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    La testa nel pallone

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mar Gen 23, 2018 9:20 am

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mar Gen 23, 2018 9:24 am

    Juventus-Genoa 1-0: Douglas Costa firma il gol decisivo

    Al 16' Mandzukic manda il gol il brasiliano, poi i bianconeri controllano la partita senza incantare. Il Napoli mantiene un punto di vantaggio


    La Juve festeggia il gol di Douglas Costa.

    La Serie A è ripartita con la stessa trama: il Napoli vince, la Juventus gli tiene testa. Al successo risicato sull'Atalanta degli azzurri, la Signora risponde con lo stesso risultato in casa col Genoa: 1-0 grazie a Flash, alias Douglas Costa, che batte Perin e regala ai suoi tre punti preziosi per continuare a tallonare la squadra di Sarri. Decide ancora lui, Douglas Costa. Allegri lo ha preferito a Bernardeschi, con Mandzukic a sinistra e Higuain al centro a completare il tridente, e con Lichtsteiner (che alla fine l'ha spuntata su Barzagli e De Sciglio) a coprirgli le spalle. Il bunker del Genoa ha resistito appena un quarto d'ora. L'azione del vantaggio è partita dai piedi di Flash (questo è il soprannome di Douglas Costa), che al 16' ha rubato palla in scivolata a Bertolacci per consegnarla a Mandzukic. Cross del croato e tocco in rete (di destro) del numero undici bianconero. Prima c'era stata una punizione battuta da Pjanic (per fallo di Spolli su Higuain) e respinta da Perin.

    LA SIGNORA CONTROLLA — A inizio ripresa Ballardini prova a cambiare qualcosa: dentro Galabinov per Rigoni e nuovo modulo (3-4-2-1), nella speranza di riuscire a impensierire i bianconeri. Il Genoa del primo tempo infatti faceva fatica a superare la metà campo e non si è praticamente mai affacciato dalle parti di Szczesny. L'atteggiamento poco bellicoso degli ospiti ha permesso alla Juventus di giocare a ritmi bassi, amministrando il vantaggio senza sbattersi troppo. La mossa qualcosa fa: il Genoa diventa un filino più spregiudicato, con la conseguenza che alzando il baricentro lascia più spazi ai bianconeri. La Signora riparte due volte in contropiede ma non riesce a chiudere la contesa: prima Douglas Costa dà a Higuain che serve Pjanic, ma il destro a giro del bosniaco è troppo alto; poi ancora Costa lancia Lichtsteiner che mette in mezzo, Izzo anticipa tutti e poi Khedira trova Perin. A una decina di minuti dalla fine Szczesny è costretto a sporcarsi i guantoni su un cross di Rosi sporcato di testa da Sturaro (entrato per Khedira). Il Genoa chiude con zero tiri in porta, la Juventus non è brillante ma sfata il tabù della sosta e festeggia. Il duello con il Napoli prosegue.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Gen 28, 2018 9:30 am

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Gen 28, 2018 9:38 am

    Chievo-Juventus 0-2: bianconeri in vetta per una notte, i veneti cedono in nove


    Higuain mette a segno la rete del definitivo 0-2.

    Nonostante una partita giocata male e sotto tono, i campioni d'Italia fanno bottino pieno anche grazie a Bastien e Cacciatore che lasciano i compagni in doppia inferiorità numerica. I gol decisivi li segnano nel secondo tempo Khedira e Higuain

    VERONA - Il Chievo si suicida e la Juventus ringrazia gustandosi la vetta della classifica almeno per una notte in attesa dell'impegno di domani del Napoli contro il Bologna. I bianconeri infatti, col minimo sforzo, si impongono 2-0 al Bentegodi dopo una partita giocata male e sotto tono. Ma i padroni di casa vengono penalizzati da Bastien e Cacciatore che pensano bene di farsi espellere in modo assurdo spianando la strada ai gol di Khedira e Higuain.

    RITMI BASSI E POCHE IDEE - 5-3-2 per Maran che schiera Birsa e Pucciarelli davanti. In mezzo al campo Bastien, Radovanovic ed Hetemaj. Difesa a cinque che può diventare a tre. Allegri risponde col 4-3-3 con Douglas Costa, Higuain e Mandzukic in attacco. A centrocampo Sturaro, Pjanic e Khedira. De Sciglio e Asamoah esterni con Benatia e Barzagli al centro della difesa. Parte meglio la Juventus che prova a fare la partita e al 9' Douglas Costa ci prova da fuori ma senza mira. Un minuto dopo brivido in area veneta con un traversone dalla destra e Cacciatore sul secondo palo sfiora la palla che poi colpisce il petto di Mandzukic: sul fondo. Quando la palla ce l'ha il Chievo, gli uomini di Maran volutamente congelano il gioco abbassando i ritmi. La Juventus si adegua e non fa molto per accelerare affidandosi esclusivamente al tiro fa fuori. Come al 20' con Pjanic, ma Sorrentino non corre rischi.

    SCIOCCHEZZA DI BASTIEN - Alla mezz'ora un acuto di Higuain che si libera e dal limite tenta un rasoterra che però risulta debole e di facile lettura per Sorrentino. Al 34' Samuel Bastien entra malissimo su Asamoah rimediando un giusto cartellino giallo. E' un episodio importante perché il belga, esattamente tre minuti dopo, decide di trattenere vistosamente il solito Asamoah che era ripartito: seconda ammonizione inevitabile ed espulsione. Il primo tempo si chiude con un altro tiro da lontano, stavolta di Khedira: facile per Sorrentino ancora una volta.

    CACCIATORE COME MOU - A inizio ripresa Maran cambia Pucciarelli con De Paoli per avere più equilibrio essendo i suoi in inferiorità numerica. Dopo una palla 'ciccatà da Higuain, tocca ad Allegri cambiare: dentro Bernardeschi e fuori Sturaro. Maran invece perde Tomovic per un infortunio muscolare e fa entrare al suo posto Gamberini. Al 9' ci prova Manduzkic con un rasoterra che Sorrentino salva. Al quarto d'ora succede di tutto: Cacciatore di testa conclude e Szczesny para. Il difensore però resta a terra perché colpito nell'azione da Asamoah (secondo Maresca non fallosamente). Poco dopo, quando l'arbitro chiede al difensore clivense di uscire dal campo seppur ristabilito, come impone il regolamento dopo l'intervento dei medici, Cacciatore fa per due volte il gesto delle manette in stile José Mourinho. Anche qui l'espulsione diretta è inevitabile.

    KHEDIRA E HIGUAIN A SEGNO - Il suicidio del Chievo è compiuto e in undici contro nove la Juventus ha la strada spianata verso la vittoria e assedia l'area avversaria. Al 20' Sorrentino salva su Khedira, ma nulla può due minuti dopo quando il tedesco, servito da Bernardeschi, infila la porta con un potente destro. La partita ormai è segnata, il Chievo pensa solo a difendersi come può, ma al 33' Birsa lancia Radovanovic che infila la difesa e se ne va da solo verso la porta. Ci pensa Szczesny in uscita a salvare la Juventus da un clamoroso pari. Al minuto 43 il 2-0 che chiude definitivamente i conti: cross di Douglas Costa e colpo di testa vincente di Higuain.

    Chievo-Juventus 0-2 (0-0)
    Chievo (5-3-2): Sorrentino; Cacciatore, Bani, Dainelli, Tomovic (8′ st Gamberini), Jaroszynski; Bastien, Radovanovic, Hetemaj; Birsa (34′ st Meggiorini), Pucciarelli (1 st Depaoli). In panchina: Seculin, Confente, Cesar, Gobbi, Garritano, Rigoni, Leris, Pellissier, Stepinski. Allenatore: Maran
    Juventus (4-3-3): Szczesny; De Sciglio, Barzagli, Benatia, Asamoah (27′ st Lichtsteiner); Pjanic, Khedira, Sturaro (8′ st Bernardeschi); Douglas Costa, Mandzukic, Higuain (44′ st Bentancur). In panchina: Buffon, Pinsoglio, Chiellini, Rugani, Alex Sandro, Matuidi. Allenatore: Allegri
    Arbitro: Maresca di Napoli
    Reti: 22′ st Khedira, 43′ st Higuain
    Espulsi: 37′ pt Bastien per doppia ammonizione e al 16′ st Cacciatore per proteste
    Ammoniti: Asamoah, Higuain, Bastien
    Angoli: 4-2 per la Juventus
    Recupero: 1′, 0′
    Spettatori: 28 mila circa.
    Fonte: La Repubblica



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Gen 28, 2018 3:47 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mer Gen 31, 2018 2:50 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mer Gen 31, 2018 2:53 pm

    Coppa Italia, Atalanta-Juve 0-1: Higuain-gol, Buffon para rigore a Gomez

    Dopo 3' un grande Pipita decide la partita, poi il portiere dice no a Gomez dagli undici metri. Il 28 febbraio il ritorno a Torino

    La settimana dei festeggiamenti in onore di Gianluigi Buffon si è chiusa ieri con lo scarto dei regali: il primo gliel’ha dato Higuain quando la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta doveva ancora schiudersi; il secondo se l’è fatto da solo, respingendo un rigore del Papu e ogni accenno di rimonta atalantina. Nella nebbia di Bergamo la Juve tira via così quel retrogusto di ruggine lasciato dalle ultime due partite: si avvicina alla prima finale della stagione, ma soprattutto sgasa proprio nel momento caldo.

    TRA PARENTESI — All’inizio Allegri ritrova Matuidi, sceglie Douglas Costa assieme ai due colossi d’attacco (ancora niente Bernardeschi, provato alla vigilia), e insiste pure su De Sciglio sulla fascia destra di difesa. Gasp decide di azzardare con un corazziere davanti: c’è Cornelius assieme a Gomez con dietro Cristante e in panca Ilicic. Il lampo di Higuain, avvelenato sin dal primo secondo, finisce per mettere tra parentesi l’inizio della partita: l’Atalanta si disunisce, accusa la botta, ma in generale soffre molto anche tatticamente. Alle spalle dei centrocampisti atalantini sfrecciano sia Mandzukic che (soprattutto) Costa, veloce il triplo rispetto al resto della compagnia. I centrali della Dea sono in ritardo quasi sempre e la partita sembra messa su un piano inclinato per i bianconeri.

    RICACCIATA INDIETRO — La parentesi si chiude solo dopo una ventina di minuti, quando Gasp si riavvicina alle frequenze abituali e riesce finalmente a penetrare in area con i suoi diavoli davanti: in questo frangente arriva il fallo di mano di Benatia (segnalato con la Var) e il rigore calciato da Gomez. Sfortunatamente Buffon, dopo lunghi giorni di auguri, vuole finalmente festeggiare in campo. Anzi, la sua parata ha l’effetto di spingere indietro ogni velleità atalantina del primo tempo e le occasioni da qui in avanti sono tutte della Juve: mentre Pjanic guida l’orchestra, Matuidi si inventa nel ruolo di tenore. Ricuce e si inserisce, calcia sia di destro che di sinistro.

    SECONDO TEMPO — Nelle ultime esperienze da queste parti, Allegri era riuscito sempre a mettere sotto per un tempo Gasp, ma alla lunga la Dea aveva rimesso il muso dentro alla gara con prepotenza. I minuti iniziali del secondo tempo lascerebbero pensare al solito svolgimento del tema: per scriverlo entra in campo Ilicic al posto di Cornelius. Si ricostituisce così la coppia nerazzurra immaginata alla vigilia ma, a parte qualche guizzo, la resa è assai lontana dalle attese. Nel complesso Hateboer e Castagne non riescono a essere le frecce di sempre e la Juve ha tempi e spazi per ripartire. L’ingresso di Bernardeschi, al posto dell’anguilla Costa, serve soprattutto per accorciare la coperta. Solo alla fine, per effetto di una reazione nervosa più che del gioco, arriva un mischione che potrebbe rovesciare la frittata: dopo un batti e ribatti in area, Buffon deve regalarsi ancora un miracolo. Niente di nuovo, è già successo negli ultimi 40 anni.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 04, 2018 4:05 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 04, 2018 4:06 pm



    La Pistoiese pareggia contro il Livorno per 1 a 1!



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Lun Feb 05, 2018 9:20 am

    Juve-Sassuolo 7-0, tris Higuain, doppietta Khedira, in gol Alex Sandro e Pjanic

    Nel primo tempo rete di Alex Sandro, doppietta di Khedira e gol di Pjanic, nella ripresa si scatena il Pipita. Gara a senso unico


    Higuain, autore di una tripletta.

    La Juve ha passato un freddo pomeriggio di inizio febbraio a bullizzare il Sassuolo: un’ora e mezza di tiri in porta e palloni rovesciati in rete contro una squadra troppo brutta per essere vera. Pallottoliere alla mano, i gol all’Allianz sono così abbondanti che gli infortuni prima e durante il match non tolgono il buonumore alla Signora. Dentro a questo 7-0, ridondante e un po’ rococò, ecco la bellezze di certe geometrie a centrocampo, la corrispondenza di amorosi sensi tra Pjanic e Khedira e, soprattutto, lo strapotere di Higuain, mai così tonico.

    CENTRAVANTI KHE — Un polpaccio dispettoso toglie dal match, un attimo prima di iniziare, Andrea Barzagli. E, nello stesso momento, offre una chance dopo una vita a Rugani. Mentre, come proclamato solennemente da Allegri alla vigilia, Bernardeschi “stringe” i denti per spalleggiare Mandzukic e il Pipita. Di tridente in tridente, Iachini risponde azzardando il nuovo arrivato Babacar davanti ai due mancini migliori della rosa: sia per Politano che per Berardi la parola Juventus provoca sussulti. Se per il primo è ancora fresca la cicatrice del passato al Napoli, saltato sul filo dei minuti; il secondo resterà sempre l’uomo del doppio gran rifiuto alla Signora. Ma l’atteggiamento del Sassuolo, dal primo all’ultimo alito, è troppo passivo perché i sinistri possano duettare: così la Juve prende possesso e si infila immediatamente dietro alle linee nemiche. E sfonda pure, subito, molto prima di quanto capiti di solito qui all’Allianz: prima Khedira suona la tromba dalla distanza e costringe Consigli a distendersi, poi al 9’ Alex Sandro la spinge con facilità dopo un mischione. E anche nel 2-0 c’è la zampa, anzi la testa, del redivivo esterno brasiliano: la spizzata su angolo di Pjanic, arriva proprio sul piede di Khedira per un tap-in da centravanti. Il tedesco conosce il mestiere e anche il 3-0 poco dopo è un colpo da Pipita: volata su ennesimo gioiellino di Pjanic, protezione col corpo e destro a incrociare.

    DOMINIO ANNICHILENTE — La partita è talmente su un piano inclinato, e il Sassuolo così alla deriva e con tanta acqua imbarcata, che il vero sussulto finisce per essere l’ennesimo infortunio: appena dopo il 2-0, Matuidi si tocca la coscia e deve uscire per un applauditissimo Marchisio. Più del k.o. di Barzagli, i muscoli del francese potrebbero davvero far tremare Allegri: l’equilibrio di tutta questa nuova architettura si basa sull’atletismo intelligente del numero 14. I cattivi pensieri non fanno in tempo a prendere corpo nella testa dei 40mila dello Stadium perché la grandinata continua sulla testa di un misero Sassuolo: il poker è un destro secco dal limite di Pjanic, uno dei migliori in questo dominio annichilente. Ed è solo un caso che non sia arrivato già nella prima metà il guizzo del Pipita, vicino più volte (e con entrambi i piedi) alla meta: Higuain sta una favola, per le esultanze multiple bisogna solo avere pazienza. Tutto il contrario del Sassuolo, mai così triste e arrendevole prima d’ora: solo Lirola, baby di buone speranze appena ceduto agli emiliani, va vicino al più tradizionale gol dell’ex, ma a questa maxi-festa partecipa anche Buffon, titolare in A dopo quasi due mesi.

    MEDICINA PIPITA — Nella ripresa, visto l’andazzo, Allegri sceglie di mettere al minimo l’energia: Firenze è dietro l’angolo, prima della notte europea del 13 febbraio contro il Tottenham di Pochettino, argentino di sangue piemontese. Khedira, ad esempio, lascia spazio ai muscoli di Sturaro e anche Rugani è costretto a lasciare a Benatia. Paradossalmente, rispetto a loro, prende più applausi il cambio successivo del Sassuolo, l’ex Matri al posto di Berardi, abulico almeno quanto il gioiello Politano (anche lui sostituito). Alla fine, il secondo tempo potrebbe scivolare lento fino al 90’, ma c’è tutto il tempo per far partecipare al banchetto una-due-tre volte il più importante dei convitati: il gol di Higuain in girata secca arriva tardi rispetto alla qualità della prestazione e significa 5-0. Quello del 6-0 è seguente a uno stop di velluto e a un dribbling su Consigli. L’esagerato 7-0, poi, è figlio di un docile tocco sotto. È la prima tripletta del Pipita di bianconero vestito: aspettando i responsi del dottore sui troppi infortunati, è questa la migliore medicina prima del Tottenham.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Sab Feb 10, 2018 9:46 am

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Sab Feb 10, 2018 9:49 am

    Fiorentina-Juventus 0-2: gol di Bernardeschi e Higuain, Allegri in testa

    Dopo un primo tempo sofferto (palo di Dias e rigore cancellato dalla Var), perla su punizione del grande ex e raddoppio nel finale del Pipita

    La dura legge dell'ex è firmata Federico Bernardeschi: Allegri lo lancia titolare e lui ringrazia spaccando la partitaccia del Franchi con una punizione alla Dybala. Bernardeschi tartassato fin dal momento in cui è sceso dal pullman, che come aveva previsto il tecnico ha giocato contro la Fiorentina in maniera scanzonata. Lui apre, Higuain chiude e la Signora vola in testa per una notte, aspettando il risultato di Napoli-Lazio.

    RIGORE REVOCATO — L'episodio chiave arriva al 18' del primo tempo: tocco di braccio di Chiellini su tiro di Benassi, l'arbitro assegna un calcio di rigore che in realtà non verrà mai battuto. Veretout passa tre minuti abbondanti ad aggiustarsi il pallone sul dischetto, mentre l'arbitro resta agganciato all'auricolare in attesa di comunicazioni via Var. Quando arrivano, non fanno felici i tifosi viola: penalty revocato perché Benassi al momento del passaggio era in posizione di fuorigioco sulla giocata di Alex Sandro, comunque fortuita dopo il contrasto con Simeone. A quel punto si può ricominciare a giocare, con la Fiorentina che continua a spingere e la Juventus che contiene ma fa fatica a uscire dalla propria metà campo. Non a caso è la Viola ad andare più vicina al vantaggio prima dell'intervallo, con Gil Dias che su azione di contropiede colpisce il palo dopo aver evitato l'intervento di Lichtsteiner. La partita s'accende per qualche fallo di troppo e anche per un testa a testa Milenkovic-Higuain (provocato dal giovane serbo).

    LA LEGGE DELL'EX — La svolta nella ripresa, quando il più fischiato (e insultato) dai padroni di casa diventa l'eroe della serata per i tifosi bianconeri: all'11' Bernardeschi diventa uno e trino, prima si procura una punizione da buona posizione (fallo di Badelj) e poi la trasforma nell'uno a zero: sinistro sul palo di Sportiello, che non fa molto per evitare lo svantaggio. Senza Dybala, specialista mancino dei calci piazzati, ci pensa l'ex viola, che adesso avrà un motivo in più per farsi odiare da Firenze. La Fiorentina non s'arrende e gioca la carta Thereau, che costringe subito Buffon a un intervento monstre per evitare il pari. Allegri invece toglie Marchisio e inserisce Douglas Costa ridisegnando la squadra con il 4-4-1-1 con il brasiliano in versione Dybala (così potrebbe giocare in Champions). La Viola ci prova ancora con una conclusione di Badelj (deviata da Benassi), ma i titoli di coda li scrive Higuain, che al Franchi si esalta: lanciato dal destro di Chiellini frega Sportiello con un diagonale chirurgico. Domani toccherà al Napoli riprendersi la testa.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da thomas il Sab Feb 10, 2018 4:23 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Lun Feb 12, 2018 9:13 am



    La Pistoiese pareggia contro il Cuneo per 3 a 3!



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mer Feb 14, 2018 3:12 pm



    Champions League: La Juventus pareggia contro il Tottenham 2 a 2!



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Mer Feb 14, 2018 3:16 pm

    Juventus-Tottenham 2-2, Higuain nel bene e nel male, Buffon solo nel male

    Due reti in 9’ del Pipita, che poi sbaglia un rigore prima dell’intervallo: con Kane nel primo tempo ed Heriksen al 72’ gli Spurs trovano il pareggio, non perfetto il portiere

    «Crediamoci» recita il lenzuolo bianco e nero srotolato in curva Scirea prima dell’inizio. E la Juventus prende in parola il richiamo dei suoi ultrà: 9 minuti ed è già 2-0 con la doppietta di Gonzalo Higuain, 20 reti in stagione e 8 negli ultimi 15 giorni. Il Tottenham è allo sbando, tenero come il burro, imbambolato e distratto. Lo scatto bianconero assomiglia a quello di un centometrista alla finale dell’Olimpiade e annichilisce Pochettino.

    Ma la Champions, bella quanto si vuole, sa essere crudele. Così dopo la partenza sprint dei propri beniamini, i tifosi assistono impietriti all’implacabile ritorno degli Spurs. Da 2-0 a 2-2, da un quarto di finale probabile, alla necessità di un’impresa il 7 marzo a Wembley nell’ottavo di ritorno. È una notte fredda e amara in cui la Juve padrona si illude e viene punita. Troppo in fretta consegna la partita al Tottenham e non riesce più a riagguantarla. E quasi non si riesce a credere che capiti alla squadra più cinica del campionato, allenata a notti così dopo aver giocato due finali europee negli ultimi tre anni. E invece il risveglio, dopo l’inizio pirotecnico, è brutto. Da tutto a quasi niente, in una notte di frustrazione. Higuain segna una doppietta ma pesano più gli errori, soprattutto il rigore calciato sulla traversa, che i gol. E il muro, capace di incassare una rete in 16 partite, ne prende due tutte in un colpo. È più nera che bianca anche la notte di Buffon: un gigante su Kane nel primo tempo, ma il definitivo 2-2 di Eriksen pesa soprattutto sulla sua coscienza.

    È un primo tempo dalle molte facce. Allegri sorprende nelle scelte. La notte ha portato consiglio e l’allenatore, dopo varie riflessioni, decide di tornare all’antico, cioè al 4-2-3-1 con Bernardeschi esterno destro, Douglas dietro a Higuain con licenza di svariare a sinistra e due soli centrocampisti. La Juve ha un impatto portentoso, ma dopo aver sferrato il doppio colpo da k.o. si ritira progressivamente dentro la propria metà campo. Il Tottenham ha il pregio di non sfaldarsi. Barcolla, ma resta in piedi e progetta il riscatto. Pochettino, cuore argentino e sangue italiano, se la prende in continuazione con il quarto uomo perché Allegri sta sempre fuori dall’area tecnica e lui invece è costretto a rimanerne all’interno. I suoi in campo scatenato la tempesta perfetta. Ma la Juve gli dà una grossa mano perché, una volta abbassato il baricentro, dovrebbe essere più compatta e cercare con maggiore insistenza il contropiede. Nel primo tempo lo tenta in due occasioni, andando a un passo dal terzo gol. Higuain sul 2-0 calcia fuori il suggerimento di Pjanic. Ma l’errore più grave il Pipita lo commette dal dischetto nel recupero, calciando sulla traversa il pallone del possibile 3-1. Qui anche gli ottimisti, compreso Douglas che il rigore se l’era conquistato con un’accelerazione portentosa, capiscono che la notte è una notte da cani.

    Il Tottenham non sta a guardare. Kane, prima di segnare il gol che riapre la corrida (il 33° stagionale in 34 partite), per due volte impegna Buffon: di testa sottomisura (qui il centravanti potrebbe fare meglio) e di piede con una rasoiata angolatissima.

    Il secondo tempo è più elettrico. Si gioca a strappi. Gli inglesi insistono, la Juve prova a ripartire ma senza convinzione. E dopo il 2-2 di Eriksen è il Tottenham a spingere di più cercando il sorpasso. Per la Juve la strada è dannatamente in salita. Dovrà vincere a Wembley o pareggiare segnando almeno 3 gol. Insomma, serve l’impresa.
    Fonte: Il Corriere della Sera



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 18, 2018 2:33 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 18, 2018 2:41 pm

    Torino-Juventus 0-1: gol di Alex Sandro, che assist di Bernardeschi. Higuain k.o.

    Esulta Allegri che batte Mazzarri grazie al guizzo del brasiliano, bravo al 33' a concretizzare l'ottima intuizione dell'ex Viola. Attesa per la risposta del Napoli, impegnato contro la Spal

    18 FEBBRAIO 2018 - TORINO
    Senza Higuain e con Dybala. Ma, soprattutto, con soluzioni sparse e fresche idee dalla panchina: così la Juve può sorridere nel derby, anche se tutto attorno è un Lazzaretto. L’1-0 contro un Toro di color granata sbiadito lo firma Alex Sandro in versione esterno d’attacco ed è un messaggio spedito verso il golfo di Napoli: anche in un pomeriggio così complicato, anche se in una infermeria già affollata entra pure il Pipita, Allegri riesce a portare la barca in porto. Mazzarri perde i primi punti in casa, ma non deve disperarsi poi troppo: le due squadre hanno taglie diverse anche se, a dirla tutta, da Belotti e soci ci si poteva aspettare ben altra fame.


    Gonzalo Higuain (30) sostituito al 15' per infortunio.

    LE SCELTE — Inizialmente c’è Sturaro al posto di Matuidi, ma non ringhia nelle sue zone: si posiziona alla destra di Pjanic, facendo slittare Khedira a sinistra. Alex Sandro, invece, fa per quanto possibile il Mandzukic (influenzato). Il 4-3-3 di Mazzarri è all’apparenza utile per stringere le linee di passaggio e ripartire: se l’ex Rincon è il generale davanti alla difesa, sono Ansaldi e (soprattutto) Iago Falque gli uomini decisivi per fare da “supporting cast” al Gallo sugli esterni. In certi momenti il modulo scolora verso una sorta di 4-1-4-1: all’inizio il Toro si butta soprattutto sulle seconde palle e sugli errori in disimpegno della Juve. In uno, un contrasto per una volta perso da Chiellini, Obi e Belotti divorano una chance gigantesca due contro uno. Ma nei primi minuti è Higuain a concentrare su di se tutte le attenzioni: una botta presa in un contrasto con Sirigu lo fa zoppicare e chiedere più volte l’intervento dei medici. Stringe i denti, ma alla fine deve alzare entrambe le mani e fare il segno del cambio: al suo posto ecco Bernardeschi, anche lui non al top, e a fare il falso nueve ci pensa Douglas Costa. Le telecamere fanno vedere una lacrimuccia argentina, non un buon segno in vista delle prossime fatiche londinesi.

    POCO TORO, JUVE DI FERRO — Il cambio Juve è una rivoluzione copernicana nella partita, un cambio radicale per entrambe le squadre: ai bianconeri viene meno molto più che un centravanti, ma il magnete di tutti i palloni, il centro di gravità dalla metà campo in su. Mentre la gabbia Nkoulou-Burdisso pensata per sgomitare col Pipita deve affrontare tutt’altro avversario, assai più guizzante. E che le scelte di Allegri, quelle all’inizio e quelle in corsa, siano azzeccate si capisce non molto dopo, al 33’: da destra Berna bullizza Molinaro e sul suo taglio in mezzo appoggia in rete comodamente Alex Sandro, attaccante esterno proprio per volere di Max. Nonostante le mille sciagure e gli infortuni, è il segno di un carattere di ferro, oltre che della capacità innata del tecnico di far di necessità virtù. Al contrario, questo Toro è troppo attendista e si affida a sterili fiammate in contropiede per rispondere al vantaggio dei cugini. Rincon, che non è Pjanic, è lasciato solo in costruzione e i risultati si vedono: Mazzarri l’aveva pure preparata con criterio, ma lo svantaggio ha mandato la macchina in tilt.


    Paulo Dybala (24), quest'oggi entrato nella ripresa.

    ALTRO SPIRITO — Il gioco a elastico Berna-Douglas tra centro e sinistra ruba gli occhi anche all’inizio della ripresa e solo a quel punto arriva il cambio granata: Niang per Baselli e più audace 4-2-3-1. Gli strappi del francese si vedono e preoccupano pure i bianconeri: De Sciglio, ad esempio, è costretto a prendersi un giallo pur di fermarlo nella zona calda. La carta pescata dalla panchina da Allegri è, invece, la più attesa: come da intendimenti della vigilia, riecco in campo Dybala per una mezzoretta. Si mette lì in mezzo dove folleggiava Douglas e ha pure tre occasioni, una di destro e due di sinistro. Il vero Paulo avrebbe gelato almeno una volta l’ottimo Sirigu, ma questo è solo un primo abbozzo di vera Joya: la gamba inizia ad esserci e, tornasse presto pure la fiducia, la Signora potrebbe guardare con gran ottimismo al rush finale tra Italia e Europa. I guanti di Szczesny, invece, si sporcano solo su Iago Falque, anche se solo negli ultimi dieci minuti il Toro alza il baricentro e confeziona qualche cross. Poco, pochissimo per cambiare un derby vinto in campo e in panchina.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 18, 2018 3:44 pm

             PISTOIESE   1   -   OLBIA   2


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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Feb 25, 2018 3:29 pm



    La Pistoiese pareggia contro Giana per 1 a 1!



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Gio Mar 01, 2018 2:48 pm

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Gio Mar 01, 2018 2:58 pm

    Coppa Italia, Juve-Atalanta 1-0: gol di Pjanic su rigore, Allegri in finale

    Dopo la vittoria dell'andata, la squadra di Allegri gestisce, rischia sul palo del Papu Gomez ma poi la risolve col bosniaco

    Si è arrampicata nel gelo fino alla quarta finale di Coppa Italia di fila, impresa da fantascienza, ma la Juve deve pure baciare un palo malandrino colpito da Gomez: se la palla fosse rimbalzata qualche centimetro più in là, ci sarebbe stato da sudare molto, molto di più contro la solita Atalanta audace di Gasperini. Alla fine, però, Madama riesce a prendersi per uno a zero (rigore di Pjanic) anche la semifinale di ritorno, nello stesso match che solo tre giorni prima era stato rinviato per neve. Stavolta la neve è stata più clemente di domenica, facendo la sua comparsa solo a tratti. In campo, invece, alla Juve servirà qualcosa di più per mettere la freccia nella corsa scudetto e per resistere a Wembley. Nell’attesa, Allegri si guadagna comunque la possibilità di vincere un’altra Coppa e continua a mantenere la solita voracità di titoli in patria.

    AL MEGLIO — All’inizio il tecnico bianconero sceglie il meglio possibile di quanto rimasto a disposizione: Dybala sta fuori e, in un tridente atipico, Mandzukic è l’ariete assistito ai lati da due mancini brasiliani, Douglas+Sandro. Per arginare i diavoletti del Gasp, ecco pure i centrali titolari, Chiellini e Benatia, mentre in mezzo, accanto a Pjanic e al gradito ritorno di Matuidi, dal gelo riemerge Marchisio (Khedira necessitava di una boccata di ossigeno). Anche Gasperini, che nel match rinviato in campionato era stato investito da una bufera di polemiche gratuite causa naturale turnover, sfodera la formazione tipo. Rispetto agli undici che hanno strappato applausi per aver quasi eliminato il Borussia Dortmund, manca soltanto Toloi: al suo posto, anziché Palomino, compare il baby Mancini, vera novità dal cilindro di Gasperson. Gli altri, da Hateboer a Spinazzola sulle fasce, fino al Papu stretto vicino a Ilicic con Cristante assaltatore specializzato, predicano la solita filosofia: pressing e alte frequenze. Per questo inizialmente la Signora è costretta a rimanere guardinga per ridurre i pericoli: qualche batticuore arriva dalle palle perse in uscita. Su una, Chiellini entra duro su Caldara, bianconero in pectore e suo erede come leader della difesa del futuro: il cartellino costa carissimo al numero 3, diffidato, che salterà la finale.

    DOUGLAS STRAPPA — In realtà i primi 35 minuti sono di una noia rara e scorrono via senza particolari sussulti. Solo una volta Asamoah riesce a sfondare a sinistra e a creare l’abbozzo di un pericolo, mentre la vera unica occasione della prima metà capita nei piedi di Mandzukic: il croato si ricorda della sua prima vita e, lanciato in porta, lavora la palla da centravanti duro e puro. Avanzamento, spallata e dribbling perfetti, ma il tocchetto su Berisha in uscita è tiepido. Insolitamente tiepido, visto il calore del personaggio. L’occasione mancata ha almeno il merito di far saltare il tappo alla partita e, con due squadre più aperte e senza tatticismi e ingessamenti, si vedono finalmente scorribande offensive. Su una in campo aperto di Spinazzola la Juve traballa ed è salvata solo da un cross deboluccio dell’esterno, anche lui promesso sposo di Madama. Dall’altro lato, il Gasp soffre soprattutto gli strappi supersonici di Douglas Costa, fuori categoria sullo scatto per qualsiasi difensore in Italia: le palle che arrivano dalla destra affilate mettono spesso in crisi Berisha. Sull’altra corsia, invece, è Asamoah a dare più continuità e ad arrivare perfino al tiro.

    AHI, PAPU — Senza cambi e con gli stessi presupposti della fine del primo tempo, la ripresa si apre con un tiro di Marchisio: nel complesso, la Juve prende più campo e riesce a sfondare a sinistra. Lo sliding door del match, invece, capita dopo: Gasp è in ginocchio mentre il pallonetto del Papu supera Buffon (in uscita sconsiderata) e ballonzola piano piano verso la porta. L’Allianz trattiene il respiro gelato finché la palla finisce, morbida e beffarda, sul palo. La disperazione di Gasperini e dei suoi fa scopa con la rabbia di Allegri per una palla persa in modo scellerato da Benatia: a quel punto Gomez ha la strada spianata, anche per l’errore di posizionamento del portiere bianconero, ma (come in Europa League) fallisce ancora nel momento in cui potrebbe scrivere la storia atalantina

    IL RIGORE — La grande paura fa bene alla Juve, anzi fa bene alla sua freccia più veloce. Douglas Costa alza ancora di più i giri del motore e salta, a turno, tutti gli abitanti della provincia di Bergamo. Su un sinistro a giro fa tremare la traversa, poi costringe Masiello al fallo da giallo e si inventa pure un tocco di petto immaginifico che prende alla sprovvista l’Atalanta. Da lì, si libera il cross di Lichtsteiner su cui Matuidi si procura il fallo da rigore. Quest’anno i bianconeri, da Dybala a Higuain, hanno un rapporto complicato dal dischetto, ma stavolta l’unico arruolabile è Pjanic: il bosniaco non trema e l’1-0 anestetizza la Dea. Gasp, però, ha tessuto la sua trama e merita solo applausi: la mossa di Cornelius, ad esempio, è giustamente pensata per dare centimetri e chili nell’assalto finale, reso vano proprio dal rigore di Mire. L’ingresso più atteso per la Juve, tra gli ohhhh dello Stadium, è invece quello di Dybala: minutaggio pensato in vista della Champions, dove la Juve dovrà costruire una gara meno gelata di questa.
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Mar 04, 2018 8:54 am

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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Mar 04, 2018 8:58 am

    Lazio-Juventus 0-1: decide Dybala, magia al 93'Lazio-Juventus 0-1: decide Dybala, magia al 93'


    Dybala esulta dopo la rete della vittoria al 93'.

    Gara con poche emozioni, decisa dall'argentino proprio quando il pari sembrava inevitabile

    ROMA - Con il solo merito di aver fatto il primo e unico tiro in porta all'ultimo dei tre minuti di recupero, e quando mancavano oramai 30 secondi alla fine, la Juventus ha vinto anche in casa della Lazio, probabilmente lo scoglio più arcigno da aggirare da qui alla fine del campionato, ovviamente confronto diretto con il Napoli escluso. Ha risolto il peggiore in campo, Paulo Dybala, che ha fatto una sola cosa giusta ma enorme e decisiva, proprio quando ormai lo zero a zero sembrava scolpito nei codici. Rugani ha mandato in avanti l'ultima palla utile, che la Joya è stato bravo a intercettare al limite dell'area, a difenderla dall'assalto di Parolo (Luiz Felipe era stato eluso dal movimento dello juventino) e a trovare il tempo per colpirla quando era ormai quasi a terra, di destro, creando una traiettoria imprevedibile e imprendibile per Strakosha, che per la partita intera non aveva dovuto fare neanche una parata. Logico, visto che la Juve non aveva fatto neanche un tiro in porta.

    Il gol di Dybala fa schizzare il voto dell'argentino dal 4 che aveva meritato fino a quel momento a un 7 abbondante, ma del resto il karma dei campioni è questo: dal nulla, cavare un diamante. Oltre che per quel gesto la tecnico, la Juventus ha vinto solamente perché la Lazio si è squagliata nella stanchezza dopo i 120 estenuanti minuti giocate mercoledì notte sotto la pioggia in Coppa Italia e con una formazione sostanzialmente simile a questa, perché il turn over è un lusso che Inzaghi non può permettersi. Dopo un primo tempo baldanzoso e un paio di occasioni interessanti (Milinkovic-Savic di testa, Immobile di destro: Buffon ha neutralizzato entrambi), i laziali hanno pian piano perso il controllo del gioco per evidente spossatezza: non avevano più la forza per andare a caccia del pallone né per rilanciare il contropiede.

    E dopo aver controllato il primo tempo, hanno dunque interamente concesso il secondo alla Juve che però al di là di un insistente possesso palla (69 a 31, nella ripresa) non ha saputo andare, menando inutilmente il torrone a ritmi bassissimi e moncordi e in aree ben lontane da Strakosha. Allegri aveva scelto il 3-5-2 per consentire a Dybala di muoversi nel suo ruolo preferito, alle spalle della prima punta, ma già dopo una mezzora ha corretto l'assetto in un 4-3-3 in cui Lichtsteiner è andato a far l'ala. La partita ha cambiato volto con i cambi: Felipe Anderson non ha inciso mentre Douglas Costa e soprattutto Alex Sandro, entrato al posto dell'esausto Mandzukic, hanno agitato un po' le acque, anche se la Lazio ha saputo difendersi senza affanno e nei minuti di recupero era addirittura riuscita ad affacciarsi di nuovo nella metà campo altrui. E mentre la partita si stava stancamente trascinando verso un orribile ma esattissimo 0-0, Dybala è riemerso dalle sue nebbie e ha deciso: il tempo dirà se solo questa partita o il campionato intero.
    Fonte: La Repubblica



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Mar 04, 2018 3:01 pm

    Fiorentina, è morto Davide Astori

    Il capitano Viola, 31 anni, è stato trovato senza vita nella camera d'albergo. Rinviata la 27esima giornata di A



    Una tragedia immane si è abbattuta senza preavviso sulla Fiorentina. Il capitano Davide Astori, 31 anni, 14 presenze anche in azzurro, è stato trovato morto nella camera dell'albergo "La' di Moret" a Udine dove si trovava con la squadra per giocare alla Dacia Arena.

    Il difensore probabilmente è deceduto nel sonno, forse per un arresto cardiocircolatorio. Stamattina non si era presentato a colazione e alle 9.30 il massaggiatore è salito nella sua camera. Lo staff medico non ha nemmeno tentato di rianimarlo. Ora, il suo corpo è stato trasportato all'obitorio di Udine Santa Maria della misericordia. Nel pomeriggio è previsto un esame preliminare della salma, in base al quale verrà presa poi una decisione sull'autopsia, che in ogni caso dovrebbe essere eseguita nella giornata di domani.

    La squadra è rimasta chiusa nell'albergo e alle 14 è partita per l'aeroporto di Ronchi dei Legionari, da dove rientrerà a Firenze con un charter. A Udine è rimasto Giancarlo Antognoni, club manager della Fiorentina. L'ultima persona che lo ha visto ieri è stato Sportiello, alle 23.30 circa. I dirigenti viola hanno chiamato i genitori a Bergamo per dar loro la terribile notizia, quelli rimasti a Firenze invece sono andati a casa della compagna. Sia i genitori di Astori che la compagna, appena avvertiti, sono subito partiti per Udine.

    "L'idea è che il giocatore sia deceduto per un arresto cardiocircolatorio per cause naturali", anche se "è strano che succeda una cosa del genere a un professionista così monitorato senza segni premonitori". Lo ha detto il Procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo in merito al decesso di Davide Astori.

    CARRIERA — Astori lascia la compagna Francesca Fioretti e una figlia, Vittoria, 2 anni. È cresciuto nel vivaio del Milan, nella sua carriera ha vestito anche le maglie del Cagliari (2008-14), Roma (2014-15).
    Fonte: La Gazzetta dello Sport



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    Re: La testa nel pallone

    Messaggio Da APUMA il Dom Mar 04, 2018 3:05 pm

    Morte Astori, rinviate tutte le gare della serie A



    Non si giocheranno le partite in programma alle 15 e il derby Milan-Inter

    ROMA - «Il Commissario Straordinario della Lega Serie A, Giovanni Malagò, vista la tragedia che ha colpito il mondo del calcio con l'improvvisa scomparsa del capitano della Fiorentina Davide Astori, ha deciso di rinviare a data da destinarsi le partite in programma oggi nella 27ª giornata di serie A». È quanto si legge in una nota del commissario della Lega Serie A Giovanni Malagò.
    Fonte: Il Corriere dello Sport


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    Re: La testa nel pallone

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