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    Art Nouveau

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    Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Ven Dic 26, 2014 3:29 pm

    Art Nouveau

    L'Art Nouveau (noto in Italia anche come stile floreale o stile Liberty) fu un movimento artistico-filosofico attivo nei decenni a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, che influenzò arti figurative, architettura e arti applicate.

    Il nome Art Nouveau ("Nuova arte") nacque in Francia, dove il movimento era noto anche come Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (per gli oggetti d'arte); anche in Gran Bretagna fu noto come Art Nouveau insieme alle definizioni in lingua di Modern Style o Studio Style, mentre in Germania prese il nome di Jugendstil, in Austria Sezessionstil, nei Paesi Bassi Nieuwe Kunst (traduzione di Art Nouveau in olandese), in Polonia Secesja, in Svizzera Style sapin o Jugendstil, in Serbia e Croazia Secesija, in Russia Modern e, in Spagna, Arte modernista o Modernismo catalano.

    Il nome Liberty che si diffuse in Italia deriva dai magazzini londinesi di Arthur Liberty, che esponevano regolarmente oggetti d'arte e tessuti disegnati in stile Art Nouveau alla fine del XIX secolo.
    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Ven Dic 26, 2014 3:36 pm

    Esempio di Art Nouveau
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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Ven Dic 26, 2014 3:44 pm

    Gustav Klimt
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    Gustav Klimt (Vienna, 14 luglio 1862 – Neubau, 6 febbraio 1918) è stato un pittore austriaco, uno dei massimi esponenti dell'Art Nouveau (stile Liberty, in Italia), protagonista della secessione viennese.

    Vita
    Gustav Klimt nasce nel 1862 a Baumgarten, quartiere di Vienna, secondo di sette fratelli (tre ragazze e quattro ragazzi): il padre Ernst (1834-1892), immigrato boemo, è orafo mentre la madre, Anna Finster (1836-1915), è appassionata di musica lirica. Tutti i figli maschi della famiglia Klimt manifesteranno capacità artistiche: i fratelli minori di Gustav, Ernst e Georg, diverranno anch'essi pittori. Le condizioni economiche della famiglia, già compromesse, diventano precarie dopo la crisi economica del 1873 causata dal fallimento dell'Esposizione Universale di Vienna.

    Nel 1876 il quattordicenne Gustav viene ammesso a frequentare la Kunstgewerbeschule, (scuola d'arte e mestieri del Museo Austriaco per l'arte e l'industria), dove studierà fino al 1883, imparando a padroneggiare diverse tecniche artistiche, dal mosaico alla ceramica, nel rispetto dei canoni accademici e della storia dell'arte del passato. Tre anni dopo, con il fratello minore Ernst e con il pittore Franz Matsch, grazie all'interessamento del professor Laufberger, ottiene la commissione per la decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum, su progetto dello stesso Laufberger.

    Nel 1880 egli dipinge le quattro allegorie del Palazzo Sturany a Vienna e il soffitto della Kurhaus di Karlsbad. Tra il 1886 e il 1888 egli si dedica, con il fratello e l'amico, alla decorazione del Burgtheater di Vienna, in una serie di pannelli raffiguranti teatri dell'antichità o del mondo contemporaneo. I tre guadagnano ben presto notorietà negli ambienti artistici, e le commissioni dei primi ritratti garantiranno loro discreto successo e tranquillità economica. I ritratti vengono eseguiti a partire da fotografie, e una delle prime qualità che viene riconosciuta a Gustav è proprio la precisione fotografica nella resa dei volti.

    Nel 1888 Klimt riceve un riconoscimento ufficiale dall'imperatore Francesco Giuseppe e le università di Monaco e Vienna lo nominano membro onorario. Nel 1892, a pochi mesi dalla morte del padre, anche il fratello Ernst muore improvvisamente: Gustav deve farsi carico di entrambe le famiglie, e questo lutto lascia un segno anche nella sua produzione artistica. Nello stesso periodo avviene l'incontro con Emilie Flöge che, pur essendo a conoscenza delle relazioni che il pittore intrattiene con altre donne (negli anni Novanta del XIX secolo Klimt sarà il padre riconosciuto di almeno 14 figli), gli sarà compagna fino alla morte.

    Nel 1897, Klimt ebbe una breve storia d'amore con Alma Mahler, figliastra di Carl Moll, vicepresidente del movimento della Secessione.

    Nel 1898 si inaugura la prima mostra della Secessione viennese, movimento artistico costituitosi l'anno prima con Klimt presidente. La secessione pubblica una propria rivista, Ver Sacrum (Primavera sacra) di cui verranno pubblicati 96 numeri, fino al 1903. Alla prima mostra vengono esposte opere dello stesso Klimt, di Auguste Rodin, Puvis de Chavannes, Arnold Böcklin, Alfons Mucha e Fernand Khnopff. La seconda mostra inaugurerà il Palazzo della Secessione, appositamente progettato da Joseph Maria Olbrich con elementi greco-egiziani: all'ingresso venne collocata la frase di Ludwig Hevesi A ogni tempo la sua arte, all'arte la sua libertà.

    Nel 1894 l'università di Vienna aveva commissionato all'artista la decorazione del soffitto dell'aula magna sul tema illuminista del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. I lavori vengono rimandati per anni e, quando i pannelli verranno presentati, rispecchiano il mutamento stilistico del giovane pittore, influenzato dalla Secessione che egli stesso aveva fondato. Tutti e tre i pannelli, della dimensione 430x300cm, vennero distrutti da un incendio del Castello di Immerdorf nel 1945, e ne rimangono solo foto in bianco e nero e una foto a colori del bozzetto di Medicina.

    Il primo pannello fu presentato da Klimt solo nel 1900, in occasione della settima mostra della Secessione. Si tratta della Filosofia. Già in questa occasione si capisce come lo stile del pittore sia radicalmente cambiato e difficilmente potrà rispondere alle attese della committenza pubblica. Ottantasette professori dell'università protesteranno contro questa opera, la quale, tuttavia, vincerà il primo premio all'Esposizione Universale di Parigi del 1900.

    Non si tratta più del limpido stile tradizionale tanto amato dai viennesi, ma di un fluire di corpi simbolici e metafisici; non una parata dei grandi pensatori del passato ma un turbinio di forze oscure e non rassicuranti. A sinistra una massa di corpi in diversi atteggiamenti, giovani e anziani, disperati o sereni; a destra uno sfondo punteggiato di stelle su cui aleggia un volto misterioso (l'enigma del mondo) mentre in basso spunta un volto femminile radioso: La Filosofia.

    Noncurante delle critiche, Klimt presenta La Medicina nello stesso stile de La Filosofia: stessi corpi fluttuanti che simboleggiano la vita, in mezzo ai quali è la Morte; dall'insieme si distacca una figura femminile nuda che rappresenta la liberazione dal dolore. In basso la figura mitologica di Hygeia (Igea) figlia di Esculapio, che impersona la medicina. Federica Ammiraglio nota che "i critici progressisti ammirarono l'estrema modernità dell'opera, la lettura in chiave simbolista, la non idealizzazione dei nudi e la carica di pessimismo scopenhaueriano" mentre tali caratteristiche furono molto criticate dalla stampa. Il fascicolo di Ver Sacrum che presentava i bozzetti fu sequestrato e 15 parlamentari firmarono un'interpellanza parlamentare.

    Il terzo pannello dedicato alla Giurisprudenza si stacca stilisticamente dagli altri due, forse per l'influenza del suo viaggio a Ravenna, forse per l'esperienza acquisita con il Fregio di Beethoven. Non più fluire di corpi ma un incastro di decorazioni bidimensionali dove dominano nero e oro e dove risaltano vigorose alcune figure. In basso il peccatore, emaciato, è avvolto da un polpo e attorniato da tre figure femminili che rappresentano le tre furie della punizione: "una dorme dimentica, una spalanca gli occhi vendicativa, la terza ammicca come per adescare". In alto troviamo, piccole ed austere, le figure allegoriche di Verità, Giustizia e Legge.

    Filosofia, Medicina e Giurisprudenza verranno duramente contestate dai committenti, che avevano immaginato una sobria rappresentazione del progresso della cultura, ma che si ritrovano un turbinio di corpi sensuali. La protesta del corpo docente arriva fino al parlamento: a questo punto, Klimt decide di rompere il contratto e restituisce l'anticipo già versato. Elemento chiave dei lavori di Klimt è la figura femminile. Anche quando rappresentano figure allegoriche, le donne sono visibilmente ritratte da personaggi della vita quotidiana; talvolta si tratta di prostitute che, anche se ingentilite dalle citazioni classiche nel contesto del quadro, vengono raffigurate ad esempio con acconciature vaporose e trucco pesante.

    Oppure vengono rappresentate come femmes fatales, tema molto in voga al tempo (basti pensare alle illustrazioni di Aubrey Beardsley per la Salomè di Oscar Wilde). Nella Giuditta II del 1909 la donna ritratta, Adele Bloch-Bauer (donna dell'alta borghesia Viennese), ha quasi sembianze di una sirena. Questo scandalizza la società viennese dell'epoca che avrebbe accettato senza problemi personaggi femminili idealizzati, ma che non può non notare l'eccessivo realismo di certe figure e soprattutto dei nudi. Un'altra caratteristica della sua pittura è l'ornamento con forme ed elementi classici, che non solo svolgono funzione decorativa, ma assumono anche valenze simboliche, dando il massimo risalto alla figura centrale.

    Nonostante lo scandalo tra i benpensanti, Klimt trova i suoi mecenati tra le ricche famiglie ebree della borghesia viennese, che amano l'arte d'avanguardia: l'industriale dell'acciaio Karl Wittgenstein, la famiglia Knips, l'imprenditore tessile Wärndorfer. Alle mogli di questi influenti personaggi, Klimt dedicherà dei famosi ritratti. Intanto, Klimt continua ad esporre i suoi lavori a livello internazionale, anche grazie ai contatti con le altre Secessioni, di Berlino e di Monaco, di cui è membro: nel 1900 Filosofia riceve la medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi.

    Nel 1903 Klimt si reca due volte a Ravenna, dove conosce lo sfarzo dei mosaici bizantini: l'oro musivo, eco dei lavori del padre e del fratello in oreficeria, gli suggerisce un nuovo modo di trasfigurare la realtà e modulare le parti piatte e plastiche con passaggi tonali, dall'opaco al brillante. In seguito alla crisi della Secessione viennese, Klimt si avvicina ai neonati Wiener Werkstätte (Laboratori Viennesi) e la mostra del 1908 conterrà una sezione dedicata esclusivamente a sedici sue opere. La collaborazione continua anche nel 1905 con la decorazione di Palazzo Stoclet, dimora dell'industriale Adolphe Stoclet progettata da Josef Hoffmann a Bruxelles, con il fregio musivo della sala da pranzo.

    I 9 disegni delle opere realizzate da Klimt oggi si trovano nella collezione permanente del Museum für angewandte Kunst a Vienna. Nel 1910 Klimt partecipa alla Biennale di Venezia e l'anno successivo riceve il primo premio dell'Esposizione Internazionale di Arte di Roma per Morte e vita: le sue opere verranno esposte anche a Firenze, Bruxelles, Londra e Madrid. Al ritorno da un viaggio in Romania, l'11 gennaio 1918, egli viene colpito da un ictus che lo condurrà alla morte il 6 febbraio.

    L'allievo ed amico Egon Schiele lo ritrarrà sul letto di morte. Gustav Klimt venne quasi immediatamente considerato il pittore più rappresentativo dell'art nouveau: partito da una formazione artistica ancora tradizionale, diviene uno dei massimi esponenti della secessione viennese.

    In lui prevalgono il simbolo, l'evocazione della realtà, piuttosto che la sua rappresentazione; la linea elegante, morbida e sinuosa, la bidimensionalità delle forme, l'accostamento sapiente dei colori, il preziosismo, in una fusione e in un assorbimento delle più svariate componenti, che vanno dalla conoscenza dei mosaici di Ravenna (fulgore e divisionismo cromatico, superamento della realtà, assenza di volumetria) fino alle più recenti acquisizioni artistiche (simbolismo, decadentismo) e psicoanalitiche (l'espressione dell'inconscio attraverso il segno pittorico).

    Ma l'arte di Klimt non è esclusivamente espressione di un mondo interiore morbosamente angosciato, come appare in molte sue opere: egli è capace di rendere al meglio anche l'ultima magica poesia di un bel paesaggio o la forza interiore che emana dai visi di alcuni ritratti femminili.
    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Ven Dic 26, 2014 4:33 pm

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Sab Dic 27, 2014 10:25 am

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Sab Dic 27, 2014 7:55 pm

    Samuel Bing


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    Siegfried "Samuel" Bing (Amburgo, 1838 – Vaucresson, 1905) è stato un mercante d'arte e critico d'arte tedesco naturalizzato francese.


    Fondatore della galleria d'arte e negozio L'Art Nouveau - La Maison Bing a Parigi, e della rivista Le Japon artistique, fu un punto di incontro per diversi artisti come Edvard Munch, Auguste Rodin, Henri de Toulouse-Lautrec, Georges-Pierre Seurat e molti altri.

    Fu la sua galleria ad ispirare il nome del movimento artistico legato alla Francia dell'epoca, chiamato, appunto, Art Nouveau.

    Biografia

    Nato ad Amburgo, in Germania, da una famiglia benestante, suo padre era decoratore industriale di ceramiche. Specializzatosi sull'arte giapponese, Bing studiò prima con suo padre e poi si trasferì a Parigi, nel 1854, per lavorare nella società del padre. Dopo la fine della Guerra Franco-Prussiana, fondò una società per il commercio di opere artistiche, importando principalmente dal Giappone.

    Durante l'Esposizione Universale del 1867, il padiglione di Bing, ricevette un premio speciale. Da quel momento, il mercante iniziò a farsi un nome all'interno non solo dell'ambiente commerciale ed espositivo, ma anche in quello artistico.

    Artisti come Henri de Toulouse-Lautrec, Camille Pissarro, Pierre Bonnard, Georges-Pierre Seurat e Edvard Munch, rimasero colpiti dagli oggetti del Giappone antico e moderno, che il collezionista aveva fatto conoscere all'occidente, e ne trassero ispirazione per le loro opere.

    Nel 1888, fondò la rivista mensile Le Japone Artistique, che divenne un punto di riferimento per artisti, collezionisti e appassionati d'arte, e che diffuse sempre di più il "gusto orientale". In quegli anni, organizzò una serie di mostre su rari oggetti artistici del Giappone e divenne, a tutti gli effetti, uno dei maggiori collezionisti di ceramiche e stampe giapponesi.
    Durante un viaggio negli Stati Uniti, nel 1894, commissionatogli dal governo francese per studiare la situazione artistica statunitense[1], Bing incontrò Louis Comfort Tiffany, mastro vetraio, con il quale iniziò una collaborazione. Da lì, continuò il suo viaggio per tutta l'Europa, cercando ispirazione ed artisti per le sue mostre. Il risultato del viaggio fu la nascita, a Parigi, della galleria d'arte L'Art Nouveau - La Maison Bing, che, nel dicembre del 1895 ospitò una mostra di diversi artisti europei, come Georges Lemmen, Edouard Vuillard, Pierre Bonnard e Toulouse-Lautrec. I lavori in vetro ideati da questi artisti furono eseguiti da Louis Comfort Tiffany, negli Stati Uniti.

    Nel 1899 i suoi gioielli furono ospitati a Londra, presso la Grafton Gallery.

    Partecipò nuovamente all'Esposizione Universale di Parigi, nel 1900, dove gli oggetti da lui presentati ebbero un grande successo di pubblico e di critica.

    Samuel Bing morì a Vaucresson, in Francia, nel 1905. L'anno successivo, a Parigi, si tenne una grande asta per la vendita della maggior parte della sua collezione.

    L'opera

    Con la sua opera di diffusione dell'arte giapponese, Samuel Bing riuscì a creare quel gusto, legato alle influenze orientali tipico del periodo. Ispirò e influenzò la produzione artistica, non solo dei personaggi legati all'Art Nouveau, ma anche dei simbolisti, dei Neo e dei Postimpressionisti e più tardi, degli Espressionisti. Il suo lavoro formò il gusto di una società e di un periodo storico, il "gusto orientale", tanto visibile, non solo nell'arte, ma anche nella vita più o meno quotidiana, dai vestiti al trucco, dalla musica all'arredamento.

    Amanti delle linee semplici e "minimaliste", Bing e gli artisti dell'Art Nouveau si legavano all'idea dell'"opera d'arte totale", una produzione artistica che abbattesse l'idea di superiorità di un'arte rispetto ad un'altra e che fondesse in sé tutte le arti, anche quelle considerate comunemente "artigianato". La destinazione quotidiana degli oggetti artistici, il coabitare di diversi materiali e intenti, elementi presenti in queste opere, superavano la concezione comune di "artistico" e stravolgevano il senso intellettuale ed elitario dello stesso termine di arte.

    Con gli artisti dell'Art Nouveau e con l'influenza di collezionisti come Bing, l'arte entrò nelle case, divenne oggetto d'uso quotidiano, atto a superare il grigio o, al contrario, l'ostentazione "pacchiana" della vita "comune". Le semplici ed eleganti linee delle opere prodotte, la perfetta finutura, l'idea artistica e non solo utilitaristica, entrò, per la prima volta, a far parte della vita di tutti. In questo senso, ogni oggetto, anche il più comune, si trasformò in opera d'arte ospitata nella quotidianità e nella familiarità delle case divenute, in qualche modo, gallerie d'arte.

    Curiosità

    Il vero nome di Bing è Siegfried, non Samuel, come per lungo tempo si è creduto. L'incomprensione è nata dal fatto che Bing si è sempre firmato "S.": il nome Samuel era solo un'erronea ipotesi. Solo di recente sono stati recuperati e studiati documenti riguardanti Bing prima che arrivasse in Francia, e si è scoperto che il suo vero nome è, appunto, Siegfried.


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Dom Dic 28, 2014 9:51 am

    - IL BACIO di Gustav Klimt -
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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 29, 2014 9:20 am

    Aubrey Beardsley
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    Aubrey Vincent Beardsley (Brighton, 21 agosto 1872 – Mentone, 16 marzo 1898) è stato un illustratore, scrittore e pittore inglese, piuttosto influente negli ambienti teatrali all'epoca di Oscar Wilde.

    Fu profondamente influenzato dallo stile giapponese che era di moda in quegli anni: famose sono le sue illustrazioni in bianco e nero a campiture piatte per opere come Salomè.

    Vita
    Allineata con il modello estetico che vide in Oscar Wilde l'emblema, la vita di Beardsley fu improntata all'eccentricità ed al pubblico egocentrismo, al punto che ebbe a dichiarare: "Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente." Oscar Wilde amava descriverlo come un uomo "dalla faccia come un piatto d'argento e con capelli verdi come l'erba". Tra le voci più insistenti riguardo alla sua vita privata vi sono quelle di omosessualità e di incesto con sua sorella minore, Mabel, da cui avrebbe avuto anche un figlio.

    Beardsley morì a Mentone in Francia nel 1898, di tubercolosi, all'età di 25 anni. Molti affermano che fosse molto bello e che si vantava assai di questo suo pregio.

    Opere
    Beardsley, come Rimbaud o Lautréamont, ha speso in un arco di tempo brevissimo, ventisei anni (1872-1898), la sua vita di artista e come loro è stato folgorato dalle contraddizioni del suo tempo. Nasce nell'Inghilterra di fine Ottocento, sull'onda di un movimento che rifiuta i miti del secolo, in una nazione industrialmente matura, al centro di un sistema mondiale segnato da una sempre più stretta compenetrazione della civiltà occidentale con le altre antiche civiltà, in particolare con quella dell'Estremo Oriente. Inizia allora l'epoca dell'Imperialismo che segnerà un punto di svolta nella storia del capitalismo: a una società borghese caratterizzata da una miriade di centri indipendenti collegati fra loro dalla mano provvidenziale del mercato, ne succede un'altra nettamente diversa turbata da nuove e più profonde contraddizioni. Nel passaggio dall'una all'altra, la certezza cederà il posto al dubbio, l'armonia al discorde, la realtà al sogno, il naturalismo al simbolismo. I sentimenti di Beardsley chiaramente preludono alla sensibilità del Novecento: il comico, il satirico, il giocoso, la fantasia liberata, l'onirico, l'incubo, la paura, l'orrido, il satanico, la morte, la gioia di vivere, l'amicizia, l'amore, il grottesco, la sessualità, la donna, il feto, la natura. Tutto ciò rappresentato in un contrasto fra nero e bianco, in una dialettica di linee marcate, in un leggero puntinismo, in figure ancora più presenti perché senza rilievo, in stilizzazioni e simbolismi, con riferimenti a motivi orientali, con esaltazione della linea astratta o con dovizia di particolari concreti. Tutta l'opera di Beardsley è caratterizzata dall'estremo impegno professionale, dallo studio del design, dallo sperimentalismo continuo.

    Beardsley lavorò a lungo per la rivista Yellow Book, che raccoglieva l'opera di numerosi artisti e scrittori del tempo soprattutto ascritti al movimento estetico. Le sue opere furono spesso discusse, per le peculiarità stilistiche innovative e soprattutto per la sua tendenza alla perversione ed al grottesco, soprattutto nei soggetti erotici del periodo maturo. Beardsley fu sempre affascinato dalla storia e dalla mitologia, mutuando da esse la maggior parte dei suoi soggetti: ricorrenti sono le figure di Lisistrata e Salomè, ad esempio. La maggior parte delle sue illustrazioni furono realizzate ad inchiostro, con netti contrasti tra campiture nere e bianche, tra raffinati dettagli e linee pure.

    Beardsley era amico di Oscar Wilde e nel 1893 illustrò la sua Salomè in occasione della prima in Francia. Lavorò inoltre per numerose riviste e quotidiani, tra cui The Savoy e The Studio oltre al già citato Yellow Book, ed illustrò molti libri tra cui Le Morte d'Arthur di Thomas Malory, alcuni racconti di Edgar Allan Poe, una raccolta di storie su Pierrot e The Rape of the Lock di Alexander Pope. Come caricaturista, oltre alla sua opera per giornali e riviste, realizzò alcune scene sulla vita irriverente di Oscar Wilde. Tuttavia fu proprio la sua collaborazione artistica con Oscar Wilde, che proprio allora fu incarcerato per sodomia, a sminuire la sua rispettabilità agli occhi delle società di allora e a portarlo al licenziamento da "Yellow Book". Dopo il licenziamento, la rivista, subì un lento declino in quanto era Beardsley a caricarla della propria eccentricità. Venne pubblicata solo per altri 7 mesi.

    Beardsley fu inoltre scrittore: sua è Under the Hill, un racconto erotico incompiuto basato sulla leggenda del cavaliere tedesco Tannhäuser che, dopo aver trovato la dimora sotterranea di Venere, si trattiene un anno a venerare la dea.

    Influenze successive
    Profondamente influenzato dalle japaneserie che dilagavano nel suo tempo, Beardsley ebbe a sua volta una profonda influenza sui contemporanei e, in particolare, sui simbolisti francesi, sul Poster Art Movement della fine del XIX secolo e sul liberty con Alfons Mucha.
    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 29, 2014 9:22 am

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Lun Dic 29, 2014 12:30 pm

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 29, 2014 3:20 pm

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    - Le Stagioni di Alfons Mucha -


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da APUMA il Dom Mag 10, 2015 8:48 am

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Sab Dic 19, 2015 9:35 pm

    Alfons Mucha


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    Alfons Maria Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939) è stato un pittore e scultore ceco. Il suo nome viene spesso francesizzato come Alphonse Mucha. È stato uno dei più importanti artisti dell'Art Nouveau.


    Biografia


    Alfons Maria Mucha nasce a Ivančice, in Moravia (una regione dell'odierna Repubblica Ceca, allora facente parte dell'Impero austro-ungarico). Il suo talento come architetto, gli permette di mantenersi gli studi fino al liceo, che frequenta a Brno (allora capitale della Moravia), anche se il primo interesse a manifestarsi fin dall'infanzia è quello per il disegno. In Moravia lavora come pittore decorativo principalmente per scenografie teatrali; nel 1879 si trasferisce a Vienna, dove lavora per un'importante compagnia come scenografo, accrescendo le sue conoscenze tecniche e artistiche. Quando un incendio distrugge le sue possibilità di lavoro, nel 1881, ritorna in Moravia, dove svolge in proprio l'attività di decoratore e di ritrattista. È allora che il conte Karl Khuen Belasi di Mikulov si interessa al suo lavoro e lo assume per decorare con degli affreschi i suoi castelli di Emmahof (in Moravia) e di Gandegg ad Appiano nel Tirolo). Il conte è talmente impressionato dal lavoro di Mucha che decide di sostenerlo economicamente e grazie a questo sussidio Mucha può iscriversi all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera.

    Mucha, dopo un periodo di autodidatta, nel 1887, si trasferisce a Parigi, dove continuò i suoi studi presso l'Académie Julian e presso l'Academie Colarossi, divenendo uno dei più accreditati pittori dell'Art Nouveau, della quale sviluppa la caratteristica fondamentale, rendendo valido sul piano estetico anche ciò che appartiene all'uso giornaliero. Nel 1894 viene incaricato di realizzare un poster per pubblicizzare Gismonda, un'opera teatrale di Victor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt, La finezza del disegno convince Sarah Bernhardt a proporre a Mucha un contratto della durata di 6 anni.

    La produzione di Mucha comprende moltissime opere. Fanno parte della sua copiosa produzione pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali (particolarmente importanti quelli per le recite della grande attrice Sarah Bernhardt, fra i quali la litografia per la Dame aux camelias), copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie e così via. Ogni immagine è condotta in maniera estremamente raffinata: una linea nitida delimita tutte le sue figure, quasi sempre femminili (forse per la maggior eleganza delle loro forme), qualunque sia la posa che esse assumono. I lavori di Mucha spesso raffigurano giovani donne in abiti dal taglio neoclassico, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura. Il suo stile venne subito imitato, nell'arte e nella pubblicità, con esiti raramente all'altezza dell'originale.

    Mucha vive negli Stati Uniti d'America dal 1906 al 1910, quindi ritorna in Europa e si stabilisce a Praga. Cura le decorazioni del Teatro delle Belle Arti e di altri importanti palazzi praghesi. Quando la Cecoslovacchia, dopo la Prima guerra mondiale, ottiene l'indipendenza Mucha disegna francobolli, banconote e altri documenti governativi per la neonata nazione.

    Mucha venne iniziato alla Massoneria nel 1898 a Parigi; l'influenza del simbolismo massonico si percepisce in molte sue opere ed in particolar modo nel Pater. Dopo la nascita della Cecoslovacchia nel 1918, Mucha ebbe un ruolo decisivo nella fondazione della prima Loggia ceca, la Komensky di Praga, e divenne anche Gran Maestro della Gran Loggia di Cecoslovacchia. Mucha creò molti disegni a tema strettamente massonico, comprese patenti, carte intestetate e medaglie.

    Per molti anni si dedica al completamento di quello che è considerato il suo capolavoro, l'Epopea slava, una serie di grandi dipinti che descrivono la storia del popolo slavo. L'Epopea Slava viene completata e presentata a Praga nel 1928.

    Muore a Praga il 14 luglio 1939 e viene sepolto nel cimitero di Vysehrad, a Praga.

    Già ai tempi della sua morte lo stile di Mucha era considerato superato e datato; tuttavia, negli anni sessanta, tornò di moda, tanto che molti famosi illustratori (come ad esempio Bob Masse), anche in tempi più recenti, riportarono in auge tutti gli elementi tipici del suo disegno, quali cornici floreali, figure geometriche e figure con abiti classici.

    Cronologia della sua vita

       1860 Nasce a Ivančice, una piccola cittadina della Moravia del Sud (nell'odierna Repubblica Ceca), il 24 luglio.
       1877 Non viene ammesso all'Accademia di Praga
       1879 Si trasferisce a Vienna dove lavora come pittore per scenografie teatrali.
       1882 Lascia Vienna per andare a vivere a Mikulov, dove svolge il lavoro di ritrattista.
       1883 Viene assunto dal Conte Khuen-Belassi per decorare il suo castello di Emmahof in Moravia e quello di Gandegg, in Tirolo.
       1885 Inizia gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti di Monaco di Baviera, grazie al sussidio del Conte Khuen-Belassi.
       1887 Si trasferisce a Parigi per proseguire la propria formazione artistica all'Académie Julian.
       1891 Inizia una collaborazione, che si protrarrà sino al 1895, con il "Petit Français Illustré". Conosce Paul Gauguin.
       1892 Viene incaricato di illustrare "Scenés et épisodes de l'histoire d'Allemagne" di Charles Seignobos.
       1894 Disegna il primo poster per Sarah Bernhardt, "Gismonda", opera teatrale di Victor Sardou. L'illustrazione ottiene talmente tanto successo che Mucha firma un contratto che lo lega per 6 anni alla "divina Sarah"
       1896 Viene dato alle stampe il primo pannello decorativo, "Le quattro stagioni". Cominciano i primi incarichi nell'illustrazione pubblicitaria (per il biscottificio "Lefèvre-Utile").
       1897 febbraio: prima esibizione dei lavori di Mucha nella capitale francese: 107 lavori fanno mostra di sé nei locali della Galleria Bodiniére, in una mostra organizzata dal "Journal des artiste". Nel giugno dello stesso anno viene allestita una personale più grande (Salon des Cent's Mucha), con 448 lavori esposti.
       1898 Durante un viaggio nei Balcani inizia a pensare all'Epopea Slava. Nello stesso anno a Parigi viene iniziato alla Massoneria.
       1899 Riceve dal ministro delle ferrovie Austriaco l'incarico di disegnare il manifesto per la partecipazione dell'Impero austro-ungarico all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1900. Sempre per l'Esposizione si occupa della decorazione del padiglione della Bosnia ed Erzegovina (lavoro per cui otterrà una medaglia d'argento).
       1900 Comincia a lavorare sul design interno della gioielleria di George Fouquet, uno dei più straordinari esempi di arredamento Art Nouveau, che completa nel 1901.
       1901 Riceve la Legion d'Onore.
       1902 Pubblica "Documents Décoratifs", un manuale per artigiani con cui si propone di tramandare il proprio stile ai posteri.
       1903 A Parigi incontra la sua futura moglie, Maria Chytilova, e ne dipinge due ritratti.
       1905 La Librarie Centrale des Beaux-Arts pubblica "Figures Décoratives", quaranta tavole raffiguranti modelli di donne, giovani da soli e in gruppo, inseriti in forme geometriche.
       1906 Il 10 febbraio sposa Maria Chytilova a Praga, nella chiesa di Strahov. In autunno si trasferisce in America, a New York, con la moglie.
       1909 Nasce a New York la figlia Jaroslava Il miliardario americano Charles R. Crane accetta di finanziare il progetto dell'Epopea Slava.
       1910 Ritorna a Praga e inizia a lavorare all'Epopea Slava.
       1911 Completa le decorazioni per il municipio di Praga
       1918 In concomitanza con l'indipendenza della Cecoslovacchia Mucha viene incaricato di creare la grafica di francobolli e banconote.
       1921 Una sua personale viene allestita al Brooklyn Museum di New York.
       1928 Completa il ciclo di dipinti dell'Epopea Slava, che viene ufficialmente presentato alla popolazione Ceca e alla città di Praga.
       1931 Gli viene commissionata la realizzazione di una vetrata per la cattedrale di San Vito, a Praga.
       1939 Mucha viene arrestato, interrogato e rilasciato dalla Gestapo, dopo che la Germania ha invaso la Cecoslovacchia. Poco tempo dopo, il 14 luglio, muore a Praga, in circostanze ancora misteriose, e viene sepolto nel cimitero praghese di Vysehrad.wikipedia







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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Sab Dic 19, 2015 9:38 pm

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     Opere di Alfon Mucha


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Sab Dic 19, 2015 9:59 pm

    Emile Gallé (Nancy 1846 – 1904)  


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    Emile Gallé, probabilmente il più grande maestro dell'Art Nouveau, nasce a Nancy il 4 maggio 1846 da Charles Gallé e Fanny Reinemer. Dopo gli studi classici, si affianca al padre che dirige un'azienda appartenuta al nonno materno, ora Veuve Reinemer et Gallé, che comprende la fabbrica di ceramiche Saint-Clément (nell'omonima cittadina) e la decorazione e il commercio di cristalli fatti soffiare a Saint-Denis e a Pantin e soprattutto alla vetreria dell'amico Mathieu Burgun, la Burgun-Schverer & C. di Meisenthal.


    L'ambiente familiare predispone il futuro del giovane Emile: appena diciassettenne egli fornisce al padre i disegni, composizioni floreali e stemmi nobiliari, per gli ateliers di gobeleterie e ceramica. Intanto segue corsi di disegno e di botanica; il suo amore per la natura lo spinge a raccogliere erbe e fiori nelle ricche foreste della Lorena e dei Vosgi, dell'Alsazia sino alle Alpi Savoiarde, italiane e svizzere. Durante il soggiorno di un anno nel 1875 a Weimar, importante centro culturale della Germania, studia il tedesco, la letteratura, le scienze e la mineralogia, approfondisce la conoscenza della musica e diventa un convinto wagneriano. Al ritorno, nel 1866, decide di lavorare a Meisenthal presso la Burgun-Schverer & C., dove resterà fino al 1868. Fa il suo apprendistato nel laboratorio di incisione diretto da Désiré Christian, suo coetaneo, al quale si lega in amicizia. Lo delegherà in seguito ad essere il supervisore dei suoi progetti che commissiona alla vetreria di Meisenthal secondo un segreto accordo durato dal 1885 al 1896. In seguito riprende la collaborazione con il padre. Emile, noto per le sue idee patriottiche, parte volontario nella guerra franco-prussiana del 1870; l'anno successivo, quando l'Alsazia e una parte della Lorena passano alla Germania, rimane isolato dagli amici di Meisenthal e va a Parigi. Al Museo del Louvre si appassiona ai vetri smaltati dell'antica arte islamica e si mette a studiarne le tecniche. Sempre durante il suo soggiorno a Parigi, prende interesse alla produzione vetraria di artisti contemporanei quali Joseph Brocard, Auguste Jean e Eugène Rousseau; nel 1871 si sposta a Londra dove può ammirare al British Museum il famoso vaso di Portland, rendendosi cosciente delle possibilità offerte da questa tecnica. Nel 1878, all'Esposizione Universale di Parigi vedrà le copie dello stesso vaso eseguite dagli inglesi John Northwood e Joseph Locke, ne rimarrà nuovamente colpito e si deciderà ad iniziare gli studi che lo porteranno a specializzarsi in questa tecnica. Gallé padre fa costruire a Nancy in una vasta proprietà i nuovi ateliers e la nuova residenza per la famiglia chiamata La Garenne, circondata da quel famoso giardino botanico in cui il giovane Emile trova la sua diretta fonte d'ispirazione. Il trasferimento avviene nel 1873: in questa casa nasceranno le quattro figlie di Emile dopo il suo matrimonio nel 1875 con Henriette Grimm, figlia di un pastore protestante. Tra il gennaio 1877 e l'anno seguente, Charles Gallé si ritira gradualmente dagli affari e lascia al figlio Emile la responsabilità dell'impresa. È di questo periodo il viaggio di Emile in Italia (deve essere arrivato fino a Roma); sappiamo, dai suoi appunti, della sua emozione per la visita del giardino botanico di Villa Troubetzkoi sul Lago Maggiore, dove è lo stesso principe ad accompagnarlo in quell'incantevole Eden indicandogli in lieta conversazione i nomi delle innumerevoli piante qui coltivate.
    Sempre attento e appassionato ai problemi problemi della sua terra, Gallé ha a cuore le sorti dell'Alsazia e della Lorena, per questo inizia nel 1877 a incorporare la croce di Lorena alla sua firma, come protesta alle conseguenze della guerra francoprussiana. Seguendo la tradizione familiare, si dedica personalmente alla ceramica fino al 1893-94: pezzi in ceramica tenera stannifera, più propriamente maioliche, denominate in Francia "faïences" (nome che deriva dalle maioliche italiane di Faenza). A seguito degli sviluppi del suo lavoro, nel 1885 fa costruire nuovi ateliers e un nuovo forno per facilitare la lavorazione della ceramica che faceva modellare a Saint-Clément (dal 1864 al 1875) e poi a Raon-L'Etape nei Vosgi, oppure in collaborazione con la Faïenceries di Choisi-le-Roi. Lo stesso anno nei nuovi ateliers Gallé dà avvio all'ebanisteria. In questa disciplina il nome del maestro si inserisce fra le grandi firme di fine secolo, quelle di Hector Guimard (1867-1942) e degli amici e concittadini Louis Majorelle (1859-1926) e Eugène Vallin (1856-1922). Emile Gallé è giustamente considerato il maestro verrier più importante della storia del vetro. Le tecniche applicate nei suoi ateliers sono numerose e complesse. Nel primo periodo, quello che va dal 1874 al 1884, detto "trasparente", prevalgono soggetti ornamentali e storici dipinti a smalto. L'interesse per gli smalti arabi e persiani è all'origine dei suoi esperimenti; già prima del 1870, quando decora vetri per la ditta paterna, incontra non poche difficoltà per la vetrificazione poiché nel fissare gli smalti nel forno, se la temperatura è troppo bassa gli smalti non aderiscono alla superficie del vetro, se è troppo alta il vetro fonde. Gallé adatta smalti traslucidi a vetri precedentemente decorati con smalti duri e opachi, raggiungendo effetti luminosi simili alle vetrate. La smaltatura a volte ha per complemento la doratura: elaborati personaggi di ispirazione medioevale, oppure temi naturalistici vengono lumeggiati ad oro. La smaltatura sarà usata in anni successivi abbinata in certi casi ad altre tecniche. Del periodo "trasparente" sono i pezzi bleutés conosciuti come clair de lune, vetri tintati nella pasta vitrea con l 'ossido di cobalto che sono il suo primo esperimento di trattamento con gli ossidi; questi oggetti, esposti per la prima volta all'Esposizione Universale di Parigi del 1878, ottengono subito un gran successo. Grazie al suo ricettario di ossidi coloranti (ferro, manganese, rame, cromo) ottiene vetri con effetti di colori suoi propri; eventuali difetti, inclusioni di bolle d'aria e zone dalle differenti intensità di colore sono da lui abilmente sfruttati a fini decorativi. Firma la produzione di questo periodo solitamente sotto la base del vaso con incisione alla punta o a smalto, il più delle volte nero.
    A partire dal 1884 nascono i vetri detti "opachi", e si moltiplicano le tecniche: craquellée, fumée, métallisée, oxidée, soufflée de bulles (spesso simulanti gocce d'acqua), mouchetés, marbrés (imitanti il marmo, l'agata e altre pietre dure), inclusioni di lamine di metallo (oro, argento, platino). Vi è la prima verrerie parlante, il vaso contenitore per pennelli dal titolo La Ballade des dames du temps jadis (da un testo di François Villon), ora al Musée de l'Ecole de Nancy. Gallé esperimenta una nuova smaltatura con cottura a piccolo fuoco, che lui stesso battezza émaux-bijoux, strati di smalti sovrapposti ad una sottile lamina di metallo che serve da base, fatta aderire al vaso per fusione. Questa tecnica permette un effetto talmente naturale che gli insetti, le ali diafane delle libellule, le elitre degli scarabei sembrano veri e tangibili. Oppure gli émaux-bijoux sono utilizzati come cabochon sapientemente colorati di smalti applicati alla superficie del vetro per simulare topazi, smeraldi, rubini e altre gemme; troviamo anche smalti inseriti a caldo fra due strati di vetro a formare un decoro, secondo l'antica tecnica del vetro églomisé. Negli anni che seguono, Gallé allarga la gamma dei colori degli smalti: ai colori forti ne aggiunge altri, spenti e tenui, i rosa a base dorata, i lilla e i violetti; e crea una novità: gli émaux champlevés. Questa tecnica (tradizionale per gli oggetti in rame: i cloisonnées) è del tutto nuova per il vetro: consiste nello scanalare, intagliare la superficie del vetro per formare i campi in cui posare gli smalti in quantità sufficiente per riempire lo scavo, in modo di pareggiare con i decori la superficie del vetro.
    Gallé si avventura in un' altra lavorazione: i vetri a cammeo, o a più couches: a strati (normalmente due, ma anche tre o quattro - per questo detti doppi, tripli o quadrupli) incisi in laboratorio con grande abilità al tourette, alla roue o alla molette per ricavarne il decoro negli strati di diverso colore. Spesso queste tecniche sono abbinate ad altre: l'acido fluoridrico per sgrossare oppure satinare, lo smalto per impreziosire, o la mola per rendere martellato il fondo. Le opere così eseguite si definiscono vetri incisi, intagliati o anche cesellati (dalla punta di diamante o dal bulino). La firma in questi pezzi si trova, comunemente, incisa sotto la base del vaso. Come nel secolo XVIII l'Europa era stata attratta dalla civiltà cinese tanto che si erano sviluppati motivi, disegni e decori, detti "cineserie", ora è la cultura giapponese a influenzare l'arte occidentale (perfino Van Gogh ne scrive entusiasta nella sua corrispondenza con il fratello Théo). Gallé oltre che esserne ammiratore ne è fortemente influenzato: a portargli una ventata d'arte di quel lontano paese è l'amico e pittore Tokuso Takaskhima operante a Nancy. Motivi nipponici, ora alla moda, sono presenti non solo sulle ceramiche e sui mobili di Gallé, ma anche sui vetri. Libere interpretazioni e sinuose linee, con il simbolismo, contribuiscono alla metamorfosi che segna un'epoca, facendo presagire il nuovo stile che più tardi prenderà il nome di Art Nouveau. È partendo dal 1890 che Gallé incomincia la cosiddetta "lavorazione chimica" producendo i "vetri industriali", ma non per questo di scarso valore artistico, anzi alcuni di elevata qualità. La lavorazione, effettuata con la tecnica della gravure à l 'acide per vetri a cammeo, la cui esecuzione è tutt'altro che facile (e inoltre nociva per le esalazioni dell'acido), consiste nell'incidere, in negativo o in positivo, il vetro a più strati per mezzo di bagni d'acido fluoridrico, operazione ripetuta varie volte seguendo il disegno a matita bianca indelebile ottenuto con il sistema dello spolvero, e ricoprendo di volta in volta con bitume o vernice giudaica quelle parti che non si vogliono intaccare.
    Emile Gallé, ormai artista affermato, intende fare un'arte accessibile a tutti.
    Avvalendosi dell'incisione ad acido che abbrevia i tempi della lavorazione, produce vetri paragonabili alla grafica o ai multipli d'oggi. I vetri sono realizzati in serie. La documentazione ci rivela che all'epoca il costo di lavorazione, per piccoli vasi, si aggirava sui 10 franchi ognuno, mentre per un pezzo elaborato il costo saliva a 300 franchi, per arrivare a 1.300 franchi e più per gli esemplari unici. La firma incisa ad acido in rilievo a cammeo (raramente in creux alla ruota o alla punta), sempre sul fianco del vaso, contraddistingue questa produzione. Da questo momento, sostenuto dalla produzione commerciale, Gallé può meglio finanziare le sue ricerche e i suoi esperimenti per opere di maîtrise, ritrova nuovo slancio creativo e i processi di ideazione e di realizzazione di nuove pièces uniques di straordinario livello artistico non si fanno attendere. Con il procedimento classico dei vetri applicati a caldo, Gallé ottiene opere eccezionali che chiama Les applications sculptées. Dalle prime anse e dai cabochon, il maestro passa alle applicazioni sul corpo del vaso, con elementi in vetro preparati
    alla pinza e con le forbici per ottenere le forme dei soggetti. Petali, pistilli, foglie e rami o le componenti di una libellula, farfalla o scarabeo sono minuziosamente preparate sul banco con il vetro a temperatura costante. A saldatura avvenuta, intervenendo con gli strumenti per incidere - ruota, moletta -, le applicazioni vengono modellate scolpendole per dar loro un aspetto veristico. Ai decori applicati e scolpiti Gallé si dedica nell'arco di tempo che va dal 1890 alla fine dei suoi giorni. Tra i vasi di maggior prestigio vi sono: Le Lys et l'Orchidée, Le Figuier, aux Hippocampes, La Forêt guyanaise e La Libellule, la coppa La Feuille du rhubarbe e tutta la magnifica serie dalle diverse dimensioni di vasi, coppe e flaconi, aventi per tema le languide rose che portano il titolo generico Roses de France; di eccezionale livello artistico è l'interpretazione surreale La main aux algues et aux bagues del 1904, enigmatica scultura in vetro soffiato marmorizzato e striato. L'innovazione tecnica, senza dubbio la più importante e originale, è la marqueterie. L'artista l'esperimenta nei primi anni del '90 per giungere a risultati soddisfacenti nel 1898, quando, per assicurarsene l'esclusiva, ne deposita il brevetto sotto il nome Marqueterie de verres ou cristaux. Contemporaneamente deposita un secondo brevetto per un'altra tecnica che gli permette di ottenere nuovi effetti inseriti fra due strati di vetro o cristallo, o direttamente sulla couche esterna, che chiama Patine sur cristal et stirverre, il cui principio consiste nello sfruttare la polvere delle ceneri che si accumula durante la combustione. Ma è la marqueterie che renderà famoso il maestro. L'esecuzione è simile all'intarsio in ebanisteria: alcune lamelle di vetro colorato dalle forme predeterminate, vengono dal vetraio incastonate direttamente nel corpo del vaso incandescente e molle secondo un ordine prestabilito, quindi il vetro ancora caldo viene fatto rotolare sulla lastra di marmo o di ghisa per dissipare e fondere le asperità rimaste. Una volta modellato e ricotto, il vaso, a raffreddamento avvenuto, viene inciso alla ruota per determinare il decoro. In alcuni casi viene aggiunto uno strato di vetro o cristallo trasparente a ricoprire tutto il vaso, in altri, alla tecnica della marqueterie si aggiungono decori applicati in rilievo. Questo procedimento, spinto da Gallé al suo estremo limite, era già realizzato, in maniera molto più semplice, fin dall'antichità: usato in alcuni millefiori di epoca romana, per le inclusioni a caldo bizantine, dai veneziani in epoca rinascimentale; nel 1885 i fratelli Boutigny iniziano a inserire a caldo piccoli frammenti di vetro colorato nel vaso, che chiamano Intarsia. Questa lavorazione lunga e laboriosa implica molti rischi per rotture o fessure nel continuo riscaldare il vetro per mantenere molle la pasta, e richiede grande abilità e sveltezza per inserire i decori. Tuttavia la richiesta da parte dei collezionisti di Gallé è tale che per certi modelli egli è costretto ad operare in piccole serie. Un derivato degli intarsiati sono i Gallé Etudes, così firmati sotto la base, vetri vittime di incidenti di lavorazione, conservati a titolo di documentazione, contesi oggi dai collezionisti. Gallé stesso chiama Vases parlants, i vetri sui quali incide versi e poemi, e Vases de tristesse i raffinati lavori tristi e scuri che riflettono l'umore del maestro, ormai ammalato. Le citazioni letterarie che figurano incise sui primi sono tratte da opere di poeti e scrittori di varie epoche: Virgilio, Dante, S. Francesco d'Assisi, Shakespeare, Chateaubriand, Prud'homme. Primeggiano però i versi dei simbolisti a cui Gallé è particolarmente legato per profonda ammirazione, Charles Baudelaire, Victor Hugo, Robert de Montesquiou, Maurice Maeterlick, Jean-Jacques Grandville, Paul Verlaine. I vases de tristesse, anche definiti vases noires, sono quelli che alla fine del secolo il maestro progetta ispirati per lo più al misterioso universo sottomarino, con la presenza di alghe, conchiglie, molluschi e stelle marine; una delle opere più celebri: Les feuilles des douleurs passées, esposta nel 1903, sta quasi a significare una preghiera del maestro. I primi vases noires e incisi con versi sono Deux fois perdue meglio conosciuto come Orphée et Eurydice e L'Amour chassant le papillon noir, entrambi creati su disegno dell'amico e collaboratore Victor Prouvé, esposti nel 1889, capolavori ora conservati al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Tra il 1890 e il 1904, tutta una serie di vasi e qualche paralume vengono stupendamente montati a motivi naturalistici in bronzo dorato o in ferro forgiato nello stesso atelier della Garenne, dove vengono eseguite le garnitures per i mobili. Altre opere vengono elaborate con arricchimenti di materiali preziosi a Parigi dai migliori orefici del momento, tra questi Gérard Sandoz, Emile e Lucien Falize (ai quali si devono, verso il 1896, due montature in oro su vasi di Gallé per lo Zar Nicola II di Russia), Bonvallet, Froment-Meurice, Cardeilhac e si ha notizia di una montatura floreale in argento di Fabergé per un vaso ordinato dal granduca russo Serghei. Inoltre tutte le opere fornite ai fratelli Pannier, proprietari del negozio A L'Escalier de cristal al n.1 della rue Aubert di Parigi, venivano da questi sistematicamente montate alla base e guarnite sul corpo del vaso con bronzi dorati o vermeil. Tra le opere più celebri, arricchite con montature in metallo: Cattleya vaso offerto nel 1890 dal governo francese alla zarina di Russia in visita a Parigi; il vaso Cornet, di qualche anno dopo, L'étoile du matin, L'étoil du soir; la lampada Chauvessouris verso il 1900; Re Salomone anfora realizzata nel 1900; e la lampada Les Coprins forse la sua ultima opera, inquietante e famosa, realizzata nel 1904 in vetro soffiato e modellato in forma, a cinque strati intagliati, raffigurante tre funghi giganti (h. 83 cm) montati su base e griffe in ferro battuto. Di questa lampada ordinatagli dal magistrato di Nancy suo amico Henri Hirsch, si conoscono quattro esemplari, di cui uno è attualmente conservato al Musée de l'Ecole de Nancy.
    Anche per tutti gli altri pezzi di maîtrise Gallé fa eseguire sempre cinque esemplari del modello per non correre il rischio di irrimediabili fessure o crepe nelle varie fasi di ricottura e raffreddamento; si possono perciò avere due o più modelli uguali fra di loro, ma con leggere varianti nei dettagli, secondo la sensibilità e l 'abilità dell 'artigiano verrier. Pezzi unici invece sono quelli commemorativi che il maestro crea su ordinazione, come il vaso del 1893 per il settantesimo anniversario di Louis Pasteur, ora alla Fondazione Pasteur a Parigi; o il vaso dedicato nel 1896 al fedele amico e collaboratore Victor Prouvé; oppure il vaso La Soude del 1903, omaggio delle autorità al chimico e industriale belga Ernest Solvay, ora al Musée de l'Ecole de Nancy. Al contrario di quanto si creda, Emile Gallé, a parte la decorazione delle ceramiche e dei vetri che dipinge nei primi anni della sua carriera, non esegue direttamente nessuna delle opere che idea, progetta e disegna, ma ne sorveglia la lavorazione e ne organizza la produzione con l'aiuto della sua stretta cerchia di collaboratori. Tra questi troviamo Victor Prouvé (1858-1943) pittore e disegnatore, figlio di Gengoult Prouvé, collaboratore di Gallé padre; entrato tredicenne nel 1874 negli ateliers della Garenne, diventa ben presto il braccio destro di Emile, progetta cartoni per la marqueterie in legno e disegna celebri vetri; suo è il ritratto di Emile Gallé dipinto nel 1892, ora al Musée de l'Ecole de Nancy.
    La lista prosegue con il principale decoratore, il valido Louis Hestaux (1858-1919), il capo decoratore Emile Munier, gli incisori Mercier padre e figlio, Rose Wild, Lang padre, Schmitbergen e Isaël Soriot, e altri artisti e artigiani che esplicano più tecniche, il pittore Paul Nicolas, gli scultori Uriot e Jacquot, Jean Cordier, Louis Diebold, Julien Roiseux, Ferdinand Schmitt e Auguste Herbst, infine il chimico Daniel Schoen. La maestranza conta nel periodo tra il 1890 e il 1904 ben 300 operatori. La produzione viene inviata ai rivenditori che ne fanno richiesta, tra questi la già citata maison "L'Escalier de cristal" di Parigi; inoltre Gallé ha un grande negozio a Nancy in rue de la Faïencerie ed un deposito di vendita a Parigi (dapprima al n. 34 della rue des Petites Ecuries aperto nel 1879, poi trasferito nel 1885 al n. 12 della rue Richer), diretto da Marcelin Daigueperce e, alla sua morte nel 1896, dal figlio Albert. La manifattura ha anche negozi in altri paesi: dal 1896 a Francoforte al n. 38 della Kaiserstrasse e a Londra dal 1901 al n. 13 di South Molton Street. Fra i suoi acquirenti vi sono musei e personaggi famosi, monarchi, noti mecenati e banchieri: Edmond Taigny, Léon Clairy, Germain Bapst, Henri Hirsch, Rothschild; il critico Roger Marx (1859- 1913) uno dei suoi primi ammiratori e collezionisti; l'esteta e poeta conte Robert de Montesquiou (1855-1921), il quale, entusiasta delle opere di Gallé, gli dedica alcuni suoi scritti e gli diventa grande amico, come dimostra la corrispondenza fra i due a partire dal 1887 . Collezionista raffinato, raccoglie opere del maestro in ceramica, ebanisteria e vetreria; lo introduce nella cerchia degli aristocratici parigini, tra cui la cugina contessa Greffulhe, considerata una delle più belle donne della nobiltà: per lei Gallé esegue nel 1890 la Coupe mystérieuse. Il maestro è invitato nei salotti più famosi, ha per amici intellettuali, musicisti e artisti, frequenta la principessa Bibesco, Anna de Noailles, la baronessa Rothshild, Sarah Bernhardt, i fratelli Goncourt, Verlaine, Rodin, Listz e Marcel Proust, che, conquistato dalla qualità dell'opera di Gallé, entusiasta, in più occasioni scrive nei cahiers romantiche considerazioni e inoltre gli commissiona vasi da donare agli amici più intimi. Sono stati senz'altro la grande passione e il profondo amore per la natura ad indurre Gallé a far scolpire nel 1896 dall'ebanista Eugène Vallin il portale in rovere per le sue officine con la scritta: "Nos racines sontau fond des bois, au bord des sources, suries mousses", oggi nella collezione del Museé de l'Ecole de Nancy. Les Ecrits pour l'Art, di Emile Gallé, pubblicati postumi nel 1903 a Parigi e ristampati da Lafitte a Marsiglia nel 1980, riferiscono che la frase è tratta da un libro del 1866 di Jacobus Moleschott, seguace di Baudelaire, il poeta più amato dal maestro, che porta ai suoi occhi i colori della poesia. La nascita legale de L'Ecole de Nancy data 11 febbraio 1901 e vede in Emile Gallé il propulsore e l'inventore del movimento. Sotto quest'egida si raggruppano le industrie artistiche dell'Est della Francia (non si tratta del termine abituale di scuola che unisce o associa artisti). La finalità è quella di unire le energie isolate, fare sforzi comuni per far fronte alla scarsità di operai d ' arte, trattenendonella regione di Nancy gli allievi delle scuole locali e gli artigiani, di mettere in comunicazione i vari centri di produzione e di vendita delle industrie artistiche attraverso musei e scuole, di organizzare esposizioni. Lo statuto dell' Ecole de Nancy in effetti codifica in ritardo un movimento che era in sviluppo da un trentennio. Affermando il principio Unité de l'Art (a significare che al di là delle tecniche, conta la solidarietà fra l'artista e l'industriale, a salvaguardia della personalità e la libertà dell'operaio), asserisce che la "Natura" è la sola inesauribile fonte di rinnovamento per le arti decorative. Alla direzione della Società dell' Ecole de Nancy sono eletti Emile Gallé presidente, Antonin Daum, Louis Majorelle e Eugène Vallin vice-presidenti; e il Comitato direttivo riunisce 36 membri.

    Gallé, artista e uomo socialmente impegnato, è membro fondatore, e tesoriere, a Nancy della Lega dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino; in costante contatto con le personalità che hanno preso posizione a favore del capitano Alfred Dreyfus, tra cui Emile Zola, Louis Havet e Joseph Reinach. Quest'ultimo, noto avvocato e uomo di lettere, nonché Segretario del Comitato di difesa di Dreyfus, pubblica la cronaca dettagliata (in diversi volumi) su l'affaire. Gallé, per dimostrare ammirazione al suo operato, gli dedica il vaso Aux Hippocampes con con la scritta incisa "A Joseph Reinach, Emile Gallé-1901"- Vitam impedere Vero, ora al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Gallé prende parte a moltissime mostre nazionali e internazionali che lo rendono celebre; all'estero presenta le sue opere a Chicago, Bruxelles, Stoccolma, Dresda, Londra, Francoforte, Darmstadt, Pietroburgo, Karlsruhe, Anversa, Torino e Saint-Louis. In Francia espone a Parigi, Strasburgo, Nancy, Nizza, Metz, Lione, Limoges, Bordeaux. Nel 1878 partecipa all'Exposition Universelle di Parigi con ceramiche e vetri; nel 1884, all' VIII Exposition de l'Union Centrale des Arts Décoratifs' "La Pierre, le Bois, la Terre, le Verre " di Parigi, ottiene due medaglie d'oro; nel 1889 all'Exposition Universelle di Parigi espone ceramiche, mobili e vetri, ed è premiato con un Grand Prix, una medaglia d'oro e una d'argento. L'anno Art Nouveaux per eccellenza, il 1900, è una grande data per lui. L'Exposition Universelle di Parigi lo vede impegnato in cinque sezioni differenti: l' Esposizione Retrospettiva del Centenario del XIX Secolo, il Museo del Centenario del Mobilio
    Francese, la Storia del Vetro Francese, la Cristalleria Francese e il Mobilio Francese Contemporaneo. Nella sezione Vetro allestisce uno spettacolare stand: nel centro pone un forno da vetraio con ammucchiati tutti intorno i resti di numerosi pezzi filati o rotti in corso di fabbricazione, sulla fronte del forno vi è la scritta: "Mais si les hommes sont méchants faussaires et prévaricateurs, à moi les mauvais démons du feu! A fin que tous apprennent à pratiquer la justice". La mostra chiude con un grande trionfo per Gallé: egli ottiene due Grand Prix, uno per la vetreria, l'altro per il mobilio, e vengono premiati con la medaglia i suoi migliori collaboratori. Nel 1900 il maestro incomincia a manifestare i primi segni della leucemia, ma i medici giustificano il suo stato di salute con il surmenage per le fatiche dell ' Esposizione. Peggiorato nell'autunno del 1902, è curato in una clinica del Lussemburgo: all'inizio del 1904, ricoverato in Svizzera, viene a conoscenza del male che lo affligge. Malgrado la malattia, negli ultimi quattro anni, alternando periodi di riposo a momenti di febbrile attività creativa, realizza le opere più belle ed originali. Muore il 23 settembre 1904 a soli 58 anni. La sua firma resta nella storia dell'arte del vetro quella di un geniale artista le cui straordinarie realizzazioni hanno segnato il gusto di un'epoca e costituito un punto di riferimento per i contemporanei. Dopo la sua morte, la vedova Henriette Gallé, affida la direzione degli établissements al genero, il dottore Paul Perdrizet. La manifattura che riguarda la ceramica si arresta di lì a poco. Da questo momento la sola tecnica praticata per i vetri rimane l 'incisione ad acido fluoridrico. La produzione dei primi anni si rifà quasi esclusivamente ai modelli precedenti; fino alla fine del 1906 i pezzi si contraddistinguono per l'aggiunta di una piccola stella accanto al nome, in omaggio al maestro scomparso. Se Emile Gallé ha dedicato pochi progetti all'illuminazione, ora, con la divulgazione della corrente elettrica, Perdrizet dedica a questo settore grande importanza, sfornando graziose serie di lampade da tavolo, plafoniere con o senza tulipe, veilleuses e veilleuses brule-parfums: con la
    produzione in serie di vasi, coppe, flaconi e soliflores dà notevole incremento alla firma, che nel 1914 conta 450 lavoranti. I temi restano ispirati alla flora e alla fauna; sono di questo periodo le riprese dei vasi inerenti ai paesaggi dei Vosgi dalle montagne e dai laghi blu. L'attività si arresta durante il periodo della prima guerra mondiale, per riprendere alla fine del 1918 ancora con vetri incisi ad acido a due strati - molto più raramente a tre - ornati principalmente con piante e paesaggi; fra i decori panoramici, sono di questo periodo il vaso che rappresenta il Lago di Como con in primo piano un pavone sotto un eucalyptus, e il vaso che rappresenta la Baia di Rio de Janeiro con il caratteristico Pain de sucre.
    Nel 1920 alla direzione dell'établissement si aggiungono altri due generi di Gallé: Jean Bourgogne e Robert Chavalier; si realizza ora la serie degli Orsi polari, ed inoltre si dà avvio a tutta una produzione (presentata all' Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi del 1925) nella più bella tecnica del periodo postumo, quella dei magnifici soufflées. I vetri così chiamati sono soffiati come gli altri a due o tre strati in una forma di metallo incernierata che ne consente l'apertura, ma con la differenza che la matrice, in corrispondenza dei decori, è decisamente più incavata, quindi dà ai pezzi rilievi esteriori molto evidenziati che, sottoposti a più riprese alla morsura dell'acido captano e ritengono la luce. Tra queste belle esecuzioni ci sono le lampade e i vasi color rosso porpora o violetto, con ornamento di rododendri, e quelli decorati con le clematidi; i curiosi vasi decorati tutt' intorno da elefanti, e tutta una serie di vasi - e qualche plafoniera - a decoro di frutti: aranci, uva, ciliege, ribes, prugne, sorbe, mele o pomodori; vi sono i vasi con i decori di crocus, tulipani, giacinti, fucsie, rose canine, narcisi, belle di giorno o fiori di melo. Se la produzione Gallé, negli anni Venti-Venticinque, nonostante non si sia allineata all'Art Déco, può contare su una clientela ancora fedele allo stile floreale, con il 1930 incontra notevoli difficoltà di vendita; i gusti sono radicalmente cambiati, gli établissements non sanno adattarsi ai canoni estetici del momento e, nel 1931, sono costretti alla definitiva chiusura; invece il negozio a Nancy fino al 1935 continua la vendita dei modelli giacenti in magazzino. Da questo momento la firma va incontro a tempi oscuri, il nome Gallé è diventato sinonimo di cattivo gusto e paccottiglia. Bisogna aspettare l'anno 1954, quando viene messa all'asta la più importante collezione di vetri Gallé appartenuta al re Farouk d'Egitto, per ridestare l'interesse delle opere Gallé da parte dei critici e del mercato dell'arte. Il prestigio di questo nome risale ai vertici a partire daI 1960, quando incominciano le mostre retrospettive in musei e gallerie private, in Europa, in America e in Giappone. Nelle molteplici firme, stilizzate, incise in creux o in rilievo a cammeo, in orizzontale o in verticale alla Japonica compare sempre "Gallé".


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Sab Dic 19, 2015 10:03 pm



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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Dom Gen 01, 2017 10:29 pm

    Aubrey Beardsley

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    Aubrey Vincent Beardsley (Brighton, 21 agosto 1872 – Mentone, 16 marzo 1898) è stato un illustratore, scrittore e pittore inglese, piuttosto influente negli ambienti teatrali all'epoca di Oscar Wilde.

    Fu profondamente influenzato dallo stile giapponese che era di moda in quegli anni: famose sono le sue illustrazioni in bianco e nero a campiture piatte per opere come Salomè.

    Vita

    Allineata con il modello estetico che vide in Oscar Wilde l'emblema, la vita di Beardsley fu improntata all'eccentricità ed al pubblico egocentrismo, al punto che ebbe a dichiarare: "Ho uno scopo: il grottesco. Se non sono grottesco, non sono niente." Oscar Wilde amava descriverlo come un uomo "dalla faccia come un piatto d'argento e con capelli verdi come l'erba". Tra le voci più insistenti riguardo alla sua vita privata vi sono quelle di omosessualità e di incesto con sua sorella minore, Mabel, da cui avrebbe avuto anche un figlio.

    Beardsley morì a Mentone in Francia nel 1898, di tubercolosi, all'età di 25 anni. Molti affermano che fosse molto bello e che si vantasse assai di questo suo pregio.

    Opere

    Beardsley, come Rimbaud o Lautréamont, ha speso in un arco di tempo brevissimo, ventisei anni (1872-1898), la sua vita di artista e come loro è stato folgorato dalle contraddizioni del suo tempo. Nasce nell'Inghilterra di fine Ottocento, sull'onda di un movimento che rifiuta i miti del secolo, in una nazione industrialmente matura, al centro di un sistema mondiale segnato da una sempre più stretta compenetrazione della civiltà occidentale con le altre antiche civiltà, in particolare con quella dell'Estremo Oriente. Inizia allora l'epoca dell'Imperialismo che segnerà un punto di svolta nella storia del capitalismo: a una società borghese caratterizzata da una miriade di centri indipendenti collegati fra loro dalla mano provvidenziale del mercato, ne succede un'altra nettamente diversa turbata da nuove e più profonde contraddizioni. Nel passaggio dall'una all'altra, la certezza cederà il posto al dubbio, l'armonia al discorde, la realtà al sogno, il naturalismo al simbolismo. I sentimenti di Beardsley chiaramente preludono alla sensibilità del Novecento: il comico, il satirico, il giocoso, la fantasia liberata, l'onirico, l'incubo, la paura, l'orrido, il satanico, la morte, la gioia di vivere, l'amicizia, l'amore, il grottesco, la sessualità, la donna, il feto, la natura. Tutto ciò rappresentato in un contrasto fra nero e bianco, in una dialettica di linee marcate, in un leggero puntinismo, in figure ancora più presenti perché senza rilievo, in stilizzazioni e simbolismi, con riferimenti a motivi orientali, con esaltazione della linea astratta o con dovizia di particolari concreti. Tutta l'opera di Beardsley è caratterizzata dall'estremo impegno professionale, dallo studio del design, dallo sperimentalismo continuo.

    Beardsley lavorò a lungo per la rivista Yellow Book, che raccoglieva l'opera di numerosi artisti e scrittori del tempo soprattutto ascritti al movimento estetico. Le sue opere furono spesso discusse, per le peculiarità stilistiche innovative e soprattutto per la sua tendenza alla perversione ed al grottesco, soprattutto nei soggetti erotici del periodo maturo. Beardsley fu sempre affascinato dalla storia e dalla mitologia, mutuando da esse la maggior parte dei suoi soggetti: ricorrenti sono le figure di Lisistrata e Salomè, ad esempio. La maggior parte delle sue illustrazioni furono realizzate ad inchiostro, con netti contrasti tra campiture nere e bianche, tra raffinati dettagli e linee pure.

    Beardsley era amico di Oscar Wilde e nel 1893 illustrò la sua Salomè in occasione della prima in Francia. Lavorò inoltre per numerose riviste e quotidiani, tra cui The Savoy e The Studio oltre al già citato Yellow Book, ed illustrò molti libri tra cui Le Morte d'Arthur di Thomas Malory, alcuni racconti di Edgar Allan Poe, una raccolta di storie su Pierrot e The Rape of the Lock di Alexander Pope. Come caricaturista, oltre alla sua opera per giornali e riviste, realizzò alcune scene sulla vita irriverente di Oscar Wilde. Tuttavia fu proprio la sua collaborazione artistica con Oscar Wilde, che proprio allora fu incarcerato per sodomia, a sminuire la sua rispettabilità agli occhi delle società di allora e a portarlo al licenziamento da "Yellow Book". Dopo il licenziamento, la rivista, subì un lento declino in quanto era Beardsley a caricarla della propria eccentricità. Venne pubblicata solo per altri 7 mesi.

    Beardsley fu inoltre scrittore: sua è Under the Hill, un racconto erotico incompiuto basato sulla leggenda del cavaliere tedesco Tannhäuser che, dopo aver trovato la dimora sotterranea di Venere, si trattiene un anno a venerare la dea.

    Influenze successive

    Profondamente influenzato dalle japaneserie che dilagavano nel suo tempo, Beardsley ebbe a sua volta una profonda influenza sui contemporanei e, in particolare, sui simbolisti francesi, sul Poster Art Movement della fine del XIX secolo e sul liberty con Alfons Mucha.    wikipedia


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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Dom Gen 01, 2017 10:32 pm

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    Illustrazione da Yellow  Book


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    Illustrazione da Salomè

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    Re: Art Nouveau

    Messaggio Da annika il Ven Mar 03, 2017 9:17 pm

    Asta record a Londra per un quadro di Klimt
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    Il quadro Bauerngarten (Giardino di fiori) di Gustav Klimt, è stato venduto all’asta per la cifra record di 48 milioni di sterline. La vendita, realizzata da Sotheby’s diventa la terza opera più costosa venduta in Europa e la cifra è la più alta mai realizzata per un’opera del simbolista austriaco. L’olio, che raffigura la “Profusione informale di papaveri, margherite e rose”, è stato parte di una vendita di Sotheby’s che ha raggiunto un totale di quasi 200 milioni di sterline (Ap)CORRIERE DELLA SERA


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    Re: Art Nouveau

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