!!
    Con molta calma Sam prese una molotov che teneva nello zaino, non avrebbe fatto nulla al mostro, ma forse avrebbe avuto tempo per terminare la linea e posizionare l'ultimo angelo, il più importante, quello con la spada; bruciò il panno e lo lanciò sul muso del Behemoth, che prese fuoco immediatamente.
    - DEAN!!!!!!! - gridò con tutte le sue forze Sam.
    Dean alzò di scatto la pistola e sparò sul muso del Behemoth che reagì subito sguainando gli artigli e scagliando la sua potente zampa sul giovane, ma Dean era stato più veloce, si era abbassato per andarsene e gli artigli colpirono il legno mandandolo in mille pezzi. Dean iniziò a correre verso Sam inseguito dal primo Behemoth, Sam continuava a dipingere la linea mentre il secondo Behemoth starnutiva il fuoco accesso che gli bruciacchiava il muso; terminò l'ultimo cerchio e cominciò a rovistare nello zaino alla ricerca dell'ultima statuetta, si girò verso il fratello e si accorse che il primo Behemoth era proprio dietro di lui. Dean continuava a correre, ogni tanto si girava per sparare, ma nel momento stesso in cui il proiettile toccava il Behemoth, l'animale si attorcigliava su se stesso mostrando un guscio che lo proteggeva da qualunque cosa, i proiettili rimbalzavano su quella corazza come se fossero fatti di gomma; continuava a correre sentendo che Sam lo chiamava con tutto il fiato che aveva in corpo, ma non fu abbastanza veloce, il Behemoth fece un salto felino e con il suo enorme dente a forma di sciabola colpì e trapassò la spalla sinistra di Dean inchiodandolo a terra! Il dolore era così forte che lì per lì Dean non emise nemmeno un grido, ma quando capì che stava perdendo sangue e che era in balia di un mostro pronto a sbranarlo iniziò ad avere paura!
    Sam mise a terra l'ultima statuetta ed iniziò a leggere la lunga litania che avrebbe innescato la magia necessaria ad eliminare le due bestie, ogni tanto gettava un occhio sul Behemoth con il naso in fiamme, fortunatamente starnutiva ancora, Dean invece era a terra e stava male; il Behemoth lo fece letteralmente alzare dato che il suo dente era ben conficcato nella spalla, cominciò a scuotere Dean come un coccodrillo scuote la sua preda, Sam era certo che stesse gridando, ma ogni cosa, per lui, sembrava andare al rallentatore.
    Il Behemoth scattò di lato e Dean volò lontano diversi metri lasciando una scia di sangue per aria, atterrò malamente in mezzo a delle casse di legno vuote che andarono in frantumi e rimase lì immobile; Sam non riusciva a vederlo, ma era troppo preso dal Behemoth che aveva cominciato ad andare verso di lui! A pochi centimetri dal suo corpo Sam si abbassò toccando la linea terminando il rito, ma non successe niente!!!
    Sam alzò il viso, il Behemoth era davanti a lui, sarebbe morto in un attimo "non ho salvato Dean" quello fu l'unico pensiero che gli passò per la testa...
    Ci fu come uno scossone, la linea disegnata da Sam per tutto il perimetro del cantiere inizio a brillare e all'improvviso si attivò una gigantesca colonna di luce fino al cielo, i due Behemoth cominciarono ad agitarsi, come se sapessero che quello che stava succedendo non fosse una cosa positiva; Sam si guardò intorno e notò che Dean si trovava all'interno della colonna di luce.
    - No, maledizione! - corse subito verso di lui, ma fu respinto dalla barriera che lo gettò a terra, Sam si rialzò e cominciò a grattare sulla superficie della barriera cercando di fare un foro dove poter far passare il fratello, ma benché fosse fatta di luce era come mettere le mani nella glassa, Sam non riusciva a fare niente!!!
    Improvvisamente la luce cominciò ad essere così forte che a Sam iniziarono a far male gli occhi, cercò di coprirseli ma anche di vedere cosa stesse succedendo; i due Behemoth si muovevano come presi dal panico, come animali davanti al fuoco, erano terrorizzati; Sam guardò in alto, c'erano delle nubi eppure la luce era davvero troppo forte, il giovane riuscì a tenere un occhio abbastanza aperto da notare qualcosa....qualcosa di gigantesco, di maestoso, qualcosa che avrebbe messo paura al diavolo in persona, ma Sam non ne aveva, non c'era paura in lui, solo una naturale consapevolezza che quell'essere che vedeva avrebbe risolto il problema....ma Dean? Dean era ancora dentro la barriera, doveva tirarlo fuori! L'enorme ombra sopra di loro allargò le sue possenti ali, si sentì un colpo fortissimo, come un boom sonico, e un'improvvisa onda d'urto, simile ad una esplosione, fece tremare tutto il cantiere....poi fu solo silenzio!
    Sam aprì gli occhi, era per terra, era stato sbalzato qualche metro più in là, si alzò dolorante e si ritrovò il muso di un Behemoth davanti agli occhi, ma non era più come prima, non era blu, non aveva una specie di armatura che lo proteggeva, sembrava una statua...Sam allungò una mano per toccare il muso del Behemoth e questo si sgretolò sotto le sue dita come se fosse fatto di cenere.
    Il primo pensiero di Sam fu per Dean, cosa gli era successo? Era morto? Era vivo? Corse subito dove si trovava il fratello e lo trovò steso a terra dolorante, ma ancora vivo.
    - Dean sei vivo! - lo disse come se fosse un miracolo
    - Sì, credo di sì. Le bestiacce sono morte? -
    Sam guardò verso i due Behemoth, anche il secondo si era sgretolato del tutto, erano diventati mucchi di cenere.
    - Sì, morte. -
    - Un hurrà per noi! - disse Dean con il fiato corto
    - L'hai visto anche tu? Era un angelo secondo te? - Sam si riferiva all'enorme essere che si celava dietro le nubi e che gli aveva fatto male agli occhi.
    - Di che parli? Io non ho visto nulla - gli rispose Dean - credo di aver perso i sensi, o forse sentivo troppo dolore per guardarmi in giro -
    - ...a me sembrava un angelo... -
    - Sam... -
    - Sì? -
    - Credo che sia il caso che chiami il 911 -
    - Cosa? - disse Sam inarcando un sopracciglio.
    - ...ho freddo e non mi sento più le gambe... - replicò Dean con un filo di voce, con il fiato corto e sull'orlo dello svenimento
    La ferita che Dean aveva sulla spalla stava inzuppando la camicia di sangue, ne stava perdendo davvero tanto. Sam scattò subito, si tolse la giacca e cominciò a premere sulla ferita con una mano, mentre con l'altra componeva il numero delle emergenze
    - Dean non addormentarti capito? Dean...mi senti? Dean? -
    L'ultima cosa che Dean sentì prima di perdere i sensi fu la voce del fratello che lo chiamava disperato.

    Era mattina, Sam si avvicinò, inserì una moneta nel distributore del reparto e prese la merendina, quella era la sua colazione. Il giovane Winchester aveva passato tutta la notte al pronto soccorso, suo fratello era entrato molto grave sei ore prima, lui era stato su una sedia tutto il tempo aspettando che un dottore gli dicesse quello che stava succedendo, suo fratello stava bene? Stava male? Ora, finalmente, poteva rilassare un po' le spalle; entrò nella stanza, prese una sedia, la spostò vicino al letto e si preparò ad aprire la confezione che aveva preso dal distributore.
    - Non posso credere che un salutista come te mangi questa roba! - disse Dean allungando la mano e togliendo la merendina da quella del fratello.
    - Ehi!!! Vorrei farti notare che ho saltato la cena - sbuffò Sam.
    Dean sorrise, era su un letto d'ospedale e se ne stava bello rilassato su un paio di cuscini con la mano sinistra appoggiata al torace e fasciata insieme a tutta la spalla, gli avevano già tolto la flebo e il suo colorito era quasi tornato normale, e Sam ri rilassò ancora di più, era stato ad un passo dal morire, ma l'aveva sfangata anche stavolta.
    - Sei andato a controllare il cantiere? -
    Sam si accigliò, aveva rischiato di morire ma il suo pensiero era quello di controllare il cantiere...bé, Sam lo aveva controllato in effetti, era l'abitudine, non dovevano lasciare tracce.
    - Sì, ho recuperato le nostre cose e guarda qua - gli fece, mostrandogli qualcosa di nero.
    - Cos'è? -
    - E' una delle statuette degli angeli che abbiamo comprato, sono tutte così, bruciacchiate, annerite, come se avessero sprigionato il loro potere -
    - Immagino che quella sia la fine che dovevano fare - sentenziò Dean addentando la merendina di Sam.
    - Sono certo che quello che ho visto era un angelo - disse Sam serio.
    Dean avrebbe voluto replicare, ma perché farlo? Sam era un gran testardo, tutti i Winchester lo erano, se diceva di aver visto un angelo niente e nessuno poteva fargli cambiare idea, quindi lasciò perdere.
    - Sai, dovremmo farci ricoverare più spesso - disse alla fine.
    Sam lo guardò come se fosse pazzo.
    - Cosa? Farsi ricoverare spesso significa farsi quasi uccidere spesso, francamente non trovo un solo motivo per volerlo -
    - Te ne do cinque! - affermò orgoglioso Dean.
    - Scherzi? - lo guardò torvo Sam.
    - No. -
    - ....d'accordo! Ti ascolto, dimmi i tuoi cinque buoni motivi - lo sfidò Sam
    - Bene. Motivo numero uno! Uno schifoso mostro mi ha afferrato con il suo bel dentone, mi ha perforato, mi ha ferito, mi ha shakerato, mi ha lanciato come fossi un pallone da football, mi ha fatto cadere per terra come un sacco di patate, mi ha fatto sanguinare come una fontanella, mi ha fatto svenire e mi ha quasi fatto morire! Al pronto soccorso un fantastico dottore mi ha ricucito così bene che non rimarrà nemmeno la cicatrice ne sono certo! -
    - Ehi, io ti ho sempre ricucito benissimo! -
    - Tu fai schifo a ricucire, Sammy! E' un dato di fatto, perfino papà...perfino Bobby lo ha detto! -
    Sam non ricordava suo padre o Bobby che dicevano una cosa simile.
    - Motivo numero due! Il medesimo mostro schifoso, prima di rendermi carne da macello, mi ha leccato, slappato, sbavato, annusato, starnutito, sbrodolato, sputato addosso per benino prima di usarmi come un giocattolino! Al pronto soccorso mi hanno lavato da capo a piedi, ho la pelle liscia come quella di un pupo -
    Su questo Sam non aveva nulla da obbiettare.
    - Motivo numero tre! Il pulsante magico! -
    - Il pulsante magico? -
    - Ogni volta che usciamo da questo genere di cacce ci ritroviamo sempre messi male, pieni di dolori di ogni tipo e come antidolorifico cosa usiamo? L'aspirina!!! Quì basta afferrare questo e premere -
    - Ehi, quello serve per la morfina, non puoi schiacciarlo quando ti pare! -
    - Non ti sento Sam! - e così facendo schiacciò il pulsante per la morfina
    - DEAN! -
    - Motivo numero quattro! - Dean non aveva nessuna intenzione di farlo parlare sul motivo numero tre - l'infermiera che si sta occupando di me è un vero schianto! -
    Questa volta Sam gettò gli occhi al cielo, gli sembrava strano che quell'argomento non fosse ancora uscito fuori.
    - Motivo numero cinque, l'infermiera che è uno schianto mi porta sempre le gelatine di frutta - e così dicendo si ficcò in bocca un cucchiaino pieno di una gelatina di colore rosso.
    - E' una pacchia Sam, una pacchia, lasciatelo dire - ridacchiava Dean.
    Sam non riuscì proprio a replicare su niente, era troppo stanco ma anche troppo felice che suo fratello fosse ancora lì con lui, avrebbe potuto replicare ad ogni suo motivo, ma a quale scopo? Tutto ciò che voleva era poter continuare a battibeccare con suo fratello, e per farlo avrebbe trovato il modo di rompere quel contratto, ad ogni costo! Appoggiò le braccia sul letto di Dean e la testa sulle braccia, lasciando che tutta l'adrenalina accumulata durante la notte gli scivolasse via come l'acqua, lasciandosi andare ad un sonno tranquillo.


    NOTE DELL'AUTRICE
    E anche oggi mi congratulo con voi! Certo che siete proprio masochisti, ma se siete arrivati fino a leggere le mie note allora non posso che applaudirvi!!! Via con le note...
    1) Il Behemoth e lo Ziz sono veramente delle creature leggendarie bibliche nominate nelle Sacre Scritture, ce ne sarebbe anche una terza: il Leviatano! Ma dato che nell'universo di Supernatural questo mostro è già stato utilizzato in maniera diversa da come viene rappresentato, ho preferito non nominarlo.
    2) La città di Lucy's Cleaver (La Mannaia di Lucia) non esiste, è di mia pura invenzione, ma è un piccolo omaggio ad una carissima amica che ama Supernatural!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Mer Lug 27, 2016 2:49 pm

    M E R A V I G L I O S O!!!!!
    Graaaaaaaaaaaaaazieeeeeeeee: per averlo pensato per averlo scritto, per l'omaggio! eh eh eh!
    Sei bravissima!
    Fai pure ricerche, ti informi per rendere tutto più credibile!
    Ed è così credibile che anche se io so che a Dean e Sam non succederà niente, leggo con la tensione addosso sperando che la situazione si risolva per il meglio e che i Bros la scampino anche stavolta!   
    Grazie!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Gio Lug 28, 2016 8:22 am

    Kim Winchester ha scritto:M E R A V I G L I O S O!!!!!
    Graaaaaaaaaaaaaazieeeeeeeee: per averlo pensato per averlo scritto, per l'omaggio! eh eh eh!
    Sei bravissima!
    Fai pure ricerche, ti informi per rendere tutto più credibile!
    Ed è così credibile che anche se io so che a Dean e Sam non succederà niente, leggo con la tensione addosso sperando che la situazione si risolva per il meglio e che i Bros la scampino anche stavolta!   
    Grazie!
    Grazie a te per averlo letto e commentato! Eh sì, l'omaggino ci voleva, siamo così fanatiche noi... monkeykiss


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    Gli allegri Germani ad Oriente del Reno

    Messaggio Da APUMA il Gio Set 22, 2016 1:49 pm

    - Titolo Fan Fiction: Gli allegri Germani ad Oriente del Reno
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom : Spartacus
    - Timeline : Prima dell'inizio.
    - Sommario: Commedia.
    - Spoiler: Nessun tipo di Spoiler.
    - Personaggi: Agron, Duro, nuovi personaggi...
    - Disclaimer: i personaggi delle serie Spartacus (Sangue e Sabbia, Gli Dei dell'Arena, La Vendetta, La Guerra dei Dannati) non mi appartengono, l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    - Note: Una piccola storia sulla vita quotidiana dei fratelli germani.
    - Attenzione: qualche frase colorita nel linguaggio, ma proprio poche poche; leggetevi anche le note finali, sono incredibilmente lunghe!!!



    Gli allegri Germani ad Oriente del Reno

    Secondo Jarold lo Sfregiato, quella sarebbe stata una buona serata. L'Inverno stava quasi per terminare, presto la Primavera avrebbe preso il suo posto, le giornate si sarebbero allungate e la morsa del freddo se ne sarebbe andata via per diverse lune, così tutti gli uomini e le donne del villaggio avrebbero avuto il morale molto alto.
    Jarold aveva un'attività ben solida, ovvero, gestiva una taverna. L'uomo aveva sempre pensato di non essere adatto a fare niente; da giovane aveva tentato di fare il guerriero, per difendere il suo amato villaggio da nemici pronti a saccheggiare e distruggere tutto quello che si ritrovavano davanti, ma non gli era andata bene, ogni volta che scoppiava una guerra e c'era una battaglia, lui finiva puntualmente con il sedere per terra, coperto dal suo stesso sangue, senza aver nemmeno ferito un avversario. Era per questo che lo chiamavano lo sfregiato, era pieno di cicatrici, da tutte le parti, compreso il viso. Avendo capito che come guerriero era decisamente scarso, aveva optato per l'agricoltura; un villaggio non sopravviveva senza cibo e così Jarold aveva preso un pezzo di terra e aveva piantato semi. Ma anche in quel frangente la cosa non produsse niente, la terra non produsse niente e Jarold fu costretto a chiedere sostegno, sia morale che economico, alla sorella e al di lei marito per non morire di fame. Ma tutto questo era finito!
    Durante un viaggio verso un altro villaggio insieme ad altri suoi compaesani per fare scambi e affari, Jarold aveva scoperto l'esistenza delle taverne, luoghi dove molti uomini si fermavano a mangiare e a bere, alcuni fino a svenire dal bere, e gli introiti non sembravano male. Il germano decise di provare anche questa alternativa decidendo di trasformare la sua piccola casa in una taverna, buttando giù un muro e aggiungendo diverse panche e un bancone dove appoggiare le botti di vino, di birra e di idromele; i guerrieri sposati, la sera, tornavano dalle mogli sicuri di trovare cibo, vino e il caldo abbraccio della propria sposa ad attenderli, ma quelli ancora liberi, alla fine di una lunga giornata lavorativa, andavano da lui per bere e divertirsi, a parlare di guerra, di armi, di nemici, del raccolto, di cibo e di belle donne...tutto con un buon boccale di vino, di birra o di idromele. Quando c'era un consiglio di guerra o uno sposalizio, si andava sempre nel grande salone della casa del capo del villaggio, il vecchio Aksel, ma quando si voleva fare bisboccia la taverna di Jarold era sempre piena! L'uomo non poteva che essere contento che gli Dei gli sorridessero dopo tanti anni di fallimenti. I guadagni erano buoni, non solo guadagnava in moneta sonante, ma anche in pellicce di lepre o volpe, a volte anche di lupo, e spesso carne secca...Jarold ormai non pativa più la fame e non doveva più chiedere aiuto ad un familiare! Ma c'era un solo piccolo problema che portava alla sua attività: spesso e volentieri i guerrieri bevevano così tanto, e mangiavano così poco, che le serate potevano finire solo in una bella rissa; quando succedeva, Jarold temeva sempre che la taverna sarebbe andata distrutta.
    Quella sera era certo che sarebbe andato tutto a posto. I clienti erano, più o meno, sempre gli stessi: Adal e suo fratello Adne che raramente si facevano coinvolgere in dispute di ogni genere; il buon Gracelynn sempre pronto a mettere fine ai tafferugli, ai litigi, alle risse in generale; il taciturno Berend che masticava carne secca e rideva alle battute di tutti, anche quando non erano battute; ma la cosa che calmava Jarold in assoluto era la presenza di Dodo, uno dei più grandi e forti guerrieri che il villaggio avesse! Era alto, con due spalle larghe e possenti, il naso era schiacciato, gli occhi troppo distanti tra loro, i denti erano storti, le orecchie erano a sventola...come guerriero era indomabile, ma come uomo era davvero un pessimo partito, molte fanciulle a cui lui aveva chiesto la mano si erano categoricamente rifiutate di sposarlo. Jarold era comunque tranquillo, perché quella sera, alla taverna, su una delle sue panche, sedeva la bellissima guerriera Eldreiede. Non era molto alta, ma aveva tutto al posto giusto: una bocca sensuale che avresti baciato fino allo sfinimento, due occhi come zaffiri, un seno prosperoso, due gambe lunghe e ben proporzionate, la pelle candida come la neve con una leggerissima spruzzata di lentiggini e una folta chioma rossa che sembrava prendere fuoco ogni volta che muoveva la testa. Tutti i guerrieri presenti sbavavano al solo pensiero di sederle accanto e sentirla parlare con la sua voce cristallina, ma la cosa che faceva strabuzzare gli occhi a tutti e spezzare i cuori era che Eldreiede era la donna di Dodo!
    Non che lo avessero gridato ai quattro venti, anzi...avevano cercato di tenerlo nascosto a tutti, ma tutti avevano capito subito, dal comportamento di Dodo, che non faceva nulla per negarlo, che i due erano diventati molto intimi...ed era questo che gli altri guerrieri non capivano, cosa ci trovava Eldreide la Bella in Dodo l'Orrido?
    A Jarold non interessava, la presenza di Eldreiede poteva garantire la calma, chi era quel folle che avrebbe causato una rissa quando Dodo era presente con la sua donna? Quello che Jarold non capì nell'immediato era che i germani erano delle teste calde ed erano bravissimi a far scoppiare risse, con o senza la presenza di Dodo, guerriero germano pure lui, e di Eldriede, guerriera germana pure lei! Durante una discussione su come le donne germaniche riuscissero a combattere come gli uomini, Eldreiede disse la sua:
    - Sono una guerriera così forte che solo un vero uomo potrebbe possedermi! -
    Significava solo che tutti dovevano considerare Dodo come l'unico e solo vero uomo dell'intero villaggio che avesse il diritto di considerarla sua, ma qualcuno non afferrò l'antifona, allungando una mano e toccando il sedere di Eldreiede come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
    Nessuno se lo aspettava, nemmeno la donna, che presa da un insano impulso protettivo verso il suo fondoschiena, gridò come se si fosse trovata a precipitare nelle fosse dell'oltretomba! Tutti guardarono Dodo...e Dodo fece quello che ogni guerriero fa per la donna che adora: scatenò l'Inferno!
    Il povero Jarold, che proprio non se lo aspettava, afferrò una delle piccole botti e cominciò a gridare:
    - Se dovete picchiarvi andate a farlo lontano dalle mie botti!!! -
    Nessun guerriero si stava muovendo, solo Dodo che rincorreva l'uomo che aveva osato toccare Eldreiede così spudoratamente; facendolo, però, stava distruggendo tutte le panche della taverna, come una bestia inferocita che niente avrebbe potuto fermare. Berend cominciò a ridere come un pazzo mentre masticava il solito pezzo di carne secca; Jarold continuava a maledire quei clienti così indisciplinati; Gracelynn si alzò di scatto:
    - Calmatevi, calmatevi, facciamo le persone civili!! -
    Ma più cercava di calmare Dodo, che lo ignorava totalmente, più Dodo ringhiava. La lite ormai sembrava che sarebbe terminata con la morte del malcapitato e così Berend, che non aveva niente di meglio da fare che ridersela, si mise accanto a Gracelynn:
    - Io credo che tu debba andare a chiamarlo -  disse con la calma che lo distingueva
    - Cosa? - chiese Gracelynn con aria sbigottita.
    - Vai a chiamarlo. - proseguì Berend.
    - Come?!? -
    - MUOVITI! - gli gridò Berend.
    Gracelynn, che continuava a cercare di calmare gli animi, capì finalmente cosa doveva fare, uscì dalla taverna e corse via.
    Corse come se avesse avuto il fuoco sotto i piedi, Dodo non ci avrebbe messo molto ad acchiappare lo sfortunato uomo che aveva osato allungare le mani su colei che non doveva essere toccata da nessuno, a detta sua; arrivò vicino ai campi e contemplò le svariate montagnole di paglia ormai secca sparpagliate dappertutto che presto sarebbero state interrate per rendere il terreno nuovamente fertile o usate per creare corde, coprire i tetti, creare insieme alla terra dei mattoni da utilizzare per riparare recinti e muri, per i giacigli e per altri oggetti indispensabili alla vita del villaggio, prima che l'umidità della loro terra natia la rendesse inutilizzabile a causa della muffa; dove poteva essere?
    Ricominciò a correre, stavolta in mezzo ai campi gridando come un forsennato per farsi sentire:
    - Agron! AGROOOON!!!! -


    Agron era tranquillamente addormentato su una montagna di fieno. Non era un tipo solitario ma, a volte, voleva rimanersene per i fatti suoi e non condividere i propri pensieri con nessuno. Quel pomeriggio il capo del villaggio, Aksel, aveva riunito il Gran Consiglio, e quasi tutti i guerrieri, per un'importante riunione. Agron non amava la politica; suo padre aveva cercato di entrare nel Gran Consiglio e ci era andato molto vicino, ma purtroppo era morto prematuramente e Agron non aveva nessuna intenzione di percorrere il cammino del padre. Non era uno stupido, lui si definiva pigro; non sarebbe riuscito a prendere decisioni nel Gran Consiglio, una cosa era decidere per se stessi, un'altra era decidere per gli altri...e accettarne le conseguenze! Se avesse contribuito alla morte di un caro amico o di un normale guerriero, non se lo sarebbe mai perdonato; inoltre, tutti quelli che presidiavano il Consiglio erano in là con gli anni, con idee retrograde, no, meglio non farsi coinvolgere nella politica. Poteva fare quello che voleva; era un ottimo guerriero, un bravo cacciatore, poteva costruire una palizzata o scavare un fossato, cercava di evitare di seguire le farneticazioni del Vecchio del Villaggio, aiutava la vecchia Nane a raccogliere erbe medicinali, poteva perfino aiutare il fabbro con le armi, c'erano solo due cose che non riusciva a fare: il pastore e il contadino. Ci aveva provato, ma aveva fallito miseramente; si era offerto di badare al gregge di Alger, ma le pecore andavano da tutte le parti, escluso dove voleva lui, una pecora aveva perfino cercato di morderlo; per quanto riguardava la terra...bé, aveva piantato semi, ma non era cresciuto niente, aveva piantato delle piante già nate, ma erano tutte morte; questo gli aveva fatto capire che era più bravo a combattere, e a uccidere, più che a dare la vita e a prendersene cura. Lo aveva accettato. Quando aveva varcato la porta della casa di Aksel si aspettava un Consiglio di guerra, anche se ormai era passato molto tempo dall'ultimo attacco di un villaggio ostile, ma quello che Aksel aveva detto gli aveva fatto storcere il naso; il vecchio Aksel voleva dare un nome al villaggio! Sarebbe potuta essere una buona idea se non fosse stato che Aksel voleva chiamare il villaggio Aksel; e poi perché chiamare a raccolta tutti quei guerrieri? Per farsi bello della grandiosa idea che aveva avuto ma che non piaceva a nessuno? Il loro villaggio era minuscolo, non era una città; la popolazione era più o meno sempre la stessa, nessuno se ne andava a cercare fortuna in lidi migliori, nessuno arrivava da altre parti a cercare fortuna lì, perché lì non c'era proprio niente che invogliasse un uomo a mettere radici. Alla fine della discussione non si era arrivati a niente, il villaggio non aveva nome e così sarebbe rimasto; la maggior parte dei guerrieri aveva deciso di andarsene da Jarold a fare bisboccia, ma Agron era annoiato a morte, come guerriero non stava facendo nulla, ormai passava il tempo a cacciare nei boschi e la vita gli sembrava piatta, meglio starsene a dormire in una montagna di paglia che sentire Dodo blaterare sui successi ottenuti diverso tempo prima e su una delle donne più belle del villaggio che gli faceva gli occhi dolci, se non di più!
    - Agron! -
    Il germano aprì gli occhi all'improvviso! Ma no, doveva essersi sbagliato, doveva essere stato il vento; alzò gli occhi verso la piccola torre di vedetta fatta di soli quattro pali e una minuscola piattaforma di legno con un tetto per la pioggia, ovviamente era vuota, l'Inverno ormai era agli sgoccioli, ma era comunque troppo presto per aspettarsi un attacco nemico...un attacco che non avveniva da diverse stagioni. Richiuse gli occhi, assaporando il vento serale, ancora molto freddo, sulla pelle, godendosi la pelle d'oca.
    - Agroooon!!! -
    Eh no, stavolta non se l'era immaginato!!!


    - Agron! - Gracelynn continuava a correre per tutto il campo sperando di trovare l'uomo che cercava; sembrava una cosa impossibile, il campo era vasto e forse Agron si trovava da tutt'altra parte.
    - Agron!!! -
    - Ma cosa urli? -
    Gracelynn si immobilizzò, girò la testa e vide Agron sopra una montagnola di paglia, sbadigliava e si grattava il possente torace con aria annoiata e indispettita, tutti sapevano che detestava essere svegliato.
    - Agron, finalmente! -
    - Che vuoi? Stavo dormendo...stavo proprio bene prima di sentirti gridare! - disse burbero.
    - E' grave! Devi venire subito alla taverna di Jarold! - Gracelynn sembrava davvero spaventato.
    - Cos'è successo di così grave da venire a cercarmi? - chiese Agron con gli occhi mezzi chiusi.
    - Si tratta di tuo fratello Duro! -
    - Ma quando mai non si tratta di lui? - chiese ancora più indispettito.
    - Ha toccato il sedere a Eldreiede e Dodo ha detto che gli avrebbe staccato i testicoli con i denti!! - gli gridò Gracelynn.
    - Oh -


    - Ma perché deve sempre finire così?!? -
    Agron e Gracelynn camminavano veloci nelle varie viuzze a ragnatela del villaggio. Le strade portavano in molti luoghi, ma era facile arrivare alla taverna di Jarold, che praticamente si trovava in mezzo a tutte le costruzioni che c'erano. Agron era furioso e Gracelynn agitato.
    - Ho cercato di calmare gli animi, ma tu sai com'è fatto Dodo! Quando si arrabbia vede rosso e non capisce più niente! -
    Agron la pensava in maniera diversa, secondo lui Dodo non capiva MAI niente, anche quando era sobrio!
    - Ah, vedrai come lo concio per le feste quella specie di orso deforme! - ringhiò.
    - Aspetta aspetta aspetta! - disse Gracelynn, parandoglisi davanti - Non vorrai mica andare lì e batterti con lui? -
    - Ma va? Da cosa lo hai capito? - gli occhi di Agron erano due fessure.
    - Secondo me dovresti avere un approccio diverso con lui -
    - Spiegati! -
    - Una semplicissima parola - disse Gracelynn alzando e abbassando le sopracciglia - Diplomazia! -
    - Cosa? - chiese Agron.
    - Diplomazia. -
    - Come? - ripeté, sicuro di aver capito male.
    - Diplomazia - disse Gracelynn guardandolo con occhi scintillanti.
    Una potente risata venne fuori dalla gola di Agron.
    - Mi prendi in giro? -
    - No, sono del tutto serio -
    Agron lo guardò come se non lo conoscesse.
    - Mio fratello rischia seriamente di non poter avere figli nell'immediato futuro e tu mi chiedi di essere diplomatico? - guardò Gracelynn con la mascella a terra.
    - Ti chiedo solo di parlare con lui e non far scorrere sangue -
    - Io sono un germano!!! - gli ringhiò contro Agron, come se fosse la cosa più ovvia per un germano far scorrere il sangue del proprio nemico.
    - Lo sono anch'io, ma come puoi vedere voglio solo impedire che due amici si facciano del male -
    - Io non sono amico di Dodo -
    - Bé....credo che non lo sia nessuno, ma che c'importa, tu devi solo andare lì, parlare con lui e tutto si risolverà; è tanto grave? -
    Agron avrebbe voluto rispondergli di sì, ma Gracelynn continuava a guardarlo con un'arietta beata e infantile.
    - ...e gli altri? - chiese sospettoso.
    - Gli altri stavano a guardare, solo Dodo vuole castrare tuo fratello -
    Grande, nessuno che prendeva le difese di Duro, magnifico!
    - D'accordo, cercherò di fare il ....diplomatico.... - disse con un sorriso diabolico e per niente divertito -ma se Dodo non si calma, sarà lui quello che perderà le palle! -
    E così accelerarono ancora di più il passo, ormai la taverna sarebbe apparsa in poche falcate.
    - Non preoccuparti, sono certo che sarà una passeggiata -
    Finì la frase nel momento stesso in cui girarono l'angolo, trovandosi davanti il lato aperto della taverna e ciò che videro li lasciò senza parole. Quando Gracelynn era corso a chiamare Agron, solo Dodo stava rincorrendo Duro; adesso c'era una rissa in piena regola; tutti si picchiavano senza ritegno, Jarold gridava forte verso tutti sperando che la smettessero di distruggere la taverna, Eldreiede urlava come una pazza, Berend se ne stava da una parte a ridacchiare come un idiota; dato che Berend era l'unico che non si azzuffava, Gracelynn andò subito da lui.
    - Ma cosa sta succedendo? - gli chiese frastornato.
    - Mah, sai com'è, tutti incitavano Dodo a prendere Duro, una spinta qua, una spinta là, gli animi si scaldano ed è scoppiato il putiferio -
    Gracelynn voleva tanto mettersi a piangere e poi ebbe l'illuminazione, si girò e andò verso Agron che ancora guardava lo spettacolo con aria sbigottita.
    - Devi fermarli! - lo pregò.
    - COSA?!? -
    - Non possiamo lasciarli continuare -
    Le spalle di Agron si abbassarono ad indicare che era veramente scocciato ma che ci stava pensando.
    - D'accordo - sbuffò irritato.
    Si avviò verso gli uomini che se le davano di santa ragione.
    - Agron! - lo richiamò Gracelynn - ricordati: Diplomazia! -
    La mascella di Agron era ancora più a terra, lo stava dicendo veramente?
    Prese un grosso respiro e si fiondò in mezzo alla calca. Spintonava a destra e a sinistra, spintoni così forti da far cadere per terra il malcapitato. - Piantatela imbecilli! Datevi un contegno! Smettetela di fare tutto questo casino!!! - urlava a tutti quelli che spingeva via a forza.
    - Bé, non è proprio la diplomazia che volevo io - si lamentò Gracelynn - ma sempre meglio di niente. -
    Arrivato finalmente al centro della taverna, Agron ritrovò suo fratello Duro sotto una panca.
    - Fratellone! -
    - Perché devo sempre venire a salvarti le chiappe?!? - brontolò il maggiore dei fratelli.
    - Non è colpa mia, te lo assicuro! -
    - Sì, sì, dici sempre così! -
    In quel momento un enorme ombra piombò su di loro, era Dodo!
    - Duro!!! - gridava il bestione con la bava alla bocca.
    La possente mano chiusa a pugno di Dodo andò a colpire il viso di Duro, che fu scaraventato lontano come se fosse un fuscello! Il tempo sembrò fermarsi, come tutti gli uomini che si picchiavano; erano immobili nelle loro strane pose, con i pugni alzati pronti a colpire a mezz'aria, indumenti trattenuti con la forza, gli occhi sbarrati di terrore, tutti gli sguardi erano su Dodo, che aveva l'aria soddisfatta, e su Agron.
    Gracelynn commentò con un filo di voce, di amarezza e sconfitta - Oh no!! -
    Il volto di Agron divenne come quello di un animale inferocito, afferrò la testa di Dodo e la sbatacchiò su un tavolo facendola rimbalzare all'indietro, facendo schizzare fuori il sangue di Dodo dal naso imbrattando tutti quelli che aveva davanti; quello fu come un segnale, gli uomini ripresero a picchiarsi più di prima rendendo la rissa una vera e propria battaglia, con Jarold in lacrime che continuava a gridare di lasciare in pace la sue botti, Eldreiede che teneva le mani sulla bocca impietrita e Berend che continuava a ridere come uno scemo. In quanto a Gracelynn, si voltò per non vedere lo sfacelo che stava avvenendo - Perché non sono stupito? -


    L'arrivo dell'alba diede inizio ad un nuovo giorno. Armin il Fabbro se ne stava seduto imbronciato a cercare di aprire un piccolo contenitore di terracotta; Armin era nato e cresciuto in quel villaggio e aveva preso il posto di suo padre nella bottega che apparteneva addirittura al padre del padre di suo padre. Si era sposato molto giovane ma la sua sposa era venuta a mancare prematuramente, lasciandolo solo e senza figli. Molti si erano adoperati per trovargli una nuova sposa, ma l'uomo non ne aveva voluto sapere, il ricordo dell'amata lo seguiva di continuo lasciandogli un senso di rassegnazione nel cuore, e se all'inizio le proposte di matrimonio erano tante, col passare del tempo diminuirono sempre di più, fino a che, essendo ormai in là con gli anni, non ne arrivarono più, con sua somma gioia. Adesso però non aveva nessuno a cui lasciare la bottega di fabbro ereditata dagli avi, ma non aveva importanza, in tanti anni si era fatto moltissimi amici, tutti i guerrieri lo adoravano perché era bravissimo a creare spade, mazze, asce, lance, coltelli, scudi, schinieri, elmi; ma era apprezzato anche da quelli che non combattevano perché riusciva a creare anche utensili di ogni genere necessari, si era fatto un nome e tutti nel villaggio gli portavano un grandissimo rispetto, questo lo faceva sentire come in una grande famiglia e così, anche se non aveva figli, considerava suoi figli tutti i giovani guerrieri che aiutava.
    Non era ancora arrivato il mattino quando due di questi "figli", al quale teneva parecchio, gli avevano bussato alla porta...
    Armin prese due dita dell'unguento che teneva nel barattolino di terracotta e lo strofinò nella mano di Duro. Un urlo agghiacciante travolse l'intero villaggio, facendo tremare le pecore rinchiuse nei recinti, facendo fare il latte alle mucche dalla paura, facendo fare le uova alle galline dal terrore, spaventando a morte il gatto di casa!
    - Ma che cos'è?!? Che roba è?!? - gridava Duro, picchiando i piedi per terra come un bambino che fa le bizze.
    - Un vero guerriero accetta il dolore in silenzio - sentenziò Armin.
    Quello bastò a far tacere Duro che lo guardava in malo modo.
    - Non posso credere che sei riuscito a far scoppiare una rissa uscendone solo con uno zigomo arrossato e dei graffi su una mano - disse il vecchio fabbro.
    - Questo me lo ha fatto Dodo...e questi me li ha fatti Eldreiede...che donna, eh? -
    - E non hai preso nessun altro colpo! - protestò Armin, negando con la testa come a dire "ma che te ne stavi nascosto?!?".
    - Sono fortunato - sorrise amabilmente il giovane germano.
    - Quello che non sopporto è che finisce quasi sempre che coinvolgi tuo fratello nei tuoi casini!!! -
    Duro e Armin si voltarono a guardare verso il muro della bottega, dove Agron stava seduto su un piccolo sgabello, i gomiti appoggiati sulle ginocchia ed una mano a tenere un panno bagnato sull'occhio destro.
    - E' solo un po' gonfio, non è niente - disse Agron buttando fuori l'aria dai polmoni come se quella frase fosse ricorrente.
    Armin scosse di nuovo la testa, tornando a occuparsi della mano di Duro.
    - Dico solo che a volte dovresti pensare prima di agire -
    Duro si sentì offeso da quelle parole.
    - Non è stata colpa mia! Eldreiede ha detto che solo un vero uomo poteva toccarla; io sono un uomo, mi sono cresciuti i peli pubici, devo tagliarmi la barba, ho i peli sul torace...bé, non molti...però sono un vero uomo, quindi potevo toccarla, no? -
    - Secondo me bisognerebbe dire a Eldreiede di badare a come parla, o qualcuno finirà col farsi veramente male! E tu non devi prendere tutto quello che una donna dice come oro colato! E se ti dicessi che nella foresta si nasconde un Troll tu cosa mi rispondi? -
    Duro spalancò gli occhioni - C'è un Troll nella foresta? -
    Il morale di Armin andò a precipizio, voltandosi verso Agron e alzando le spalle, si era arreso all'evidenza. Quando ebbe finito con la mano di Duro si alzò per andare da Agron e controllare il suo occhio, in un istante si voltò leggermente e gridò - Non leccarlo!!!! - Duro ritirò immediatamente in bocca la lingua che stava per leccare l'unguento che il vecchio gli aveva spalmato, ormai Armin conosceva i suoi polli!
    Si mise seduto davanti ad Agron.
    - Forza, fammi vedere -
    - Ti dico che non è niente! - grugnì Agron, togliendo il panno e mostrando un occhio rosso e gonfio; Armin allungò la mano e, con le dite, cominciò a toccare sotto l'occhio.
    - Ahi! ...piano...no...Ahu!! Mi fai male....vacci piano!!! -
    - Smettila di lamentarti!!! -
    - Smettila tu di premere!!! -
    - ...ah...pensavo che almeno tu avessi un po' di giudizio in quella testa bacata, ma evidentemente non è così! - brontolò Armin.
    - Non potevo mica lasciare Duro nelle mani di Dodo! Adesso sarebbe carne maciullata! -
    - Non mi sto riferendo a quello! Capisco che tu volessi difendere tuo fratello, ma non si tratta solo del naso rotto di Dodo - disse sbirciando verso il volto di Agron - ma anche delle due dita spezzate di Garrin, della spalla lussata di Elard, dei denti volanti di Nolde... -
    - Ho capito, grazie!!! - lo guardò truce Agron.
    Armin ormai scuoteva la testa per ogni cosa; prese dell'altro unguento, pronto a spalmarlo sull'occhio di Agron, quando la vocetta di Duro squillò improvvisa.
    - Mamma mia quanto puzza questa roba! Ma che cos'è? Piscio di capra? - disse schifato Duro.
    Agron allontanò immediatamente il viso dalle dita di Armin che roteò gli occhi al cielo.
    - Non è piscio di capra - disse allungando di nuovo le dita verso Agron.
    - Sterco di capra? - chiese Duro facendo nuovamente allontanare Agron dalle dita di Armin.
    - Non è ne piscio ne sterco di capra! - ringhiò Armin. Allungò verso Agron le dita, ma lui si allontanò prontamente, lasciando basito il vecchio con un enorme punto interrogativo sulla faccia.
    - Non è ne piscio ne sterco di NESSUN tipo di animale che ti possa passare per la testa, giusto? - gli chiese Agron. Armin si chiese quale Dio avrebbe dovuto ringraziare per tutta quella pazienza che dimostrava.
    - E' solo un miscuglio di bacche triturate ed erbe medicinali che mi ha dato la vecchia Nane. Puzzano un po', ma fanno quello che devono fare! -
    - Allora me lo puoi mettere - disse Agron deciso.
    Finalmente, dopo tutta la trattativa, Armin spalmò l'unguento sullo zigomo del germano.
    - Ahi! ...piano...no...Ahu!! Mi fai male...vacci piano!!! -
    - Sì sì, ora smetto, basta che tu stia fermo! -
    - Bene! - annunciò Duro - io ora me ne vado! -
    - Aspetta un po' tu! - disse Agron - vedi di non metterti nei guai finché non ho finito quì! -
    - Ma hai quasi finito, sto solo qua fuori ad aspettarti! -
    - Appunto! Che gli Dei mi siano testimoni se sto tranquillo con te fuori ed io quì a farmi curare, chissà cosa potresti combinare in questi piccoli istanti in cui siamo separati! -
    Duro non se la prese e uscì comunque dalla bottega.
    - Hai mai pensato di lasciare che se la cavi da solo una volta tanto? - gli chiese Armin, mentre il suo tocco divenne più leggero.
    - In che senso? -
    Armin prese un grosso respiro e gli rispose - Agron, tu sai quanto voglio bene a te e a tuo fratello; conoscevo vostro padre, siete come dei figli per me, ma a volte penso che tu sia troppo protettivo verso Duro! - continuò l'uomo - Non è più un bambino che ha bisogno di essere controllato, è un uomo! Lo ha detto pure lui! Hai sentito quanto si è vantato dei suoi peli? Sono il primo a dire che si comporta come un bambino, ma è effettivamente un uomo! -
    Agron non aveva voglia di ascoltare quella conversazione cominciando ad innervosirsi.
    - Quello che voglio dire è che Duro, prima o poi, dovrà prendersi le responsabilità delle sue azioni; tu non ci sarai sempre a proteggerlo! - Sentenziò Armin.
    - Non finché sarò in vita! - disse duro Agron - fino ad allora gli guarderò sempre le spalle! -
    Armin sorrise amabilmente a quel ragazzone ma anche amaramente, Agron sarebbe stato capace di dare la vita per quella del fratello. In cuor suo sperava che non dovesse mai accadere.
    Agron si alzò.
    - Grazie Armin per l'unguento...e non preoccuparti per gli altri, siamo tutti delle teste dure, è difficile che ci facciamo male seriamente -
    - Tieni Duro lontano da Dodo per qualche giorno, va bene? -
    - Certo! - e dopo uscì.
    Duro era accucciato come un corvo su un muretto vicino alla bottega di Armin, aveva l'aria molto pensierosa e Agron temette che qualcuna delle parole di Armin lo avessero offeso.
    - Armin è un caro amico e si preoccupa di noi - iniziò a dire Agron.
    - Eh? Ah sì, certo - disse il minore dei fratelli con aria ancora più pensierosa.
    - Va tutto bene? -
    - Tu credi davvero che nella foresta ci sia un Troll? - chiese con occhi sgranati Duro.
    Ad Agron caddero le braccia!
    - No, Duro! Io credo proprio che non ci sia nessun Troll nella foresta! - lo disse sbuffando vistosamente.
    In quel momento non era certo che il fratello fosse l'uomo di cui si vantava di essere; era giovane e ancora immaturo, ci sarebbe voluto ancora qualche anno prima che mettesse giudizio, ne era certo, fino ad allora lui avrebbe continuato a guardargli le spalle. O così o Dodo gli avrebbe fatto la festa prima o poi!

    NOTE DELL'AUTRICE
    - In questa Fan Fiction, e anche nelle altre da me scritte, Agron, Duro e tutti quelli della loro razza vengono chiamati Germani (o Germanici). In realtà questo è un piccolo errore, la Germania Magna verrà chiamata così, in modo definitivo, da Gaio Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico, l'opera più conosciuta del famoso dittatore, scritta tra il 58 e il 50 a.C. basandosi sul Libro di Tacito intitolato De origine et situ Germanorum ("L'origine e la posizione dei Germanici"), dove vengono menzionate le varie tribù germaniche esistenti in quel periodo e che lo storico cercò di classificare. Infatti quando Lucio Caelio, nell'episodio n.5 della seconda stagione Vengeance (Vendetta) intitolato "Libertus", classifica dal suo comportamento Agron come un Gallo, il germano gli risponde, offeso, che "lui viene da Oriente del Reno", ciò per i romani significava che tutto quello che stava ad occidente del Reno erano i Galli e i Celti, mentre tutto quello che stava ad oriente del Reno erano un popolo composto da svariate tribù, continuamente in lotta tra loro. Non ho idea a quale tribù appartenessero i fratelli germani, anche se sono propensa per i Cherusci, i Catti, i Batavi, gli Ubi o i Treveri, tutte tribù appartenenti agli Istaevones, che stanziavano nel bacino del Reno-Weser, ma questa ovviamente è una mia personale opinione, considerato il fatto che le tribù germaniche erano più di cento.
    - Dalla mia ricerca sul Web non è uscita nessuna traccia del passato dei fratelli germani, quindi tutto quello che avete letto sul villaggio di Agron e sui suoi abitanti è tutto frutto della mia mente malata, immaginando come poteva essere la vita di quelle teste calde. Un piccolo accenno di questa loro "vita pre-schiavismo" l'ho già leggermente menzionata nella mia prima Fan Fiction dedicata ad Agron e Duro intitolata "Tutta colpa del Vecchio" (per chi non se la ricorda clicchi quì: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ), se non l'avete letta, come pure il suo naturale continuo "Necessità" ( [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ) posso solo dire tre parole: SCIAGURA A VOI!
    - Il nome DODO è un omaggio al Dodo, o Dronte, un uccello columbiforme della famiglia Columbidae, endemico dell'isola di Mauritius, noto per il suo brutto aspetto, per l'impossibilità di volare e la scarsa intelligenza.


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Lun Gen 30, 2017 9:25 am

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    Messaggio Da APUMA il Ven Lug 21, 2017 2:09 pm

    - Titolo Fan Fiction: Sgradite Presenze (Prima parte)
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom: Supernatural
    - Timeline: Quinta Stagione; prima della 5x08.
    - Sommario: Paranormale.
    - Spoiler: Chi ha visto la serie fino alla quinta stagione non ha spoiler...per gli altri è un'incognita.
    - Personaggi: Sam Winchester, Dean Winchester, Castiel, nuovo personaggio, Bobby, Zaccaria.
    - Disclaimer: I personaggi delle serie di Supernatural non mi appartengono (ed è un peccato visto l'impegno che ci metto!), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Sam, Dean & Cas si ritrovano in una situazione assolutamente inaspettata e sconvolgente.




    Sgradite Presenze (Prima Parte)

    Il Diner era quasi vuoto a quell'ora e ai fratelli Winchester andava bene così, in quel momento volevano a tutti i costi mantenere un profilo basso e non attirare l'attenzione.
    La caccia era stata, tutto sommato, molto semplice; niente Lucifero, niente demoni, niente minaccia dell'Apocalisse, no, solo il più classico dei fantasmi che non aveva voglia di "passare oltre". Era una cosa normale, un signore ormai prossimo alla morte non voleva che la sua amata casa fosse messa in vendita, dopo la sua morte aveva semplicemente deciso di tornare ed impedire a chiunque entrasse nella sua casa di metterci radici. Non vi erano mai stati incidenti gravi, solo urla nella notte che avevano fatto fuggire due sposini; freddo glaciale che aveva costretto un'anziana coppietta a trasferirsi causa continui dolori reumatici; una melma appiccicosa dappertutto che rendeva la casa invendibile...il fantasma stava ottenendo ciò che voleva ma, come al solito, era arrivata una famiglia che si era perdutamente innamorata di quella casa e l'aveva comprata. Le urla, il freddo, la melma appiccicosa non avevano sortito nessun effetto sugli abitanti della sua dimora, solo un continuo chiamare di idraulici, elettricisti e falegnami che cercavano i possibili problemi che, una vecchia casa come quella, poteva aver accumulato per molti anni.
    I guai erano arrivati quando uno dei figli del proprietario era stato spaventato a morte dalla visione del vecchio facendolo ruzzolare giù dalle scale, il ragazzo si era fratturato una gamba, nulla di serio, ma la notizia era finita sul giornale locale...e anche sul Pc di Sam Winchester, che controllava continuamente ogni genere di caso strano che il Web vomitava continuamente. Non c'erano stati altri incidenti e nessun morto, con sommo sollievo dei Winchester, ma era meglio intervenire subito per impedire che il fantasma arrivasse alla sua prima vittima.
    Sam e Dean avevano deciso di portare Castiel con loro; la ricerca di Dio da parte dell'Angelo era arrivata ad un punto morto, anche il ritrovamento della Colt sembrava sempre più una missione impossibile da portare a termine e i fratelli volevano solo distrarre il loro amico per un po'...una tranquilla caccia al fantasma faceva al caso loro!
    Mentre Sam, con  i suoi occhioni da cerbiatto, convinceva la famiglia a lasciare la casa, Dean, a fucilate, sparava pallottole di sale contro il fantasma, allarmando tutto il vicinato. Dean ci era rimasto male per una decisione presa dal fratello, Sam aveva chiesto a Cas di trovare la tomba del defunto e di dare fuoco alle sue ceneri...il maggiore dei fratelli avrebbe tanto voluto vedere Cas con una pala in mano a spalare la terra, dissotterrare una bara, scardinarla, dare fuoco ai resti del cadavere e poi rimettere tutto a posto, ma non era stato possibile, il fantasma era diventato decisamente furioso con tutti, compreso lui. All'improvviso il fantasma aveva gridato prendendo fuoco, Cas doveva aver portato a termine la sua parte ed ora i fratelli dovevano filarsela alla svelta, dato che i vicini avevano chiamato addiritttura la polizia. Certo, la famiglia avrebbe potuto spiegare che erano stati salvati da questi due uomini misteriosi da un fantasma arrabbiato che li minacciava dal giorno in cui avevano messo piede lì dentro ma, ammesso e non concesso che la polizia ci avesse creduto, era meglio non correre rischi.
    Ecco perché erano contenti che il Diner, dove si erano rifugiati, fosse così vuoto, magari nessuno li avrebbe notati e nessuno li avrebbe associati alle continue sirene della polizia che si sentivano in lontananza.
    - Perché devo prendere un caffè? Io non lo bevo. - disse con molta tranquillità l'Angelo in trench.
    - Dobbiamo tenere un basso profilo Cas, io e Dean abbiamo ordinato, dovevi farlo anche tu, dobbiamo sembrare calmi, rilassati e anche annoiati, insomma, delle normali persone che non vedono l'ora di tornarsene a casa. - gli rispose Sam.
    - Dillo a Dean di stare rilassato, ha praticamente il viso appiccicato alla finestra. -
    I tre uomini si erano seduti, su insistenza di Dean, ad un tavolo vicino alle finestre, in modo che il maggiore dei Winchester potesse vedere la situazione all'esterno.
    - Dean... - lo richiamo Sam - Cas ha ragione, così attiri l'attenzione. -
    Dean si girò verso di loro con un'aria omicida.
    - Come posso stare tranquillo, rilassato e fare come se niente fosse quando Baby è laggiù?!? -
    Per attirare ancora meno l'attenzione, Sam aveva deciso che era il caso di parcheggiare molto lontano, praticamente all'ultimo posto del parcheggio del Diner, la cosa a Dean non era minimamente piaciuta, ma Sam aveva insistito.
    - Se le succede qualcosa riterrò te responsabile! - minacciò Dean.
    - Sono certo che a Baby non succederà nulla, mangiamo quello che abbiamo ordinato...sì, Cas, dovrai bere il caffè...e poi ce ne andiamo, ci vorranno solo venti o trenta minuti, porta pazienza! -
    Dean non sembrava ascoltarlo, guardava Sam, poi la finestra, poi Cas, poi di nuovo la finestra, poi Sam, e ancora la finestra...Dio, sembrava un animale in trappola!!!
    - Hai qualcosa sull'orecchio. -
    Dean e Sam guardarono Cas con un punto interrogativo.
    - Ho detto, Dean, che hai una cosa sull'orecchio. -
    Dean si portò una mano sull'orecchio destro e sentì qualcosa di molliccio...
    - Maledetti fantasmi!!! - esclamò disgustato. - Odio l'ectoplasma!! -
    Dean si alzò subito facendo sobbalzare Sam.
    - Dove vai? -
    - In bagno. Voglio togliermi questa schifezza di dosso! -
    ...e senza aggiungere altro si diresse verso la toilette.
    - Bé, meno male che non ha parlato dell'omino dei Marshmallows. - disse Sam lasciando Castiel con un'aria interrogativa.

    Dean cercò di ripulirsi il più possibile; aveva melma appiccicosa un po' dappertutto, non solo sull'orecchio, ma anche un po' sui vestiti e decisamente tanta sulle scarpe, almeno adesso capiva perché la cameriera lo aveva guardato con aria disgustata, chissà cosa pensava di lui?
    Era così preso dalla sua giacca che non si rese conto di essere spiato. Qualcosa d'invisibile alle sue spalle si muoveva sinuosa e curiosa verso di lui, sembrava indecisa e deliziata nello stesso momento, ciò che stava per fare avrebbe fatto infuriare tutto il Firmamento....senza più tergiversare si diresse verso Dean. L'uomo sentì come se qualcuno gli avesse dato una spinta e poi tutto divenne nero.

    Cas continuava a fissare il suo caffè caldo e fumante con aria seriosa. Sam non sapeva se ridere o meno di quel suo strano comportamento, ma ormai si erano abituati a come Cas reagiva alle cose, per così dire, terrestri. La sua insalata sembrava deliziosa e, anche se stavano un po' sulle loro a causa della situazione, Sam voleva godersela in santa pace; l'hamburger di Dean, dall'originale nome di "Il Motociclista Velenoso", mandava un buon odore, benché fosse un agglomerato di olio fritto, salse piccanti e calorie da far saltare in aria tutto il colesterolo del mondo, ma Sam sapeva che non sarebbe mai riuscito a far fare una dieta equilibrata al fratello...il fratello che ci metteva un'eternità a tornare dal bagno; ma che faceva?
    La porta della toilette si aprì e Dean uscì facendo rilassare Sam. Il fratello maggiore si sedette con molta calma al suo posto.
    - Un'altro po', Dean, e ti sarei venuto a cercare. - gli disse Sam - Magari se glielo dici tu, Cas si deciderà una volta per tutte a bere il suo caffè. -
    - Capisco mantenere un profilo basso, ma perché ordinate sempre caffè per me? - chiese Castiel inclinando come al suo solito la testa di lato - non c'è un'altra bevanda o del cibo solido che possa provare? -
    - Ma sei stato tu a dire che voi Angeli non avete bisogno di mangiare, ordinare qualcosa di semplice è una cosa che non dà nell'occhio e noi non spenderemo troppi soldi in cibo che non verrà mangiato -
    - Mi dispiace di essere un peso finanziario per voi. - fece Cas con l'aria di un cane bastonato.
    - No, non volevo dire questo...sì, insomma...finirai col farmi sentire in colpa, mi farai passare per un taccagno... - disse Sam imbarazzato - Dean digli qualcosa. -
    Dean continuava a guardare Sam e Cas senza proferire parola.
    - Dean stai bene? - chiese Sam un po' preoccupato dal mutismo del fratello.
    - Mai stato meglio. -
    - Sul serio? Hai un'aria strana... -
    - Dimmi cosa vuole dire "avere un'aria strana"... -
    - Quella che hai adesso! Che ti prende?!? - chiese allarmato Sam.
    - Curiosità. - rispose semplicemente Dean.
    - Cas secondo te Dean sta bene? -
    Cas, ancora preso dal suo caffè alzò la testa verso Dean e sbiancò!
    - Sì, Castiel, secondo te sto bene? - chiese Dean con un sorriso strano sul viso.
    Cas afferrò immediatamente Sam per un braccio ed entrambi si ritrovarono vicino all'Impala, lontani dal Diner.
    - Cas che succede? - gridò Sam, ma subito dopo fu investito dall'onda d'urto dell'esplosione del Diner. Fu un miracolo che i finestrini dell'Impala non fossero andati in mille pezzi, la deflagrazione era stata bella potente e Sam era a terra ancora tramortito; Cas gli teneva una mano su una spalla cercando di rassicurarlo ma anche di tenerlo al sicuro.
    Sam si rialzò frastornato, ma si riprese subito quando vide che tutto il Diner stava bruciando e Dean era rimasto lì dentro. Iniziò a gridare il suo nome cercando di svincolarsi dalla presa d'acciaio di Cas, suo fratello era dentro un mare di fiamme, forse era già morto, e Castiel non faceva nulla per andare a salvarlo!
    Ma mentre cercava di capire la situazione qualcosa attirò la sua attenzione. Dean. Suo fratello Dean stava tranquillamente uscendo dalla porta del Diner! Non era in fiamme, non era ferito, non aveva niente che non andasse, camminava tranquillo in mezzo al fuoco come se fosse stato su un prato fiorito, Sam non credeva ai suoi occhi.
    - Cosa? Ma come...? - balbettava il minore dei Winchester.
    - Non è Dean quello che vedi. - disse Cas con una nota così bassa da far raggelare il sangue nelle vene.
    - Come...? - Sam non capiva più cosa stesse succedendo.
    Dean guardò verso di loro sorridendo, ma non era il sorriso di Dean, era diabolico, famelico, pieno di malignità, pronto a far saltare qualche altro edificio se ne avesse avuto l'occasione. Castiel, senza nessun'altra spiegazione da dare, afferrò Sam e si portò via da lì in un battito d'ali.

    - Perché?!?!? - gridò Sam. _ Perché mi hai portato via da lì? Cos'è successo? Maledizione Cas, rispondi!!! -
    Castiel aveva portato se stesso e Sam in uno dei luoghi che riteneva più sicuro, la casa di Bobby. Sam aveva raccontato tutto quello che era successo a Bobby: la caccia, la fermata al Diner per non destare attenzione da parte delle autorità, Dean che andava in bagno a pulirsi e che ne ritornava completamente trasformato, la distruzione del Diner con suo fratello illeso e malvagio ed infine la fuga con Castiel. L'Angelo non avevo più detto una parola e Sam sembrava sul punto di sbattere la testa contro un muro. Anche Bobby sembrava furioso contro il silenzio dell'Angelo ma cercò di essere abbastanza controllato.
    - Cas se non ci dici cos'è successo non sapremo nemmeno come aiutare Dean. Perché è ovvio che Dean ha bisogno del nostro aiuto! - disse con gravità.
    Cas prese un lungo respiro, benché un Angelo non avesse bisogno di respirare.
    - Dean è posseduto. - lo disse con una serietà agghiacciante.
    - COSA?!? - Sam non credeva alle sue orecchie - Non può essere! Dean ha il tatuaggio Anti-Demone, non può essere posseduto! - la sua voce si stava nuovamente alzando.
    - L'hai detto, nessun demone può possederlo - riprese Cas con molta calma - perché quello che sta possedendo Dean non è un demone...è un Diavolo! -

    Dean camminava tranquillamente in mezzo ad una strada in una cittadina qualunque, non sapeva dove fosse e non gliene fregava niente, un posto velava l'altro, per lui era una gita piacevole. Si era già divertito a far saltare in aria quel luogo dove gli esseri umani mangiavano in compagnia, dopo aveva deciso che era arrivato il momento di fare il turista...il mondo, la Terra, che meraviglia! Camminare su quel suolo era piacevolissimo, era passato davvero troppo tempo dall'ultima volta che lo aveva fatto. Si guardava in giro e vedeva i progressi che l'uomo aveva fatto nei secoli; li conosceva ovviamente, seguiva l'evoluzione dell'uomo da millenni, ma sempre restando nel suo covo; avrebbe potuto uscire da lì e fare scorribande secoli addietro ma ora gli sembrava davvero la più sublime delle idee quella di aver aspettato questo momento. Il tatuaggio che Dean avevo sul torace gli bruciava un po', aveva anche iniziato a sanguinare, ma lui non se ne era preoccupato, aveva afferrato il primo uomo che si era trovato davanti, una povera anima ben vestita, e si era cambiato....ora aveva un vestito pulito, un impermeabile nero che gli arrivava fino ai piedi, una maglietta nera aderente e dei jeans elasticizzati che gli fasciavano le gambe in un modo molto sensuale, le donne si giravano continuamente a guardarlo mandandogli chiari segnali che si sarebbero accoppiate volentieri con quel bell'esemplare che era.
    Poi erano arrivati i clacson! Fastidiosi omuncoli avevano iniziato a gridargli addosso che non doveva camminare in mezzo a quella strada, che aveva fermato il traffico, che doveva spostarsi, che avrebbero chiamato la polizia...qualcuno lo aveva anche minacciato di prenderlo a pugni e la cosa lo aveva davvero fatto ridere. Uomini! Così piccoli e patetici nella loro miserevole vita! Dean aveva allora allargato le braccia e dal punto più oscuro del suo essere aveva tirato fuori la sua forza. Una specie di bolla d'energia invisibile lo circondava senza che nessun essere umano ne percepisse la presenza, lui aveva continuato a camminare in mezzo alla strada con le braccia aperte, facendo scontrare le sua bolla contro le macchine. Queste, con il colpo preso, avevano iniziato ad accartocciarsi improvvisamente, come se un enorme pugno di un invisibile gigante avesse iniziato a fare un po' di allenamenti sulle vetture. E mentre tutti urlavano, scappavano via, veniva feriti e incastrati nelle lamiere delle macchine e scaraventati fuori dagli autobus, con un enorme rumore di metallo distrutto, Dean continuava a camminare ammirando il panorama.
    - Adesso avete tutto lo spazio che vi serve per passare. - disse con molta calma sorridendo agli uomini che poco prima lo insultavano e che adesso urlavano feriti e sanguinanti incastrati nelle loro auto. Soddisfatto di se, decise che quella città gli era venuta a noia, così se ne andò subito dopo.

    - Un...Diavolo? - chiese nuovamente Sam, sicuro di aver capito male. Ma Cas aveva annuito di nuovo, quindi il suo udito funzionava perfettamente.
    - Cas quello che ci stai dicendo non ha molto senso per noi - affermò Bobby vedendo la confusione di Sam - Demoni, Diavoli, sono la stessa cosa! -
    - In verità non è esatto. - disse Castiel - voi umani non vedete differenze tra Demoni e Diavoli ma ve ne sono molte. I Demoni che voi tutti conoscete sono le anime dei dannati che col tempo hanno perso tutta la loro umanità. Odiano gli uomini perché loro non lo sono più, ecco perché si divertono a possederli, per farli soffrire...vi sono moltissimi tipi di Demoni, lo sapete, quelli degli Incroci con gli occhi rossi, quelli normali dagli occhi neri, quelli potenti come Lilith con gli occhi bianchi e così via. Sono tantissimi che elencarli tutti ci vorrebbe davvero troppo tempo. -
    Sam e Bobby ascoltavano la spiegazione di Cas senza capire dove volesse andare a parare.
    - I Diavoli sono Angeli caduti. -
    - ma noi credevamo che... - azzardò Bobby.
    - ....che Lucifero fosse il solo ed unico Diavolo? Satana? Il Nemico?! - concluse Cas per lui - Ma non è così. Quando Lucifero si ribellò al Cielo, un terzo dell'Esercito Celeste si schierò dalla sua parte. Quando Lucifero cadde, tutti gli Angeli che erano dalla sua parte caddero insieme a lui, e oggi quegli Angeli sono semplicemente i Diavoli. -
    Sam era molto perplesso sulla spiegazione dell'amico.
    - Cas, molti Angeli hanno detto che adesso anche tu sei un "Caduto"... -
    - Lo so. Ma io sono "caduto" sulla Terra perché ho deciso di schierarmi con voi, gli Angeli caduti di cui parlo sono finiti dritti all'Inferno. Mi ritengo diverso da loro. -
    La cosa stava cominciando ad essere più chiara ma anche più terribile da affrontare psicologicamente.
    - Poi ci sono stati anche altri Angeli che sono caduti nel corso dei millenni; Angeli che hanno fatto cose che non dovevano e che, a causa di queste cose, sono stati banditi anche loro all'Inferno insieme a tutti gli altri traditori; ed io penso che sia uno di questi ad aver posseduto Dean. -
    - Ma Cas, gli Angeli non possono usare gli esseri umani come Tramiti senza il loro permesso, ed io sono certo che Dean non ha detto "Sì" a questo essere che lo sta usando - disse Sam convinto della sua affermazione.
    - Hai ragione, non l'ha fatto! Credo che l'Angelo lo abbia posseduto senza chiedere il permesso. -
    - ...e questa cosa è fattibile? - chiese Bobby preoccupato.
    - Bé, sì. Lo è. -
    Il silenzio calò sui tre uomini. Sia Sam che Bobby erano convinti che un Angelo non poteva entrare dentro un essere umano senza invito, tutto quello a cui credevano si era letteralmente sgretolato.
    - Vedete... - continuò Castiel - ...non tutti gli esseri umani sono in grado di "ospitare" un Angelo dentro il proprio corpo. C'è una minuscola percentuale, il 10% della popolazione mondiale, che non è in grado di farlo. L'altro 90% invece sì, ma non tutti gli Angeli sono uguali, ci sono quelli che hanno Tramiti ben precisi, come me! Il mio tramite è Jimmy Novak, ma ho potuto risiedere anche dentro sua figlia Claire per via del suo sangue. Tutta la dinastia dei Novak era a mia disposizione, anche se Jimmy era sicuramente quello più portato ad ospitarmi. Poi ci sono i Tramiti "normali", e cioè persone che possono ospitare qualunque tipo di Angelo che arrivi ad un certo livello, Tramiti che non hanno nulla in comune tra loro, nemmeno il sangue. Dean è il vero e unico Tramite di Michele, come lo era John e come probabilmente lo erano tutti i primogeniti dei Winchester. - Sam e Bobby sembravano due scolaretti a scuola che ascoltavano una lezione importantissima del loro maestro.
    - Ma tutti questi Tramiti possono esserlo solo se accettano di esserlo; il famoso "Sì" che viene richiesto dagli Angeli è come il Bacio che i Demoni degli Incroci danno a coloro che vendono la propria Anima; il "Sì" è un patto suggellato tra Grazia & Anima, è un'unione tra due Potenze create da Dio che collaborano per lottare contro il Male! ...purtroppo però gli Angeli possono comunque entrare in un corpo umano senza permesso, ma visto che il Patto non è stato suggellato, il corpo umano preso come Tramite inizierà inevitabilmente a morire. -
    - COSA?!? - quella parola aveva risvegliato Sam da un torpore come uno schiaffo dato ad una persona che non si sveglia.
    - Questo Angelo ha preso Dean, non so perché, è un Diavolo ed io non so cosa passa nella testa di questi esseri abbietti, ma so che Dean non ha detto Sì e quindi il suo corpo avrà già iniziato a morire! - continuò l'Angelo con l'aria sempre più preoccupata - se non lo ritroviamo al più presto e non cacciamo via quel Diavolo dal suo corpo, Dean morirà! Non subito, lui è un Tramite potente, ma morirà, questo è certo! -
    Una forte angoscia avvolse i tre uomini, la situazione era molto peggio di quello che sembrava. Fu Bobby a spezzare il silenzio.
    - Allora l'unica cosa da fare è rintracciare Dean e cercare di esorcizzarlo! -
    - Come facciamo a trovarlo? Cas non può, nessuno può, le nostre costole sono state marchiate con simboli enochiani, Cas non può rintracciarlo - disse Sam sconsolato.
    - Hai ragione - proseguì Bobby - ma un Diavolo che ha avuto il coraggio di prendere un Tramite senza permesso non se ne starà tranquillo in un angolino a non fare niente! Qualcosa farà, è stato abbastanza scaltro da trovare Dean quando invece gli altri Angeli non ci riescono e ha già distrutto un Diner solo per dimostrare quanto può essere potente, lascerà delle briciole di pane e noi, da bravi Hansel & Gretel, dovremo solo trovarle e seguirle, fino a ritrovare Dean! -

    Non conosceva la ragione che lo aveva spinto fino a lì, ma il Diavolo si era ritrovato nel cimitero di Greenville, esattamente davanti ad una lapide. Dopo averne letto il nome inciso sopra lo capì, era stato il subconscio di Dean a portarlo lì, davanti alla tomba di Mary Winchester. Che cosa buffa il subconscio! Il Diavolo sapeva...sentiva....che Dean odiava quel luogo eppure, quando si era teletrasportato, la prima cosa che aveva visto era la tomba. Il Diavolo si chiese se Dean fosse consapevole della sua presenza, se lo era non stava facendo assolutamente niente, nemmeno un accenno di ribellione, o forse non sapeva che un Tramite poteva cacciare via un Angelo dal suo corpo se non lo voleva più...ma lui non era più un Angelo e lo stava possedendo a forza, forse anche il suo "No" non avrebbe funzionato.
    Era molto curioso di scoprire qualcosa di più su questo umano così particolare, gli sarebbe piaciuto vedere che tipo fosse, ma l'uomo stava già iniziando la sua fase finale verso la morte, i suoi capelli erano più lunghi e fini, la sua pelle era pallida, abbastanza da far esaltare le lentiggini che aveva sul viso, che peccato, ma il Diavolo venne interrotto dalle sue riflessioni da un frullio di ali...molte ali, quindi molti Angeli!
    - Ah, quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci siamo visti, fratelli miei! - esclamò divertito senza nemmeno voltarsi.
    - Non chiamarci così, TU non sei uno di noi! -
    Il Diavolo girò lentamente il corpo verso l'uomo che aveva parlato.
    - Zaccaria. Non sei affatto cambiato, fratello, sempre così dispotico verso tutti. -
    - No. Direi solo verso quelli come te! -
    Il Diavolo fece spallucce, era circondato da sette Angeli con l'aria molto truce, ma nessuno di loro l'aveva così truce come il suo vecchio amico Zaccaria.
    - Sei ancora il leccapiedi di Michele? - sorrise malizioso.
    - Io sono un servo devoto. Niente di più e niente di meno. Ho il rispetto di tutti i miei fratelli, compreso quello del Generale dell'Esercito Celeste! -
    - Sì, sì, ho capito...bla bla bla...ti è sempre piaciuto tanto metterti in mostra. Bene, cosa vuoi? -
    - Cosa voglio?!? - ringhiò l'Angelo.
    - Esatto. Cosa vuoi? È una domanda molto semplice. Io me ne sto tranquillo qui a fare i fatti miei e tu mi disturbi solo con la tua presenza. Ti ho forse recato danno in qualche modo? -
    - Quelli della tua specie recano danno solo per il fatto di esistere! -
    - Questa era proprio cattiva! - rispose il Diavolo con la bocca corrucciata.
    - Il vostro compito era semplicissimo; dovevate solo fare da Guardiani agli uomini, solo questa piccola ed insignificante cosa, non mi sembrava così difficile... -
    - Lo abbiamo fatto! - replicò sempre più divertito il Diavolo.
    - ...siete scesi sulla Terra e avete interagito con l'uomo! -
    - Personalmente ho solo insegnato agli esseri umani a respingere gli incantesimi. -
    - Avete fornicato con delle donne umane!! -
    - Bé, mi dispiace scombussolare la tua mente così pia, povero verginello, ma non hai idea di quanto siano belle le donne umane finché non le sfiori con un dito e ti assicuro che i piaceri della carne sono molto difficili da evitare. -
    - Avete procreato, creando delle creature abominevoli!!! -
    - Ed io voglio ricordarti che tutta quella progenie di Nephilim è andata distrutta grazie al Diluvio Universale! - replicò indispettito il Diavolo - Quei pochi Nephilim che ci sono adesso sulla Terra non sono miei. -
    Gli Angeli, escluso Zaccaria, tirarono fuori le loro spade.
    - Te lo richiedo, cos'è che vuoi Zaccaria? -
    - Voglio che abbandoni immediatamente quel corpo! -
    Un sorriso malevolo si dipinse nei lineamenti di Dean, quanto rumore, quante parole inutili e sprecate per arrivare al dunque.
    - E se non lo faccio? -
    Zaccaria non si aspettava questa risposta. Era certo di incutere paura in quegli Angeli che erano caduti rovinosamente e che non avevano il Favore Divino come lo aveva lui.
    - Se non lo fai....ne subirai le conseguenze. - sibilò.
    Gli Angeli allungarono le loro braccia avvicinandosi al Diavolo, le punte delle loro spade toccarono la sua gola, pronti a trafiggerla e ad uccidere il loro ex-fratello.
    - Zaccaria, Zaccaria. Davvero mi farai trafiggere dai tuoi sottoposti? Sai che sei un sottoposto anche tu? Cosa direbbe, chi sappiamo noi, se tu uccidessi il SUO Tramite? - replicò malizioso il Diavolo guardando ogni Angelo dritto negli occhi.
    - Questi tuoi sottoposti sanno che nostro fratello maggiore potrebbe arrabbiarsi per la mia morte? Anzi, per la morte di Dean? Credi che sarà clemente? Con ognuno di voi? -
    Gli Angeli cominciarono ad essere nervosi, nessuno di loro avrebbe avuto il coraggio di uccidere Dean Winchester impedendo così al Generale dell'Esercito Celeste Michele di avere il suo Tramite. Non avrebbero potuto nemmeno farlo tornare in vita, perché se uccidevi un Angelo all'interno di un corpo umano, la distruzione della sua Grazia annientava completamente anche l'Anima del Tramite.
    Zaccaria fece un gesto con la mano e tutte le spade si abbassarono facendo sorridere il Diavolo.
    - Non la passerai liscia, te lo garantisco! - minacciò Zaccaria.
    - Lo so. La pietà non è mai stata la migliore delle tue Virtù. -
    E così dicendo, il Diavolo se ne andò, lasciando gli Angeli leggermente scossi.

    Per diversi giorni Sam, Castiel e Bobby cercarono Dean: controllavano ogni indizio soprannaturale che potesse ricollegarsi al Diavolo che lo possedeva, ma spesso erano tracce già fredde o semplicemente sbagliate, quindi bisognava ricominciare tutto da capo. Sam era stanco e abbattuto, perché più i giorni passavano più il corpo di Dean, a detta di Castiel, rischiava di distruggersi. Eppure quel Diavolo lo aveva trovato in qualche modo! Erano riusciti a collegare il tutto ad una rete di demoni servitori che mandavano continuamente rapporti ai loro superiori sui cacciatori che avevano risolto dei casi soprannaturali, e tutto questo per trovare proprio loro due; Cas ne aveva catturato uno ma non erano arrivati a niente, il demone era, nella catena demoniaca, solo uno dei tanti che cercava di farsi un nome. Il Diavolo che possedeva Dean era scaltro e non andava in giro a dire a questi piccoli demoni insulsi quello che faceva.
    Dopo un'intera settimana di ricerche, Sam si trovava in un motel ai confini di Baton Rouge a scartabellare tutti i libri che aveva trovato e tutti i Siti sul Web che davano notizie di fenomeni incomprensibili; le ultime notizie di Bobby parlavano di un fenomeno paranormale a New Orleans nel Quartiere francese, ma per adesso Sam non aveva trovato indizi. Il minore dei Winchester non era più certo di ritrovare suo fratello! Poi arrivò Cas con una notizia.
    - Sono stato a Shreveport. Ho avuto una conversazione con una strega e mi ha assicurato che ho la possibilità di ritrovare Dean. - affermò subito.
    - E come? -
    - Bé, non è stato facile, era una strega che usava la magia nera... -
    - Era? Al passato? - chiese Sam con un sopracciglio alzato.
    - Non voleva collaborare più di tanto. Ha cercato anche di uccidermi e prima di morire lei ha confessato. -
    - Ah. -
    - La cosa importante è quello che mi ha detto. Se vogliamo ritrovare Dean dobbiamo appellarci alla parte demoniaca dell'Angelo caduto. -
    - Cosa vuol dire? -
    - Non possiamo certo evocarlo come si evoca un Angelo qualunque, con le preghiere, è comunque un essere oscuro...quindi dobbiamo evocarlo come si evocherebbe un Demone di alto rango. -
    - Una...Super Evocazione! -
    - Esatto. -
    - Quindi non saremo noi ad andare da lui, ma sarà lui che verrà da noi. - disse Sam con una nuova speranza nel cuore.
    - Proprio così. -
    - Hansel e Gretel non sono serviti. -affermò Sam lasciando Cas con un punto interrogativo sul viso - Cas tu lo sai come si trova un ago in un pagliaio? -
    - Con molta pazienza? -
    - No, con una calamita! - disse Sam strizzando l'occhio all'Angelo.

    Per poter evocare un Demone di alto rango non bastava un normale simbolo demoniaco di evocazione, doveva essere qualcosa di assolutamente potente...anzi, molto di più, perché Sam e Cas dovevano evocare un Diavolo in carne ed ossa; inoltre, per la sicurezza di Sam e anche di Dean in caso di riuscita, era necessaria moltissima acqua benedetta, ad un Ex-Angelo poteva dare comunque un leggero fastidio, e così i due uomini avevano optato di usare la piscina comunale della piccola cittadina di Addis. Più piccola era la cittadina, più c'era la possibilità che avrebbero mantenuto, come al loro solito, un profilo basso...inoltre Sam aveva gli orari della piscina, compresi i giorni di chiusura. Era il luogo ideale e ci vollero diverse ore per ricoprire le pareti del primo e del secondo piano della struttura di simboli arcaici, comprese le tribune quando vi si svolgevano delle gare. L'incantesimo di Evocazione era così potente che c'era il rischio di attirare l'attenzione di moltissimi Demoni, altri Diavoli e anche gli Angeli che stavano cercando i Winchester, ma era comunque necessario farlo. Finito di "decorare" l'interno della struttura principale i due uomini presero fiato.
    - Qualunque cosa accada, Sam, non dovrai mai interrompere l'esorcismo. - gli disse Cas.
    - Non lo farò. -
    - Lui cercherà in tutti i modi di farti del male, io posso difenderti dagli attacchi fisici, anche se credo che tutte queste protezioni lo terranno abbastanza fermo, ma per quelle psicologiche dovrai stare attento...i Diavoli, come i Demoni, ti attaccano sempre dove fa più male. Qualunque cosa dica o faccia non fermarti mai. -
    - D'accordo. -  
    Sam si guardò intorno.
    - Certo che abbiamo creato il più grande Bat-Segnale che si sia mai visto! -
    - ....ehm...Bat-Cosa? -
    - Niente. Niente di importante. - sorrise Sam. - Cas, questi simboli che abbiamo usato atttireranno l'attenzione di tutti, vero? -
    - Sì. Purtroppo non ho capito chi sia il Diavolo che è entrato dentro Dean, se avessi saputo il suo nome lo avremmo potuto scrivere in enochiano sui sigilli e così tutto l'incantesimo di evocazione sarebbe servito unicamente per lui, ma...non ho idea di chi sia, mi dispiace. - disse Cas, nella sua voce c'era molta amarezza.
    - Anche...anche Lucifero potrebbe essere attirato dal nostro incantesimo? -
    - Potrebbe. - Cas sembrava indugiare su qualcosa - potresti fare una cosa. -
    - Cosa? -
    - Eccoti la pergamena con l'evocazione e la pergamena con l'esorcismo. -
    Sam prese entrambe le pergamene che Cas gli porgeva e cercò di leggerne il contenuto.
    - Che lingua è? - Sam riusciva a leggerla ma non a tradurla.
    - L'ho scritta nel modo in cui la devi pronunciare, ma in realtà sono molte lingue. -
    - Cioè? -
    - Bé, aramaico, sumero, enochiano... -
    - Ho capito. E di preciso cosa dicono? -
    - Dicono tutte la stessa cosa, è solamente un invito a presentarsi. Dovrai iniziare a leggere l'evocazione senza mai fermarti, arrivato in fondo ricomincerai dall'inizio, continuamente -
    - Come in un Loop? -
    - ...ehm...credo... - Cas non era certo di sapere cosa fosse un Loop.
    - ...e quando potrò fermarmi? -
    - Solo quando il Diavolo arriverà! La cosa che ti ho chiesto di fare è questa: mentre leggi l'evocazione pensa a Dean. - disse l'Angelo guardando il minore dei fratelli dritto negli occhi - in questo momento l'Anima di Dean è legata alla Grazia dell'Ex-Angelo, non sapendo chi sia possiamo provare ad evocarlo attraverso Dean stesso. -
    - Pensi che funzionerà? -
    - Lo sapremo presto. -
    C'era un cerchio dipinto per terra su una piccola terrazza del secondo piano che sporgeva verso la piscina, il cerchio serviva per proteggere Sam e lui ci si accoccolò incrociando le gambe. Preso un grosso respiro, Sam iniziò a leggere la pergamena con l'evocazione. Era una specie di nenia senza senso per lui, ma non importava, più leggeva e più dentro di se pensava a suo fratello, a tutte le cose che avevano fatto insieme, alle cacce, alle litigate, agli scherzi. Qualunque cosa che riguardava Dean era nella sua mente e nel suo cuore.

    Erano quasi le due di notte e ancora non si era presentato nessuno. Sam continuava a leggere senza sosta, ormai aveva la gola secca, la bocca era arida e la lingua sembrava screpolata come la terra che non viene colpita da una goccia d'acqua da diversi mesi, se all'inizio il suo leggere era chiaro e deciso, adesso sembrava che avesse la voce di un vecchietto di almeno cent'anni che non aveva aperto bocca per metà della sua vita, ma continuava comunque a leggere. Era un Winchester, i più testardi uomini che si potessero trovare in giro. Un leggero tuono rimbombò in lontananza, ma Sam non si fece distrarre...Cas invece  si allarmò, l'elettricità nell'aria mandava come dei segnali, qualcosa si stava avvicinando. Guardò verso Sam per fargli capire che appena fosse entrato qualcuno, sperando che fosse Dean, doveva interrompere l'evocazione ed iniziare l'esorcismo, Sam fece segno di sì ma sembrava davvero sfinito.
    La porta del secondo piano, con il maniglione antipanico, si aprì e un'ombra entrò dentro. Sam, che si era ripromesso che non avrebbe mai interrotto la lettura si bloccò, perché quello che aveva davanti lo aveva lasciato senza fiato.

    NOTE DELL'AUTRICE
    Non ci sono ancora le mie Note, perché dovete continuare a leggere la Seconda parte!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Ven Lug 21, 2017 2:14 pm

    - Titolo Fan Fiction: Sgradite Presenze (Seconda parte)
    - Nome/Nick autore: APUMA
    - Fandom: Supernatural
    - Timeline: Quinta Stagione; prima della 5x08.
    - Sommario: Paranormale.
    - Spoiler: Chi ha visto la serie fino alla quinta stagione non ha spoiler...per gli altri è un'incognita.
    - Personaggi: Sam Winchester, Dean Winchester, Castiel, nuovo personaggio, Bobby, Zaccaria, Lucifero.
    - Disclaimer: I personaggi delle serie di Supernatural non mi appartengono (ed è un peccato visto l'impegno che ci metto!), l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
    Note: Sam, Dean & Cas si ritrovano in una situazione assolutamente inaspettata e sconvolgente.



    Sgradite Presenze (Seconda Parte)

    Sopra la piscina, in piena levitazione, si ergeva Dean. Era a pochissimi metri di distanza dalla terrazza dove era accucciato Sam e dove stava dritto Castiel. Il suo aspetto era terribile. I vestiti erano di buona fattura, ma i suoi capelli erano incredibilmente lunghi, così tanto che gli ricadevano a onde sulle spalle, ma non erano di quel biondo scuro che aveva Dean, erano chiari come la paglia e spenti; la sua pelle era praticamente bianca, sembrava una bambola di porcellana, le sue labbre erano quasi blu come lo erano le vene che si vedevano sul collo e sulle mani, come se fosse sul punto di avere un attacco di ipotermia e i suoi occhi...non erano più verdi e brillanti come prima, ma viola e pieni di cupidigia.
    - SAM! - gridò Castiel.
    Sam si riprese immediatamente ed iniziò a leggere l'esorcismo.
    - Cosa? Simboli? Sigilli? State scherzando spero. - disse una voce incredibilmente cavernosa provenire dalla gola di Dean - ho insegnato all'uomo come respingere gli incantesimi, davvero pensate che tutti questi gingilli possano farmi male? -
    - Insegnato a respingere gli incantesimi. - ripetè Castiel - allora tu sei Armaros, uno dei Guardiani! -
    - In persona! - disse il Diavolo accennando un inchino. - e tu sei...? -
    - Castiel. -
    - Oh, sì, certo...tu sei quello che ha preferito scegliere gli uomini invece dei suoi stessi fratelli. Non c'è molta differenza tra te e me. -
    - Io non sono come te. -
    - Oh, per la miseria, mi sembra di sentir parlare Zaccaria! Siete tutti uguali, vi sentite tutti così superiori. - sbuffò Armaros - cos'ho fatto di così terribile da meritarmi i vostri continui insulti? -
    A Sam era tornata la voce, nel momento in cui capì come il Diavolo aveva ridotto suo fratello una nuova energia si era impadronita di lui. Leggeva quasi con foga.
    - Rilassati Sammy. - gongolò l'Ex-Angelo.
    "Non chiamarmi così!!!" pensava Sam.
    - Mi avete dato fastidio per ore con quell'evocazione, mi fischiavano le orecchie. -
    - Significa che faceva effetto. - ribettè Cas.
    - È comunque solo un'evocazione, il vostro esorcismo invece sembra un leggero solletico in un punto del corpo dove una persona non riesce mai ad arrivare, è snervante. -
    - Secondo me funziona. -
    Il viso di Dean divenne una maschera orribile, sembrava contorcersi dal dolore, ma in verità stava solo ringhiando.
    - Sam...è così che tratti tuo fratello? Facendolo soffrire? -
    Sam leggeva piano ora, preso dalle parole di Armaros.
    - Esatto Sam, Dean sta soffrendo. Come cacciatore dovresti sapere che gli esorcismi provocano dolore, non solo ai Demoni ma anche agli esseri umani posseduti, ed io sono decisamente più forte di un Demone qualunque, paragonato a me, un Demone, è solo un verme che striscia. Quindi non immagini quanto dolore tu stia dando al tuo stesso sangue? -
    - Non ascoltarlo Sam. - intervenne Cas - perché non te la prendi con me? Cos'è? Stare troppi millenni all'Inferno ti ha rammollito? -
    - Ho detto "il tuo stesso sangue"? Ma forse mi sbaglio. Certo, voi siete fratelli, nessuno lo nega, ma...dopo tutto quel sangue demoniaco che ti sei bevuto chissà quanto di umano ti è rimasto nelle vene. Forse adesso sei un Winchester al 10% -
    - Prenditela con me!!! - gli gridò Castiel.
    - Perché? Con te non c'è divertimento; non posso dirti che sei la causa della morte di tua madre, non hai madri Castiel. -
    Una piccola lacrima scese dalla guancia di Sam.
    - Oh, piccolo Sammy! Ho toccato un nervo scoperto? Già, la tua mamma! Deve essere davvero brutto crescere senza madre, ma ancora di più sapendo che è morta per colpa tua. -
    Sam leggeva, e dentro di se pensava a Dean...Dean che si era sempre comportato con lui come un padre, una madre, un fratello, un amico...Dean che non gli aveva mai rinfacciato la morte della madre...
    - La mamma è morta per colpa tua Sam ed IO non sono potuto crescere come devono crescere tutti i bambini. - la voce adesso era quella di Dean.
    Sam aumentò la velocità di lettura dalla rabbia, ma non smise un attimo, anche se le parole del Diavolo erano come coltellate.
    - Chissà, magari avrei dovuto dare ascolto a nostro padre e ucciderti. Avrei dovuto farlo nel momento in cui ho scoperto che bevevi sangue di Demone. Sì, avrei dovuto, ora ci saremmo DAVVERO risparmiati tutta questa storia dell'Apocalisse. -
    - Sam non dargli ascolto, non è Dean a parlare! - urlò Castiel.
    - Ma Dean è qui con me, io posso leggere i suoi pensieri, sentire i suoi sentimenti...ti assicuro Sammy che tuo fratello è molto combattuto dal rimorso, avrebbe preferito uccidere te e rendere orgoglioso suo padre invece che dover sopportare tutti questi Angeli che gli chiedono di salvare il mondo. -
    Sam tremava, ma non smetteva.
    - Vogliamo poi parlare di un'altra morte che hai causato? La tua amata Jessica! - disse con aria afflitta. - Povera piccola Jessica, è morta nel momento stesso in cui ti ha conosciuto. - sghignazzò Armaros.
    Le lacrime di Sam non smettevano di scendere, ma la sua rabbia era più forte e la lettura proseguì.
    - Sam vai avanti, sta funzionando! - gridò Castiel.
    Sam, senza smettere, guardò suo fratello. Piccoli riccioli di vapore uscivano dalla sua pelle e le labbra di Dean tremavano leggermente. Aveva ragione Castiel, l'esorcismo stava iniziando a dare i suoi frutti.
    - Non sta affatto funzionando stupido Angelo! - la voce era nuovamente cavernosa. Sam aumentò nuovamente la velocità di lettura, rinvigorito dal fatto che Armaros non sorrideva più.
    - Sai cosa dovresti fare Sam? Dovresti toglierti la vita! - ringhiò Armaros. - Tanto lo sanno tutti che finirai con il dire Sì a chi sappiamo noi, vero? Dirai di sì perché sei solo un misero e vile essere umano. È quello che sai fare meglio: FUGGIRE! Sei fuggito da tuo padre correndo a Stanford. Sei fuggito dalle tue responsabilità come cacciatore, era meglio bere sangue di Demone ed avere un grande potere invece che ottenere risultati con il sudore....anche questo è fuggire, sai? -
    - Tu sai solo parlare. - gli disse Cas con aria di sfida.
    L'acqua della piscina iniziò a sfriggolare come se fosse stata gettata su una piastra rovente. Sul viso deformato di Dean non vi era più traccia di divertimento, ma di rabbia e di puro odio.
    - Sei un piccolo verme strisciante! - questa volta l'attenzione era rivolta verso Cas - la TUA famiglia ti odia, proprio come odia me, sei solo un reietto Castiel! -
    - Ma almeno mi rimane la fiducia degli uomini. Di Dean e di Sam! - disse fiero l'Angelo del Signore.
    - ...e quando moriranno che farai? Rimarrai solo! -
    L'acqua ormai ribolliva. L'aria era diventata molto calda, i vetri delle varie finestre si erano tutti appannati. Sam sudava copiosamente ma non smetteva di fare ciò che doveva.
    - SMETTILA DI LEGGERE QUELLA DANNATA PERGAMENA! - gridò il Diavolo.

    L'aria era ormai satura di vapore, tutto l'edificio era caldo, bollente; Sam continuava a recitare l'esorcismo ma notò che i simboli che avevano disegnato su tutte le pareti avevano un colore rosso acceso, come se da un momento all'altro avrebbero preso fuoco all'istante. Armaros ormai non parlava più, ringhiava, annaspava, se diceva qualcosa era sempre in una lingua sconosciuta, probabilmente enochiano, ma da come Castiel contraeva la mascella dovevano essere delle ingiurie verso di lui. Il minore dei Winchester capì che erano arrivati quasi alla conclusione di tutto perché Cas aveva estratto la sua spada angelica, evidentemente il Diavolo si era stancato di giocare con loro. Il tempo di pensarlo che Armaros alzò una mano verso Cas e una gigantesca palla di energia andò a schiantarsi contro di lui. Sam avrebbe voluto gridare il suo nome, ma continuò senza tregua a leggere.
    - Sto bene Sam. - lo rassicurò l'Angelo.
    - Dici così, ma presto cambierai idea! - urlò il Diavolo scagliando un'altra onda di energia. E un'altra. E un'altra ancora. Castiel alzava il braccio ogni volta e respingeva ogni attacco con la spada, ma si vedeva che la lotta era dura per lui. Poi Sam si rese conto che Castiel lo stava proteggendo con il suo corpo, il Diavolo non mirava all'Angelo ma mirava a lui.
    - SMETTILA! SMETTILA! SMETTILA!! - gridava Armaros. E più si contorceva più Sam alzava la voce. Adesso anche i sigilli fumavano copiosamente, presto si sarebbero dissolti, ma Armaros sembrava non farci caso, era troppo preso dal colpire Castiel con tutte le sue forze per potersi poi dedicare a Sam, ma l'Angelo del Signore incassava ogni colpo senza arretrare di un solo centimetro.
    - VI UCCIDERÒ! VI UCCIDERÒ ENTRAMBI E BALLERÒ SUI VOSTRI CADAVERI! -
    - Stai diventando ridicolo. - lo schernì Cas, facendo sorridere Sam.
    Armaros si stava lentamente mettendo in una posizione fetale dal dolore che provava, il corpo di Dean scricchiolava come un vecchio mobile che sta per spezzarsi.
    - DANNATI! CHE SIATE....DANNATI! -
    All'improvviso il corpo di Dean si inarcò così tanto che sia Sam che Castiel erano convinti che la sua schiena si sarebbe spezzata; Armaros mandò un grido fortissimo lanciando un'ultima potentissima onda d'energia verso Sam, ma Castiel fu più veloce, si mise davanti all'amico di spalle al Diavolo e lo coprì con il suo corpo. Una luce potentissima si sprigionò dappertutto accecando Sam. L'intera struttura tremò come se l'epicentro di un terremoto fosse proprio sotto i loro piedi, l'idea di mantenere un profilo basso era andata a farsi benedire, quella notte la cittadina di Addis avrebbe tremato fino alle fondamenta.
    La luce si spense poco dopo e un silenzio terribile piombò su Sam e Castiel. Tutti i simboli che avevano dipinto erano come fusi, le due pergamene erano bruciate, l'acqua stava lentamente smettendo di bollire, il vapore si stava ormai disperdendo e l'aria era di nuovo fresca. Sam aveva smesso di leggere nel momento in cui Cas si era gettato su di lui per proteggerlo, ora entrambi si voltarono verso l'uomo che volevano salvare. Sam, per la seconda volta, non aveva più fiato nei polmoni. Dean levitava ancora sopra la piscina, i suoi capelli erano nuovamente corti, come li portava sempre, la pelle era rosa ma ancora terribilmente pallida, gli occhi di nuovo verdi ma spenti come se fossero stati di un cadavere, ma più di ogni altra cosa, quello che spaventò Sam, era che perdeva sangue...dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, dagli occhi, dalle unghie...Dean era ricoperto dalla testa ai piedi dal suo sangue!
    - Dean! - disse Sam allungando una mano verso suo fratello. Il corpo di Dean smise di levitare e cadde dentro la piscina con un sordo suono.

    Buio. Silenzio. Non sentiva dolore. Non sentiva freddo. C'era calma. C'era pace. Si sentiva sereno. Voleva solo sprofondare. Dean voleva solo essere lasciato in pace.
    Una grande mano arrivò veloce su di lui afferrando la sua e tirando verso l'alto. Sam tornò in superficie prendendo aria, tenendo suo fratello con un braccio.
    - CAS! - Nuotava verso l'Angelo con l'unico braccio libero mentre sorreggeva quel corpo martoriato che era stato suo fratello.
    - Sbrigati Sam, stanno arrivando! - Castiel era a bordo piscina con la mano protesa verso di lui. Le finestre della struttura stavano tremando, qualcuno stava arrivando proprio come aveva detto Castiel. Sam diede più forza al suo braccio cercando di arrivare il prima possibile verso la mano di Cas, ancora pochi centimetri e sarebbero stati al sicuro.

    Tutte le porte della struttura si aprirono all'unisono e molte persone entrarono velocemente a controllare ogni angolo di quel luogo. Zaccaria entrò per ultimo; uno dei suoi sottoposti gli si avvicinò immediatamente.
    - Abbiamo controllato, qui non c'è nessuno. - disse senza nessuna emozione.
    - Siamo arrivati tardi, erano qui un attimo fa, ma Castiel deve averli trasportati da un'altra parte appena ha sentito che stavamo arrivando. - sbuffò Zaccaria.
    - Controlliamo nei paraggi? Magari non sono poi molto lontani... - azzardò un altro sottoposto.
    - No. Ormai sono andati. -
    - Zaccaria, sarà ancora vivo? - chiese l'ennesimo sottoposto indicando la piscina.
    Tutta l'acqua della piscina era diventata rosa, colorata dal sangue versato dal maggiore dei fratelli, al centro dell'acqua il colore era però ancora di un brillante rosso rubino.
    - Io...non lo so. - fu l'unica cosa che Zaccaria riuscì a dire.

    Lucifero si trovava ancora in quella casetta insipida che apparteneva al suo attuale Tramite, Nick. Presto se ne sarebbe andato, i suoi piani lo imponevano. Era riuscito ad entrare nei sogni di Sam, a parlargli, ma il ragazzo era rimasto sconvolto dalla cosa e lui, tutto sommato, ci era rimasto perfino male. Insomma, chi è quell'idiota che non accetta un'offerta così allettante di aiutare Satana a dare l'avvio all'Apocalisse e a conquistare il mondo? Non tutti avevano questa fortuna, ma Sam aveva detto NO. Il Cavaliere dell'Apocalisse Guerra era già finito in panchina, ma le attuali intenzioni di Lucifero adesso erano altre, stava puntando ad avere dalla sua parte il Cavaliere Morte...forse sarebbe stata dura convincerlo, Azrael era sempre stato un Angelo che prendeva il suo lavoro molto seriamente, rappresentava la morte, non importava se uno era stato un Santo in vita o un vero bastardo, la morte era uguale per tutti, lui stava sempre al di sopra delle parti, non patteggiava per nessuno, quindi se lo voleva dalla sua avrebbe dovuto usare un incantesimo di costrizione. Se la sarebbe presa, sicuramente, ma tutti se la prendevano con il Diavolo, quindi per Lucifero non faceva differenza.
    Stava ancora rimuginando su come comportarsi con la Morte quando si rese conto che qualcosa era entrato nella sua casa, nessuno dei Demoni che stavano a guardia si erano accorti di quella oscura presenza, ma che guardie del corpo competenti che aveva! Era appoggiato alla finestra quando si rese conto che la presenza era lì con lui, si girò tranquillo perché sapeva che la cosa non gli avrebbe fatto male.
    Un giovane ragazzo, di circa sedici anni, stava davanti a lui tutto impettito. Indossava una felpa con cappuccio, jeans e sneakers ai piedi, aveva i capelli riccioluti e scuri come la notte, gli occhi sembravano ambrati, con delle deliziose pagliuzze che sembravano d'oro, una bocca carnosa e rosea come un bocciolo, gli esseri umani lo avrebbero definito un bellissimo "Cherubino". Eppure aveva anche qualcosa che non andava, era pallido ed emaciato con una certa aria sofferente che gli era molto nota.
    - Come stai Armaros? - fu la sua domanda.
    Il giovanotto mise il broncio, appoggiò le mani sui fianchi e inspirò rumorosamente.
    - Sei veramente il solito IDIOTA! -
    Lucifero alzò le spalle come a dire "perché?".
    - Ah, quindi non lo sai, eh? -
    Un'altra alzata di spalle.
    - Bene, allora lascia che te lo spieghi. - riprese il ragazzo - per millenni siamo stati rinchiusi in fondo all'Inferno ad annoiarci a morte! Voglio dire, TU sei rinchiuso in una Gabbia orribile, dentro un pozzo profondo e oscuro altrettanto orribile, sotto una gigantesca alcova di pietra con seicento sigilli in bassorilievo, vicino ad un altrettanto orribile castello dove NOI siamo costretti a sentire i tuoi lamenti, le tue ingiurie, ma soprattutto il tuo continuo sbattere le ali facendo venire il ghiaccio su ogni cosa, credi che sia divertente? Shamshiel non faceva altro che dire quanto gli mancasse il sole. Sariel gli faceva eco dicendo quanto gli mancasse la luna. Penemuel si lamentava che non aveva uno straccio di pergamena, o un papiro, o perfino una pietra su cui scrivere, niente di niente. Quando ti dicono che l'Inferno è orribile è sicuramente perché ti ci annoi!!! -
    - ....ehm... -
    - Non ho ancora finito di parlare! - ringhiò il giovane.
    Lucifero gli fece segno di continuare.
    - Siamo finiti all'Inferno e ci lamentiamo, è vero, ma quando si sta tra fratelli si può tirare avanti anche senza fare niente. POI...arriva quel tuo subdolo mostriciattolo di Azazel con la sua idea di andare in giro per il mondo a far bere il suo sangue a dei bambini, cosa che ha fatto; a fare patti con i loro genitori per poter entrare nelle loro case quando sarebbe stato necessario, cosa che ha fatto; a convincere Lilith a trovare "l'uomo giusto", cosa che ha fatto, e a convincerla a sacrificarsi dato che lei stessa era l'ultimo dei sigilli, cosa che ha fatto; e in tutto questo tempo sembrava un esaltato. Noi eravamo contenti per lui, ma soprattutto per te, sapevamo che dietro questa improvvisa esaltazione di Azazel c'eri tu, avevi deciso di uscire da quel buco e noi lì a festeggiare come degli scemi! -
    - ...io... -
    - Non ho finito!!!! -
    Un'altro cenno di continuare.
    - Finalmente i sessantasei sigilli necessari per farti uscire vengono distrutti! Lo sappiamo perché ogni volta che Lilith ne distruggeva uno, anche il bassorilievo che lo rappresentava nell'alcova si incrinava; dovevi vedere Barqel e Kokabeel, ballavano la Macarena dalla gioia. - disse ridendo il ragazzo - L'ultimo dei sigilli viene spezzato, tu esci dalla Gabbia e cos'è la prima cosa che fai? -
    Lucifero non fece nessun segno di continuare.
    - SEI ANDATO SULLA TERRA! - terminò buttando le braccia lungo i fianchi il giovane. - Sei andato sulla fottutissima Terra! Ma dico, non potevi prima passare a salutarci?!? Venivi e ci dicevi "Ehilà, sono uscito e adesso me la godo", cavolo perfino per questa ridicolissima frase avremmo festeggiato per cento anni, ma NO, tu hai preferito dirigerti SUBITO sulla Terra ignorandoci totalmente come se fossimo l'ultima ruota del carro, come se fossimo l'ultimo e più spregevole dei tuoi animaletti - terminò furioso Armaros.
    Lucifero fece un piccolo sorriso verso il ragazzino imbronciato, portandosi una mano sul cuore.
    - Hai ragione. È stata una mancanza di rispetto da parte mia nei vostri confronti. Ti chiedo scusa. -
    - Bene. Ora siamo soddisfatti. - disse Armaros allargando la bocca nel più grande e radioso dei sorrisi.
    - Questo è il tuo Tramite? -
    - Che? Questo ragazzino? Magari! No, non lo è! - sbuffò Armaros. - il mio Tramite è una signora di ottantacinque anni, vedova, senza figli, senza nipoti, sola come un cane, che vive in una casa di riposo. Quando morirà io non avrò più una dinastia di Tramiti di Sangue a mia disposizione, me ne dovrò creare una nuova. -
    - Così hai chiesto a questo ragazzino di farti da Tramite. -
    - No. Questo bel giovanotto prestante, incredibilmente, fa parte di quel 10% che non è in grado di ospitare un Angelo dentro di se. -
    - Quindi lo hai preso senza nemmeno chiedere? -
    - Mi piaceva e così l'ho fatto! Sì, è vero, sta morendo, quando la nostra conversazione sarà finita questo corpo diventerà cenere, ma stava già morendo quando l'ho preso, l'ho trovato in un vicolo di Los Angeles con una siringa ficcata nel braccio; morire per morire meglio se lo fa per me, no? -
    - Quanto è durato? -
    - ...mmm... circa due ore. -
    - Direi veramente poco. - sogghignò Lucifero.
    - Già! Almeno Dean Winchester è durato più di una settimana! - gli rispose Armaros - a proposito, posso farti una domanda? -
    - Prego. -
    - Perché non lo fai anche tu? -
    Lucifero si rabbuiò, come se fosse stata una domanda troppo difficile a cui dare una risposta.
    - Perché non ti prendi Sam come ho fatto io con Dean o con questo umano qui? -
    - Ah, potrei farlo, sarebbe un'ottima soluzione. -
    - Ma...? -
    - Se prendessi il mio Tramite con il tuo sistema quanto tempo pensi che durerà? Un mese? Un anno? Alla fine, senza il suo Sì, il suo corpo si distruggerà proprio come questo ragazzo che indossi. Io voglio un Tramite che possa durare per l'eternità. - spiegò con calma Lucifero. - E poi ho il mio orgoglio da difendere, ho detto che Sam mi dirà Sì e Sam dovrà farlo prima o poi. Io voglio che sia lui a venire da me e mi dia il suo corpo spontaneamente. Lo trovi sbagliato? -
    - No, credo che sia una cosa normale. -
    - Ognuno di noi ha il suo Ego da coccolare. - gongolò - ti sei divertito in questi giorni? -
    - Sì, lo ammetto, ho gigionato un po' e fatto arrabbiare Zaccaria, non è stata male come settimana - sghignazzò Armaros. - è ora che vada, gli altri mi staranno aspettando. -
    - Combatterete per me? -
    - No, mi dispiace. Questa cosa dell'Apocalisse è una cosa tua troppo personale. Preferiamo continuare a stare nel nostro buco e vedere come si evolverà la situazione. Dopotutto, siamo stati molto poco interessati anche alla questione di chi comandava l'Inferno in tua assenza, non ci siamo mai lamentati di Azazel ne, tanto meno, di Lilith. Spero che tu comprenda, ma la tua voglia di rivalsa su Michele o su nostro Padre non ci riguarda. -
    - Lo capisco. Va bene così. -
    - Cerca di non distruggere troppo questo mondo, un giorno potremmo anche decidere di tornare. - salutò Armaros.
    - Un ultima cosa. - chiese serio Lucifero - com'è stato? -
    Armaros lì per lì non capì la domanda, ma subito dopo afferrò il messaggio, suo fratello voleva sapere com'era stato poter utilizzare il Tramite di Michele.
    - Potente! - disse con enfasi, come un condottiero che ha appena conquistato un intero regno nemico. - Non credo che esista niente di così potente in tutto il mondo, Michele è davvero fortunato. - e così dicendo sparì, il giovane rimase un attimo fermo e subito dopo si disintegrò in un mucchietto di polvere.
    "Potente" si ripetè mentalmente Lucifero. Ma anche il suo di Tramiti lo era, giusto? La sua non era paura, vero? Lui era stato il più amato, il più ammirato, ma Michele era il più forte...ce la poteva fare? Con questi pensieri il Principe delle Tenebre ritornò a fissare la strada attraverso la finestra.

    C'era una leggera brezza sulla sua pelle, Dean era accoccolato, tranquillo, rilassato e sereno, sentiva diversi profumi; il profumo dell'erba, il profumo dei fiori, ed un profumo diverso che gli portava piacevoli sensazioni, il profumo di torta appena sfornata. Sentiva un'ombra su di se, ma sapeva già che non doveva preoccuparsi, la prima cosa che vide furono gli splendidi occhi di sua madre Mary.
    - Ho fatto un sogno. - disse.
    - Era bello o brutto? - chiese lei.
    Adorava la voce di sua madre, era bassa e gentile, con la mano gli accarezzava la fronte e i capelli, lo facevano sentire in Paradiso.
    - Non lo so - rispose - non lo ricordo, ma credo che fosse brutto. -
    - Sono solo sogni, tesoro. Non possono farti del male. -
    - Questo è il Paradiso? -
    - Pensi che lo sia? -
    Un piccolo sorriso apparve sulle labbra di Dean, doveva esserlo per forza.
    - Credo che sia ora che tu vada. - annunciò Mary.
    - Dove devo andare? -
    - Lo sai. -
    - Davvero? -
    - So che vorresti rimanere qui con me per sempre - sospirò Mary - ma non è possibile, ci sono cose che devi fare, persone che devi aiutare; ma sopra ogni altra cosa, c'è... -
    Il neonato che allungava le braccine per afferrare le sue mani.
    Il bambino che temeva il buio e che finiva con l'infilarsi nel suo letto al sicuro.
    Il ragazzo che gli chiedeva come si baciava una ragazza.
    L'uomo arrabbiato che se ne andò all'università sbattendo la porta.
    Il cacciatore che gli guardava sempre le spalle.
    - Sam. - disse, ed una luce abbagliante avvolse Mary come una coperta lasciandolo accecato - mamma! -
    La luce ora non faceva più male, era opaca, sembrava una luce al neon, una lampada a soffito al neon, su un soffito anonimo.
    ...bip...bip...bip...bip...
    Dean sentiva dolore un po' dappertutto, si guardò il braccio sinistro e vide che aveva un ago infilato nella vena, una flebo attaccata con un liquido trasparente; diversi fili che aveva attaccato addosso convergevano tutti verso un macchinario che faceva un suono continuo.
    ...bip...bip...bip...bip...
    Il suo cuore, era il battito del suo cuore; sembrava abbastanza regolare. Si girò verso destra, voleva alzare la mano ma qualcosa glielo impediva, sembrava una morsa d'acciaio, ma guardando bene capì subito chi era. Sam dormiva appoggiato alle braccia sul letto d'ospedale dove Dean era disteso, la sua mano era avvinghiata a quella di Dean come se ci fosse la possibilità che, se non l'avesse trattenuta, se ne sarebbe volata via; non c'erano finestre che davano di fuori in quella stanza, terapia intensiva quasi sicuramente, dei finestroni c'erano dalla parte del corridoio che facevano da muro, ogni dottore o infermiere che fosse passato di lì avrebbe potuto vedere tutto quello che vi succedeva all'interno; vide un piccolo divano attaccato al muro, vide una testa dai capelli neri e arruffati, delle spalle dritte e composte coperte da un trench. Un debole sorriso apparve sul viso di Dean, non c'era sua madre Mary ma si sentiva comunque al sicuro.
    - Sam, lasciami la mano o finirai con il fermarmi la circolazione. - disse cercando di riavere indietro la sua mano destra.
    - Scusa... - gli rispose Sam alzando la testa con l'aria di uno che si era appena svegliato, ma capendo che era stato Dean a parlargli, la sonnolenza scomparve all'istante.
    - Dean!! Sei sveglio! Finalmente! - disse abbracciando il fratello, mentre lo faceva, spuntò dietro la sua schiena la testa arruffata di Cas, si era alzato subito dal divano non appena Dean aveva parlato.
    - Come stai? - chiesero all'unisono.
    - Male. Mi duole dappertutto, mi sembra che mi sia passato addosso un Tir... -
    - Uhm. - fece Cas, come a dire "brutta cosa".
    - ...dopo aver fatto anche marcia indietro... - continuò Dean.
    - ...ah.... - Sam aveva già assunto un'espressione da "non esagerare".
    - ...avanti e indietro almeno una dozzina di volte. -
    - Dean abbiamo capito. - sottolineò il fratello minore mentre faceva alzare la parte superiore del letto in modo che Dean potesse stare a sedere.
    - Cos'è successo? - chiese.
    - Non te lo ricordi? -
    - No. Ouch...ho vaghi ricordi, ma non saprei dire se sono ricordi o solo sogni. Ahi! -
    - Bé, fratellone...sei stato posseduto. - disse serio Sam.
    - Per la miseria! Capisco che fosse furioso per la casa, ma addirittura possedermi. Cas hai fatto un pessimo lavoro! - disse Dean molto infastidito.
    - Eh? No Dean, Cas ha bruciato le ossa del fantasma, non è stato lui a possederti, se il Cielo lo vorrà quella povera anima adesso sarà in pace. -
    - Ah, scusa Cas... -
    Castiel era abituato ai modi di Dean, e quindi non se la prese.
    - Sei stato posseduto da.... - continuò Sam.
    - Sciocchezze, non posso essere posseduto, ho il tatuaggio Anti-Demone! - brontolò Dean, al che Cas alzò gli occhi al Cielo.
    - Dovrò proprio spiegarvi molte cose su certe differenze! - sbuffò l'Angelo.
    - Cioè? Di che parli? -
    - Te lo spiegheremo, tranquillo - lo calmò Sam - ma, Cas...non pensi che potrebbe succedere di nuovo? -
    - No, non credo che succederà. Almeno non a voi. - gli rispose Cas.
    - Come fai a dirlo? -
    - Bé, ormai si sarà già sparsa la voce che abbiamo il sistema di evocare ed esorcizzare chiunque ci possa riprovare, ed è una cosa accertata che funziona. -
    - Una cosa molto mastodontica e difficile da realizzare. -
    - Ma sempre fattibile. - continuò Cas. - È una regola che viene SEMPRE rispettata, da tutti gli Angeli, anche quelli più infidi che esistono...diciamo che Dean è stata "l'eccezione che conferma la regola". -
    - Ehm....tu lo sai che questo proverbio deriva da un'errata traduzione della frase in latino "exceptio probat regulam", che significherebbe "L'eccezione prova la regola" e che quindi il verbo "provare" ha il significato di "mettere alla prova"; perciò il significato più esatto è "L'eccezione mette alla prova la regola" e non si tratta perciò di un controsenso logico? - disse Sam.
    Castiel mosse la testa di lato con l'aria interrogativa.
    - Dio, Sam, ma la pianti di fare sempre il Nerd! - sbuffò Dean.
    - Volevo solo precisare una cosa e... -
    - Sì, sì, abbiamo capito, saputello. -
    Castiel si girò e andò verso la porta con la chiara intenzione di andarsene.
    - Cas dove vai? Sam non voleva offenderti. - lo richiamò Dean.
    - Lo so, non temere, ma devo comunque andare; ricordi? Ho da ritrovare Dio e anche la Colt. Chiamatemi se avete bisogno di qualcosa. - E così facendo uscì dalla stanza.
    Sam sembrava dispiaciuto, ma vedere suo fratello con un colorito migliore, migliorò anche il suo umore.
    - Come sta Baby? - chiese allarmato il maggiore dei Winchester.
    - Cosa? Credevo che la tua prima domanda sarebbe stata "allora cosa mi ha posseduto?", oppure "cosa mi sono perso di bello?", invece la prima cosa che ti passa per la testa è "Come sta Baby?"! -
    - Esatto. -
    - ...Baby sta bene. -
    - Bene. Ma dove siamo di preciso? -
    - Lawrence, Kansas. -
    - COSA?!? - gridò Dean. - Perché siamo a Lawrence?!? -
    - Non ne ho idea, Cas quando ci ha afferrato ci ha trasportato qui, non so spiegarlo, ma non temere, appena sarai in grado di camminare ce ne andremo subito. -
    - Succederà presto, non voglio stare qui! -
    - OH MIO DIO! - disse Sam all'improvviso.
    - Cosa c'è? -
    - Ho lasciato Baby ad Addis!!! -
    - Come? Ad...che? - strabuzzò gli occhi Dean.
    - Addis! È una cittadina vicina a Baton Rouge! È ancora parcheggiata vicino al motel! -
    - Stai dicendo che la mia Piccola è in Louisiana?!? -
    - Ehm...sì. - rispose Sam imbarazzato al massimo.
    - Che cosa fai ancora impalato qui? Richiama Cas! Digli di tornare qui! Dagli le chiavi dell'auto e digli di andare a riprendere Baby! -
    - Non agitarti! Farai davvero guidare Baby a Cas? -
    - Mi agito eccome e sì, la guiderà lui, ammesso che sia in grado di trasportare anche una macchina, e non importa se la porta qui o da Bobby, basta solo che la recuperi!!! - Dean stava leggermente alzando la voce.
    - Va bene, va bene, ma stai calmo. - disse Sam alzandosi leggermente allarmato.
    - Calmo un corno, hai abbandonato la mia Piccola! -
    - Dio, Dean, quando fai così sembri davvero...indiavolato! - continuò Sam preoccupato avviandosi alla porta.
    - Muoviti, non perdere tempo!!! - gli gridò Dean.
    - Exorcizamus te, omnis immundus spiritus omnis satanica potestas... - disse Sam arretrando piano piano.
    A Dean si spalancò la bocca in un'enorme O. Afferrò il pappagallo, pronto per tirarlo addosso a Sam.
    - Come ti permetti, brutto... -
    Sam iniziò a correre fuori dalla camera, con l'enorme disappunto delle infermiere, sentendo il pappagallo sbatacchiato contro un vetro e l'ultimo grido di suo fratello.
    - BITCH! -
    - JERK! - rispose Sam ridendo, ormai arrivato sano a salvo all'ascensore.

    NOTA DELL'AUTRICE
    Ed eccovi arrivati alla fine, congratulazioni! Ma forse è il caso di chiarire certe scelte che ho fatto.
    1) Gli Angeli caduti nominati in questo racconto sono i GRIGORI. Sono effettivamente i Padri dei primi Giganti della Terra, i Nephilim, ed hanno insegnato molte cose agli esseri umani. La cosa interessante è che Azazel era proprio un Grigori, ma gli Autori di Supernatural lo hanno relegato al ruolo di un Demone di alto rango. I Grigori più conosciuti sono: Araqiel che insegnò i "segni della terra" (geomanzia). Armaros che insegnò come respingere gli incantesimi. Azazel (il nostro Occhi Gialli) che insegnò l'arte dei cosmetici. Barqel che insegnò l'astrologia. Chazaqiel (o Êzêqêêl) che trasmise la conoscenza delle nuvole. Kokabeel che insegnò il mistero delle stelle. Penemuel che insegnò la scrittura. Sariel che insegnò a conoscere la Luna. Semeyaza che insegnò incantesimi tramite erbe. Shamshiel che insegnò a conoscere il Sole. C'è un'altro famoso Grigori che gli Autori di Supernatural hanno usato per altri scopi: Gadreel. Lui insegnò come fabbricare armi da guerra; ho preferito non nominarlo in modo da non creare confusione a causa del suo ruolo nella Serie.
    2) La questione dei Tramiti è leggermente incasinata; la verità è che, nella quarta e nella quinta stagione, le cose mi sembravano molto semplici e spiegate bene: ogni Angelo aveva un Tramite tutto suo, compresi i vari parenti (basti pensare a John & Dean, Jimmy Novak & sua figlia Claire; o tutti e due i Tramiti di Raffaele, afro-americani entrambi quindi possibili parenti, nessuno ce lo ha detto ne confermato); ma con l'andare avanti delle stagioni, fino ad arrivare a Bartolomeo, le cose si sono fatte più complicate, così ho immaginato che ci fosse una percentuale umana non in grado di ospitare un Angelo dentro di se (prova ne è proprio Bartolomeo che cercava di creare un suo esercito con nuovi Tramiti, ma non sempre l'operazione riusciva), e comunque se qualcosa vi sembra sbagliata, prendetela come una mia LIBERA INTERPRETAZIONE!
    3) Non ho idea se la cittadina di Addis abbia o no una piscina comunale (è composta da poco più di duemila anime!), quindi fate come se ce l'avesse, ok?
    Bene, questo è tutto! Vi pregherei di lasciare un commento, mi renderete soddisfatta del mio operato. BYE!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Ven Lug 21, 2017 3:16 pm

    Bravissima!!!!!
    L'ho letta tutta d'un fiato!   E quindi stai certa che la rileggerò di nuovo con calma!!!
    Ottima storia. Precisa in tutti i suoi riferimenti.
    Per curiosità, quanto hai impiegato a pensarla e scriverla?


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da APUMA il Ven Lug 21, 2017 3:22 pm

    Kim Winchester ha scritto:Bravissima!!!!!
    L'ho letta tutta d'un fiato!   E quindi stai certa che la rileggerò di nuovo con calma!!!
    Ottima storia. Precisa in tutti i suoi riferimenti.
    Per curiosità, quanto hai impiegato a pensarla e scriverla?
    A scriverla diversi giorni, colpa anche del caldo che non aiutava; a pensarla direi, bé, era diverso tempo che mi frullava per la testa!!!


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

    Messaggio Da Kim Winchester il Ven Lug 21, 2017 8:38 pm

    APUMA ha scritto:
    Kim Winchester ha scritto:Bravissima!!!!!
    L'ho letta tutta d'un fiato!   E quindi stai certa che la rileggerò di nuovo con calma!!!
    Ottima storia. Precisa in tutti i suoi riferimenti.
    Per curiosità, quanto hai impiegato a pensarla e scriverla?
    A scriverla diversi giorni, colpa anche del caldo che non aiutava; a pensarla direi, bé, era diverso tempo che mi frullava per la testa!!!
    Bravissima!!!!  Attendo la prossima!   Ma prenditi tutto il tempo che ti occorre!  faje


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    Re: LEGGERLO E' BELLO....SCRIVERLO E' MEGLIO!

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