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    HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da annika il Gio Giu 06, 2013 9:22 pm



    Heracleion, la città egizia riemerge dagli abissi del Mediterraneo: è rimasta sepolta dalla sabbia per più di 1200 anni



    http://goo.gl/ITtxo
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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da annika il Ven Giu 07, 2013 9:02 pm

    Swaziland: governo proibisce alle streghe di volare sopra i 150 metri, con le scope

    Maputo - L’ autorita’ dell’ aviazione civile dello Swaziland ha intimato alle streghe di non volare con le loro scope ad un’altitudine superiore ai 150 metri, altrimenti saranno soggette ad una multa di 500.000 Rands (circa 42 mila euro) “Una strega con una scopa non deve superare il limite di 150 metri”, ha detto Sabelo Dlamini, direttore dell’Aviazione civile. Ma nessuna multa verra’ applicata se le streghe voleranno al di sotto del limite di 150 metri. Quindi, se siete streghe e vi trovate in Swaziland, portatevi un altimetro. Riporta infatti seriamente la stampa del paese africano, che le scope usate dalle streghe sono formate da bastoni corti legati insieme, e che queste le usano per spargere in volo pozioni sulle fattorie.

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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Sab Giu 08, 2013 3:04 pm

    annika ha scritto:
    Swaziland: governo proibisce alle streghe di volare sopra i 150 metri, con le scope

    Maputo - L’ autorita’ dell’ aviazione civile dello Swaziland ha intimato alle streghe di non volare con le loro scope ad un’altitudine superiore ai 150 metri, altrimenti saranno soggette ad una multa di 500.000 Rands (circa 42 mila euro) “Una strega con una scopa non deve superare il limite di 150 metri”, ha detto Sabelo Dlamini, direttore dell’Aviazione civile. Ma nessuna multa verra’ applicata se le streghe voleranno al di sotto del limite di 150 metri. Quindi, se siete streghe e vi trovate in Swaziland, portatevi un altimetro. Riporta infatti seriamente la stampa del paese africano, che le scope usate dalle streghe sono formate da bastoni corti legati insieme, e che queste le usano per spargere in volo pozioni sulle fattorie.

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    :190: :190: risata risata risata risata risata risata risata risata

    E nessuna Strega ha avuto da ridire?!? Nemmeno un piccolo commento?


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da annika il Mar Giu 11, 2013 11:28 am



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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Sab Set 14, 2013 1:59 pm

    Nessie fà di nuovo i capricci!

    http://www.meteoportaleitalia.it/news-globali/news-globali/news-bizzare-video-pazzie-e-fuori-tema/10484-una-nuova-teoria-sul-celeberrimo-mostro-di-loch-ness.html


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Dom Nov 10, 2013 4:42 pm

    La Leggenda dell'Uomo Falena

    Uomo falena o Mothman, dall'inglese, è il nome con cui viene chiamata una misteriosa creatura che sarebbe stata ripetutamente avvistata nella Virginia Occidentale, Charleston, Point Pleasant e nella regione dell'Ohio fra il novembre 1966 e il dicembre 1967. I testimoni hanno descritto l'entità come un essere delle dimensioni di un uomo, con le ali e grandi occhi rossi rifrangenti o luminosi, e dotato inoltre di una velocità innaturale.

    Origine della leggenda
    Il primo avvistamento della creatura sarebbe avvenuto il 12 novembre 1966. Un gruppo di cinque uomini che stava preparando una tomba in un cimitero vicino a Clendenin vide "una figura umana di colore marrone e dotata di ali" sollevarsi in aria dagli alberi vicini. Questo avvistamento non venne riportato subito, ma solo alcuni giorni dopo, successivamente ad altre segnalazioni. L'avvistamento successivo, relativo al 15 novembre, coinvolse due coppie sposate di Point Pleasant, Roger e Linda Scarberry e Steve e Mary Mallette. Secondo il racconto di una di loro (Linda Scarberry, l'unica che ne volle parlare), stavano passando in automobile nei pressi di una fabbrica di TNT, in disuso dalla Seconda guerra mondiale, quando videro due strane luci rosse all'ombra di un vecchio generatore accanto al cancello.
    Avvicinatisi, realizzarono che le luci erano gli occhi luccicanti di un grosso animale "dalla forma di un uomo, ma più grosso, fra i sei e mezzo e sette di piedi di altezza (circa due metri ), con grandi ali ripiegate sulla schiena". Terrorizzati, fuggirono verso la città, seguiti per un certo tratto dalla creatura in volo . Giunti a Mason County, raccontarono l'accaduto al vicesceriffo Millard Halstead, che in seguito ebbe a dichiarare:
    « Conosco questi ragazzi da quando erano nati. Non si sono mai messi nei guai e quella notte erano davvero spaventati. Li ho presi sul serio. »
    Fu un cronista della stampa locale che, riportando l'episodio, battezzò la misteriosa creatura "Mothman", per analogia con Batman (di cui all'epoca stava andando in onda negli Stati Uniti la serie televisiva). Nei giorni e nei mesi successivi l'uomo falena sarebbe apparso a molti altri abitanti della zona, e in genere sempre nei pressi della fabbrica.
    Le descrizioni dell'aspetto della creatura erano tutte sostanzialmente simili. A Point Pleasant si trova una scultura che rappresenta la creatura (opera di Robert Roach) e un museo dedicato (il Mothman Museum).

    Avvistamenti
    Ecco i principali avvistamenti, accreditati da rilevamenti effettuati sui luoghi interessati:
    • 1 settembre 1966 - Scott Missouri - Diverse persone adulte osservano un oggetto a forma d'uomo che manovra a bassa quota
    • 1 novembre 1966 - Camp Conley Road - Una Guardia Nazionale osserva una grande figura umana bruna posta su un ramo d'albero
    • 12 novembre 1966 - Cimitero di Clendenin - Cinque maschi adulti osservano un oggetto volante bruno a forma d'uomo
    • 15 novembre 1966 - Area TNT vecchia centrale elettrica Point Pleasant - Due coppie di Sposi avvistano un essere grigiastro dotato di 2 occhi rossi luminosi
    • 16 novembre 1966 - Area TNT presso Igloo - Tre adulti, osservano un essere grigio, alto e dotato di 2 occhi rossi luminosi
    • 17 novembre 1966 - Statale 7 Cheschire Ohio - Un ragazzo osserva un essere grigio di forma umana dotato di occhi rossi luminosi e con una apertura alare di 3 metri
    • 18 novembre 1966 - Area TNT - Due Pompieri osservano un essere molto alto e gigantesco dotato di occhi rossi luminosi
    • 20 novembre 1966 - Campbells Creek - Sei adolescenti avvistano un essere grigio, alto dotato di occhi rossi luminosi
    • 24 novembre 1966 - Point Pleasant - Due adulti e due bambini, notano un essere gigantesco che vola dotato di occhi rossi luminosi
    • 25 novembre 1966 - Autostrada nei pressi di AREA TNT - un uomo in macchina incontra un essere alto, grigio con occhi rossi luminosi che l'insegue
    • 26 novembre 1966 - Lowell Ohio - Due adulti e due bambini osservano 4 uccelli giganteschi di colore bruno alti 1,5 metri con un'apertura alare di 3 metri
    • 27 novembre 1966 - Statale Albans - Una casalinga osserva un essere grigio con occhi rossi luminosi più alto di un uomo, fermo sul prato
    • 27 novembre 1966 - Manson - Una ragazza avvista un essere alto e grigio a forma d'uomo con 3 metri di apertura alare con occhi rossi luminosi. Insegue l'auto
    • 27 novembre 1966 - Statale Albans - Due ragazze osservano alcuni esseri grigi alti 2,10 metri che le inseguono a piedi
    • 4 dicembre 1966 - Aeroporto di Gallipolis Ohio - Cinque piloti osservano un uccello gigantesco dal collo lungo per un primo tempo scambiato per un aereo che poi si avvicina a loro ad una velocità di 110 km/h costante senza sbattere ali
    • 6 dicembre 1966 - Maysville Kentucky - Un postino osserva un essere gigantesco simile ad un uccello in volo
    • 6 dicembre 1966 - Area TNT - Due adulti osservano una figura grigia dagli occhi rossi e luminosi che li assale
    • 7 dicembre 1966 - Statale 33 Ohio - Quattro donne osservano un essere volante la cui forma ricorda un uomo, di colore bruno-argenteo e dagli occhi rossi luminosi
    • 8 dicembre 1966 - Statale 35 - Due donne osservano su di una collina una figura indistinta che ha occhi rossi luminosi
    • 11 dicembre 1966 - Area TNT - Un ragazzo e un uomo, osservano una figura dall'aspetto umano di colore grigio in volo a grande velocità
    • 11 dicembre 1966 - Statale 35 - Una donna osserva un enorme essere grigio con occhi rossi luminosi che sorvola la sua auto
    • 11 gennaio 1967 - Point Pleasant - Una casalinga osserva un essere alato delle dimensioni di un piccolo aereo che vola a bassa quota
    • 12 marzo 1967 - Letert Falls Ohio - Una donna osserva un grande essere volante dal pelo bianco dalla lunga apertura alare (3 metri) che passa davanti alla sua auto
    • 19 maggio 1967 - Area TNT - Una donna osserva un essere volante dagli occhi rossi luminosi che si avvicina ad un oggetto rosso librato in aria e scompare
    • 2 novembre 1967 - Area TNT - Una donna osserva una figura grigia gigantesca simile ad un uomo che sorvola un campo sfiorando il suolo
    • 7 novembre 1967 - Chief Cornstalk Park - Quattro uomini mentre erano a caccia, osservano una figura gigantesca con gli occhi rossi luminosi. Uno di loro dirà che non ebbe la forza di sparare all'essere perché in preda al terrore.

      Dettaglio di alcuni dei principali avvistamenti
      Nella tarda nottata del 15 novembre 1966, due giovani coppie di sposi, Roger e Linda Scarberry e Steve e Mary Mallette, mentre transitavano in auto accanto ad una fabbrica dismessa di esplosivi della seconda guerra mondiale chiamata Area TNT, nei pressi di Point Pleasant, notarono 2 luci rosse nell'ombra all'interno di una vecchia struttura accanto ad un vecchio generatore della fabbrica.
      Decisero quindi di fermare l'automobile per vedere meglio di cosa si trattasse. Con loro stupore però, si accorsero che le luci erano occhi rossi luminosi appartenenti ad un grande animale, “dalla forma simile ad un uomo, ma più grande; circa 6,5 o 7 piedi di grandezza, con le ali grandi piegate contro la relativa parte posteriore del corpo (come un pipistrello)„; secondo il racconto di Roger Scarberry le coppie terrorizzate tornarono subito in automobile e si allontanarono lungo la statale 62.
      Durante tale viaggio videro ancora la creatura ritta in piedi su una collina accanto alla strada; l'essere si levò in volo e seguì la loro automobile fino alle porte della città. Più tardi, dopo aver informato le autorità locali, Scarberry tornò nell'area, ma dello strano essere non fu più trovata alcuna traccia. La notte successiva, il 16 novembre, alcuni cittadini locali muniti di armi si misero alla ricerca di segni e tracce della creatura nella zona circostante la vecchia fabbrica, ma l'insolita battuta di caccia non portò a nessun risultato. Nel frattempo il sig. e la sig.ra Raymond Wamsley e la sig.ra Marcella Bennett, con sua figlia Teena e suo figlio, si misero in viaggio in automobile per far visita ad alcuni amici, il sig. e la sig.ra Thomas.
      I Thomas vivevano in un bungalow presso “Igloo”, un'area piena di strutture a cupola erette per l'immagazzinamento degli esplosivi durante la seconda guerra mondiale, vicino alla stessa area industriale in cui avvenne l'avvistamento la notte precedente. Giunti all'abitazione degli amici i Wamsley notarono una figura misteriosa comparire alle loro spalle. La sig.ra Bennett riferì trattarsi di un grosso essere grigiastro, con occhi rossi emittenti luce, intento a cercare qualche cosa a terra.
      Dal bungalow dei Thomas il sig. Wamsley telefonò alla polizia, mentre l'essere, raggiunto il portico dell'abitazione, scrutò all'interno attraverso una finestra. Il 24 novembre, quattro agenti avvistarono una creatura simile in volo sopra l'Area TNT. La mattina successiva il sig. Thomas Ury riferì di avere notato una creatura simile a quella segnalata nei giorni precedenti ritta in piedi in un campo a lato della strada, mentre si dirigeva verso nord lungo l'itinerario 62 nei pressi dell'Area TNT. L'essere aprì le ali e si levò in volo inseguendo l'automobile del sig. Ury, il quale, dopo averla seminata accelerando spaventato, giunse in città e decise di informare lo sceriffo locale dell'accaduto. Il 27 novembre, la sig.ra Ruth Foster, nel sobborgo di Charleston, in Virginia dell'Ovest, vide una creatura grigia con luminosi occhi rossi, più alta di un uomo, ritta sul prato della sua abitazione, nei pressi della Statale Albans. L'essere scomparve non appena la sig.a Foster uscì per controllare meglio. La mattina dello stesso giorno una creatura alata dall'aspetto umanoide inseguì una giovane donna presso Mason, in Virginia dell'Ovest; la stessa notte un essere simile venne avvistato nei pressi della Statale Albans da due bambini.

      Descrizione
      Descrizione in base alle testimonianze rilasciate:
    • Altezza: circa 2 metri.
    • Occhi: dotati di luminosità propria, rosso-vivi, distanziati tra loro, di un diametro approssimativo di 5–8 cm.
    • Gambe: di tipo umano; l'essere fu visto in posture erette, mentre la deambulazione avvenne con passo strascicato.
    • Ali: di aspetto simile a quelle di una falena, vennero viste ripiegate contro il dorso quando non utilizzate e sembrarono vantare un'apertura di circa 3 metri quando adoperate in volo. Venne riferito da più testimoni come il volo avvenisse mantenendole rigide, senza cioè che venissero battute.
    • Velocità: avrebbe seguito, senza alcun problema, l'andatura di automobili che si muovevano a 120-160 km/h.
    • Verso: alcuni testimoni affermarono che la creatura sembrò emettere in volo dei ronzii metallici.


    Analisi del fenomeno
    Numerosi autori hanno studiato il fenomeno degli avvistamenti di Mothman del 1966-67, traendone interpretazioni molto diverse. Autori come John Keel e A. B. Colvin considerano gli avvistamenti reali, e cercano di darne spiegazione. Keel, nel suo celebre romanzo-inchiesta The Mothman Prophecies (1976) sviluppa una articolata teoria del complotto che si propone di spiegare Mothman mettendolo in relazione con altri misteri come UFO, Men in Black, poltergeist, avvistamenti di Bigfoot, e infine con il crollo del Silver Bridge.
    Colvin sostiene che Mothman è una creatura soprannaturale con l'incarico di aiutare l'umanità in momenti critici, e che la stessa creatura è nota come Thunderbird presso i nativi americani e come Garuda in Asia. Criptozoologi come Mark A. Hall hanno sostenuto che il Mothman sia in effetti un esemplare di una misteriosa specie animale riconducibile agli uccelli giganti del Pleistocene.
    Gli scettici (molti dei quali hanno contribuito ai numeri di marzo e aprile 2002 della rivista Skeptical Inquirer) ritengono che i testimoni si siano semplicemente sbagliati, scambiando per una creatura misteriosa un gufo o un barbagianni, probabilmente di una specie di grandi dimensioni come il grande gufo cornuto (il più grande presente negli Stati Uniti). Anche il CSICOP (il "Comitato americano per l'indagine scientifica delle affermazioni sul paranormale") sostiene tale tesi.

    Nella cultura popolare
    Giochi e giocattoli
    Alla figura di Mothman si sono ispirati gli autori di diversi giochi; la creatura compare, tra l'altro, nel gioco di ruolo Dark Matter, nel videogioco per Playstation 2 Shin Megami Tensei III: Nocturne, e nel videogioco per Nintendo DS Castlevania: Dawn of Sorrow.
    Una serie di giocattoli in vinile relativi alla vicenda di Mothman è stata creata da David Horvath (noto anche per essere fra i creatori della linea Uglydolls). I giocattoli (prodotti in numero limitato) sono esposti al Mothman Museum di Point Pleasant.

    Televisione e cinema
    A Mothman fa riferimento Fox Mulder in una puntata di The X-Files.
    Dal libro di John Keel è stato tratto nel 2002 il film The Mothman Prophecies, diretto da Mark Pellington e interpretato da Richard Gere e Laura Linney.

    Fumetti
    Mothman è il nome di uno dei supereroi di Watchmen, fumetto creato da Alan Moore.

    Musica
    "Julie and the Mothman" è una canzone del gruppo rock Kasabian, pubblicata come b-side del singolo "Underdog" nel 2009. La canzone è stata proposta come apertura dei concerti della band durante il tour successivo al disco "West Ryder Pauper Lunatic Asylum"
    La band italiana hardcore punk Ekidna Orgy ha dedicato al criptide la canzone "Mothman", presente nell'EP del 2013 "Cimitero"

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Nov 11, 2013 3:14 pm

    La Dama Bianca

    La dama bianca è un tipo di spirito presente in diverse culture. Appartiene prevalentemente al folclore germanico ed è caratterizzata da sembianze femminili e da abiti di colore bianco; è stata descritta anche come senza occhi né bocca, con braccia e piedi nascosti e avvolta da una pallida luminosità che lascia tracce scure al passaggio. La prima testimonianza dell'uso del termine "dama bianca", per spiriti di questo tipo, risale al XV secolo.

    Descrizione
    È lo spirito di una donna morta per eventi tragici o dolorosi e la sua apparizione sarebbe tradizionalmente presagio di eventi nefasti, tipicamente la morte di un nobile, in maniera analoga alla banshee. Secondo alcuni racconti, le dame bianche si aggirerebbero portando candele accese da cui lascerebbero cadere gocce di cera sulla criniera dei cavalli, per poi intrecciarla e pettinarla. Secondo altri, laverebbero la propria biancheria in luoghi appartati, chiedendo ai passanti di aiutarle e rompendo loro le braccia se non soddisfatte. Avrebbero per altri un portamento estremamente dignitoso e verecondo, non parlando se non in rare occasioni.

    Apparizioni
    Numerose famiglie nobili europee sono legate a questa leggenda. La manifestazione di dame bianche sarebbe documentata negli annali della casata degli Hohenzollern, visioni confermate anche dal principe Giorgio d'Assia-Darmstadt. In quell'occasione, la dama bianca venne identificata con la contessa Agnese di Orlamünde, vedova di Ottone III di Orlamunde che aveva ucciso i propri figli per poter seguire Alberto di Norimberga, di cui era innamorata (salvo poi pentirsene e fondare il monastero cistercense di Himmelkron, di cui divenne badessa). La sua prima apparizione documentata è nel 1486 nel castello di Bayreuth, continuando poi negli anni in altre dimore degli Hohenzollern, in occasione ad esempio delle morti del principe Giovanni Giorgio di Brandeburgo (Berlino, 1598) e di Federico Guglielmo IV di Prussia (1861).
    Un'altra dama bianca, identificata con Perchta von Rosenberg, appariva al castello di Český Krumlov per cullare i bambini quando le balie si addormentavano; sempre Perchta von Rosenberg (o con una contessa di nome Johanka), era solita apparire anche al castello di Červená Lhota presso Jindřichův Hradec, in Boemia. Tale dama bianca è citata nel Prodigi di Erasmo Francesco, col nome di "femmina bianca" o "donna bianca", che richiama anche alla sua caratteristica di apparire prima della morte di qualche nobile. Guglielmo Slavata avrebbe dichiarato che la dama bianca è costretta a rimanere in Purgatorio finché il castello rimarrà in piedi. Apparirebbe, secondo questa versione, non solo per eventi tragici, ma anche per eventi lieti come matrimoni e nascite, vestita rispettivamente di nero o di bianco. Avrebbe anche l'abitudine di passare attraverso le camere con un mazzo di chiavi appeso alla cintura, aprendo e chiudendo le porte a qualsiasi ora della giornata. Finché lasciata libera di agire si sarebbe comportata con gentilezza e pudore, rispondendo ai saluti con un inchino, mentre prenderebbe a sassate chi sente parlare in modo non rispettoso di Dio.
    Durante l'occupazione del castello da parte degli svedesi, si manifestò molto rumorosamente per far riprendere la tradizione dimenticata di dare un piatto di minestra ai poveri, da lei stessa voluta. Numerosi avvistamenti sono stati riportati anche dai membri della famiglia reale Asburgo d'Austria al castello di Schönbrunn, come nel 1867 per la fucilazione di Massimiliano d'Asburgo in Messico, o per il suicidio del principe Rodolfo e della baronessa Maria Vetsera a Mayerling.
    Un'altra dama bianca risiederebbe nel castello di Levoča, in Slovacchia: in tal caso si tratterebbe dello spettro della nobildonna Juliana Korponaiová-Géciová, condannata a morte per aver indicato ai ribelli guidati da Francesco II Rákóczi una via d'accesso segreta al castello.
    Anche Biancamaria Martinengo (1466-1480), che morì precipitando nel fossato del castello di Padernello, diede vita alla leggenda della Dama Bianca che, ogni dieci anni il 20 di luglio, la stessa notte della sua morte, il suo fantasma ricompare nel castello vestito di bianco, con in mano un libro aperto dorato contenente il suo segreto.

    Autostoppista fantasma
    Più di recente, la dama bianca è associata alla figura dell'autostoppista fantasma, presente in molte leggende metropolitane. Nella versione più comune, un'autostoppista di sesso femminile, spesso in atteggiamenti angosciati, verrebbe fatta salire sulla vettura di un automobilista, per poi svanire nel nulla.

    La dama bianca nella cultura popolare
    La figura della dama bianca è stata occasionalmente ripresa in romanzi e serie televisive.
    Una dama bianca compare ad esempio anche nel primo episodio della serie televisiva Supernatural, e in un episodio della quarta stagione di Ghost Whisperer - Presenze.
    La figura è ripresa anche in rievocazioni storiche ed eventi folcloristici, che si svolgono in diverse città che hanno leggende simili, come ad esempio Gorizia - appartenuta agli Asburgo fino al 1918 - dove, il martedì grasso, una figurante interpreta la Dama Bianca dagli spalti del castello.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Gio Nov 14, 2013 9:45 am

    Chupacabra

    Il chupacabra o chupacabras (dallo spagnolo chupar, "succhiare" e cabra, "capra", dunque "succhiatore di capre", da non confondersi con l'uccello chiamato succiacapre) è un animale leggendario che si vuole abiti in alcune zone delle Americhe. È stato associato con apparizioni di un presunto animale sconosciuto a Porto Rico (dove si è avuta notizia per la prima volta di tali apparizioni nel 1990), Messico e anche Stati Uniti, specialmente tra le comunità latinoamericane di più recente immigrazione.
    Il nome deriva dal fatto che sarebbe sua abitudine bere il sangue di capre e altri animali domestici, e infliggere loro particolari mutilazioni. Le descrizioni del chupacabra da parte dei presunti testimoni sono varie. Una delle rappresentazioni più tipiche di un chupacabra è quella di un animale piuttosto pesante, della taglia di un piccolo orso, con una fila di aculei dalla testa alla base della coda.

    Plausibilità scientifica
    La maggior parte dei biologi e degli addetti alla forestale vede il chupacabra come una leggenda urbana e la criptozoologia accademica in genere non prende in considerazione questo tipo di creature. Recentemente il mito del chupacabra è stato messo in relazione con il ritrovamento di alcune carogne in Texas, che alcuni media hanno presentato come appartenenti ad un canide sconosciuto, imparentato con il coyote, che potrebbe essere diffuso su un'area geografica ampia, sebbene in popolazioni piuttosto ridotte e per ciò poco conosciuto sino ad oggi; in realtà si trattava di carcasse di coyote, come viene illustrato nel paragrafo seguente.
    Va inoltre evidenziato che, mentre i primi casi accertati fanno riferimento a vittime completamente dissanguate dal chupacabra attraverso fori quasi impercettibili, nei casi più recenti sono state attribuite al chupacabra prede letteralmente sbranate, il che costituisce un'evidente contraddizione.

    Il ritrovamento di Cuero
    L'ipotesi che il chupacabra sia una specie sconosciuta di canide è stata introdotta in seguito al ritrovamento di carcasse prive di pelo nel 2005 a Elmendorf e nel 2007 a Cuero, in Texas. Nel 2005, un allevatore texano catturò un presunto chupacabra che somigliava a un incrocio tra un cane senza peli, un canguro e un topo gigante.
    Il presunto chupacabra di Cuero è stato trovato dalla proprietaria di un ranch secondo la quale non poteva trattarsi di un animale conosciuto come un cane o un coyote. L'animale era privo di pelo, fatta eccezione per una striscia di rada peluria lungo il dorso, e non aveva denti incisivi. Osservando un foro nella gengiva, la donna ha avanzato l'ipotesi, zoologicamente non credibile, che attraverso di esso l'animale potesse succhiare il sangue alle sue vittime. La donna ha conservato la testa della bestia per farne un trofeo ed è stato così possibile effettuare le analisi del DNA, compiute presso la Texas State University di San Marcos sotto la guida di Mike Forstner. L'esame ha dimostrato che l'animale era semplicemente un coyote. La mancanza del pelo è da attribuirsi ad una malattia cutanea, gli incisivi erano evidentemente caduti (si trattava di un esemplare di età avanzata) e il foro poteva semplicemente corrispondere all'alveolo di un dente caduto.
    Taluni, però, come la trasmissione televisiva Voyager - Ai confini della conoscenza, dall'affermazione di Forstner che l'animale di Cuero aveva un DNA quasi identico alle sequenze dei coyote presenti nella banca dati hanno dedotto che si trattava di una specie simile, ma comunque distinta, dal coyote. Tale interpretazione è tuttavia da respingere in quanto basata sul presupposto errato che esemplari di una stessa specie dovrebbero avere DNA identico: tra gli individui esiste invece una diversità genetica intraspecifica e quindi un DNA quasi identico è esattamente quello che ci si deve aspettare di trovare.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Gio Nov 14, 2013 3:37 pm

    Teschio di Cristallo

    Un teschio di cristallo è un modello di un teschio umano ricavato da blocchi di cristallo di quarzo trasparente. Alcuni di questi manufatti furono dichiarati reperti archeologici mesoamericani precolombiani dai loro pretesi scopritori. Nessuno degli esemplari resi disponibili per studi scientifici è stato tuttavia autenticato come di origine precolombiana. I risultati di questi studi dimostrano che erano stati realizzati alla metà dell'Ottocento e in periodi successivi, quasi certamente in Europa.
    Malgrado varie opere di letteratura popolare lascino intendere il contrario, le leggende sui teschi di cristallo non sono presenti nelle mitologie dei popoli mesoamericani o di altri nativi americani. Ai teschi sono spesso stati attribuiti fenomeni paranormali da alcuni appartenenti del movimento New Age e sono spesso stati ritratti in questa maniera nelle opere di fantasia; l'ultima e più nota di queste rappresentazioni è nel film del 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. I teschi di cristallo sono apparsi in numerose serie televisive di fantascienza, romanzi, fumetti e videogiochi.
    Nuovi teschi ricavati dal cristallo vengono prodotti e venduti regolarmente.

    Storia
    I primi teschi di cristallo compaiono sulla scena nell'Ottocento. Il British Museum ne possiede uno dal 1897. Anche un altro ente prestigioso, la Smithsonian Institution ha un teschio, donato ad essa nel 1992. Nessun teschio di cristallo proviene da scavi documentati. Tra i teschi posseduti da privati, è particolarmente famoso il teschio "Mitchell-Hedges".
    Secondo il racconto di Frederick Albert Mitchell-Hedges e della figlia adottiva Anna sarebbe stato trovato negli anni venti del XX secolo in una spedizione a Lubaantun, nell'Honduras Britannico (attuale Belize). Non vi è però traccia della scoperta del teschio nei resoconti della spedizione ed è dubbio anche che Anna vi abbia preso parte. Inoltre la ricercatrice Jane Maclaren Walsh ha scoperto che negli anni quaranta Mitchell-Hedges acquistò un teschio di cristallo.
    Tra i più noti teschi di cristallo ci sono quelli chiamati "Max" e "Sha Na Ra". "Max", di proprietà dei coniugi Parks, sarebbe stato trovato in Guatemala negli anni Venti, ma anche in questo caso non c'è alcuna documentazione a sostegno di tale affermazione. "Sha Na Ra" sarebbe stato trovato in Messico da Nick Nocerino, personaggio televisivo autodefinitosi "esperto di teschi di cristallo". Nocerino non rivelò mai l'origine del ritrovamento, giustificandosi attribuendo la riservatezza a presunte "questioni di sicurezza per il personale coinvolto, a causa della situazione politica messicana".
    Né i teschi né gli altri oggetti che Nocerino avrebbe rinvenuto sono mai stati sottoposti ad analisi indipendenti. Negli anni ottanta sull'onda della moda lanciata dalle pubblicazioni su questi manufatti comparvero numerosi altri teschi, dal Texas a Los Angeles; ad alcuni di questi venivano attribuite origini avventurose o poteri taumaturgici, ma di nessuno di questi si è potuta provare l'autenticità (mentre alcuni sono risultati veri e propri tentativi di truffa).
    Secondo i cultori dei teschi di cristallo, di tali oggetti si parlerebbe nelle tradizioni dei Maya e di altre culture native americane, ma queste asserzioni sono da ascrivere piuttosto ad un folclore degli ultimi decenni applicato retrospettivamente. Nel 1970 il teschio Mitchell-Hedges venne affidato al laboratorio della Hewlett-Packard guidati da Frank Dorland in quanto centro di eccellenza per la ricerca sui cristalli. I risultati vennero pubblicato in un articolo dal titolo "history or hokum?" dove il secondo termine possiamo tradurlo con "nonsenso". In esso risulta soltanto che è stato scolpito in un blocco unico di materiale. L'articolo conclude che si tratta di un bellissimo pezzo artistico, ma non c'è modo di datarlo.[8] Non risponde inoltre a verità che "gli scienziati affermarono alla fine della analisi che il teschio sembrava essere stato scolpito con un moderno laser o con ceselli di precisione". Da notare che gli impieghi ablativi del laser si sarebbero avuti solo negli anni novanta. Eugène Boban o Boban-Duvergé (1834–1908), antiquario francese Nel 1996 i teschi del British Museum e della Smithsonian Institution sono stati sottoposti ad analisi presso il British Museum che hanno rivelato segni di lavorazione con strumenti disponibili nell'Europa della seconda metà dell'Ottocento. Anche questo elemento suggerisce che si tratti di falsi fabbricati in tale periodo.
    In quell'occasione erano stati portati anche i teschi "Max" e "Sha Na Ra" (mentre Anna Mitchell Hedges aveva rifiutato di portare il suo), ma il British Museum, in applicazione della propria norma di non fornire valutazioni su oggetti provenienti da collezioni private, non ha espresso alcun giudizio su di essi.
    In passato, intorno al teschio inglese si erano catalizzati racconti folcloristici quanto infondati, che suggerivano che il teschio si muovesse all'interno della teca. Anche il fatto che il teschio fosse stato rimosso dall'esposizione aperta al pubblico è una leggenda urbana: il teschio è oggi esposto all'interno della prima sala dell'ala sinistra, sul lato sinistro della parete dove si apre la porta d'ingresso. In particolare, per l'esemplare esaminato si è riusciti a risalire ad una probabile origine tedesca della lavorazione, mentre la roccia cristallina è di origine brasiliana.
    Ricerche documentarie negli scritti relativi alle collezioni del museo, hanno portato a identificare nell'antiquario francese Eugène Boban l'organizzatore di questo traffico di falsi. Altri teschi furono analizzati insieme a quello del British, tra cui quelli di Nocerino e quelli americani. Nessuno di questi teschi aveva evidenze che potessero supportare una presunta antichità, mentre anzi le probabilità spingevano a pensare ad un'origine molto più moderna.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Sab Nov 16, 2013 10:02 am

    Stonehenge

    Stonehenge (pietra sospesa, da stone, pietra, ed henge, che deriva da hang, sospendere: in riferimento agli architravi) è un sito neolitico che si trova vicino ad Amesbury nello Wiltshire, Inghilterra, circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury sulla Piana di Salisbury.
    È composto da un insieme circolare di grosse pietre erette, conosciute come megaliti. Il sito è stato aggiunto alla lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1986. Le pietre di Stonehenge sono allineate con un significato particolare ai punti di solstizio ed equinozio. Di conseguenza alcuni sostengono che Stonehenge rappresenti un "antico osservatorio astronomico", anche se l'importanza del suo uso per tale scopo è dibattuta. Oltre che meta del turismo di massa, Stonehenge è attualmente luogo di pellegrinaggio per molti seguaci del Celtismo, della Wicca e di altre religioni neopagane, e fu teatro di un festival musicale libero tra il 1972 e il 1984; nel 1985 tale festival fu bandito dal governo britannico a causa del violento confronto tra la polizia e alcuni partecipanti che divenne noto come la Battaglia di Beanfield.

    Descrizione
    - La pietra dell'altare: un blocco di cinque metri di arenaria verde. Le pietre principali sono composte da una forma estremamente dura di arenaria silicea, che si trova naturalmente circa trenta chilometri più a nord, sulle Marlborough Downs. La struttura interna, conosciuta come "Bluestone Horseshoe" è costituita di pietre molto più piccole, che pesano in media quattro tonnellate. Queste pietre sono state estratte dalle Montagne Preseli, nel Galles sud-occidentale. Sono principalmente di dolorite ma comprendono esempi di riolite, arenaria e ceneri calcaree vulcaniche.
    - La pietra del tallone La pietra del tallone un tempo conosciuta come Tallone del Frate (in inglese "Friar's Heel", un'anglicizzazione del gallese "Ffreya sul", da Ffreya, dea celtica della fertilità, e sul, giorno del sole). Un racconto popolare, che non può essere datato a prima del XVII secolo, spiega così le origini del nome di questa pietra: Il diavolo comprò le pietre da una donna in Irlanda, le avvolse e le portò sulla piana di Salisbury. Una delle pietre cadde nel fiume Avon, le altre vennero portate sulla piana. Il diavolo allora gridò, "Nessuno scoprirà mai come queste pietre sono arrivate fin qui". Un frate rispose, "Questo è ciò che credi!", allora il diavolo lanciò una delle pietre contro il frate e lo colpì su un tallone. La pietra si incastrò nel terreno, ed è ancora lì.

    Teoria sulla costruzione
    Le pietre più grandi, in gres (dal peso di 25/50 tonnellate), sono state tagliate da una collina distante 30 km dal sito archeologico, e vennero probabilmente trasportate attraverso delle slitte che scivolavano su rulli in legno, tirate con corde di cuoio da decine di uomini. Le pietre di dimensioni inferiori sono state invece tagliate in Galles, ad una distanza di oltre 200 km dal sito, e vennero trasportate su imbarcazioni. Le pietre che costituivano gli elementi verticali venivano prima trascinate in corrispondenza di un foro sul terreno, quindi venivano fatte scivolare all'interno del foro con l'ausilio di un sistema di leva appoggiate a un "castello" di tronchi. La pietra veniva poi sistemata in verticale tirandola con delle funi, e il foro veniva riempito con sassi.
    Una volta che erano state alzate le pietre verticali, si aggiungeva l'architrave alzandola poco alla volta attraverso la costruzione di un fasciame di legname e l'uso di leve.

    Indagini scientifiche
    Il primo studio per osservare e capire il monumento venne condotto intorno al 1640 da John Aubrey. Egli proclamò Stonehenge opera dei Druidi: questa idea fu grandemente diffusa da William Stukeley. Aubrey realizzò inoltre i primi disegni con le misure del luogo, che consentirono una migliore analisi della sua forma e del suo significato. Grazie a questo lavoro, fu in grado di attribuire una funzione astronomica o di calendario alla disposizione delle pietre.
    L'architetto John Wood intraprese la prima vera accurata indagine di Stonehenge nel 1740. Tuttavia l'interpretazione di Wood del monumento, considerato come un luogo di riti pagani, è stata fortemente criticata da Stukeley, che considerava i Druidi non come pagani, ma come patriarchi biblici. Prima della fine dell'Ottocento John Lubbock riuscì a far risalire il luogo all'età del bronzo, basandosi sul ritrovamento di oggetti di bronzo sulle colline vicine.
    I primi tentativi identificano le persone che avevano intrapreso questo colossale progetto è stato da tempo smitizzato. Mentre ci sono stati pochi ma preziosi studi sulla via di teorie reali, per determinare chi costruì il monumento o perché; vi può essere un accertamento di ciò che è conosciuto come fatto reale e ciò che è stato smentito.

    Datazione radiocarbonica
    La datazione radiocarbonica del sito indica che la costruzione del monumento fu intrapresa intorno al 3100 a.C. e si concluse intorno al 1600 a.C. Ciò consente l'eliminazione di alcune teorie che erano state ipotizzate. La teoria secondo la quale i Druidi erano forse stati gli artefici dell'opera è la più popolare; tuttavia la società dei Celti, che istituì il sacerdozio dei Druidi, si diffuse solamente dopo l'anno 300 a.C. Inoltre è improbabile che i Druidi avessero utilizzato il sito per i sacrifici, dal momento che eseguivano parte dei loro rituali nei boschi o in montagna, zone più adatte di un campo aperto per i "rituali della terra".
    Il fatto che i Romani giunsero per la prima volta sull'isola britannica quando Giulio Cesare guidò una spedizione nel 55 a.C., nega le teorie di Inigo Jones e di altri, secondo cui Stonehenge sarebbe stato costruito come un tempio romano.

    Primi riferimenti a Stonehenge
    Lo scrittore greco Diodoro Siculo (I secolo a.C.) potrebbe fare riferimento a Stonehenge in un passo della sua Bibliotheca historica. Citando Ecateo di Abdera, uno storico del IV secolo e "certi altri", Diodoro dice che "in una terra oltre i Celti" (cioè la Gallia) c'è "un'isola non più piccola della Sicilia" nel mare del nord chiamata Hyperborea, chiamata così perché è al di là del luogo di origine del vento del nord o Borea. Gli abitanti di questo luogo principalmente adorano Apollo, e c'è "sia una magnifica zona sacra di Apollo sia un tempio notevole che è adornato con molte offerte votive ed è di forma sferica".
    Alcuni scrittori hanno suggerito che l'"Hyperborea" di Diodoro forse indica la Gran Bretagna e che il tempio di forma sferica può essere un primo riferimento iniziale di Stonehenge. Uno storico locale ha asserito che "il recinto di Apollo" può riferirsi al campo vicino di Vespasiano. Tuttavia l'archeologo Aubrey Burl ha rilevato che altre parti della descrizione di Diodoro la rendono scarsamente adeguata a Stonehenge e al suo circondario.
    Diodoro dice anche che in quella zona Apollo (intendendo il sole o la luna) "sfiorava la terra ad un'altezza molto bassa". Tuttavia sia il sole sia la luna si muovono sempre molto al di sopra dell'orizzonte alla latitudine di Stronehenge; è solo 500 miglia più a nord di quanto possano essere osservati che rimangono vicino all'orizzonte.

    Dispute su Stonehenge
    C'è dibattito circa l'età della costruzione, ma la maggior parte degli archeologi ritiene sia stato costruito tra il 2500 a.C. e il 2000 a.C. L'edificazione del terrapieno circolare e del fossato sono state datate al 3100 a.C. Dall'inizio dell'Ottocento molte pietre caddero e furono messe nella loro posizione attuale dagli ingegneri vittoriani. Secondo studi recenti i lavori di ristrutturazione si protrassero fino agli anni settanta del Novecento, introducendo modifiche sostanziali nella disposizione originaria: Certo, ammettono gli archeologi dell'English Heritage, senza tutti questi lavori Stonehenge avrebbe un aspetto molto diverso. Pochissime pietre sono ancora esattamente nel posto dove furono erette millenni fa.
    A tre chilometri di distanza da Stonehenge è stato ritrovato da ricercatori della National Geographic Society un villaggio risalente al 2600 a.C. composto da circa venticinque piccole case. Si ritiene che fossero utilizzate per ospitare i costruttori del complesso, o i visitatori di qualche cerimonia. Si crede che Stonehenge sia una sorta di osservatorio astronomico preistorico in quanto l'asse di Stonehenge è orientato in direzione dell'alba nei solstizi estivi ma non invernali.

    Leggende su Stonehenge
    Stonehenge è associato alla leggenda di Re Artù. Goffredo di Monmouth disse che il mago Merlino diresse la sua rimozione dall'Irlanda, dove era stato costruito sul Monte Killaraus, da Giganti che portarono le pietre dall'Africa. Dopo essere stato ricostruito vicino ad Amesbury, Goffredo narra come, prima Uther Pendragon, e poi Costantino III, vennero seppelliti all'interno dell'anello di pietre. In molti punti della sua Historia Regum Britanniae Goffredo mischia la leggenda britannica con la sua immaginazione; è suggestivo il fatto che colleghi Ambrosio Aureliano con questo monumento preistorico, portando come prova la connessione tra "Ambrosius" e la vicina "Amesbury".
    Stonehenge è inoltre associato a molte altre leggende. I Druidi ad esempio utilizzavano queste enormi pietre come templi sacri dove si recavano sovente a pregare.

    Progetti che riguardano il sito
    In anni più recenti, il sito di Stonehenge, sulla Piana di Salisbury è stato influenzato dalla prossimità della strada A303, tra Amesbury e Stoke, e dalla A344. Nel passato un gran numero di progetti, compresi dei tunnel interrati, sono stati proposti per il sito, e l'English Heritage e il National Trust hanno fatto lunghe campagne per allontanare il percorso delle strade. All'inizio del 2003 il Dipartimento per i Trasporti ha presentato un certo numero di progetti per l'allargamento di strade, compresa la A303. Il 5 giugno la Highways Agency ha pubblicato un piano di massima per il cambiamento di 13 chilometri di strada a Stonehenge, compreso un tunnel di due chilometri che porterebbe la A303 sotto l'attuale tracciato. Il 4 settembre 2003 la Highways Agency ha annunciato una inchiesta pubblica, apertasi il 17 settembre, per valutare se i piani sono adeguati. Molte organizzazioni chiedono un tunnel più lungo che protegga maggiormente il sito archeologico e la campagna circostante. I progetti per il sito comprendono un nuovo centro visitatori che dovrebbe aprire nel 2006. Per il 2008 il nuovo schema di strade dovrebbe essere completato e le vecchie vie aperte.

    Repliche
    Esiste una replica a grandezza naturale di Stonehenge come sarebbe stato in origine, a Maryhill nello Stato di Washington, costruita da Sam Hill come memoriale di guerra. È persino allineata con l'alba di mezza estate, ma con la vera posizione del Sole sull'orizzonte virtuale, piuttosto che con la posizione apparente del sole sull'orizzonte reale. Un'altra memorabile replica di Stonehenge appare nel film Spinal Tap. Una Car-Henge è stata costruita esclusivamente con automobili vicino ad Alliance (Nebraska) dall'artista Jim Reynolds nel 2000.

    Libri e opere su Stonehenge
    Stonehenge in uno scritto del 1441 Sono numerosi gli studiosi che hanno speso la loro vita di ricercatori intorno al mistero di questo antico tempio e altrettanti i libri scritti sull'argomento. Si possono citare, a titolo di esempio, Il mistero di Stonehenge di John North, che ha fatto notare come esso sia allineato anche con il punto in cui il Sole tramonta durante il solstizio d'inverno; Stonehenge di R.J.C. Atkinson, che asserisce non sappiamo che cosa sia e probabilmente non lo sapremo mai; The Stonehenge People e Prehistoric Avebury di Aubrey Burl; Stonehenge. Un paesaggio di pietre e di misteri di David Souden.
    Un posto di rilievo fra gli scritti sulla presunta funzione di Stonehenge è sicuramente dovuto al noto astronomo sir Fred Hoyle il quale in un articolo su Nature del 30 luglio 1966 ipotizzò una funzione astronomica del monumento megalitico (Hoyle era convinto - in base a calcoli statistici - dell'origine extraterrestre della vita sul nostro pianeta). In tale articolo Hoyle proponeva un metodo secondo il quale tramite le buche di Aubrey sarebbe stato possibile prevedere tutte le eclissi solari entro certi limiti di accuratezza.
    Su Stonehenge e i suoi miti sono anche basate innumerevoli opere di fantasia. Sul mistero della sua costruzione è stato scritto un romanzo (Stonehenge) di Bernard Cornwell, mentre nel romanzo Sarum di Edward Rutherfurd la costruzione del complesso megalitico ispira alcuni capitoli. Moltissimi sono i personaggi del fumetto che hanno fatto una capatina in quel mistico luogo: da Paperino (Paperino - Il papero del passato e del futuro di Don Rosa) a Corto Maltese, passando per Martin Mystère e Dylan Dog (n° 36 "Incubo di una notte di mezza estate") senza dimenticare Topolino, con molte avventure ambientate in quei dintorni, o Lara Croft nella versione a fumetti.

    Altri cerchi neolitici
    Esistono vari cerchi neolitici analoghi a Stonehenge o datati approssimativamente nella stessa epoca. Tra di essi vi è il cosiddetto Cerchio di Brodgar nella Scozia settentrionale. Un sito circolare simile, ma risalente a circa il 7000 a.C., si trova a Goseck nella Sassonia-Anhalt in Germania. Risalente al 9600 a.C., il sito di Göbekli Tepe in Turchia presenta un analogo impianto di monoliti disposti a cerchi concentrici.
    Un altro complesso, detto "Circolo calendariale" si trova presso il Museo nubiano di Assuan originariamente costruito a Nabta Playa e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni. In Italia sono presenti diversi circoli megalitici in Sardegna, come quello di Li Muri ad Arzachena e quello di Pranu Muttedu a Goni.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Nov 18, 2013 9:57 am

    Lemuria

    Lemuria è il nome di un ipotetico continente scomparso, che si suppone si trovasse nell'Oceano Indiano o in quello Pacifico. Le teorie su Lemuria, necessarie per le teorie della biogeografia del XIX secolo, sono divenute obsolete in seguito alla scoperta e alla comprensione della tettonica a zolle. Sebbene Lemuria sia scomparsa dal regno della scienza, essa è sopravvissuta grazie agli scrittori dell'occulto.
    I racconti su Lemuria differiscono in base alle necessità di contestualizzazione degli autori; quasi tutti condividono, però, l'elemento cataclismatico che avrebbe fatto affondare l'antico continente, in analogia con l'Atlantide di Platone.

    Origini scientifiche
    Sebbene i lemuri viventi oggi si trovino solo in Madagascar e nelle isole vicine, la scoperta di famiglie di lemuri estinte dal Pakistan alla Malesia ha ispirato il nome Lemuria, coniato nel 1864 dal geologo Philip Sclater nell'articolo The Mammals of Madagascar uscito sul The Quarterly Journal of Science. Confuso dalla presenza dei lemuri sia in Madagascar che in India e dalla loro assenza in Africa e nel Medioriente, Sclater propose che il Madagascar e l'India fossero state un tempo parte di un continente più grande, chiamato Lemuria proprio dal nome dei lemuri. Prima della teoria della deriva dei continenti, gli scienziati postulavano frequentemente teorie su continenti sommersi per spiegare l'esistenza di animali terrestri appartenenti ad una medesima specie ma separati da barriere geografiche insormontabili.
    Poiché la teoria di Lemuria guadagnò una certa importanza, cominciò ad apparire nelle opere di altri scienziati quali Ernst Haeckel, un tassonomista tedesco che propose Lemuria come la spiegazione all'"anello mancante". I fossili di questo non si sarebbero potuti trovare perché sepolti in fondo al mare. La teoria di Lemuria scomparve con l'avvento della teoria della tettonica delle placche.

    La Lemuria di Helena Blavatsky
    Lemuria entrò nel lessico dell'occulto tramite le opere di Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che dichiarò intorno al 1880 che l'esistenza di questo continente, abitato da una razza di ermafroditi spiritualmente puri, le era stato rivelato dai Mahatma che le avrebbero permesso di visionare un testo pre-atlantideo, il Libro di Dzyan.
    Secondo l'interpretazione teosofica, gli ermafroditi di Lemuria corrispondevano a una delle sette Razze Radicali attraverso cui si muove ciclicamente l'evoluzione dell'umanità.

    Lemuria ed il Monte Shasta
    Nel 1894 Frederick Spencer Oliver pubblicò (con lo pseudonimo di Phylos il Tibetano) il romanzo A Dweller on Two Planets, nel quale dichiarò che i sopravvissuti di un continente immerso chiamato Lemuria vivevano sopra o all'interno del Monte Shasta nel nord della California. I Lemuriani avrebbero vissuto in un complesso sistema di tunnel scavati nella montagna e, in alcuni casi, sarebbero stati avvistati fuori dalla loro montagna, mentre camminavano coi loro abiti bianchi.
    Queste idee furono riprese da individui come Guy Warren Ballard, che negli anni trenta formò la I AM Foundation.

    Letteratura
    Il nome di Lemuria compare in un buon numero di opere di narrativa fantastica tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, incluse alcune del filone del Mondo perduto. Ad esempio è citata, assieme ad Atlantide e Mu, nelle storie fantasy di Kull di Valusia di Robert E. Howard e nelle storie di Howard P. Lovecraft scritte negli anni venti-trenta. Una ripresa più tarda è quella fatta da Richard S. Shaver in una serie di storie di fantascienza, presentate come vere, pubblicate dal 1945 al 1949 sulla rivista pulp Amazing Stories e in seguito sulla rivista Other Worlds, che fece il suo debutto nel 1949 con il racconto The Fall of Lemuria.
    In queste storie Shaver sosteneva l'idea di una Terra cava, presentando la storia di una razza superiore preistorica che sarebbe sopravvissuta nelle profondità della Terra. I discendenti di questa razza, noti come Dero, vivrebbero nelle caverne usando macchine fantastiche abbandonate da razze antiche per tormentare coloro che vivono in superficie. Shaver fu infine bandito dalla rivista Amazing Stories e non ammise mai che si trattasse di fiction.
    Lemuria compare nel romanzo Vizio di forma (Inherent Vice, 2011) dell'autore americano Thomas Pynchon.

    Fumetti
    Nell'universo Marvel, Lemuria è la città sommersa dei Devianti, creature umanoidi dal codice genetico instabile e in continuo cambiamento, tanto che ognuno di loro non appartiene alla stessa specie dell'altro. Parenti stretti dell'Homo sapiens sapiens e degli Eterni, con i quali sono in perenne competizione, essi furono creati insieme alle altre razze umane dai Celestiali, divinità cosmiche di enorme potere, i quali dopo secoli di assenza dal pianeta Terra, tornarono in seguito ad una rivolta dei Devianti; dopo aver decimato queste creature fecero sprofondare la loro città capitale nell'Oceano Pacifico. Nella versione Ultimate Marvel, Lemuria è una città sotterranea scoperta dall'Uomo Talpa.
    Wizards of Mickey V - Lemuria è un capitolo del 2011 della serie di fumetti Wizards of Mickey di Topolino.

    Televisione
    Alcuni riferimenti a Lemuria sono presenti nella serie animata Mighty Max, dove l'antagonista principale, il Cavaliere del Teschio Maledetto (Skullmaster), distrusse Atlantide e Lemuria e uno degli alleati di Max è l'ultimo lemuriano vivente.

    Videogiochi
    Lemuria è presente nel videogioco Golden Sun: L'era perduta, il secondo titolo di una serie per Game Boy Advance. In questo capitolo è raffigurata come un'isola al centro dei mari, circondata da nebbie perenni. La sua popolazione risulta immortale perché su di essa il tempo si è fermato grazie all'acqua che sgorga da una fonte posta al centro dell'unica, antica città presente. I lemuriani vengono raffigurati come esseri magici e belli dalla pelle bianca ed i capelli azzurri.
    Diversi riferimenti a Lemuria sono presenti anche nella visual novel Ever 17: The Out of Infinity.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Nov 18, 2013 10:06 am

    Banshee

    La banshee è una creatura leggendaria dei miti irlandesi e scozzesi.

    Descrizione
    La banshee è uno spirito femminile, descritto generalmente come una bella donna dai capelli fluttuanti, con indosso un vestito verde ed una mantella grigia (o, alternativamente, vestita completamente di bianco o rosso). Può apparire sia come una donna che canta, sia piangente e avvolta da un velo. Altra caratteristica sono gli occhi perennemente arrossati dal pianto.
    Il termine banshee significa "donna delle fate", dal gaelico bean, "donna", e sidhe, che deriva a sua volta da sith ("fata") o sid ("montagna delle fate"). La banshee ha un corrispondente maschile nel meno comune farshee (in irlandese Fear Sidhe). Fa parte del piccolo popolo ed è uno spirito che spesso viene classificato tra quelli maligni, anche se in realtà nelle antiche leggende viene descritto semplicemente come uno spirito femminile che si aggira attorno a paludi e fiumi, nelle sorgenti o nelle colline d'Irlanda.
    Le banshee sono legate ad alcune famiglie, specialmente quelle il cui cognome inizia per "Mac" oppure "O". L'emigrazione di irlandesi in America ha portato anche là alcune leggende sulle banshee, ma sono poche e perlopiù ambientate nel sud durante la Guerra d'Indipendenza Americana.

    Apparizioni
    Le banshee non si mostrano mai agli esseri umani, con l'eccezione di coloro che sono prossimi alla morte e a cui giunge tale presagio. È probabilmente questa la ragione per cui dopo l'VIII secolo vengono classificate tra gli esseri malvagi. La banshee più famosa si chiamava Aibhill ed era legata agli O'Brien. Stando alla leggenda, nel 1014 il re Brian Boru si gettò nella battaglia di Clontarf pur sapendo di andare incontro a morte certa, dal momento che la notte precedente Aibhill gli era apparsa mentre lavava i panni dei soldati finché l'acqua non si tingeva completamente del colore vermiglio del sangue.

    Il pianto della banshee
    Quando un membro della famiglia protetta muore, o è in procinto di morte, la banshee piange e si dispera. Tali lamenti sono noti col termine di keening (dal gaelico caoineadh, "lamento"). Le grida possono anche essere di vittoria, quando quella che ha subito la perdita è una famiglia nemica. Nella tradizione fantasy moderna, dove gli elementi caratteristici delle mitologie antiche e delle tradizioni folkloristiche a volte subiscono delle mutazioni ad opera del passaggio del tempo e delle contaminazioni fra opere letterarie (o di qualsiasi altro tipo) diverse, la banshee viene spesso rappresentata come uno spirito urlante, non necessariamente malvagio, il cui grido ha la capacità di uccidere all'istante, o altri effetti simili. Talvolta è associata alla razza degli elfi o similari.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Mar Nov 19, 2013 10:10 am

    Windigo

    Il Windigo (o Wendigo) è una figura della mitologia dei Nativi Americani appartenenti al popolo degli Algonchini.

    Caratteristiche
    Le caratteristiche di questo essere non possono essere descritte con precisione, poiché variano a seconda della tribù, ma si tratta comunque di una creatura maligna divoratrice di uomini. Si dice sia figlio dell'Inverno e della Fame. Ha grandi artigli, corpo scheletrico ed emaciato e labbra assenti o almeno non sufficientemente grandi da coprire gli enormi denti. È di grandi dimensioni ed è ricoperto da peli. Il Windigo si muove molto velocemente, tanto da consumare i propri piedi per l'attrito con il terreno. I piedi poi cadrebbero e verrebbero sostituiti. È capace di imitare la voce umana e i versi degli animali. Il Windigo è un ottimo cacciatore di giorno, insuperabile di notte. Rincorre le sue prede umane per lunghi tratti, finché queste non impazziscono e i loro piedi non prendono fuoco, poi le trascina nella tana per mangiarle vive. Si dice inoltre che la creatura abbia il cuore di ghiaccio (talvolta addirittura che sia interamente composta di ghiaccio) e che l'unico modo per liberarsene sia proprio di sciogliere il suo cuore con il fuoco.

    Nascita di un Windigo
    Secondo la tradizione, un uomo (di solito un cacciatore) si trasforma in Windigo se viene morso da un altro Windigo, se è stato posseduto durante un sogno, oppure se si è nutrito di carne umana. La trasformazione in Windigo può anche essere causata da uno sciamano. Secondo altre fonti ogni Windigo un tempo era una persona, un indiano pellerossa o un cacciatore, che durante un inverno rigido è stato esiliato senza cibo e approvvigionamenti e per sopravvivere è dovuto diventare cannibale. Secondo alcune credenze mangiare carne umana dà qualità come velocità, forza e immortalità. È così che dopo anni e anni si diventa un cacciatore intelligentissimo e imbattibile ma soprattutto perennemente affamato.

    Tecnica per ucciderlo
    Si pensa che la sola maniera di uccidere un Windigo sia di bruciare il suo corpo riducendolo in cenere.

    Teoria criptozoologica
    I criptozoologi considerano le leggende sul Windigo come una prova dell'esistenza del Bigfoot o Sasquatch, anche se le caratteristiche comuni ai due mostri sono solo le grandi dimensioni e l'irsutismo. Più probabilmente il Windigo è stato creato come deterrente contro il cannibalismo dalle tribù indiane che vivevano nella parte più settentrionale del Nord America e che quindi si trovavano ad affrontare inverni particolarmente lunghi e rigidi con scarse risorse alimentari.
    L'aspetto scheletrico e deforme, unito al fatto che la creatura si nutrirebbe, oltre che di carne umana, di muschio ed altri cibi considerati normalmente non commestibili, sembrerebbero tipiche conseguenze della malnutrizione.

    Windigo nella cultura popolare
    La Marvel Comics, basandosi sulla leggenda del Windigo, ha creato un personaggio chiamato Wendigo. Il Wendigo Marvel corrisponde perfettamente alle descrizioni del fantomatico mostro: è alto 3 metri, pesa 500 kg, è completamente ricoperto di peli e si nutre solo di carne umana. Il Wendigo è uno storico avversario di Hulk e di Wolverine. Non è di ghiaccio ma possiede un fattore rigenerante. Il Wendigo è una maledizione che condanna l'uomo che ne cade vittima a trasformarsi in Wendigo e a rimanervi in eterno. Tuttavia, uno scienziato di nome Larry scopre in seguito che è possibile controllarla servendosi di un paio di orecchini magici. Nell'albo She-Hulk v2 #16, l'unità Hulkbuster dello S.H.I.E.L.D. (con l'aiuto di Wolverine e She-Hulk) è riuscita a catturare il Wendigo. Nel 100% Marvel di Sentry dal titolo Sotto l'occhio vigile di CLOC, Wendigo viene rintracciato da CLOC. Per fermarlo, Sentry invia il suo "cane da guardia", dicendogli: "fai pure, ma non morderlo troppo forte".
    Il Windigo appare nell'ottavo albo della serie a fumetti Magico Vento, in un episodio scritto da Gianfranco Manfredi per i disegni di Pasquale Frisenda.
    Nella storia dal titolo Nei territori del Nordovest, di Mauro Boselli e Alfonso Font (Maxi Tex n. 5), il capo di una tribù Han riporta a Tex Willer le voci secondo cui lo spirito del Wendigo sarebbe entrato nel corpo di un vecchio nemico di Jim Brandon.
    Il Wendigo è l'entità che dona il sinistro potere di far tornare in vita i morti al cimitero degli animali descritto nel romanzo horror di Stephen King Pet Sematary.
    Wendigo è il nome dato anche ad alcuni mostri nel gioco per Playstation Final Fantasy VIII, sebbene non rispecchino la descrizione fisica dell'entità demoniaca. La corrispondenza è un poco più evidente in uno dei capitoli precedenti, Final Fantasy V, in cui Wendigo è un demone umanoide in grado di scatenare bufere di neve.
    Nel secondo episodio della prima stagione del telefilm Supernatural, i fratelli Dean Winchester e Sam Winchester devono eliminare un Wendigo che uccide le persone nella foresta in cui risiede.
    Nel dodicesimo episodio della prima stagione del telefilm Streghe le sorelle Prue, Piper e Phoebe Halliwell devono affrontare un Wendigo che contagia Piper.
    Compare anche nell'ottava puntata della serie Fear Itself, intitolata in italiano Lo spirito delle montagne (in originale Skin & Bones).
    I Crippled Black Phoenix, supergruppo formato da Dominic Aitchison, attuale bassista dei Mogwai, e Justin Greaves, ex batterista degli Electric Wizard, nel disco Night Raider del 2009 hanno intitolato una traccia strumentale come il demone della leggenda.
    I Windigo sono citati nella storia a fumetti Zio Paperone e la guerra dei wendigo di Don Rosa, del 1991. I Wendigo della storia si rivelano poi essere una tribù di indiani pigmei, quindi la creatura viene solo nominata e descritta senza comparire mai.
    Il Digimon Endigomon è basato sul Wendigo.
    Nel gioco di ruolo Werewolf: The Apocalypse, il Wendigo è il totem dell'omonima tribù Garou.
    Il Wendigo compare anche nel film del 1995 Frostbiter: Wrath of the Wendigo, diretto Tom Chaney.
    Il Wendigo appare come nemico nel videogioco Blood Omen: Legacy of Kain, nello specifico in luoghi freddi come la Caverna dell'Oracolo o nei pressi della Foresta di Termagent.
    Wendigo è il titolo di un film horror del 2001, scritto e diretto da Larry Fessenden, che nel 2006 dirige anche The Last Winter, nel quale cita nuovamente la figura mitologica del Wendigo.
    Nel telefilm The Grimm il protagonista Nick Burkhardt affronta un Wendigo nella 11ª puntata "To Protect and Serve Man" della seconda serie.
    Nel film The Lone Ranger il comanche Tonto crede che il bandito Butch Cavendish sia un Wendigo perché quest'ultimo si nutre di carne umana.
    Nel film Licantropia il mito del Wendigo viene fuso a quello dei lupi mannari.
    Riferimenti a questa leggenda si trovano anche in L'Insaziabile (Ravenous) un film del 1999 diretto da Antonia Bird.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Gio Nov 21, 2013 2:47 pm

    Changeling

    « Non chiamateci gnomi, ne' fate. Non vogliamo più essere chiamati così. Una volta era la parola perfetta per designare una grande varietà di creature, ma oggi ha troppi significati... In questo mondo esiste una serie di spiriti sublunari che carminibus coelo possunt deducere lunam, i quali, sin dai tempi antichi, sono divisi in sei categorie: spiriti di fuoco, di aria, di terra, di acqua, sotterranei, più la classe delle fate e delle ninfe. Se volete darmi un nome, io sono come loro, un folletto. O meglio, sono un changeling. Noi rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il folletto diventa bambino, e il bambino folletto. » (Keith Donohue, Il bambino che non era vero)

    Il changeling è una creatura fantastica tipica del folklore europeo. Si narra sia un essere molto simile alle fate, e sia attratto dai bambini perché al contrario dei loro neonati (deformi e spesso malati) sono belli e sani; Secondo altre fonti invece li rapirebbero solo per "succhiarne" l'energia vitale o per nutrirsene. Il sostituto si può riconoscere perché è estremamente intelligente, molto più di un bambino umano normale, ma impacciato nei movimenti e con un comportamento molto diverso da quello umano.

    Origine
    I ricercatori credono che i bimbi dei quali si racconta negli scambi delle vecchie storie di fate e folletti mostrino i sintomi tipici dell'autismo o di altri handicap e che prima delle scoperte mediche questa leggenda venisse usata per spiegare malattie come l'autismo o anche semplicemente la scomparsa di bambini mai più ritrovati.

    Scozia
    Nella mitologia celtica si narra di un bambino malato, figlio delle fate o dei troll, che viene scambiato da queste ultime con un altro bambino comune per dare il compito alla sfortunata madre di curare il folletto, e solamente in questo modo le verrà restituito il bambino reale. Per avere prova della sua reale natura, si narra che bastasse preparare una camomilla e versarla in un guscio d'uovo e a quel punto il changeling avrebbe detto "In tanti anni della mia esistenza ne ho viste di cose, ma mai versare della camomilla in un guscio d'uovo..." per poi sparire.

    Francia e Italia
    La leggenda è diffusa anche in Francia, dove questi folletti si chiamano Jetins, abitano le grotte marine ed escono solo di notte. Si racconta che abbiano un'incredibile forza e adorino scaraventare lontano attrezzi pesanti. nelle regioni del nord-ovest dell'Italia, invece, sono chiamati Servan, la descrizione è più o meno la stessa di quelli francesi con in più il desiderio di assomigliare all'uomo ad ogni costo, e perciò scambiano i loro piccoli con quelli umani.

    Irlanda e Germania
    In Irlanda vengono anche chiamati Spriggan, folletti dall'aspetto grottesco, esseri malefici, piccoli che dovrebbero essere i guardiani dei tesori delle colline. In Germania vengono invece chiamati Wechselbalg.

    Changeling nei Media
    La figura del changeling, con tutte le sue varianti, ha ispirato molte opere nei più svariati ambiti.

    Letteratura
    Thomas Crofton Croker, Racconti di fate e tradizioni irlandesi, Neri Pozza Ed. Emanuele Rastelli, Changeling, I Perduti, Twenty Five Ed. Keith Donohue, Il bambino che non era vero, Rizzoli Editore Luigi Pirandello, La favola del figlio cambiato, Newton Compton Ed. Amanda Hocking, Switched, Lain

    Filmografia
    • Changeling (2008) - Diretto da Clint Eastwood e con Angelina Jolie, John Malkovich e Amy Ryan.
    • Changeling (1980) - Diretto da Peter Medak e con George C. Scott.
    • The Changeling (1911) - Cortometraggio con Charles Arling.
    • Spriggan - Film di animazione giapponese del 1998.
    • Daisy vuole solo giocare (The Daisy Chain) - Film diretto da Aisling Walsh nel 2008 (drammatico/thriller, in italiano Daisy vuole solo giocare).

      Fumetti e Videogiochi
    • Changeling, personaggio dei fumetti Marvel Comics.
    • Changeling, personaggio dei fumetti DC Comics.

      Serie Televisive
    • My Little Pony - L'amicizia è magica, changeling (tradotti in italiano con mutanti) e Queen Chrysalis.
    • Supernatural - episodio della terza stagione - Il mistero di Morning Hill
    • Merlin - episodio della terza stagione - Lo scambio


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Dom Nov 24, 2013 9:55 am

    Yeti

    Lo Yeti è una creatura leggendaria che fa parte cultura e delle credenze popolari delle popolazioni locali dell'Himalaya, entrata ormai anche nell'immaginario collettivo della cultura mondiale. Conosciuto anche come abominevole uomo delle nevi, termine originato da un'errata traduzione giornalistica dell'espressione in lingua nepalese Metoh Kangmi (letteralmente "uomo-orso delle nevi"), il termine Yeti deriva invece da yeh-teh che significa "Quella cosa là", espressione tipica usata dagli sherpa per indicare la mitica creatura.
    La figura dello Yeti dell'Himalaya sembra avere "parentele" simili sparse in tutto il mondo: nella regione caucasica e nella vasta fascia che va dal Pamir, attraverso l'Asia Centrale e la Mongolia, fino alla Siberia Orientale vivrebbe l'"Alma"; sulle montagne della Cina Centrale, in Indocina e in Malesia si nasconderebbe lo Xuèrén o "uomo selvatico"; negli altipiani della Russia il Chuchunaa; nel nord ovest americano, tra le Montagne Rocciose e il Pacifico, si dice vivrebbe il "Sasquatch" o "Bigfoot".
    Ogni stato citato ha promosso proprie ricerche scientifiche per indagare e fare luce sull'effettiva presunta esistenza di queste creature. Ma dal primo presunto avvistamento effettuato dal Colonnello Britannico A.L. Waddell, nel 1889, ad una quota di 5.000 metri di altezza, alla frontiera tra Nepal, Tibet e Buthan, fino ad oggi sono state avvistate e fotografate solo impronte, con l'eccezione di scalpi e pellicce rinvenuti e conservati come reliquie da alcuni monaci, che si sono rivelati poi appartenere a specie animali note.
    Nel 1980 Meng Quingbao ha avvistato un migliaio di impronte di cui ha riportato alcuni calchi, addirittura della lunghezza di 46 cm, di forma e dimensioni dissimili da quelle della fauna circostante conosciuta, oltre ad alcuni peli. C'è chi sostiene che appartengano ad un antenato del Gigantopiteco, vissuto nel tardo Pliocene, ritenuto estinto, ma di cui potrebbero essere rimasti in vita alcuni esemplari isolati (d'altronde non sono poche in zoologia le cosiddette "specie Lazzaro").
    In base alle conoscenze zoologiche e antropologiche, sarebbe comunque impossibile, per una specie così antica e isolata, vivere in piccoli gruppi familiari in un ambiente di altissima quota dove è difficile trovare nutrimento e con l'isolamento che genererebbe una progenie malata nel DNA per riproduzione tra consanguinei. È opportuno inoltre ricordare come, fino ad oggi, non sia mai stato rinvenuto neppure un reperto osseo riconducibile direttamente alla leggendaria creatura.
    Il 17 ottobre 2013 gli scienziati, confrontando il DNA di alcuni peli presumibilmente appartenenti allo Yeti con quello di un orso polare, hanno stabilito che la creatura leggendaria coinciderebbe in realtà con una sottospecie ibrida di orso, alla base del mito popolare, fornendo così una prova sperimentale alla teoria mitologica sostenuta per primo dall'himalaysta Reinhold Messner alla fine degli anni 90.

    Caratteristiche  
    Lo yeti viene descritto come un grosso animale, con analogie con le scimmie, che vive sull'Everest o comunque nell'Himalaya. Si tratterebbe di un essere di altezza compresa tra 1,80 e 2,40 metri per le femmine e dai 2,30 ai 3,15 metri per i maschi, ricoperto di una folta pelliccia bianca o argentata. Avrebbe una lunga capigliatura e braccia lunghe fino alle ginocchia. Gli abitanti del Tibet ipotizzano l'esistenza di due tipi di Yeti: il Dzu-teh (che significa cosa grossa), più alto (fino ai 3,15 metri di altezza), e il Meh-teh, di altezza più ridotta.

    Avvistamenti  
    Già nel 1407 il bavarese Johann Schiltberger, secondo i resoconti di viaggio, avrebbe incontrato lo Yeti sulla catena degli Altai, presso i confini occidentali della Mongolia. Il primo a riferire dell'esistenza di una creatura pelosa e senza coda, simile ad un uomo, è stato R. R. Hodgson, magistrato britannico, in Nepal dal 1820 al 1843. Le prime impronte dello Yeti furono scoperte in Tibet dal maggiore L.A. Waddell nel 1889 a più di cinquemila metri di quota. Nel corso del XIX secolo, si trova qualche riferimento a questo essere semiumano anche in scritti di ufficiali inglesi residenti nella regione himalayana. Il 22 settembre 1921, il tenente colonnello C. K. Howard-Bury, mentre stava tentando la scalata dell'Everest, percorrendo il sentiero che da Kharta porta a Lhapka-La, vide attraverso il binocolo, su un piano innevato sovrastante, una figura scura dalle sembianze vagamente umane. Quando giunse sul posto, a settemila metri, notò nella neve impronte di piedi nudi dalla forma umana. La notizia raggiunse il mondo civilizzato e diede vita al moderno mito dell'Abominevole Uomo delle Nevi.
    Nel 1925, nella regione del ghiacciaio Zemu (ad un'altitudine di circa 4500 metri), N.A. Tombazi, fotografo greco della Royal Geographical Society di Londra, vide una creatura in movimento circa 300 metri più in basso. Essa scomparve prima che Tombazi potesse preparare la macchina fotografica ma, scendendo, ne rinvenne le impronte.
    « Indiscutibilmente il profilo della figura era di forma umana, camminava in posizione verticale e si fermava di tanto in tanto a sradicare o tirare alcuni cespugli di rododendro nano. Era nettamente distinguibile in contrasto con il bianco della neve e per quanto potevo vedere, non portava abiti. Dopo circa un minuto si spostò finché divenne invisibile alla vista, sfortunatamente non ebbi il tempo di preparare l’obiettivo della macchina fotografica né di osservare l’oggetto tramite un binocolo. Durante la discesa, due ore dopo, proposi di ispezionare il punto in cui "l’uomo" o la "bestia" era stata osservata. Esaminai le impronte chiaramente visibili sulla superficie della neve. Erano simili per forma a quella di un uomo, ma lunghe solo 15-17 cm. Contai 50 impronte, ognuna a intervalli regolari di 30- 45 cm. Le orme erano senza dubbio state lasciate da un bipede, la sequenza di impronte non avevano le caratteristiche di nessun quadrupede immaginabile. La folta vegetazione di rododendri impediva ulteriori indagini così riprendemmo la marcia » (N.A. Tombazi)
    L'8 novembre 1951, alle ore 16:00 in punto, mentre stavano raggiungendo il ghiacciaio Menlung sull'Himalaya, gli alpinisti inglesi Eric Shipton e Michael Ward e lo sherpa Sen Tensing, a 6000 metri, notarono una scia d'impronte molto chiare a sud ovest del passo di Melung-Tse. Seguirono la pista per circa 1600 metri, ma dovettero desistere quando questa giunse in prossimità di un crepaccio. Impossibilitati a seguire la misteriosa creatura, fotografarono un'impronta di un piede umanoide, con cinque dita e che misurava 33 X 20 centimetri. Le impronte erano presenti anche dall'altra parte del crepaccio: "Dove le orme attraversavano il crepaccio, era perfettamente visibile il punto in cui la creatura aveva saltato ed usato le sue dita per assicurarsi la presa sulla neve nel ciglio opposto". Nel 1957, la spedizione in Nepal del miliardario e criptozoologo statunitense Tom Slick non approdò a nessuna scoperta, ma constatò che i nativi sapevano benissimo distinguere un orso o un entello (o "langur") da uno yeh-teh.
    Nel 1953, Lord John Hunt, capo della fortunata spedizione di Edmund Hillary, vide una lunga serie di impronte, nei pressi del Passo Zemu. Inizialmente pensò che fossero state lasciate dai membri di una spedizione tedesca, i quali, successivamente, negarono di essere stati in quella zona. La seconda spedizione di Slick, nel 1959, trovò quelli che si ritennero gli escrementi dello yeti, contenenti parassiti sconosciuti, e scoprì nel monastero buddista di Tengboche in Nepal una mano disseccata attribuita da uno dei monaci allo yeti. Un dito della mano fu trafugato e inviato a Londra, dove il reperto fu esaminato e classificato come appartenente a un primate di specie sconosciuta. La spedizione registrò anche la notizia che esistevano copricapi fatti di pelle di yeti. Ma fu soltanto l'anno seguente che la spedizione in Nepal di Edmund Hillary trovò nel monastero buddista di Khumjung uno di questi copricapi, che poi risultò fatto con la pelle di un raro animale locale (il serow) simile ad una capra.
    Nel 1986, lo scalatore Reinhold Messner avvistò, in una regione del Tibet orientale, uno Yeti, che descrisse come un enorme essere, ritto sulle zampe posteriori, in posizione bipede, che guardava nella sua direzione e che iniziò a fischiare per minacciarlo. Nel marzo 1986 l'esploratore Anthony Wooldridge avvistò e fotografò un presunto Yeti nell'India settentrionale a una distanza di 150 metri. Secondo molti si tratterebbe però soltanto di una roccia, simile a quelle retrostanti, di forma vagamente antropomorfa. Nel 1991, alcuni ladri asportarono dal monastero di Pangboche i resti della cosiddetta "mano" dello yeti. Nel 1992, il programma televisivo "Unsolved Mysteries" appurò che, nel 1959, alcuni frammenti di quella mano erano stati inviati per analisi, oltre che a Londra, all'antropologo George Agogino, che non ne aveva mai pubblicato i risultati. Gli organizzatori del programma rintracciarono Agogino ancora in possesso dei campioni di pelle che, nuovamente analizzati dal laboratorio biomedico dell'Universita di California, risultarono simili all'epidermide umana, ma non appartenenti a esseri umani. Durante lo spettacolo "Paranormal Borderland" della Paramount svoltosi dal 12 marzo al 6 agosto 1996, venne presentato un video, noto come The snow walker, in cui un probabile Yeti arrancava nella neve. In seguito si scoprì che il video fu creato dai produttori, nel tentativo di ingannare il pubblico.
    La Fox utilizzò il video nel programma "World's Greatest Hoaxes". Il 21 ottobre 1998, lo scalatore americano Craig Calonica disse di aver visto, il 17 ottobre, di ritorno dall'Everest, due creature che camminavano insieme in posizione eretta: "La mia opinione è che ho visto qualcosa, e quel qualcosa non era un uomo, non era un gorilla, non era un orso, non era una capra e non era un cervo". Nella primavera del 2001, sulla corteccia di un albero in Bhutan, lo zoologo Rob McCall e la sua squadra, trovarono due peli alquanto misteriosi. Inviati alla Oxford University, vennero analizzati da Bryan Sykes, uno dei più grandi esperti al mondo di analisi del DNA. Le analisi dimostrarono che il materiale non apparteneva a nessuna specie conosciuta e che somigliava ai peli trovati da Edmund Hillary sull’Himalaya mezzo secolo prima. Nel 2003, sulle montagne siberiane dell'Altai, Sergey Semenov ritrovò un arto che secondo alcuni esperti non era riconducibile a nessun animale noto. All'inizio del Dicembre 2007, il presentatore ed esploratore statunitense Josh Gates, con la propria squadra, trovò tre orme considerate compatibili con quelle dello "Yeti", sulla sponda del fiume Manju, a 2.850 metri di altezza. Il 20 ottobre 2008, alcuni scalatori giapponesi, di ritorno da un'arrampicata nel Nepal occidentale, dissero di aver trovato sulla neve delle orme forse riconducibili allo Yeti. Kuniaki Yagihara, membro del Progetto Yeti Giappone, a Katmandu, spiegò di avere visto tre impronte diuna circostante, oltre ad alcunin essere umano, sulla montagna Dhaulagiri, nel Nepal occidentale, a un'altitudine di circa 4.800 metri. Essi aggiunsero che le orme non assomigliavano a quelle di orsi, cervi e capre delle nevi.

    Lo scalpo di yeti    
    Il 19 marzo 1954, il Daily Mail pubblicò un articolo che descriveva una spedizione intenta ad ottenere campioni di peli di uno scalpo trovato nel monastero di Pangboche. I peli furono analizzati dal professor Frederic Wood Jones, un esperto in Antropologia e anatomia Comparata. La ricerca consisteva nel prendere delle microfotografie dei peli e metterle a confronto con peli di animali noti come orsi e oranghi.
    Il Professore Woods Jones concluse che i peli dello scalpo di Pangboche non provenivano da uno scalpo. Egli sostenne che, al contrario degli animali, che hanno una cresta di peli che si estende dalla testa alla schiena, la reliquia aveva una cresta che si estendeva dalla base della fronte e terminava presso la nuca. I peli variavano dal nero scuro al marrone scuro sotto una luce fioca fino al rosso alla luce del sole.
    Nel corso dello studio, i peli furono sbiancati, tagliati in sezioni e analizzati al microscopio, ma Woods Jones non riuscì a individuare l'animale a cui apparteneva lo scalpo. Tuttavia, si convinse che i capelli non appartenevano ad un orso o ad una scimmia antropoide. Egli, inoltre, ipotizzò che i peli non fossero della testa dell'animale, ma della spalla.

    Teorie  
    Se quello che viene indicato come Yeti sia discendente di qualche creatura pre-umanoide o, invece, nient'altro che un qualche animale peloso in grado di assumere una postura eretta non è dato sapere, allo stato attuale delle nostre conoscenze. Di certo, sappiamo che le popolazioni himalaiane considerano lo yeti una creatura della fauna locale che vive sulle più alte cime e si avventura fra la neve alla ricerca di muschio salato o di licheni.
    L'alpinista e himalaista Messner ha ipotizzato che lo yeti non sia altro che l'orso delle nevi. Nella sua disamina spiega che i tibetani chiamano questo orso chemo, ed è descritto come lo yeti: irsuto, puzzolente, dalle impronte umane. L'orso è in mostra allo zoo di Lhasa. Il Dalai Lama disse a Messner che "yeti e chemo sono la stessa creatura: non capisco cosa s'immaginino gli occidentali pensando allo yeti". Lo Yeti e molti esseri pelosi simili visti in molte zone dell'Asia centrale, e anche il Bigfoot del nord-America o l'Isnashi dell'America del Sud, potrebbero essere spiegati come esseri umani affetti da ipertricosi e cresciuti allo stato selvaggio, almeno per i casi con statura normale.
    Nelle razze mongolidi i peli si distribuiscono su tutta la superficie della pelle, per cui un individuo affetto da ipertricosi apparirebbe simile ad una scimmia. Esistono dettagliate leggende in Asia centrale sull'esistenza di uomini coperti di pelo, e nel 2005 è effettivamente nato in un villaggio del Kazakistan un bambino con il corpo completamente coperto di peli. Ma questo fa parte di una rara ma conosciuta malattia chiamata ipertricosi.

    Lo Yeti nella cultura popolare  
    L'immagine dello yeti ha svolto spesso un ruolo influente nella cultura popolare, figurando in film, libri, fumetti e videogiochi.
    Appare ad esempio nei lungometraggi The Snow Creature (1954), Il mostruoso uomo delle nevi (1957), Half Human: The Story of the Abominable Snowman (1958), Ostrożnie, Yeti! (1961), Shriek of the Mutilated (1974), Yeti, il gigante del XX secolo (1990), Monsters & Co. (2001), Lissy - Principessa alla riscossa (2007), La mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone, Yeti (2008), Hotel Transylvania e Le 5 leggende (2012) e Monsters University (2013) e nel film tv del 1995 Amy e lo Yeti.
    Oltre ad apparire nel Doctor Who è presente in varie opere della narrativa, tra cui opere di R. L. Stine.
    Nelle storie di Lovecraft viene ipotizzato che la leggenda dello Yeti sia dovuta all'avvistamento dei Gug, esseri mostruosi e giganteschi dall'aspetto scimmiesco.
    Nello pseudobiblium appartenente alla saga di Harry Potter Gli animali fantastici: dove trovarli si ipotizza una possibile parentela tra gli Yeti e i Troll del Nord Europa.
    Nell'Universo Marvel vari personaggi sono ispirati alla figura dello Yeti. Oltre a personaggi di nome Yeti o Susquatch figurano lo Yetrigar, The Abominable Snowman e The Abominable Snow-King. Altri fumetti che presentano lo Yeti sono Martin Mystère - in cui vengono immaginati come discendenti di esploratori di Atlantide che, atterrati su Marte in tempi remoti, avrebbero sviluppato le loro caratteristiche tipiche per adattarsi all'ambiente ostile del pianeta, salvo poi ritornare ormai trasformati sulla Terra - Zagor, Le avventure di Tintin e alcune storie di Topolino.
    È presente in vari videogiochi tra cui League of Legends, Maple Story, Mr. Nutz, The Battle for Wesnoth, The Legend of Zelda: Twilight Princess, The Sims 2: World Adventure, Tomb Raider II, World of Warcraft, Urban Yeti e Zoo Tycoon. Nel videogioco Skifree il protagonista deve scappare da un abominevole uomo delle nevi. Il protagonista della serie di giochi on-line Yetisports è uno Yeti, mentre il Pokémon Abomasnow è ispirato all'abominevole uomo delle nevi.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Nov 25, 2013 10:31 am

    Avalon

    Avalon è un'isola leggendaria, facente parte del ciclo letterario legato al mito di Re Artù e anche in The Lost World, situata nella parte occidentale delle isole britanniche e nell'altro caso situata in Amazzonia, famosa per le sue belle mele, infatti il suo nome, letteralmente vorrebbe dire Isola delle Mele (anche se secondo alcune teorie, la parola Avalon potrebbe essere anche una traslitterazione inglese del termine celtico Annwyn, cioè il regno delle fate, o Neverworld).
    Il primo documento scritto che ci parla di Avalon dandole il significato di Isola delle Mele si trova nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth; questa è la traduzione più probabile, visto che in bretone e in cornico il termine usato per indicare mela è Aval, mentre in gallese è Afal, pronunciato aval. Inoltre il concetto di un'"isola dei beati", posta nell'estremo occidente (il luogo del tramonto) è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in particolare nel Tír na nÓg e nel mito delle greche Esperidi (anche queste ultime famose per le loro mele). Secondo alcune leggende (cfr. il poeta Robert de Boron), Avalon sarebbe il luogo visitato da Gesù e da Giuseppe d'Arimatea e quello dove, proprio Giuseppe d'Arimatea, dopo aver raccolto il sangue di Cristo in una coppa di legno (il Sacro Graal), si rifugiò, fondando anche la prima chiesa della Britannia.
    Oggi l'isola di Avalon è normalmente associata alla cittadina di Glastonbury, in Inghilterra. Sarebbe anche il luogo in cui fu sepolto Re Artù, trasportato nell'isola su una barca guidata dalla sorellastra, la Fata Morgana. Secondo la leggenda, Artù riposa sull'isola, in attesa di tornare nel mondo quando questo ne sentirà nuovamente il bisogno. Per alcuni Avalon andrebbe identificata con Glastonbury. A partire dagli inizi dell'XI secolo, prese corpo la tradizione secondo cui Artù fu sepolto nella Glastonbury Tor, che in passato era circondata dall'acqua, proprio come un'isola.
    Durante il regno di Enrico II, secondo il cronista Giraldo Cambrense e altri, l'abate Enrico di Blois commissionò una ricerca, che, a una profondità di 5 metri, avrebbe portato alla luce un enorme tronco di quercia o una bara con un'iscrizione: "Qui giace sepolto l'inclito re Artù nell'isola di Avalon". I resti furono sotterrati di nuovo davanti all'altare maggiore, nell'abbazia di Glastonbury, con una grande cerimonia, a cui parteciparono anche re Edoardo I e la sua regina. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio fino al periodo della Riforma protestante. Una vicina vallata porta il nome di Valle di Avalon. Comunque, la leggenda di Glastonbury è stata spesso considerata falsa.
    Secondo altre teorie, Avalon sarebbe l'Ile Aval o Daval, sulla costa della Bretagna, oppure Burgh-by-Sands, nel Cumberland, che al tempo dei romani era il fortilizio di Aballava, lungo il Vallo di Adriano, e vicino Camboglanna, al di sopra del fiume Eden, ora Castlesteads. Per una coincidenza, il sito dell'ultima battaglia di Artù si sarebbe chiamato Camlann. Per altri Avalon sarebbe da ubicare sul Monte di san Michele, in Cornovaglia, che si trova vicino ad altre località associate con le leggende arturiane. Questo monte, è in realtà isola che si può raggiungere quando c'è bassa marea. La questione è confusa da leggende simili e toponimi presenti in Bretagna.
    L'isola di Avalon veniva chiamata anche "Inis witrin" (cioè "isola di vetro"/i]) per l'abbondanza di guado, pianta che sfuma sull'azzurro e che i guerrieri celti utilizzavano per tingersi la faccia per andare in battaglia.

    Avalon nella cultura moderna
    Letteratura
    • Nel lai Lanval di Maria di Francia, il cavaliere si innamora di una fata e dopo aver sperimentato l'ingratitudine della corte arturiana, decide di abbandonare il mondo degli uomini per andare a vivere nell'isola incantata con la sua amata.
    • Nella canzone di gesta La Bataille Loquifer il gigante Rainouart arriva all'isola di Avalon grazie all'aiuto di tre fate. Qui incontra re Artù, il quale gli chiede come prova del proprio coraggio di affrontare il mostro Chapalù. Morgana, la fee a vis cler, invaghitasi del cavaliere, giacerà con lui e dalla loro unione nascerà il mostro Corbon (fratellastro di Maillefer), che ricomparirà in seguito ne Les Enfances Renier.
    • Ciclo di Avalon - ciclo di romanzi fantasy di Marion Zimmer Bradley che ha avuto grande successo ed influenza soprattutto nel contesto del Neopaganesimo.
    • Nel manga di Nao Kodaka e Rika Tanaka Kirara Princess, Avalon è la città dalla quale proviene la protagonista, Kirara Reno.
    • Nella saga Wings di Aprilynne Pike (Wings, Spells, Illusions, Destined) la protagonista, Laurel, è una fata proveniente da Avalon, messa nel mondo degli umani per salvaguardare il regno fatato.

      Musica
    • Una canzone degli Iron Maiden dell'album Final Frontier si intitola Isle of Avalon
    • Il quinto disco in studio di Cyndi Lauper, pubblicato nel 1997, si intitola [i]"Sisters of Avalon", che è anche il titolo della prima canzone del disco.
    • La traccia finale di Ágætis byrjun, album dei Sigur Rós, è intitolata Avalon.
    • Una canzone dell'Album Under a Violet Moon della Rock band britannica Blackmore's Night è intitolata Avalon.
    • Avalon è stata di ispirazione per il titolo di un album del gruppo musicale Roxy Music intitolato appunto "Avalon", e per il cantante Kenny Loggins di cui uno dei suoi album riporta il titolo Back to Avalon.
    • Sempre nella musica, Avalon è anche il titolo di una canzone cantata da Lene Marlin e i Lovebugs
    • I Led Zeppelin in una loro canzone intitolata The Battle of Evermore in Led Zeppelin IV citano Avalon.
    • I Roxy Music hanno cantato una canzone dal nome Avalon ed inserita nell'LP Avalon
    • Un album di Van Morrison del 1989 è intitolato Avalon sunset.
    • Stones of Avalon è una canzone dell'album Unicorn dei Tyrannosaurus Rex.
    • I Red Hot Chili Peppers intitolarono una loro canzone "Rivers Of Avalon"
    • Alberto Fortis ha scritto una canzone che parla di Avalon, tratta da "Fiori sullo schermo futuro".
    • Il progetto della Metal Opera Avantasia della band Power metal Edguy prende il suo nome da Fantasia e appunto Avalon
    • Il cantante dei Godsmack Sully Erna ha scritto una canzone che dà il titolo al album "Avalon"
    • Avalon è anche un produttore di musica psytrance
    • Avalon è anche la dodicesima canzone dell'album Excalibur del gruppo power metal Grave Digger
    • Avalon è una canzone presente nel CD At your inconvenience, del rapper londinese Professor Green
    • "Walking in Avalon" è il titolo di un album del cantante texano Christopher Cross, uscito nel 1998, edito dalla CMC International Record
    • Avalon viene citata nella canzone A Past and Future Secret della band power metal Blind Guardian.
    • Avalon è anche il titolo di una canzone della band visualkei giapponese Mejibray. "The mist of Avalon"
    • Alain Stivell" icona della musica tradizionale Bretone e celtica
    • "Sail away to Avalon" è il titolo di una canzone di Arjen Anthony Lucassen (Ayreon) nell'album "The final experiment"

      Altro
    • La trama del videogioco Tomb Raider: Legend ruota attorno a degli altari di pietra sparsi per il mondo che altro non sono che dei portali dimensionali per Avalon. Questi possono essere attivati soltanto grazie alla mitica spada Excalibur, della quale successivamente si scopre esisterne diverse copie in quantità pari al numero di questi portali dimensionali.
    • Nel successivo Tomb Raider: Underworld, Avalon viene fatta coincidere con Helheim, uno dei nove mondi sotterranei della mitologia norrena.
    • Nel videogioco Ace Combat: The Belkan War la valle che precede la diga in cui si trova il supermissile V-2 si chiama appunto Avalon.
    • Nel film Zohan - Tutte le donne vengono al pettine la pettinatura preferita ed ispiratrice del protagonista si chiama Avalon.
    • Avalon è divenuto il nome di un film diretto da Mamoru Oshii nel 2001; nel film il gioco di guerra intorno a cui si svolgono le vicende è a sua volta chiamato Avalon.
    • Avalon, in Fate/stay night è il fodero di Excalibur, la spada di Saber/Arturia pendragon, che è contenuta dentro Emiya Shiro. Sottotitolata "The Ever Distant Utopia" (La sempre distante Utopia), nello scenario "fate" svolgerà un ruolo cruciale nella battaglia finale.
    • Nel manga e anime Code Geass: Lelouch of the Rebellion, l'Avalon è una nave bellica utilizzata dal secondo principe imperiale di Britannia, Schneizel El Britannia.
    • Online, al sito www.isoladiavalon.net, esiste un gioco di ruolo online liberamente ispirato all'isola di Avalon.
    • Nel Ciclo di Corwin delle "Cronache di Ambra" di Roger Zelazny, Avalon è il mondo governato da Corwin prima di perdere la memoria, e di cui un'ombra sarà governata dal fratello Benedict
    • "Mon Avalon" olio su tela opera dell'artista Roberto De Siena (page facebook).


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Mer Nov 27, 2013 10:10 am

    Olandese Volante

    Secondo il folclore nordeuropeo, l'Olandese Volante sarebbe un vascello fantasma che solca i mari in eterno senza una meta precisa, e a cui un destino avverso impedisce di tornare a casa. Viene spesso avvistata da lontano, avvolta in una nebbia o emanante una luce spettrale.
    I marinai della nave sono fantasmi, che tentano a volte di comunicare con le persone sulla terraferma.

    Origini
    L'origine di questa immagine folcloristica è discussa: secondo alcuni è olandese, mentre altri la ritengono generata dalla pièce melodrammatica The Flying Dutchman (1826) dell'inglese Edward Fitzball e dal romanzo The Phantom Ship (1837) di Frederick Marryat, adattato successivamente ad una storia olandese intitolata Het Vliegend Schip (La nave volante) dal prete olandese A.H.C. Römer. Tuttavia, va detto che il primo resoconto su questa leggenda si trova in un libro del 1795, Voyage to Botany Bay, di George Barrington, il quale parla della credenza folcloristica come di una superstizione molto diffusa tra i marinai del suo tempo.
    La storia è stata in seguito reinterpretata e resa celebre in tutta Europa da Richard Wagner, con l'opera L'olandese volante (1841), e dallo scrittore Washington Irving con The Flying Dutchman on Tappan Sea (1855). Inoltre l'Olandese Volante è citato brevemente nel decimo capitolo del romanzo Storia di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe.
    Secondo alcune fonti, il modello per il capitano della nave fantasma fu il capitano olandese Bernard Fokke, che nel XVII secolo faceva spola tra l'Olanda e l'isola di Giava (in Indonesia), a una velocità così sorprendente, da essere sospettato di aver fatto un patto con il diavolo. Il capitano è nominato Falkenburg nella versione olandese della storia, Vanderdecken nella versione di Marryat e Ramhout van Dam in quella di Irving.
    Non si sa se l'appellativo "olandese volante" si riferisca alla nave o al suo capitano. Varie versioni descrivono la causa di questo destino avverso. Secondo una di queste, il capitano avrebbe giurato, nel mezzo di una tempesta, di voler comunque superare il Capo di Buona Speranza, anche navigando in eterno, se necessario. Altre parlano di un crimine orribile commesso a bordo, o di marinai infettati dalla peste e quindi esclusi dall'attracco in qualsiasi porto; in entrambi i casi, il vascello è destinato a navigare in eterno. Secondo un'altra fonte, la nave sarebbe partita da Amsterdam nel 1729 (nel 1680 o nella prima metà del Seicento in altri testi) con a bordo un carico diretto a Giava per conto della compagnia delle Indie.
    Il capitano, tale Vanderdecken, aveva la fama di esser temerario e risoluto al punto tale di non indietreggiare di fronte ad alcuna avversità. Avvicinandosi al Capo di Buona Speranza una grande tempesta colpì la nave, altissime onde colpivano il vascello, con venti intensi e lampi accecanti. In sogno, Vanderdecken udì una voce che lo implorava d'invertire la rotta, ma l'avido capitano aveva imbarcato anche della merce di sua proprietà che contava di vendere lucrandoci un'ingente somma nelle Indie Olandesi. Vanderdecken imprecò e invocò il Diavolo facendo con lui la promessa che se fosse riuscito a passare il Capo, avrebbe potuto prendere la sua anima nel giorno del giudizio. La nave si spezzò in due tronconi e fece naufragio. L'intero equipaggio perì assieme al capitano, ma la morte rifiutò l'anima di Vanderdecken, che solo, si mise al timone del relitto del vascello.
    Alcuni testimoni giurano di aver visto lo spettro del capitano intento a giocare a dadi col diavolo in persona sul ponte del veliero. Alternativamente, si narra che l'intero equipaggio venne rifiutato dalla morte: da quel momento in avanti, l’intero equipaggio dell’Olandese Volante fu condannato ad errare per i mari in eterno come nave fantasma.
    La versione più comune narra che, in una notte di tempesta, il capitano dell'Olandese Volante commise un atto blasfemo insultando Dio e sfidandolo ad affondare la nave. Per questo sacrilegio, il Signore tramutò lui e tutto il suo equipaggio in fantasmi e lo condannò a navigare in eterno senza mai poter tornare a casa.
    Nella versione di Marryat, solamente il figlio avrebbe potuto rompere l'incantesimo qualora fosse riuscito a salire a bordo del vascello portando al padre una reliquia da adorare, consistente in un frammento della croce di Cristo. Alcuni hanno notato delle somiglianze con la storia dell'Ebreo errante, appartenente al folclore cristiano. Una leggenda simile a quella dell'Olandese Volante fa parte della tradizione dell'isola cilena di Chiloé: ne è protagonista il Caleuche, di una nave fantasma che naviga la notte nei dintorni dell'isola. Da non confondersi con un'altra storia della mitologia nel poema La ballata del vecchio marinaio (Rime of the Ancient Mariner) di Samuel Taylor Coleridge.

    Spiegazione scientifica
    La nascita della leggenda di una nave fantasma che solca i mari potrebbe essere dovuta ad un fenomeno di illusione ottica. È possibile infatti che essa si riferisca alla riflessione dei raggi solari dovuta alla diversa temperatura dell'aria che, in prossimità del pelo d'acqua, è più fredda rispetto a quella sovrastante (la stessa cosa accade, ma all'inverso, nelle giornate estive su strade asfaltate o luoghi caldi e assolati): si tratta di un miraggio spesso citato anche con il nome di fata morgana.
    In queste condizioni un oggetto posto al di là dell'orizzonte può comunque essere visibile, in quanto la riflessione dovuta all'inversione del gradiente termico fa incurvare verso il basso la traiettoria dei raggi luminosi provenienti da oltre l'orizzonte: in questo modo si vedrebbe infatti la nave fantasma, ossia il riflesso di una nave reale, posta al di là dell'orizzonte di osservazione.

    Riferimenti all'Olandese Volante
    Numerosi sono i riferimenti alla storia nella cultura moderna. Tra questi troviamo:
    Nella letteratura:
    • La vera storia dell'olandese volante (2002) e Un viaggio senza fine (2004) di Brian Jacques Patagonia
    • Express di Luis Sepúlveda Mannen
    • i båten dello scrittore svedese contemporaneo P.O. Enquist, in cui l'olandese volante è la figura centrale
    • Boccalone di Enrico Palandri (1979)
    • Flaming London (Londra tra le fiamme) dello scrittore statunitense Joe R. Lansdale (2006)

      In numerosi brani musicali:
    • L'olandese volante (Der fliegende Holländer) opera di Richard Wagner
    • Flying Dutchman dei Jethro Tull nell'album Stormwatch
    • Rockin' Chair di The Band
    • Marinaio di vent'anni dei Nomadi
    • Flying Dutchman di Tori Amos nell'album Spirit in the Sky
    • Edge of the World di Fairport Convention
    • The Flying Dutchman dei Von Thronstahl
    • The Flying Dutchman dei Guillaume & the Coutu
    • Dumonts Antenòr di Francesco Guccini riferimento al "batavo maledetto"
    • L'olandese volante di Teresa De Sio nell'album Sindarella Suite
      Federico l'Olandese Volante è lo pseudonimo del noto Disc jockey Friedrick Van Stegeren.

      Nei fumetti:
    • Paperino e la leggenda dello Scozzese Volante (1957) di Romano Scarpa
    • Zio Paperone e il vascello fantasma (1959) di Carl Barks
    • Paperino e il vascello Fantasma (1978)
      È apparso la prima volta nei fumetti della Marvel Comics in Silver Surfer (Vol. 1) n. 18 (settembre 1969), la cui prima edizione italiana è stata pubblicata nell'albo L'incredibile Devil n. 24 (25 marzo 1971, Editoriale Corno) Nella legione dei non-vivi è un gruppo supercriminali dell'Universo Marvel, è stata pubblicata nel n. 140 della collana Thor e I Vendicatori dell'Editoriale Corno (24 Agosto 1976).

      Nei Manga:
    • One Piece: L'Olandese Volante fa la sua prima comparsa nel capitolo 606, capitanata da Vander Decken IX.
    • Il celebre quadro The Flying Dutchman di Albert Ryder
    • La compagnia aerea KLM usa "The Flying Dutchman" come slogan.
      Negli anni cinquanta del XX secolo è stata costruita un'imbarcazione chiamata Flying Dutchman.

      Nei film:
    • Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma e Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, l'Olandese volante è la nave di Davy Jones, il signore dei mari
    • Nel 1951 è stato girato il film Pandora con Ava Gardner e James Mason, regia di Albert Lewin.

      Nella televisione:
    • Nei Simpson il ristorante del capitano McAllister si chiama "Frying Dutchman" in riferimento alla nave e all'insegna che "sfrigola".
    • Nell'episodio 13 intitolato Route 666 della prima stagione del telefilm Supernatural, i fratelli Winchester fanno riferimento all'Olandese Volante.
    • È uno dei protagonisti del cartone animato Spongebob Squarepants.

      Nello sport:
    • L'Olandese volante è uno dei soprannomi di Marco van Basten
    • Dall'Olandese Volante prende nome la squadra veneta di calcio a 5 "Gli Olandesi Volanti/The Flying Dutchmen"

      Videogiochi:
    • Nel gioco La Maledizione di Monkey Island viene citata insieme ad un Gallese Volante.
    • Nel gioco Alone In The Dark 1 viene citata numerose volte nel proseguire della storia.
    • Nel gioco Alone In The Dark 2 il protagonista si trova ad esplorare la nave per cercare di salvare una bambina rapita.
    • Nel gioco Alone In The Dark 3 viene citata nuovamente nel proseguire della storia.
    • Nel gioco Age of Empires, attraverso un trucco si può avere nella propria flotta, la nave dell'Olandese Volante, capace di navigare anche sulle terre oltre che nelle acque dello scenario.
      Nel videogioco Pirati dei Caraibi per PSP il suo veliero può essere utilizzato come vascello per un limitato periodo.

      Film:
    • Pandora (Pandora and the Flying Dutchman) è un film del 1951 diretto da Albert Lewin. Interpretato da Ava Gardner e James Mason, è una rivisitazione, in chiave fantastica, della leggenda dell'Olandese Volante, l'uomo condannato, per un atto di tracotanza contro Dio, a non morire mai e a vagare per i mari fino al giorno del giudizio o fino a quando non avrebbe incontrato una donna disposta ad amarlo fino a sacrificarsi per lui.


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Gio Nov 28, 2013 3:05 pm

    Golem

    Il Golem in ebraico: גולם‎, è una figura antropomorfa immaginaria della mitologia ebraica e del folklore medievale. Il termine deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem che significa "materia grezza", o "embrione", termine presente nella Bibbia (Antico Testamento, Salmo 139,16) per indicare la "massa ancora priva di forma", che gli Ebrei accomunano ad Adamo prima che gli fosse infusa l'anima. In ebraico moderno golem significa anche robot.

    Storia e leggenda
    Secondo la leggenda, chi viene a conoscenza della kabbalah, e in particolare dei poteri legati ai nomi di Dio, può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti e come difensore del popolo ebraico dai suoi persecutori. Può essere evocato pronunciando una combinazione di lettere alfabetiche.
    Si dice che il Golem sia stato formato attraverso il testo Sefer Yetzirah: esso risale alla sapienza di Avraham e si distingue per l'esegesi sui segreti dell'alfabeto ebraico, delle Sefirot nel legame con l'anatomia del corpo umano, con i pianeti e con mesi, giorni e segni zodiacali: queste tre figure - l'uomo, il mondo e l'anno - rappresentano tre testimoni completi. Il maestro che voleva formare un Golem, così si racconta, si serviva delle lettere ebraiche.
    Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un'anima e nessuna magia fatta dall'uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela. Nella cronaca di Ahimaaz ben Paltiel, cronista medievale del XII secolo, si narra che nel IX secolo un rabbino, Ahron di Bagdad, scopre un golem a Benevento, un ragazzo a cui era stata donata la vita eterna per mezzo di una pergamena.
    Sempre alla fine del IX secolo, secondo la cronaca di Ahimaaz, nella città di Oria risiedevano dei sapienti ebrei capaci di creare golem, i quali smisero di praticare questa attività dopo una divina ammonizione. Si narra che nel XVI secolo un sapiente europeo, il rabbino Jehuda Löw ben Bezalel di Praga, cominciò a creare golem per sfruttarli come suoi servi, plasmandoli nell'argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola "verità" (in ebraico אמת [emet]). C'era però un inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in "morte" (in ebraico מת [met]); ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava.
    Il Golem, non come deità ma come una sorta di angelo, la cui natura nella Qabbalah è segreta, però creato dal maestro in grado di unirne il potere spirituale alla Volontà di Dio, si racconta operasse anche per la difesa di alcune comunità ebraiche dell'Europa orientale. Ripreso il controllo della situazione, il mago decise di smettere di servirsi dei golem che nascose nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove, secondo la leggenda, si troverebbero ancora oggi.

    Influenza culturale
    A partire dal XIX secolo la società europea cominciò ad adottare la figura del Golem in varie opere di fantasia. Lo scrittore ed esoterista Gustav Meyrink si ispirò a questa leggenda per il suo romanzo del 1915 Il Golem (Der Golem) come anche il regista Paul Wegener per la serie di film classici dell'espressionismo cinematografico degli anni venti a partire dal film muto Der golem (1915). Questi film (soprattutto Der Golem, wie er in die Welt kam del 1920) ispirarono James Whale per il suo Frankenstein del 1931. Alla figura, inoltre, si ispira lo scrittore argentino Jorge Luis Borges nella poesia "Il Golem" tratta dalla raccolta L'altro, lo stesso.
    Queste opere diedero un nuovo e drammatico volto al Golem, divenuto una creazione di mistici ambiziosi che invevitabilmente vengono puniti per la loro blasfemia (molto similmente alla storia del mostro di Frankenstein di Mary Shelley e all'homunculus dell'alchimia). Alcuni considerano il Golem come un precursore del moderno androide.
    Il Golem è divenuto anche un personaggio dei fumetti Marvel Comics (1974-1975). A metà degli anni novanta un’altra versione del Golem apparve sotto il marchio DC Comics e si alleò ai Leymen in Primal Force.
    Golem è il nome di un Pokémon, dalle sembianze vagamente umane, costituito da un corpo di roccia solida e resistentissimo agli attacchi esterni. Ultimamente sono stati introdotti due Pokémon, Golett e la sua evoluzione Golurk, che si ispirano chiaramente al golem.
    Anche un personaggio dei Gormiti si ispira apertamente al leggendario Golem. È Gorgolem, un mostruoso ammasso di lava, magma e fuoco, frutto dell'unione dei guerrieri del fuoco e dell'oscurità, che racchiude in sé tutti i poteri oscuri.
    Nell’anime Monster Rancher uno dei cinque monster protagonisti si chiama Golem e ha le sembianze di un gigante di pietra antropomorfo.
    Il Golem appare anche nei fumetti editi dalla Bonelli come Dylan Dog, Martin Mystère, Dampyr e Jonathan Steele.
    Golem è stato il titolo di una trasmissione radiofonica trasmessa da Radio2 e condotta, per 11 anni, dal 1993 al 2004, dal giornalista Gianluca Nicoletti. Attualmente Nicoletti, su Radio24, trasmette "Melog".
    Nel gioco di ruolo Dungeons & Dragons esistono vari tipi di golem. Oltre a quelli d'argilla è possibile trovarne di pietra, forgiati in ferro o addirittura di carne.
    Nella popolare serie di videogiochi di ruolo chiamata Final Fantasy, il Golem è una tipologia di nemici presenti in molte varietà (come il Golem d'oro, d'argento o di Mithril) oltre che un'invocazione: un uomo composto da rocce che protegge il gruppo alleato dagli attacchi fisici.
    Nel videogioco The Legend of Spyro: L'Alba del Drago compare all'inizio della storia un personaggio Golem.
    Nel videogioco Minecraft è possibile costruire un Golem che proteggerà i luoghi circostanti.
    Nella serie di videogiochi Gothic sono presenti golem come nemici, soprattutto di pietra, ma anche di fuoco e di ghiaccio.
    Nel videogioco arcade Haunted Castle il boss del Livello 4 è un Golem di mastodontiche dimensioni, legato a un gancio.
    Nel videogioco arcade Mutant Fighter figura tra i personaggi utilizzabili anche un Golem.
    Nel videogioco Golden Sun e nel suo seguito Golden Sun: L'era perduta appaiono vari tipi di Golem come nemici comuni.
    Nel videogioco Wizard101 la Torre del Golem, nella Corte del Golem di Wizard City, vi sono 1 serie di golem di legno, golem meccanici e golem di ferro da sconfiggere.
    Nel videogioco Timesplitters 2 e nel successivo capitolo della stessa saga Timesplitters: Future Perfect uno dei personaggi che possono essere usati dal giocatore è il "Golem di Pietra".
    I Golem appaiono anche nel videogioco Haunting Ground, survival horror della Capcom. Nel gioco i Golem possono essere spostati con delle piastre su cui è possibile digitare i caratteri grazie ad una macchina da scrivere.
    Il gruppo musicale canadese dei Voivod ha dedicato al demone d’argilla della tradizione praghese il brano Golem dell’album Angel Rat.
    "Der Golem" è il titolo di una canzone del gruppo italiano Death SS, inserita nell’album "The Seventh Seal" del 2006.
    La metal band romana Stormlord ha scritto il brano "Emet", presente nell'album Mare Nostrum (2008), ispirato alla figura del Golem.
    La figura del golem appare anche nel romanzo Le cronache del mondo emerso - Il talismano del potere di Licia Troisi. Infatti Nihal (la protagonista) combatte contro due golem e per ucciderli cancella la prima lettera scritta sulla loro fronte in modo che compaia la scritta "morte".
    Su questa figura si basa la puntata della quarta stagione episodio quindici della serie X-Files.
    I Golem compaiono in Piedi d'argilla di Terry Pratchett.
    Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov ha dichiarato in diverse prefazioni ai suoi libri di essersi ispirato ai Golem per creare il suo universo narrativo dei robot.

    Filmografia
    • Film di Paul Wegener Der Golem (1915), perduto Der Golem und die Tanzerin (1917); parodia del primo film, perduto anch'esso
    • Il Golem - Come venne al mondo (Der Golem: Wie er in die Welt kam, 1920), prequel del primo film

      Serie televisive e cartoni
    • Il golem è protagonista della puntata Kaddish - Fango nella quarta stagione di X-Files 1997
    • Nella serie televisiva della CW Supernatural nell'episodio 8x13 "Everybody Hates Hitler", compare un Golem.
    • Il Golem compare nella serie animata statunitense Adventure Time, nell'episodio Il limite, dove fa la parte di un ostacolo in un labirinto.
    • Il Golem è presente nelle serie di Iginio Straffi Huntik.
    • Il Golem fa la sua apparizione anche nella serie animata I Simpson. Nell’episodio [i]"La paura fa Novanta XVII"[i] del 2006, Bart Simpson trova il Golem di Praga nello studio di Krusty, il cui aspetto è identico a quello del film Der Golem di Paul Wegener.
    • Il Golem appare nella seconda stagione della serie animata Gargoyles - Il risveglio degli eroi.


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Ven Nov 29, 2013 3:21 pm

    Bloody Mary

    Bloody Mary è un fantasma o una strega tipica del folklore del mondo occidentale. Si dice che la si può far apparire a mezzanotte, ed aver scritto con il rossetto sullo specchio (per simulare il sangue o comunque per rendere horror l' atmosfera) l' Ave Maria al contrario bisogna girare tre volte su se stessi e invocare tre volte il suo nome (o anche più, dipende dalla versione della leggenda), spesso come parte di un gioco alle feste notturne. Altri racconti molto simili usano nomi diversi per il personaggio come Mary Worth, Mary Worthington, e Hell Mary
    La leggenda narra che verso la fine del 1800 una ragazza di circa 14 anni di nome Mary Stewart, che viveva in una cittadina degli Stati Uniti, si ammalò di difterite; il padre era un medico e la madre una lavandaia. La ragazza andò in coma, e il padre sapeva che era ancora viva , come sapeva che doveva seppellirla subito. Disse a tutti dopo soli 3 giorni che era morta, ma la madre, sconvolta dal dolore, le legò uno spago al polso, collegato ad un campanello appeso fuori dalla bara in superficie , in modo da poterla sentire se si fosse "risvegliata". Il padre, per perseguire il suo malvagio piano, somministrò della morfina alla madre, in modo che non potesse sentire i disperati scampanellini di Mary. La mattina seguente, trovarono la campanella per terra: si precipitarono a disseppellire il cadavere, ma Mary era morta davvero stavolta, assiderata, con le mani coperte di sangue e le unghie attaccate al coperchio della bara che invano aveva cercato di sollevare. Il padre venne trovato morto in bagno con lo specchio rotto in tre pezzi. Probabilmente morto d'infarto, con gli occhi di chi ha visto un fantasma e si è ritrovato la morte dritta in faccia.

    Panoramica
    Nel folklore e nella cultura per l'infanzia, "Bloody Mary" è un gioco in cui una mamma incinta con lo stesso nome (o, talvolta, altri nomi, come ad esempio "Mary Worth") si dice appaia in un letto, quando il suo nome viene invocato tre volte, anche se ci sono molte varianti. Altre variazioni dicono che chi invoca Bloody Mary deve guardarla nel riflesso dello specchio, e lei ti predirrà 7 anni di futuro. Altrimenti, andrai in coma 4 giorni e il quinto morirai.
    Ma le leggende più popolari su di lei sono quelle dell'America del Nord, le quali si riferiscono a Mary come una ragazza morta in un incidente d'auto, o una ragazza sepolta viva dai suoi stessi genitori. Le credenze sono tante. Bloody Mary viene descritta di solito come una bambina-assassina che ha vissuto nella città dove la leggenda è nata anni fa. D'altro canto, varie persone hanno ipotizzato che la tradizione di Bloody Mary con il suo bambino possa esser messa in relazione a Maria I d'Inghilterra, divenuta regina dopo la morte del fratello Edoardo VI riportò in inghilterra la religione cattolica e mise al rogo tutti i protestanti, fu ricordata così con l'appellativo di Bloody Mary.
    La regina Maria I d'Inghilterra veniva chiamata Bloody Mary per i motivi summenzionati. Bloody Mary è anche il nome di un cocktail, ma non si sa se sia ispirato alla suddetta regina, a un'attrice hollywoodiana o al fantasma folkloristico.

    Riferimenti culturali
    La leggenda di Bloody Mary è servita come ispirazione per film e serie televisive che trattavano il soprannaturale. Per esempio:
    • È stata usata dal Telefilm Supernatural nella 1x05.
    • È stata usata dal Telefilm Ghost Whisperer nell'episodio 3x02.
    • Nell'episodio Inferno sulla Terra 2006 di South Park, la leggenda viene modificata, e si dice che sia il deceduto rapper Biggie Smalls ad apparire nello specchio, se invocato.
    • È stata usata anche come filo conduttore per la trama del film Urban Legend 3, per Candyman e per Mary.
    • E' stata usata dal Film Dead Mary.
    • Born This Way, album di Lady Gaga uscito nel 2011, contiene una canzone intitolata Bloody Mary.
    • Il film Paranormal Activity 3 utilizza la leggenda di Bloody Mary
    • Nel Episodio 18 della seconda stagione del telefilm "Streghe", intitolato "Mondo di celluloide", compare Bloody Mary.
    • Nel videogioco Devil May Cry appaiono delle marionette di colore rosso chiamate Bloody Mary.
    • Nel videogioco Terranigma, Bloody Mary è la regina di Spagna che imprigiona Colombo colpevole di aver aver fatto morire i suoi tre figli in mare.
    • Negli episodi 21-22 di The Haunting Hour, la protagonista e le sue due amiche evocano Bloody Mary, qui chiamata "Scary Mary"
    • In un episodio di American Dad, Roger invoca Bloody Mary davanti ad uno specchio in un bagno pubblico In Infamous Festival of Blood il nemico principale di Cole Mcgrath è proprio Bloody Mary sotto le sembianze di una vampira.


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 02, 2013 10:20 am

    Il Mostro di Loch Ness

    Il Mostro di Loch Ness, soprannominato anche Nessie, è una creatura leggendaria che vivrebbe nel Loch Ness, un lago della Scozia. Non esiste alcuna prova dell'esistenza del cosiddetto "mostro" e alcune foto che lo ritrarrebbero sono state dimostrate false o non sono ritenute particolarmente significative dal punto di vista scientifico.

    Storia degli avvistamenti    
    Il primo avvistamento di questo mostro lacustre risale al 565, quando il monaco irlandese San Colomba di Iona descrive, nella sua Vita Sancti Columbae, il funerale di un abitante delle coste del fiume Ness, emissario del Loch Ness, assalito ed ucciso da una "selvaggia bestia marina", uscita strisciando dalle acque, che egli scacciò con le preghiere.  
    Alcuni avvistamenti, in cui la sagoma era confusa (avrebbe potuto essere qualsiasi cosa), sarebbero avvenuti anche sulla terraferma, a partire dal 1930. Il 2 maggio 1933 l'Inverness Courier riferì che nel Loch Ness era stato avvistato uno strano animale: i coniugi MacKay, proprietari di un albergo a Drumnadrochit, una località sulla riva del lago, avevano scorto due strane gobbe emergere dall'acqua. Il "mostro" era stato osservato dalla nuova strada appena costruita sulla riva settentrionale. Nel novembre 1933 venne scattata la prima fotografia da Hugh Gray; essa mostra un lungo "oggetto" sinuoso che nuota in superficie facendo ribollire l'acqua all'intorno. In dicembre, un cineasta della Scottish Film Productions, Malcolm Irvine, riuscì a girare un film: il "mostro" è visibile per quasi un minuto mentre nuota alla velocità di quindici chilometri l'ora.
    Irvine nel 1936 fece anche un secondo filmato nel quale si vede quella che può sembrare la testa di un animale alzarsi e abbassarsi a ogni movimento del corpo. Una delle testimonianze più influenti riguardo al mostro è "La foto del chirurgo" scattata da Robert Kenneth Wilson nei pressi di Invermoriston con l'ausilio dell'amico Maurice Chambers il 19 aprile 1934. La foto finì in prima pagina dello Scottish Daily Record con il titolo "Misterioso oggetto nel Loch Ness". Wilson, in realtà, di fotografie ne scattò diverse; la più importante mostra una silhouette nera, leggermente ricurva all'estremità, circondata di mulinelli concentrici . Alla base della silhouette sembra apparire quello che potrebbe essere un corpo. Su un'altra foto, "l'oggetto" in questione è quasi sparito nell'acqua. Ad ogni modo nel 1994, sessant'anni più tardi, la foto fu smascherata dal Centro di Loch Ness come un falso: non era infatti un'autentica foto di Nessie, ma di un modellino creato dal patrigno del dottor Wilson aggiungendo a un sottomarino giocattolo una testa e una coda.
    Un avvistamento tipico di "Nessie" si deve alla signora Marjory Moir ed è dell'ottobre 1936:
    « Piovigginava leggermente, il lago era grigio, il cielo era grigio e il colore della creatura era grigio scurissimo, in netto contrasto con lo sfondo più chiaro dell'acqua e del cielo. Il mostro era immobile in superficie, rivolto in direzione di Inverness. La lunghezza era di quasi dieci metri; è difficile valutare la distanza esatta che ci separava, tuttavia era abbastanza vicino a noi perché potessimo vederlo molto distintamente. C'erano tre gobbe, la più grande nel mezzo e la più piccola dietro il collo, che era lungo e snello, con una testa piccola e priva di tratti visibili. Immergeva spesso la testa nell'acqua, come per mangiare o forse semplicemente per divertirsi. »
    Quasi altrettanto celebre della foto del dottore, quella scattata nel 1951 dal boscaiolo Lachlan Stuart, mostra tre gobbe che emergono dall'acqua. Nel 1955, P. MacNab dichiarò di essersi fermato nei pressi del castello di Urquhart, che domina il lago, per scattare una foto, quando a un tratto sentì un rumore nell'acqua: ebbe appena il tempo di sostituire l'obiettivo con un teleobiettivo da 150 millimetri e un enorme animale uscì dall'acqua. MacNabb lo fotografò: la foto è interessante perché si vedono sia il mostro sia il castello. In confronto con l'altezza del castello, che è di venti metri circa, si può valutare intorno alla stessa lunghezza la parte emersa dell'animale, ma secondo alcuni la foto mostrerebbe due esemplari. Infatti se la si esamina attentamente si può notare che le due gobbe non sono esattamente l'una sul prolungamento dell'altra: siccome la seconda è più piccola della prima, si è potuto pensare che si trattasse di un maschio accompagnato dalla femmina o di un giovane che seguiva la madre.
    Effettivamente, in varie occasioni dei testimoni hanno dichiarato di avere visto più animali insieme. Il guardiacoste Alexander Campbell asserì di aver visto il dorso di tre mostri apparire alla superficie del lago: il primo e il secondo erano nettamente più grandi del terzo, e mentre il movimento in avanti dei primi due era regolare, il terzo si muoveva a zig zag, come per divertimento. Nel giugno del 1937, due allievi dell'abbazia di Fort August videro tre piccoli mostri, lunghi appena un metro, che fuggirono via quando essi cercarono di acchiapparli. Nell'aprile del 1960, un ingegnere dell'aeronautica, Tim Dinsdale, filmò una gobba che attraversa l'acqua in una scia potente a differenza di quella di una barca. La JARIC (centro di analisi delle immagini e di intelligence inglese storicamente conosciuta come MI4) dichiarò che l'oggetto era "probabilmente animato". Nel 1993 Discovery Communications realizzò un documentario chiamato Loch Ness Discovered che si avvalse di un miglioramento digitale del film di Dinsdale. Un esperto di computer che aveva migliorato il film notò un'ombra nel negativo che non era molto evidente nel positivo. Attraverso il rafforzamento e la sovrapposizione dei fotogrammi, trovò quello che sembrava essere il corpo posteriore, le pinne posteriori e 1-2 gobbe aggiuntive del corpo simile a un plesiosauro. Egli affermò che:
    «Prima di vedere il film, pensavo che il mostro di Loch Ness fosse solo un mucchio di sciocchezze. Dopo aver fatto la valorizzazione, non sono così sicuro».
    Gli ultimi avvistamenti o testimonianze di un certo rilievo e riportate dai mass media risalgono agli anni ottanta del '900. Gli ultimi avvistamenti sono piuttosto recenti: un avvistamento del celebre mostro è avvenuto il 26 maggio 2007 ad opera di Gordon Holmes, un tecnico di laboratorio che ha filmato una sagoma nuotare nel lago, mentre l'ultimo risale a fine agosto 2009, ad opera di Jason Cooke, guardia di sicurezza che, per fotografare il presunto mostro, ha utilizzato Google Earth.

    Ipotesi formulate  
    Le ipotesi scientifiche  
    La comunità scientifica degli zoologi pensa che il "mostro" semplicemente non esista, per due serie di ragioni, la seconda delle quali di ordine teorico: Nessun ritrovamento di tracce, resti animali al di sopra di ogni ragionevole dubbio, è stato mai documentato. La piramide alimentare di un lago relativamente piccolo come il Loch Ness non potrebbe sostenere la vita di una famiglia di predatori delle dimensioni del presunto mostro. Se per assurdo, esistesse un solo mostro di Loch Ness, la specie sarebbe da considerarsi irrimediabilmente estinta; al contrario, se ne esistesse una popolazione in grado di perpetuarsi, non si spiegherebbe il fatto che non vi siano prove più convincenti di quelle portate dai sostenitori.
    Per tentare di controbattere i dubbi relativi all'alimentazione della creatura è stata avanzata l'ipotesi che vuole l'esistenza di un canale segreto che colleghi il lago al Mare del Nord. Questa teoria spiegherebbe anche l'assenza di ossa e altri resti sul fondale del lago. Non vi sono tuttavia prove dell'esistenza di canali che conducono al mare.

    Un plesiosauro?
    L'ipotesi che riscuote più successo fra i sostenitori dell'esistenza del "mostro" è che si tratti di uno o più esemplari di plesiosauro o di elasmosauro sopravvissuti in qualche modo all'estinzione. Bisogna precisare che, in ogni caso, la creatura non si potrebbe comunque definire un dinosauro, poiché i rettili marini dell'era mesozoica erano solo "parenti" dei dinosauri. Alcuni sostenitori dell'esistenza del mostro affermano che vi sono testimonianze in cui Nessie sarebbe stata vista entrare in acqua con prede cacciate sulla terraferma, e che questo starebbe ad indicare che non si ciba (o almeno non in via esclusiva) di pesce, mentre riguardo agli spazi essa in tal modo non avrebbe a disposizione solo il piccolo Loch Ness ma anche la terraferma, dove avrebbe potuto rifugiarsi. Le pinne però indicherebbero che Nessie è un animale marino, e quindi avrebbe avuto bisogno di ritornare almeno periodicamente in acqua.
    Gli scettici fanno tuttavia notare che un animale della stazza di un dinosauro assai difficilmente potrebbe passare inosservato sulla terraferma e che nessuna testimonianza finora è risultata effettivamente credibile.

    Metodi scientifici utilizzati  
    Sonar
    Dal 1956, attraverso l'uso di imbarcazioni dotate di ecoscandaglio, diverse volte e con diversi metodi si è scandagliato il lago con l'unico risultato di rilevare tre grandi masse in movimento, che gli scettici identificano come banchi di pesci, mentre secondo alcuni sostenitori della teoria del mostro potrebbero essere stati gli altri componenti della famiglia di Nessie.

    Esche
    Il posizionamento di esche di vario tipo (soprattutto salmoni) non ha portato ad alcun risultato. I sostenitori dell'esistenza del mostro negano il fallimento ipotizzando che in quel momento il mostro potrebbe non essere stato in acqua o comunque non aver gradito il tipo di cibo. Riguardo alle esche ipotizzano invece che il presunto mostro sia un predatore attivo (che si nutre solo di prede vive) o che non si tratti affatto di un predatore.

    Nessie nella cultura popolare  
    Videogiochi
    • Nella serie di videogiochi Pokèmon la creatura Lapras è basata sul mostro di Loch Ness. Il suo aspetto ricorda quello di un plesiosauro e in origine doveva chiamarsi "Ness".
    • Il videogioco Sim City 2000 (1994) dispone di un easter egg che vede Nessie fare rare apparizioni in grandi specchi d'acqua.
    • In Tomb Raider: The Lost Artifact, espansione del videogioco Tomb Raider III rilasciata esclusivamente per PC nel 1999, mentre Lara Croft sta indagando nel castello del dott. Willard sulle rive del Loch Ness ha un incontro ravvicinato con il leggendario mostro, scoprendo tuttavia che si tratta solo di una macchina azionata dai militari. Affacciandosi da un punto specifico del ponte del castello, si potrà tuttavia vedere il "vero" Nessie nuotare placidamente in lontananza.
    • In Splashdown, videogioco basato su competizioni di Moto d'acqua freestyle, uno dei percorsi giocabili è proprio Loch Ness. Il mostro apparivà tra il secondo ed il terzo giro , e sarà possibile sfruttare il suo fianco come una rampa per accedere ad un percorso alternativo del mondo.
    • In Team Fortress 2 (PC) c'è un achievement per il Demolitore chiamato "Il Bombardiere di Loch Ness". Il Demolitore è uno specialista di esplosivi proveniente dalla Scozia; nella biografia del personaggio, si dice che in gioventù aveva tentato di uccidere il mostro del lago di Loch Ness usando degli esplosivi, ma fallì nell'impresa.
    • In Mass Effect 3 nella missione del contenuto scaricabile Leviatano, il comandante Shepard identifica scherzosamente il cadavere di un plesiosauro con la creatura. Quando viene corretto da IDA, commenta dicendo che «Il mostro di Loch Ness è più interessante», al che IDA risponde con «interessante e inesistente».
    • In Hitman: Absolution nel primo livello, nella villa al piano terra se si sparerà a tutte le conchiglie della stanza e se si punterà la pistola sul lago si potrà vedere una strana creatura che salirà dall'acqua e poi ritornerà nelle profondità del lago. Questo è un chiaro riferimento al Loch Ness e appunto del mostro marino Nessie.

      Cinema
      Il riferimento al mostro - ed una curiosa interpretazione della sua natura - è uno dei fili conduttori del film
    • La vita privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder (1970).
      Il mostro di Loch Ness è stato anche l' ispirazione per dei lungometraggi Live action, che sono
    • The Water Horse - La leggenda degli abissi,
    • Beyond Loch Ness, Loch Ness (il più famoso, del 1996 diretto da John Henderson e interpretato da Ted Danson),
    • Il magico tesoro di Loch Ness e il sequel Il ritorno di Nessie.
    • Nel film d'animazione Disney-Pixar del 2001 Monsters & Co. (Monsters, Inc.), il mostro di Loch Ness è menzionato come uno dei mostri banditi da Mostropoli.
    • Nel 2004 il regista Zak Penn gira un falso documentario sul mostro intitolato Incident at Loch Ness, da lui scritto, prodotto e interpretato in collaborazione con Werner Herzog.
    • Egli è anche il caso principale nel film Scooby-Doo e il mostro di Loch Ness (2004).
    • Nel 2011 la Disney ha prodotto La Ballata di Nessie (The Ballad of Nessie) con protagonista Winnie the Pooh. Si tratta di un breve cartone animato 2D narrato dall'attore scozzese Billy Connolly che tratta della storia di Nessie.

      Televisione
    • Nell'episodio de I Simpson Monty non può comprare amore (Monty Can't Buy Me Love), per migliorare la sua immagine Montgomery Burns si fa consigliare da Homer su come poter divenire popolare, però ogni tentativo di farsi benvolere finisce male; Burns, per attirare l'attenzione su di sé, decide allora di catturare il mostro di Loch Ness, riuscendo nell'impresa grazie all'aiuto del professor Frink, di Homer e del giardiniere Willie. Una volta catturata, la bestia viene trionfalmente esposta in una vasca al molo di Springfield. Alla fine dell'episodio il mostro di Loch Ness viene assunto a lavorare presso il casinò di Burns.
    • Nell'episodio 5 della serie animata giapponese Yui ragazza virtuale viene presentata una parodia di Nessie, detta Nettie, che vive in un grande lago di ComNet. Nettie appare anche in altri episodi della serie come amica e compagnia del correttore Eco.
    • Nessie compare anche nella puntata Buon appetito Nessie di Johnny Bravo.
    • Compare nell'episodio Il mostro del lago de Le nuove avventure di Lupin III.
    • Viene citato anche nella puntata La cosa nel buio di Rat-Man.


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 02, 2013 2:49 pm

    Shtriga

    La Shtriga (dal latino strix; compara anche romeno striga e polacco Strzyga), in folklore albanese, era una strega vampiro che succhiava il sangue dei bambini durante la notte mentre dormivano, e poi si trasformava in un insetto volante (tradizionalmente una falena, una mosca o un'ape). Solo la stessa shtriga poteva curare quelli che aveva dissanguato (spesso sputando loro in bocca), e quelli che non venivano curati inevitabilmente si ammalavano e morivano.
    Edith Durham riportò diversi metodi considerati tradizionalmente efficaci per difendersi da una shtriga. Una croce fatta di ossa di maiale potrebbe essere posta all'ingresso di una chiesa nella Domenica di Pasqua, rendendo qualsiasi shtriga all'interno incapace di uscire. Esse poi potrebbero essere catturate e uccise sulla soglia mentre tentano invano di passare. Ella inoltre riportò la storia che, dopo aver succhiato il sangue da una vittima, la shtriga generalmente se ne va nel bosco e lo rigurgita.
    Se si prende una moneta d'argento e se la lascia a bagno in quel sangue avvolta in un panno, questa diventa un amuleto che offre protezione permanente da qualsiasi shtriga. Si dice spesso che una sfera (o proiettile) di ferro battuto può uccidere uno shtriga ma solo quando essa sta mangiando. Alcuni albanesi non credono nella shtriga, e dicono che la shtriga è una fantasia per spaventare i bambini se non si comportano bene, mentre altri affermano che la shtriga, nota anche come la madre di tutte le tenebre, è reale e che la hanno vista volare attraverso la finestra con un grido stridulo.
    La shtriga è spesso descritta come una donna con lunghi capelli neri (a volte indossante una mantellina) e un volto orrendamente sfigurato.

    La Shtriga nella Cultura Popolare
    Il serial televisivo Supernatural parla di una shtriga nell'episodio "Qualcosa di stregato" della prima stagione.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Mer Dic 04, 2013 10:04 am

    Succubo

    Nelle leggende di Roma antica e poi del Medioevo, un succubo, o una succuba, (dal latino succuba, "amante") è un demone di aspetto femminile che seduceva gli uomini (specialmente monaci) per avere rapporti sessuali, soggetti/sottoposti alla volontà del succubo.

    Credenze
    Secondo la leggenda i succubi assorbivano l'energia dell'uomo per alimentarsi, spesso portando alla morte l'indemoniato. Secondo altre versioni del mito, spingevano l'uomo al peccato con le loro tentazioni. Questa superstizione fu anche una spiegazione medievale per le incontrollate eiaculazioni notturne (polluzioni) che capitavano ai giovani in età pre-adolescenziale.

    Succubi ed Incubi
    Secondo il Malleus Maleficarum o "Martello dei malefici", i succubi giacevano con gli uomini, fino a sfinirli, per poterne raccogliere il seme, che poi avrebbero utilizzato gli incubi per fecondare le donne: "Nel compiere l’atto sessuale i demoni maschi sono Incubi e le femmine Succubi, e questo è giudizio comune di tutti i filosofi di tutti i tempi ed è comprovato dall’esperienza delle nazioni".
    La tradizione demonologica sosteva che i demoni pur avendo il potere "che è nei fianchi, e il suo vigore nei muscoli del ventre", non potessero procreare gli uomini per mancanza del seme. La finalità ultima di questa pratica non è mai stata chiarita.
    Si supponeva però che le creature così concepite fossero più sensibili alle influenze del demonio. Nel Malleus, nella parte del trattato in cui si affronta la questione procreativa, gli autori sostengono:
    « Noi diciamo pertanto tre cose: in primo luogo che questi diavoli commettono sconcissimi atti venerei non per godimento, ma per infettare l’anima e il corpo di coloro dei quali sono succubi o incubi; in secondo luogo che, con un atto simile, ci può essere una completa concezione o generazione da parte delle donne, perché i diavoli possono portare il seme umano nel luogo conveniente del ventre della donna e accanto alla materia qui predisposta e adatta al seme. (...) In terzo luogo, nella generazione di siffatte cose ciò che avviene attribuito ai diavoli è solo il moto locale e non la stessa generazione, il cui principio non è una della capacità del diavolo o del corpo da lui assunto ma di colui al quale appartenne il seme, per cui chi è generato non è figlio del diavolo ma di un uomo. » (J.Sprengher e H.Kramer, Malleus Maleficarum, Parte 1, Questione III)
    Secondo la tradizione demonologica, i succubi apparirebbero agli uomini sotto forma di giovani donne di enorme bellezza, capaci di ineguagliabili arti seduttive ed erotiche derivanti dalla loro natura diabolica.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 09, 2013 9:53 am

    Rugaru

    Il Rugaru (noto anche come Roux-Ga-Roux, Rugaroo, o Rougarou), è una creatura leggendaria presso le comunità francesi della regione Laurenziana riconducibile al licantropo europeo.

    Versioni
    Le storie della creatura nota come rugaru sono diverse come i diversi modi di scrivere nome, tutti comunque riconducibili alla cultura francese: derivano infatti dalle credenze nella licantropia. Rugaru è infatti una versione errata del termine francese per licantropo, "Loup-garou". (da "loup", lupo, e "garou" ovvero uomo che si trasforma in un animale, dal franco "garulf").

    Folklore della Louisiana
    Secondo Barry Jean Ancelet, un esperto di folklore Cajun e professore all'università della Louisiana a Lafayette, la storia del rugaru è una leggenda comune in tutta la Louisiana francese. I termini ruguru e "loup-garou" sono utilizzati come sinonimi nella Louisiana meridionale. Secondo le leggende Cajun, la creatura popolerebbe le aree attorno all'Acadiana e la zona metropolitana di New Orleans, vivendo nelle paludi e nelle foreste della regione. È spesso descritta come un essere con un corpo umano e la testa di un lupo o di un cane, similmente alle leggende sui licantropi.
    Spesso la storia è utilizzata per incutere timore ed ottenere obbedienza. Storie come queste venivano raccontate presso i Cajun per convincere i bambini ad essere obbedienti. Secondo un'altra versione, le vittime della creatura sarebbero i cattolici che non seguono le regole della Quaresima. Questo è un ulteriore elemento in comune con il "loup-garou" francese: infatti secondo le leggende si trasformerebbe in un lupo mannaro chi non segue la Quaresima per sette anni consecutivi.
    Un'altra leggenda comune afferma che il rugaru resterebbe sotto l'incantesimo per 101 giorni. Dopo questo lasso di tempo, la maledizione passerebe da persona a persona quando il rugaru succhia sangue umano. In quel giorno la creatura torna ad avere sembianze umane. Sebbene conscio del proprio stato, la vittima della maledizione rifiuterebbe di parlarne con gli altri per paura di essere uccisa.
    Altre storie parlano del rugaru come di un cavaliere senza testa o di un essere che deriverebbe dalla stregoneria. Secondo questa versione solo una strega può eliminare la maledizione del rugaru, trasformando sé stessa in un lupo o trasferendo la licantropia ad altri.

    Folklore dei nativi americani
    La creatura chiamata Rugaru è stata associata con le leggende dei nativi americani, anche se ci sono alcune dispute. Alcune versioni folkloristiche rendono il rugaru molto simile al bigfoot o ai wendigo, esseri cannibali della cultura nativa. Poiché la maggioranza di queste storie sono trasmesse oralmente, spesso i racconti si contraddicono fra loro.
    Le storie sul wendingo variano in base alla tribù e alla regione, ma il tema comune è generalmente quello del cannibalismo. Un esempio modificato della leggenda del wendingo dice che se una persona vede un rugaru, questa persona si trasformerà in un rugaru. Ciò ricorda proprio la leggenda del wendigo descritta in un racconto di Algernon Blackwood. In questo adattamento della leggenda, l'avvistamento di un wendigo causa la trasformazione in wendigo.
    È importante rilevare che "rugaru" non è una parola della lingua nativa Ojibwa, né deriva dalle lingue degli altri popoli vicini. Come già affermato, sarebbe una interpretazione erronea del termine francese che sta per licantorpo, "loup garou". È possibile che gli Ojibwa o i Chippewa del Nord Dakota abbiano interpretato il termine come "essere peloso simile ad un umano" per via dell'influenza dei missionari e dei cacciatori del Canada francese, con i quali avevano intensi scambi.
    Spesso questo termine è stato riferito alle storie riguardanti il bigfoot. Peter Matthiessen afferma, invece, che il rugaru è una leggenda separata da quella del gigante cannibale noto come wendigo. Sottolinea come il rugaru sia visto come essere sacro ed in armonia con Madre Terra, come spesso si afferma anche nelle leggende riguardanti il bigfoot.

    Nella cultura popolare
    La versione inglese della creatura è stata recentemente usata nella serie televisiva Supernatural. Il rugaru appare nell'episodio 4 della quarta stagione ("Metamorfosi") in cui la creatura è descritta come un essere umano che possiede abilità sovraumane ed una fame di carne umana che non può essere soddisfatta.
    Lo zoo Audubon di New Orleans ha esibito un manichino a grandezza naturale di quelle che dovrebbero essere le sembianze del rugaru. Rougarou è anche il titolo di un giornale letterario online pubblicato dall'Università della Louisiana a Lafayette.

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Lun Dic 23, 2013 3:18 pm

    Il Triangolo delle Bermude

    Il triangolo delle Bermude o delle Bermuda è una zona dell'Oceano Atlantico settentrionale di forma per l'appunto triangolare, i cui vertici sono:
    • vertice Nord - il punto più meridionale della costa dell'arcipelago delle Bermude;
    • vertice Sud - il punto più occidentale dell'isola di Porto Rico;
    • vertice Ovest - il punto più a Sud della penisola della Florida.
      In relazione a questa vasta zona di mare, di circa 1.100.000 km2, a partire dagli anni cinquanta la cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona "Triangolo maledetto" o "Triangolo del diavolo". Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro best seller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli UFO.
      Nonostante la reputazione "maledetta", derivante soprattutto da opere di divulgazione misteriologica come quelle di Berlitz, il numero di incidenti nel Triangolo non è affatto superiore a quello di una qualsiasi altra regione ad alta densità di traffico aeronavale: come confermato dalla Guardia costiera degli Stati Uniti, l'incidentalità è nella norma per la quantità di traffico e molti degli incidenti avvenuti sono derivati da normali cause fisiche e meccaniche.

      Storia del "mito" delle sparizioni
      Le prime notizie di sparizioni inusuali nel triangolo delle Bermuda risalgono al 1950 ad opera di Edward Van Winkle Jones in un articolo del 16 settembre per Associated Press. Due anni dopo il magazine Fate pubblicò "Sea Mystery At Our Back Door", breve articolo di George X. Sand che riportava la presunta sparizione di molti aerei e navi inclusa la sparizione del Volo 19 e di un gruppo di cinque navi della United States Navy. Questo articolo segna l'inizio del mito del triangolo delle Bermuda per come è conosciuto oggi. Tale articolo inoltre fu il primo a formulare una ipotesi soprannaturale per le presunte sparizioni. Un ulteriore articolo fu pubblicato nel 1964 da Vincent Gaddis che l'anno seguente pubblicò anche un libro intitolato Invisible Horizons dove approfondiva i temi trattati nell'articolo.
      Negli anni seguenti furono pubblicate altre opere sul presunto mistero: John Wallace Spencer (Limbo of the Lost, 1969, rist. 1973); Charles Berlitz (Bermuda, il Triangolo maledetto, 1974); Richard Winer (The Devil's Triangle, 1974), e molte altre, tutte per lo più facenti leva su presunti fenomeni soprannaturali. Il libro rimasto più famoso è quello di Berlitz.

      Le ricerche di Kusche
      Lawrence David Kusche, autore del libro The Bermuda Triangle Mystery: Solved del 1975, mise in luce gravi imprecisioni e alterazioni nell'opera di Berlitz: spesso il resoconto non coincideva con i racconti di testimoni o di persone coinvolte negli incidenti e sopravvissuti. In molti casi informazioni importanti erano omesse, come ad esempio nella scomparsa di Donald Crowhurst, riportata come mistero nonostante già allora fosse chiaro che Crowhurst aveva inventato i racconti delle sue imprese e si era suicidato.
      Oppure come nel caso del cargo che lo scrittore Charles Berlitz nei suoi libri colloca come disperso nei pressi di un porto nell'Atlantico, quando in realtà era andato perso nei pressi di un porto dallo stesso nome ma nel Pacifico. Kusche dimostrò inoltre, tramite documentazione, come numerosi incidenti indicati come "vittime del triangolo" si fossero in realtà verificati a moltissima distanza e fossero stati inclusi in malafede. La ricerca di Kusche portò ad alcune conclusioni: Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell'oceano. In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
      Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata. Le circostanze delle scomparse sono state riportate in modo falsato da Berlitz: il caso più comune riguarda navi che sono date per disperse con mare calmo e assenza di vento, quando in realtà le registrazioni dell'epoca mostrano tempeste o peggio. "La leggenda del Triangolo delle Bermuda è un mistero fatto ad arte... mantenuto in vita da scrittori che volontariamente o meno fanno uso di dati errati, argomentazioni falsate, ragionamenti svianti e sensazionalismo" .
      Nonostante la fama dell'area, le statistiche dei Lloyd's di Londra affermano con certezza che il "triangolo" non è né più né meno pericolosa di ogni altra zona dell'oceano, valutando il numero di incidenti e perdite per la quantità di traffico sostenuto: l'area è una delle vie commerciali più affollate al mondo e le percentuali di sparizione sono insignificanti se esaminate nel complesso. I dati disponibili presso la United States Coast Guard confermano tali conclusioni: il numero di sparizioni e incidenti è insignificante se paragonato al traffico nell'area. La grande maggioranza delle scomparse è ricollegabile ad avverse condizioni meteomarine spesso unite a debolezza strutturale o vetustà delle navi coinvolte, nonché a ritardi nei soccorsi: gran parte delle sparizioni si sono verificate in epoche (XIX secolo e primi decenni del XX) in cui i sistemi di ricerca e salvataggio erano molto arretrati o pressoché inesistente (l'ultima nave di dimensioni medie o grandi scomparsa nel Triangolo è stata infatti il mercantile Poet, disperso nel 1980 probabilmente per una burrasca, mentre le sparizioni in epoca successiva hanno coinvolto solo unità delle dimensioni di yacht o pescherecci).

      Le speculazioni pseudoscientifiche
      Dando per certe le sparizioni narrate nei libri e nei giornali, vari autori legati all'ufologia hanno avanzato l'ipotesi che le sparizioni misteriose di aerei e navi nel Triangolo delle Bermude siano da imputare agli extraterrestri. Secondo gli ufologi, gli alieni considerano come loro territorio di volo l'area del triangolo delle Bermude, essendo area da loro frequentata da secoli (è ciò che disse George Adamski, il più famoso dei contattisti) e non tollerano la presenza di nessuno. Altri autori hanno parlato di inusuali anomalie magnetiche, oppure di strati di metano che avrebbero imprigionato aerei e navi. Queste teorie tuttavia non sono state provate.

      Lista delle scomparse
      Questa lista individua le principali presunte scomparse di aerei e navi avvenute nell'area del triangolo delle Bermude o nelle sue vicinanze, secondo Charles Berlitz e altri autori.
      Aerei
    • 5 Grumman TBF Avenger della Marina degli Stati Uniti, squadriglia di bombardieri in volo di addestramento (conosciuta come Squadriglia 19), partiti da Fort Lauderdale, complessivamente 14 persone di equipaggio. Scomparsi dopo due ore di volo, a circa 363 chilometri a Nord-Est della base, il 5 dicembre 1945.
    • Avro 688 Tudor Star Tiger, 31 persone fra equipaggio e passeggeri; scomparso a 611 a Nord-Est di Bermuda, il 29 gennaio 1948.
    • Douglas DC-3, partito da San Juan e diretto a Miami, 32 persone fra equipaggio e passeggeri; scomparso il 28 dicembre 1948.
    • Avro Tudor Star Ariel (aereo gemello dello Star Tiger), partito da Londra e diretto a Santiago del Cile; scomparso a 611 chilometri a Sud-Ovest di Bermuda, in direzione di Kingston (Giamaica), il 17 gennaio 1949.
      Navi
    • USS Grampus affondata nel 1843;
    • Mary Celeste: descritta come nave "abbandonata" nell'area delle Bermuda nel 1872, in realtà l'evento si verificò davanti alle coste del Portogallo, nel triangolo invece affondò un'omonima nave nel 1864.
    • Ellen Austin: sorta di relitto dato per scomparso nel 1881 con la ciurma, in realtà, come si evince dai registri dei Lloyd's di Londra, esisteva una nave chiamata Meta, costruita nel 1854 e poi ribattezzata, nel 1880, Ellen Austin. In relazione a questa nave non sono registrati incidenti di sorta con vittime.
    • USS Cyclops (AC-4), nave da rifornimento della Marina degli Stati Uniti, in rotta dalle Barbados a Norfolk, equipaggio di 309 persone; scomparsa dopo la partenza il 4 marzo 1918;
    • Carroll A. Deering, 1921.
    • SS Cotopaxi, scomparsa sulla rotta fra Charleston e L'Avana, nel 1925.

      Filmografia
      Sulla scia della popolarità del libro di Berlitz del 1974, il "Triangolo maledetto" ispirò nella seconda metà degli anni settanta alcuni film commerciali che mescolano extraterrestri, civiltà scomparse, viaggi nel tempo, horror e avventura, che riscossero un certo successo. Il Triangolo entra nella cultura popolare italiana nel 1975 circa, citato in uno sceneggiato RAI, interpretato dall'attore Giampiero Albertini, nel ruolo di un americano del Mississippi, reduce presunto di un incontro ravvicinato con visitatori alieni. Il fenomeno conosce il picco di popolarità intorno l'anno 1978.
      In un numero di Topolino è scena di un'avventura di Paperon de' Paperoni.
      Il Triangolo è citato nel film sovietico di Andrej Arsen'evič Tarkovskij Stalker (1979), facendo breccia in piena Guerra fredda nella fantasia popolare dei paesi d'Oltrecortina.
      Viene nominato anche nell'ultima puntata della prima stagione del telefilm Fringe da Nina Sharp che lo indica come una delle prime zone sulla Terra dove alcune caratteristiche fisiche della materia iniziarono ad indebolirsi, permettendo il passaggio tra la realtà terrestre e un mondo alternativo al nostro.
      Non sfuggono, inoltre, espliciti riferimenti al fenomeno nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo (Steven Spielberg, 1977), che sposa la tesi del rapimento alieno. Nelle scene iniziali del film si verificano alcune "restituzioni" di veicoli celebri per essere scomparsi nell'area: i 5 Grumman TBF Avenger costituenti la Squadriglia 19 vengono ritrovati in pieno deserto del Messico, intatti a quasi 40 anni dalla scomparsa, mentre la nave mercantile SS Cotopaxi viene rinvenuta poco tempo dopo arenata nel Deserto di Gobi. Nelle sequenze finali, dopo l'atterraggio della nave aliena, e prima dell'uscita degli stessi supposti alieni, dall'astronave scende una lunga fila di terrestri che vengono di volta in volta esplicitamente riconosciuti come appartenenti agli equipaggi dispersi nel Triangolo (una scena, addirittura, mostra un ufficiale intento a marcare con nastro adesivo una checklist fotografica mentre un collega provvede all'identificazione snocciolando qualifiche e nominando alcuni dei veicoli più famosi inclusi nella lista delle sparizioni.
      Il mito del Triangolo costituisce il tema principale delle seguenti opere cinematografiche:
    • L'occhio nel Triangolo (Shock Wawes), di Ken Wiederhorn (1977)
    • Il triangolo delle Bermude (Secrets of the Bermuda Triangle), regia di Donald Brittain (1978) (documentario)
    • Bermuda Now... il film (The Bermuda Triangle), di Richard Friedenberg (1978)
    • I misteri delle Bermude (The Bermuda Depths), di Tom Kotani (1978)
    • Il triangolo delle Bermude (El Triángulo diabólico de las Bermudas, The Secrets of the Bermuda Triangle), di René Cardona Jr. (1978)
    • Bermude: la fossa maledetta, di Tonino Ricci (1978)
    • Scooby-Doo e il Triangolo delle Bermuda (A Creepy Tangle in the Bermuda Triangle),
    • The Scooby-Doo Show (cartone animato, secondo episodio, stagione 3) (1978)
    • Uragano sulle Bermude (Encuentro en el abismo; anche Incontro con gli umanoidi), di Tonino Ricci (1979)
    • Philadelphia Experiment (The Philadelphia Experiment), di Stewart Raffel (1984)
    • 666 - Il triangolo maledetto (The Dark Side of the Moon), di D. J. Webster (1990)
    • L'avventura della vita (Bermuda Triangle), di Ian Toynton (1996)
    • Triangolo (Triangle),
    • X-Files (serie Tv, terzo episodio-stagione 6) (1998-prima visione USA)
    • Mistero alle Bermuda (The Triangle), di Lewis Tague (2001)
    • Il triangolo delle Bermude (The Triangle), di Craig R. Baxley (2005) (miniserie televisiva)
    • The Land That Time Forgot, di C. Thomas Howell (2009)
    • Triangle, di Christopher Smith (2009)
    • I fantastici viaggi di Gulliver, di Rob Letterman (2010)
    • Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri (2013)


    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Gio Gen 02, 2014 3:34 pm

    Azzurrina

    Azzurrina è la protagonista di una leggenda popolare medievale, molto conosciuta in Romagna.

    La leggenda
    Nata intorno al 1370, Azzurrina sarebbe stata figlia di Ugolinuccio o Uguccione di Montebello, feudatario di Montebello di Torriana (RN), e sarebbe prematuramente scomparsa il 21 giugno del 1375, il giorno del solstizio d'estate. Si dice che fosse una bambina albina. Poiché la superstizione popolare dell’epoca collegava l’albinismo con eventi di natura diabolica, la madre decise di tingerle periodicamente i capelli di nero. Tuttavia, dato che li tingeva con pigmenti di natura vegetale estremamente volatili, questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla bimba riflessi azzurri come i suoi occhi: così avrebbe avuto origine il soprannome di "Azzurrina". A causa di questo fatto il padre decise di far sorvegliare sempre la bimba da due guardie, Domenico e Ruggero, e non la faceva mai uscire di casa, per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare.
    Si dice che il 21 giugno del 1375, mentre il padre era fuori in battaglia, Azzurrina, sempre vigilata dai due armigeri, giocasse nel castello di Montebello con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo il successivo resoconto delle guardie la bambina avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala all’interno della ghiacciaia sotterranea, nell’intento di recuperarla. Avendo sentito un urlo, le guardie sarebbero accorse nel locale entrando dall’unico ingresso, ma non avrebbero trovato traccia né della bambina né della palla, e il suo corpo non sarebbe stato mai più ritrovato.
    Il temporale sarebbe cessato con la scomparsa di Azzurrina. La leggenda vuole che il fantasma della bambina sia ancora presente nel castello e che torni a farsi sentire ogni cinque anni, al solstizio d'estate.

    L'assenza di fonti storiche
    Secondo la versione più diffusa, la leggenda di Azzurrina sarebbe stata tramandata oralmente per tre secoli, presumibilmente venendo di volta in volta distorta, ampliata e abbellita.
    Solo intorno al 1620 un parroco della zona l’avrebbe messa per iscritto assieme ad altre leggende e storie popolari in una Miscellanea di racconti della bassa Val Marecchia, e il primo e unico documento scritto su Azzurrina si chiamerebbe “Mons belli et Deline” (Montebello e Adelina). Secondo la versione vulgata della leggenda, ossia la versione attualmente diffusa dai responsabili del castello e dalle guide turistiche che vi lavorano, il vero nome di Azzurrina sarebbe stato “Guendalina”.
    In realtà questo non è possibile, perché il nome “Guendalina” non è attestato o diffuso in Italia fino alla metà del XIX secolo, e dunque una bimba del Trecento non avrebbe potuto avere questo nome.
    Stando invece al titolo del documento del parroco che racconterebbe la leggenda, è presumibile che Azzurrina potesse chiamarsi Adelina (Deline), diminutivo del nome Adele o Delia, già diffuso in età medievale. Va tuttavia precisato che il documento del parroco è attualmente solo presunto, poiché nessuno ha mai avuto modo di leggerlo o anche solo di appurarne con certezza la stessa esistenza. Pertanto non esistono fonti storiche che attestino che Azzurrina sia esistita realmente né che la leggenda si sia realmente tramandata.
    Le prime menzioni della leggenda di Azzurrina risalgono, di fatto, alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Esistono inoltre anche altri documenti che rimandano in generale a leggende riguardanti il Castello, come ad esempio "Memorie sul Castello di Montebello di Romagna" scritto da Tommaso Molari (1875 - 1935) ed edito agli inizi del 1900 in cui il Molari, mettendo per iscritto antichi racconti popolari del borgo di Montebello scrive; "La leggenda popolare vi intesse intorno il suo mondo di spiriti e di folletti, tanto che, nella notte per chi vi si attarda, sente salire dai trabocchetti rumori strani, tonfi e vagiti paurosi di anime chiedenti pace".

    Le registrazioni
    Nel 1989 il castello, che è inserito tra i monumenti nazionali italiani, è stato restaurato dai proprietari, la famiglia dei conti Guidi di Bagno, e aperto al pubblico a pagamento. A partire da questa data vengono fatte ricerche da parapsicologi al fine di catturare, tramite registratori audio ad attivazione sonora, rumori all'interno del castello, chiuso ed isolato, prodotti dal presunto fantasma. Le registrazioni finora effettuate vengono normalmente fatte sentire ai visitatori al termine della visita guidata della rocca.
    Il 21 giugno 2010, nel giorno della ricorrenza quinquennale della scomparsa di Azzurrina sono state effettuate dai ricercatori del CICAP altre registrazioni utilizzando apparecchiature professionali, dalle quali si riscontra l'assenza di rumori attribuibili ad un’entità intelligente. Come ha affermato Piero Angela, questo sarebbe uno di quei casi nei quali: “quando il livello di controllo è molto elevato, il fenomeno scompare".

    Fonte: WIKIPEDIA


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    Re: HO INCONTRATO LO YETI...E MI HA DETTO.....

    Messaggio Da APUMA il Ven Gen 03, 2014 9:33 am

    Un mistero chiamato Gioconda

    Una teoria suggestiva getta nuova luce sul sorriso più enigmatico della storia: chisi nasconde, realmente, dietro la Monna Lisa?

    Chi si cela dietro il celebre dipinto di Leonardo? La nobildonna Lisa Gherardini, come credono in molti? Oppure c'è un'altra verità? Domande a cui gli studiosi di storia dell'arte tentano di dare una risposta con sempre nuove ricerche più o meno approfondite. Studi che, spesso, portano a rivelazioni sconcertanti e alla formulazione di ipotesi mai azzardate prima. Teorie innovative che, a volte, rappresentano il punto di partenza per la concretizzazione di ricerche e indagini riconosciute dalla comunità e dagli studiosi più affermati.  

    Incroci necessari
    Quella che vede Lisa Gherardini come la modella che Leonardo ha utilizzato per dipingere uno dei quadri più famosi di tutti i tempi, è senza dubbio tra le più accreditate. Tuttavia, un'altra ipotesi sembra farsi strada. Ed è quella che vede protagonista una delle donne più amate della storia della cristianità: Sant'Elisabetta del Portogallo.
    Isabella di Aragona (nata a Saragozza il 4 gennaio 1271, morta a Estremoz il 4 luglio 1336) era la terzogenita di Pietro III il Grande re di Aragona e Costanza di Sicilia. Isabella è andata in sposa, il 2 febbraio del 1282, a re Dionigi del Portogallo, un ottimo sovrano, chiamato dal popolo il “re lavoratore”, seppure è noto che conducesse una vita sregolata e dissoluta, un'esistenza che la regina sostenne con difficoltà. Ha avuto due figli: la principessa Costanza e Alfonso.  

    Una vita esemplare, poi la canonizzazione
    Celebre nell'esistenza della regina Elisabetta è “il miracolo delle rose”. Si narra che la sovrana fosse solita visitare gli anziani, gli indigenti e le famiglie più povere del regno, distribuendo loro denaro dell'erario per comprare cibo e indumenti. Pratiche, queste, che il re non riteneva degne di una regina. Così la fece pedinare. Colta in flagrante, nel momento di mostrare al sovrano le monete, queste si trasformarono in rose, lasciando Dionigi letteralmente senza parole...Morto il marito, nel 1325, Elisabetta ha donato la sua corona al Santuario di Compostela dove, nel corso di un pellegrinaggio, ha lasciato quasi tutti i suoi averi ai poveri e ai conventi.
    Dopo essere diventata francescana del terz'ordine, è entrata nel monastero delle Clarisse, a Coimbra, da lei stessa fatto erigere. E' morta a Estremoz nel 1336 ed è stata tumulata a Coimbra. Il 25 maggio del 1625 è stata canonizzata a Roma dal pontefice Urbano VIII.  

    Data emblematica
    Il 1625 è un primo tassello del puzzle. Per Santa Elisabetta, così come per Monna Lisa, quello, è stato un anno decisivo. Elisabetta è stata canonizzata e, quindi, riconosciuta a livello mondiale come santa della Chiesa cattolica. Per Monna Lisa, diverse fonti storiche affermano che Cassiano dal Pozzo, noto collezionista d'arte, consulente artistico e ministro di Papa Urbano VIII, proprio quell'anno abbia attribuito al capolavoro di Leonardo il nome Gioconda. Alla luce di questa coincidenza, e se si considera che il maestro Leonardo da Vinci fu sempre estremamente attento ai dettagli, è quasi logico supporre, anche se si osserva l'opera a livello iconografico, che il nome Gioconda possa essere letto come espressione della grande felicità di Santa Elisabetta per aver assunto un ruolo così importante all'interno della Chiesa.  

    Secondo indizio: l'accumulo di grasso
    Anche l'osservazione attenta del dipinto svela particolari interessanti. Sulla parte destra dell'occhio sinistro, appare un accumulo di grasso. Questo si ritrova  anche nella bozza su cartone della Monna Lisa, attribuita allo stesso Leonardo e conservata presso l'Hyde Collection, a Glens Falls (New York). Il medesimo accumulo di grasso siritrova anche in molte opere che ritraggono la Santa regina, sempre sul lato destro dell'occhio sinistro. E' ben visibile, ad esempio, nel quadro dedicato a Santa Elisabetta del Portogallo, conservato presso il Museo Colonial De San Francisco, a Santiago del Cile.  

    Quello strano ponte  
    Sullo sfondo dell'opera di Leonardo, inoltre, si vede un ponte. Ha la caratteristica di essere a “schiena d'asino”. Nella città di Coimbra, dove Santa Elisabetta ha trascorso i suoi ultimi anni di vita, c'è il ponte di Santa Clara: è anch'esso a schiena d'asino di costruzione romana, come si evince da molti quadri dell'epoca. La storia, poi, ricorda che la città di Coimbra è stata assoggettata all'impero romano quando ancora si chiamava Aeminium.  

    Velo, abito scuro, assenza di gioielli
    Guardando attentamente la celebre opera di Leonardo, inoltre, possiamo notare come la postura richiami quella di una nobildonna. Ma il vestito, il velo e soprattutto la non presenza di gioielli, quella di una signora pia, una donna a cui non interessa l'apparire, una suora. Leonardo gioca molto sulla doppia identità di Isabella d'Aragona. Da un lato è pur sempre la regina del Portogallo, dall'altro è una persona che, venuto a mancare il marito, abbandona la vita sfarzosa per entrare in convento. Se fosse stata una nobildonna, come sostengono in molti, sicuramente avrebbe avuto gioielli o, comunque, li avrebbe richiesti per farsi immortalare in quell'opera. La presenza del velo, poi, richiama ancora di più l'idea che dietro l'opera si nasconda un'autentica “serva di Dio”.  

    Monna Lisa, dunque, era una suora?
    Un'ulteriore analisi deve essere fatta a livello etimologico sul nome Monna Lisa. Monna, in italiano antico significava Madonna. Lisa, Isabella o anche Elisabetta. Molti sostengono che, sulla terra le persone più vicine alla Madonna siano le suore. Monna Lisa, quindi, potrebbe significare Suor Elisabetta. Il nome Elisabetta, inoltre, deriva dall'antico aramaico Elisheba e significa “Colei che giura per Dio”.  

    Chi ha chiesto di dipingere la Gioconda?
    Altra interessante considerazione si può fare sul committente del ritratto. Quando è stato commissionato? Da chi? Il dipinto è stato ordinato da Papa Leone X, su richiesta del cardinale Luigi d'Aragona, nel 1513, quando, secondo quanto sostiene Giorgio Vasari – noto pittore, architetto e storico dell'arte del 1500 – Leonardo si è recato a Roma per accompagnare Giuliano dei Medici alla proclamazione di Leone X. Vasari, come scritto nel libro Vita e pontificato di Leone X, da Guglielmo Roscoe e Luigi Bossi (Milano, 1817), ci informa che “al suo arrivo il Papa gli diede un argomento sul quale impiegar potesse il suo pennello”.
    Anche lo storico Carlo Pedretti, nel libro A study in chronology and style (Johnson Reprint Corporation, 1982), sostiene che l'opera risalga agli “anni romani” di Leonardo. All'epoca il maestro stava lavorando alla Sant'Anna per il panneggio della Vergine, e quelle trasparenze dei veli sono le medesime che ha adottato per la Gioconda. Le forme del corpo, poi, appaiono ugualmente sapienti e accurate.
    Il cardinale Luigi d'Aragona aveva avuto un ruolo molto importante durante il conclave dell'11 marzo 1513, nel quale Giovanni dei Medici divenne Papa con il nome Leone X. I due erano molto amici. Nel libro, Luigi d'Aragona – Un cardinale del Rinascimento in viaggio per l'Europa, André Chastel ci parla proprio del viaggio compiuto dal religioso. L'11 ottobre del 1517 incontra Leonardo nel castello di Blois: il cardinale era andato a riprendersi il dipinto commissionato qualche anno prima, ma purtroppo Leonardo non potè darglielo perché ormai acquistato dal suo mecenate Francesco I per 4mila ducati d'oro.
    L'interesse del cardinale per l'opera era evidente perché anche lui apparteneva alla stessa famiglia d'Aragona, proprio come Santa Elisabetta.  

    Conclusione sorprendente Tutte le prove di cui si è argomentato dimostrano come dietro la Gioconda, il quadro più discusso e ammirato al mondo, si potrebbe davvero nascondere la figura della regina Isabella dìAragona. Una conclusione, questa, che se veificata sarebbe a dir poco rivoluzionaria, visto che la Santa è vissuta ben due secoli prima del maestro e che si tratterebbe dell'ennesima figura religiosa protagonista della pittura leonardesca.

    Fonte: Voyager


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      La data/ora di oggi è Sab Ago 19, 2017 9:16 am